Cambia vita a 50 anni, Barbara a Fuerteventura

Di Enza Petruzziello

Originaria di Genova, ma cittadina del mondo, Barbara è sempre stata in movimento. Una vita da migrante la sua, a cui sembra predestinata. Nel 2020 approda a Fuerteventura per caso e non va più via. Dopo due anni, si lancia in una nuova avventura imprenditoriale aprendo un tour operator di viaggi emozionali sulla bellissima isola delle Canarie (a proposito cerca collaboratori italiani!). Ci vuole più coraggio o incoscienza nel rimettersi in gioco? «Ho cambiato vita a vent’anni, poi a trenta, poi a quaranta, ora a cinquanta. Forse per me ci vuole più incoscienza a restare fermi per troppo tempo nelle proprie “credenze”».

Vivere su un’isola stupenda? Barbara Fiorino non ci ha pensato due volte e complice anche la crisi legata al Covid-19, nel 2020 fa le valigie, chiude il suo B&B a Lerici, e parte alla volta di Fuerteventura.

Nata a Genova, ma cresciuta al confine con la Svizzera, Barbara ad agosto compirà 52 anni. Un destino da migrante il suo. Suo padre ha infatti fatto il frontaliere per tanti anni. Vivevano a Lavena Ponte Tresa, un paese di frontiera per lo più abitato da emigrati.

«Credo che già lì fosse presente il piccolo germoglio della mia vita di “migrante”- racconta Barbara -. Sono tornata a vivere a Genova intorno ai 20 anni quando studiavo all’università, lì ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito e con lui ho vissuto a Milano, a Roma e poi ancora a Milano. Pensavo che ci fossimo trasferiti tante volte per motivi di lavoro, ma ormai so che il movimento, il viaggio, lo spostamento fanno parte della mia vita. Possiamo dire sono nel mio karma».

Spostandosi Barbara ha modo di fare diverse esperienze lavorative e conoscere realtà differenti. Acquisisce una grande capacità di adattamento e di flessibilità. «Quella che oggi si chiama “resilienza”… allora forse non c’era questo termine, non era di moda. Non abbiamo avuto figli – continua -, ma abbiamo adottato due meravigliosi “pelosoni” che sono a tutti gli effetti i miei figli a quattro zampe. Abbiamo divorziato lo scorso luglio, dopo venticinque anni di matrimonio e trenta di vita insieme. È stata una bella e lunga storia d’amore che si è evoluta in un’amicizia profonda. Dovevamo andare oltre il rapporto di coppia e, dopo un lungo momento di crisi, lo abbiamo accettato, pacificato e incluso in noi».

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Da quasi due anni Barbara vive a Fuerteventura. A dicembre ha aperto un piccolo tour operator virtuale, il FuerteadvenTours, dedicato ai viaggi emozionali alle Canarie. Ecco cosa ci ha detto della sua nuova vita.

Perché due anni fa hai deciso di lasciare l’Italia? Cosa non ti piaceva della tua vecchia vita a tal punto da decidere di trasferirti?

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«Sono arrivata la prima volta a Fuerteventura nel dicembre del 2020, in piena “crisi pandemica”. Diciamo un po’ in fuga da una situazione che avrebbe potuto portarmi alla depressione. Infatti, avevo lasciato otto anni prima una grande azienda di Telecomunicazioni (dove ho lavorato per circa quindici anni), il lavoro sicuro e la grande città per il mio primo cambio di vita: dal marketing all’ospitalità. Nel 2013 ho aperto un B&B in una frazione di Lerici, nell’area del Golfo dei Poeti e delle Cinque Terre, ed è stata da subito un’esperienza bellissima e piena di soddisfazioni. In quegli anni ho cominciato ad esplorare i miei territori interiori. Viaggiavo anche quando non viaggiavo fisicamente, come dicevo ai miei ospiti. I tarocchi di Marsiglia di Jodorowsky sono stati la mia porta di ingresso nella mia ricerca e poi è venuto molto altro. Dopo la stagione estiva del 2019 ho cominciato a sentire che dovevo andare oltre ed è arrivata “la pandemia”. Mi è quasi sembrato che fosse venuta per obbligarmi al cambiamento!».

Che cosa è successo esattamente?

