Giulia e Nicola e il loro ristorante nelle Filippine

Di Enza Petruzziello

Andare in vacanza e innamorarsi di un posto al punto tale da trasferirsi. Capita spesso, lo sappiamo, e più volte ve lo abbiamo raccontato. È successo anche a Giulia e Nicola che dopo una vacanza nelle Filippine 4 anni fa hanno deciso che questo Paese sarebbe stata la loro nuova casa.

Lui 37 anni dipendente statale, lei 27anni chef con esperienze lavorative in Australia e Nuova Zelanda, in Italia avevano buoni stipendi e praticamente una vita modello ma sentivano che gli mancava qualcosa. Non erano soddisfatti. Da quella vacanza l’idea di stravolgere la loro vita e trasferirsi gli è entrata in testa ed è cresciuta sempre di più finché hanno deciso di buttarsi in questa avventura.

A maggio dello scorso anno sono ritornati nelle Filippine decisi a comprare una terra per aprire un loro resort. «Abbiamo trovato quella giusta a Siquijor e non ci abbiamo pensato due volte, abbiamo trovato un buon compromesso con i proprietari e siamo tornati per un mese in Italia per vendere tutto e preparare tre cartoni di roba da portarci dietro», raccontano ancora con lo stesso entusiasmo, quello di chi sta per iniziare una nuova avventura.

Il 7 luglio sono arrivati a Siquijor e il primo settembre hanno iniziato a costruire il ristorante. Dopo diversi problemi ed ostacoli il 2 marzo hanno inaugurato il “Dolce Amore”, e dopo appena due settimane erano già i primi dell’isola su TripAdvisor. «Al momento abbiamo appena finito di costruire la piscina e 8 camere dovrebbero essere pronte per la fine dell’anno».

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Giulia, Nicola come vi siete conosciuti e innamorati?

«Ci siamo conosciuti e vivevamo a Ravenna. Giulia veniva da un’esperienza come chef in Australia e Nuova Zelanda di 4 anni e Nicola, nato a Sinalunga ma adottivo di Padova, si trovava a Ravenna per lavoro dopo aver girato mezza Italia. Ci siamo sposati il 27 maggio 2017 dopo circa un anno che stavamo insieme. Insomma il classico colpo di fulmine. Non abbiamo figli e non intendiamo averne perché stiamo troppo bene così».

In Italia avevate due stipendi buoni e conducevate una vita modello. Ma qualcosa vi mancava, eravate insoddisfatti. Esattamente cosa vi mancava e perché vi sentivate così?

«In Italia Nicola era un dipendente statale e Giulia lavorava in una pasticceria, avevamo la nostra casa, una bella macchina, una bella moto e potevamo vivere una vita modello in cui apparentemente non mancava nulla. Allora perché mancava qualcosa? Perché a livello lavorativo non c’era alcun tipo di meritocrazia, perché ci svegliavamo la mattina e andare a lavorare era noioso e privo di scopi. In Italia ti tolgono il privilegio di sognare, la vita è standardizzata e ti senti appagato solo quando assecondi i requisiti che la società ti impone, quindi arrivi al punto di volere solo una macchina più bella per essere felice 10 giorni e poi cominciare a volerne un’altra…ancora più costosa e bella…e questo non vale solo per la macchina ma un po’ per tutto. Ecco perché ti manca sempre qualcosa, perché sei schiavo degli oggetti e delle apparenze».

Così, complice una vacanza 4 anni fa nelle Filippine, decidete di trasferirvi. Immagino ci abbiate pensato a lungo e non senza paure e remore. Vendere tutto, lasciare amici e parenti, non deve essere stato facile, anche se in coppia. Che cosa è scattato a un certo punto da farvi fare questo salto?

«Prendere la decisione di partire per Giulia è stato facile dopo 4 anni all’estero (è tornata in Italia solo perché ha conosciuto Nicola) cambiava solo la meta. Per Nicola, dopo 18 anni da statale, non è stato facile. Abituato alla certezza economica e alla monotonia della sua vita precedente ci ha dovuto pensare molto, soprattutto perché a differenza di Giulia, che era già una chef, lui non aveva il “mestiere” ma solo un hobby, fare la pizza per amici e parenti. Ma ad un certo punto anche Nicola si è reso conto che la vita è una sola e non ci si può accontentare, soprattutto se ci si rende conto di essere insoddisfatti. Quando abbiamo effettivamente deciso di trasferirci è stato come saltare da un trampolino alto 20 metri, molta tensione, molta paura del futuro…ma alla fine è solo un passo e poi ci si trova in acqua!».