«Tutto è cambiato nel momento di massima crisi, con le nuove chiusure del 2020. Dopo aver fatto una stagione estiva buona, ma molto complicata da un punto di vista relazionale per colpa delle restrizioni e delle paure che molti hanno vissuto profondamente durante “la pandemia”, quell’entusiasmo che fino ad allora mi aveva caratterizzato, pian piano si stava affievolendo. Per me avere ospiti nel B&B è sempre stato l’equivalente di ospitare degli amici a casa. Ho incontrato persone meravigliose che ancora oggi sono fra i miei affetti più cari. Dalla colazione del mattino (che non finiva mai per quante chiacchiere facevamo) alle serate a cena fuori o con una pizza in giardino, le mie estati al B&B sono sempre state momenti di grande scoperta e condivisione. Immaginarsi con le mascherine e le distanze in casa propria, per me era impossibile… E infatti, quando mi sono resa conto che si era rotto qualcosa in quel meccanismo, per me perfetto, ho deciso che dovevo esplorare altre strade».

Una strada in particolare: quella che ti ha condotto fino a Fuerteventura. Come mai la scelta è ricaduta proprio su quest’isola delle Canarie?

«Inizialmente non sapevo bene quale direzione prendere. Ho semplicemente seguito il consiglio di un amico che, una sera al telefono mi ha detto: “Fa freddo, piove, non hai ospiti, ma che ci fai qui tutto l’inverno. Io vado alle Canarie, vieni?”. Quella sera stessa abbiamo guardato i voli e deciso che sì: sarei partita. Quasi senza un soldo, perché il B&B era stato e sarebbe stato chiuso ancora per tanto tempo. Sono arrivata a Fuerteventura per “errore” perché non c’era il volo diretto per Gran Canaria, e la prima volta ci sono rimasta 4 mesi e mezzo! Mi sono innamorata del deserto, delle rocce vulcaniche, dell’Oceano. Ho scritto e auto-pubblicato un libro di poesie e un breve romanzo di racconti. Ho permesso ad una parte di me, che avevo sotterrato, di riemergere e contemporaneamente ho continuato ad esplorare il mio mondo interiore attraverso un percorso di counseling immaginale, che sto completando, la naturopatia, la meditazione».

Avevi avuto modo di visitare l’isola prima di allora?

«Prima del 2020 ero stata alle Canarie solo una volta, circa vent’anni fa. Precisamente a Lanzarote per la classica vacanza di fuga dalle rigide temperature invernali. Ricordo che prendemmo un volo da Bologna e stava nevicando. Arrivammo a Lanzarote con temperature da tarda primavera. Non rendendomi conto che sono zone tropicali, mi ustionai prendendo il sole! In quell’occasione mettemmo piede a Fuerteventura per qualche ora prendendo un traghetto da Playa Blanca a Corralejo, ma non fu amore a prima vista. Credo che mi fossi innamorata troppo della filosofia di Manrique, della bellezza della natura allo stato puro. Vedere i complessi turistici del nord mi aveva in qualche modo infastidito. In realtà Fuerteventura offre immensi spazi di natura incontaminata in cui perdersi e ritrovarsi, e questo è ciò che ho scoperto quando sono approdata nel 2020 sull’isola. Devo dire che poi ho messo alla prova questa idea visitando anche tutte le altre isole, ognuna meravigliosamente bella per un motivo diverso dall’altra, ma alla fine ho deciso che questa sarebbe stata la mia base».

Cambiare vita a 50 anni è molto diverso da farlo a 20. Ci vuole più coraggio o più incoscienza nel lasciare tutto e andare via?

«Credo che per me il cambiamento sia vitale. In realtà non ho mai buttato via nulla e il cambiamento di oggi contiene ogni altra esperienza fatta in passato. Ho cambiato vita a vent’anni, poi a trenta, poi a quaranta, ora a cinquanta. Forse per me ci vuole più incoscienza a restare fermi per troppo tempo nelle proprie “credenze”. Si può cambiare anche restando nel proprio paese, evidentemente però per me questa evoluzione è strettamente collegata al viaggio».

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Quali sono state e se ci sono state le difficoltà iniziali?

«Certamente la lingua è un bello scoglio. Anche se grazie al B&B parlo discretamente inglese e francese e qualche parola di tedesco, e questo certamente aiuta in una località con una vocazione turistica così forte come Fuerteventura. Qui il turismo è di due tipi differenti, quello dei “vacanzieri” che vengono per una o due settimane spesso ospiti di villaggi turistici, e quello dei “pensionati” (soprattutto del nord Europa) che svernano per sei mesi all’anno. Di conseguenza, a parte lo spagnolo di sopravvivenza, come chiamo io quello da uffici o da supermercato, è abbastanza difficile avere conversazioni in spagnolo, perché la comunità locale è abbastanza piccola rispetto al numero di turisti che si incontrano. Specialmente, se almeno per iniziare, si trova lavoro in uno dei tanti ristoranti italiani o in un villaggio turistico. Direi che uno dei miei buoni propositi per il 2023 è quello di migliorare il mio spagnolo parlando con le persone originarie di Fuerteventura, che qui si chiamano Majoreros in onore del popolo autoctono e pre-conquista franco-spagnola».

Visitata ogni anno da milioni di turisti, Fuerteventura piace per il suo paesaggio, le distese di sabbia e il mare cristallino. Tu esattamente in che località abiti?

«Abito a Costa Calma, una località turistica nel sud dell’isola, vicino alle famosissime spiagge dorate di Sotavento. Costa Calma in effetti si trova all’inizio di una lunga spiaggia, la Playa de Jandia, che è lunga 25 km e che quando c’è la bassa marea è percorribile tutta a piedi. Cammino spesso sulla spiaggia: tra Costa Calma e Sotavento o tra Esquinzo e Morro Jable ed in questo modo l’ho percorsa tutta. Gli scenari sono meravigliosi, non solo per le acque dell’Oceano cristalline e devo dire nemmeno così fredde come si potrebbe immaginare (quasi tutte le mattine all’alba faccio il bagno nell’Oceano). La cosa che stupisce e rapisce di più la mia immaginazione è il deserto, grazie al quale appunto ci sono queste spiagge immense e dorate».

Com’è vivere qui da residente e non da turista? Penso alla qualità della vita, ai costi e servizi, alle infrastrutture, ai divertimenti…

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«La vita da “residenti” per me è stato un passaggio molto soft. Per quanto riguarda la casa sono stata fortunata. Nel 2021 quando ho deciso che mi sarei trasferita stabilmente, ho trovato un appartamento in affitto attraverso Facebook. È vicino al mare, della dimensione adatta e il proprietario mi ha permesso di portare qui i miei due cani: la famiglia si è riunita! Non ci sono più affitti molto economici come in passato, ma comunque rispetto a quanto spenderei in Italia, considerando anche che qui non è mai necessario il riscaldamento o l’aria condizionata, certamente il risparmio è considerevole.

Per quanto riguarda le infrastrutture se penso alle strade, ai servizi, a ciò che finora ho provato, ti direi che non rimpiango affatto l’Italia. Qui non c’è mai traffico, non hai mai problemi di parcheggio e se per esempio ti capita di andare in Posta non c’è mai da aspettare. Supermercati, attività commerciali non mancano. Non ci sono centri commerciali enormi, ma a me va benissimo così. Non ho ancora testato la sanità, grazie al cielo, ma non sono preoccupata del livello del servizio.

Il costo della vita, sebbene mi dicano che sia molto aumentato negli ultimi anni, è comunque molto più contenuto. Inoltre, ho sperimentato l’efficienza degli uffici pubblici aprendo la mia attività. Chiaramente si tratta di un’attività particolare, quella del tour operator, che per essere avviata richiede garanzie fideiussorie e varie assicurazioni, ma tutto sommato è stato molto meno complicato di quanto mi immaginassi».

A proposito della tua attività, a dicembre hai aperto un tour operator di viaggi emozionali, la FuerteadvenTours. Ti va di parlarcene?

«Sì, con molto piacere! Sono molto fiera di questa nascita e anche se c’è moltissimo da fare per farla conoscere e per farla partire, sento una bellissima energia in questa cosa che sta venendo al mondo. Fuerteadventours nasce appunto come sintesi di quello che ho fatto in questi anni e di quello che mi fa felice. Mi fa felice stare con le persone e metterle in connessione, essere un ”ponte”. Mi fa felice far sì che le loro vacanze abbiano quella polverina magica che ti porti a casa e che ti permette di far succedere qualcosa di bello e di nuovo nella tua vita. Mi rende felice mettere a disposizione dei miei ospiti le competenze e le abilità di “professionisti” della mindfulness, della creatività, dell’arte e permettere a questi “professionisti” di ampliare il loro bacino e la loro esperienza. Mi rende felice l’idea di “elevare” l’immagine di Fuerteventura e di tutte le altre isole Canarie da meta di vacanza per “turisti”, a scenario di ricerca per “viaggiatori”. In Fuerteadventours metto insieme la Barbara viaggiatrice, quella che ha fatto marketing e business plan, quella che scrive e ama far scrivere, la me che consulta i tarocchi come archetipi e ci si specchia dentro, la me viaggiatrice fra il mondo esteriore e quello interiore. Metto insieme le mie camminate e l’amore per i miti e per le favole. Lo yoga, la meditazione. La risata e il gioco».

Come mai hai scelto di chiamare la tua agenzia FuerteadvenTours?

«Il nome deriva da “Fuerte”, come la forza, l’energia, la vibrazione, “ADV” come agenzia di viaggio, en Tours come in viaggio. Te la racconterei così: Fuerteadventours è l’energia di un’agenzia di viaggio in viaggio con i propri viaggiatori. Rappresenterei quest’energia come il Matto degli arcani dei tarocchi. Quell’archetipo che non ha numero perché li contiene tutti. L’energia che passa da un arcano all’altro per farlo evolvere in quello successivo».

Che cosa intendi per viaggi emozionali?

«I viaggi di Fuerteadventours sono certamente più facili da comprendere per chi ha iniziato un percorso di consapevolezza ed è alla ricerca di una vita piena e nel benessere psico-fisico. Ma sono comunque adatti a tutti. Se vuoi trascorrere la tua vacanza a prendere il sole in piscina e a fare sport acquatici, va benissimo! Le Canarie sono un posto fantastico per approfittare del clima e delle attrezzature sportive presenti nell’arcipelago. Ma se questo non ti basta, Fuerteadventours ti mostra, anche, un altro modo di vivere lo stesso viaggio, la stessa vacanza. Ti porta a superare la paura di vivere appieno le tue emozioni, attraverso un ricco e vario programma di attività».

Ci racconti una giornata tipo che è possibile trascorrere nei tour che organizzi?

«Al mattino ci si alza poco prima dell’alba (che qui è intorno alle 7:40), si va in spiaggia a fare meditazione e yoga e per chi vuole il bagno nell’Oceano come piccolo rituale di potenziamento fra uomo e natura. Poi si fa colazione e il resto della mattinata, dalle 9 in poi, è “libero” da impegni per lasciare a tutti il proprio spazio e il relax al mare o in piscina. Al pomeriggio tra le 14 e le 15 iniziamo le attività escursionistiche: camminate sulla spiaggia con qualche attività di mindfulness a corredo, escursioni in jeep, escursioni nei luoghi storici e mitici dell’isola. Poi si rientra, un po’ di relax e si va a cena. Qui ho trovato ristoratori disposti ad un menù emozionale in grado di traghettarci verso il dopocena, quando pratichiamo attività creative (una diversa per ogni viaggio) con uno spirito giocoso, ma di scoperta del nostro mondo interiore attraverso le nostre emozioni (una diversa per ogni viaggio)».

Quali sono i posti che consiglieresti di visitare per una vacanza da sogno?

«Come dicevo, le emozioni saranno il filo conduttore degli otto viaggi alle Canarie. Le Canarie sono otto isole nell’oceano Atlantico, per molti gli ultimi territori emersi dell’antica civiltà di Atlantide. Un giorno mi sono messa a fare una ricerca sui loro miti, partendo proprio da quelli greci che vollero questi luoghi scenario del mito del giardino delle Esperidi, quello delle fatiche di Ercole o Eracle. Ho trovato miti e favole per ciascuna isola, molto belle e ad ognuna ho legato un’emozione. Le ho riscritte in chiave “moderna” e ci aiuteranno nei nostri giochi serali. Mi piace l’idea che pacificheremo emozioni che giudichiamo e che ci riconcilieremo con esse. La prima, quella legata a Fuerteventura, sarà l’emozione della PAURA e direi che in questi anni è sempre attuale. La percorreremo attraverso il mito delle streghe del Tindaya, la montagna sacra per i popoli Maho e legata appunto a queste streghe che, per gli abitanti del paese, potevano decidere il buono e il cattivo tempo.

Direi che tutto quello che vedremo e percorreremo sarà sogno! Passeremo dalle bellezze naturali, per esempio dalle incredibili meraviglie delle grotte di Ajuy o del Parco naturale di Cofete alle storie di Pirati, di streghe, di misteri dei nazisti in fuga dopo la seconda guerra mondiale e riconosceremo in questi scenari e in queste storie un po’ di noi stessi e delle nostre paure. Senza giudicare e giudicarci. Come pura energia».

In Italia a porre un freno alla nascita di nuove imprese spesso è proprio la burocrazia. Come è la situazione burocratica alle Canarie? Quali sono stati i passaggi che hai dovuto affrontare per aprire la tua attività? E quanto costa più o meno?

«Da ex imprenditrice italiana non rimpiango affatto la difficoltà che ho sperimentato negli anni in cui ho avuto la Partita Iva, aperta per un semplice B&B. Qui ho travato tutto molto più semplice e lineare. Chiaramente mi sono affidata ad un consulente fiscale (fra l’altro anche lui italiano) il quale in poche ore mi ha aperto la posizione, preso appuntamento con l’Agenzia dell’Entrate per la firma elettronica, sono andata a ritirarla due giorni dopo. Poi c’è stata la ricerca delle garanzie di credito che per la legge europea sono necessarie per l’apertura di un’agenzia di viaggio. Questo step mi ha portato via molto più tempo (circa un mese) perché è stato necessario considerare l’impegno economico che ciò comportava. Una volta presa la decisione e ottenute le garanzie, il mio commercialista ha mandato la documentazione ed in 48 ore ho ottenuto l’accreditamento da parte del Turismo Canario. Posso dirti che per quanto riguarda i costi devi considerare circa 800 euro di commercialista l’anno, la sicurezza sociale che sono circa 1000 euro l’anno, le assicurazioni che sono all’incirca altri 1000 euro, poi chiaramente un po’ di investimenti in termini di visibilità e per creare la squadra che lavorerà con me».

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Ci sono dei profili professionali di cui hai bisogno in particolare?

«Sì, anzi colgo l’occasione per segnalare ai lettori che cerco venditori/influencer introdotti nell’ambito delle attività di mindfulness per promuovere la mia attività in Italia. Ma anche professionisti della mindfulness (insegnanti di yoga, di meditazione, counselor,…) che vogliano portare un loro gruppo in viaggio/ritiro qui (8/10 persone) e collaborare con me. Per il momento infatti il mio target sono il viaggiatore/la viaggiatrice italiani».

Con il Covid, il settore turistico ha avuto un brusco calo. Ora però la gente ha voglia di tornare a viaggiare. Quali sono le prospettive per i prossimi mesi? La stagione turistica promette bene?

«Posso dirti che qui il turismo è ripartito alla grande, anche se il bello di Fuerteventura, visti gli spazi immensi è che non vedrai mai folle sulle spiagge o nei locali. Credo che si possa fare un buon lavoro! Certo, ci vorrà qualche mese di rodaggio, ma ho deciso di iniziare subito a proporre le prime date a fine gennaio e fine febbraio per Fuerteventura».

Le Canarie sono state negli ultimi anni meta preferita di moltissimi imprenditori. Clima mite e stile di vita rilassato, oltre a risparmi notevoli sulle imposizioni fiscali, sono tra i motivi principali. Ma sono tanti anche i giovani che vogliono trasferirsi a Fuerteventura. Quali opportunità possono trovare e che consigli daresti loro?

«Direi loro di partire, venire a fare un viaggio, guardarsi intorno e concedersi di assaporare i ritmi più lenti. Perdersi un po’ in giro e parlare con la gente. Direi loro poi di chiudere gli occhi, magari con dietro alle spalle il deserto e davanti l’Oceano e lasciare che arrivino le immagini. D’altronde è così che ho fatto io. Se non possono permettersi il “viaggio” senza “lavorare”, qui comunque si trova sempre da fare nei bar, nei ristoranti, nelle attività turistiche. Il mio consiglio resta quello di lasciarsi del tempo libero per sentire la propria chiamata. Chi viene a Fuerteventura o alle Canarie con la chimera della facilità di fare impresa o di avere una vita rilassata, e poi si trova a correre come faceva in Italia, non percepisce più le potenzialità di questi luoghi e ne è deluso, critico, giudicante. Io mi sono data un po’ di tempo per capire. Ho visitato anche le altre isole. Ho sentito il richiamo che per me avevano e poi ho deciso di mettermi in gioco».

Come è cambiata la tua vita da quando ti sei trasferita a Fuerteventura?

«In una sola frase ti direi: vivo le mie giornate al ritmo della natura».

Ti manca l’Italia e ci torneresti stabilmente?

«Mi manca la “fisicità” con i miei affetti, i nipotini, gli amici. Tornerò certamente un paio di volte l’anno per abbracciarli e non vedo l’ora che loro vengano a trovarmi. Non ho niente contro l’Italia, ma da tanto tempo mi sento ormai cittadina del mondo e qui è casa, come lo era in Italia».

Progetti per il futuro?

«Beh direi far prosperare per me e per gli altri Fuerteadventours e perché no scrivere un libro con tutti i miti canari e le esperienze con i miei ospiti».

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