Cosa vi ha conquistato di più delle Filippine al punto tale da decidere che sarebbero diventate la vostra nuova casa?

«Nelle Filippine le persone sono mediamente molto gentili, sorridenti e disponibili, il clima è da caldo a molto caldo tutto l’anno, il 90% delle persone parlano inglese e si può vivere una vita agiata con meno di 1000€ a coppia».

Siquijor Island è un’isola magica con spiagge di sabbia bianca e le vaste scogliere coralline. Un paradiso per vacanzieri e turisti. Ma come è vivere da residenti qui? Penso alla qualità della vita, al costo, ai servizi, alla sanità, alle infrastrutture?

«Siquijor è un’isola bellissima, ma un conto è passarci una settimana in vacanza e un conto è viverci. La qualità della vita è sicuramente molto diversa da una città europea. Tanto per cominciare bisogna dimenticarsi dell’automatismo: “Mi serve questo, vado a comprarlo”. Molto spesso per fare acquisti di ogni genere bisogna andare a Dumaguete (45 minuti con la nave veloce) o addirittura a Cebu (4 ore). C’è da dire che qua ci si rende conto che il 90% degli oggetti che si possedevano in Italia erano superflui quindi il problema, parlando di vita personale e non di business, è limitato. A Siquijor c’è un ospedale ma diciamo che è da evitare, per piccoli problemi si può andare a Dumaguete e per qualcosa di grave a Cebu. L’acqua c’è quasi sempre ma alla fine della stagione secca può mancare per qualche ora al giorno e la corrente elettrica prodotta non è abbastanza per sopperire alla richiesta quindi ci sono brown out continui. Noi abbiamo risolto con una grande tanica per l’acqua e un generatore».

Come sono stati gli inizi sull’isola? Penso alla ricerca di una casa e del ristorante, all’accoglienza della gente, alla nuova lingua, alle pratiche per i visti?

«All’inizio è tutto nuovo e prima di abituarsi ci vuole un po’ ma siamo stati fortunati ed abbiamo trovato la terra su cui costruire molto in fretta. Ovviamente abbiamo dovuto dribblare un paio di truffe perché qui è facile che provino a venderti terre senza titolo di proprietà o con documenti mancanti. Nelle Filippine si può rimanere con il visto turistico per 3 anni ma noi abbiamo deciso di fare uno “Special resident visa” che tutto sommato non è difficile da ottenere».

A marzo avete inaugurato il “Dolce Amore”, ristorante dove Giulia è chef. Il locale va molto bene e tutte le recensioni sono davvero entusiaste. Parlateci del ristorante, come si struttura, come è arredato, dove si trova esattamente, quali sono i piatti che proponete ai clienti e che tipo di clientela si rivolge a voi?

«Il 2 marzo, dopo essere impazziti per costruire il ristorante, abbiamo aperto “Dolce Amore Italian Restaurant and Resort” a Paliton, San Juan, Siquijor Island. Siamo sulla via principale quindi la gente ha iniziato ad entrare già mentre facevamo le prove del cibo che avremo poi offerto ai nostri ospiti. Giulia è la chef e Nicola ha fatto del suo hobby un mestiere. Il ristorante offre esclusivamente cibo italiano fatto in casa: facciamo noi pane, pasta, gnocchi, ravioli e tutte le salse, e pizza senza scendere a compromessi. Sulla prima pagina del nostro menù c’è scritto che noi seguiamo la tradizione italiana quindi la gente non deve aspettarsi panna nella carbonara e ananas nella pizza. Per l’arredamento abbiamo scelto di rimanere semplici e puliti, come la nostra cucina. Se la cucina italiana è una tra le più famose al mondo ci sarà un motivo e quindi dopo 16 giorni dall’apertura eravamo il primo ristorante dell’isola su TripAdvisor. È stata proprio una bella sorpresa perché non ce lo aspettavamo. Qui spesso non è facile reperire gli ingredienti quindi oltre al normale menù abbiamo una pagina di “specials of the day” che dipende da ciò che Giulia trova e riesce a cucinare con la sua fantasia. I nostri ospiti provengono da tutto il mondo ma abbiamo anche molti stranieri che vivono qui e molti Filippini che prediligono la pizza».

In Italia a porre un freno alla nascita di nuove imprese spesso è proprio la burocrazia. Come è la situazione burocratica nelle Filippine? Dal punto di vista pratico quali sono stati i passaggi necessari che avete dovuto affrontare per aprire la tua attività?

«Come in Italia anche qui la burocrazia è un grande ostacolo, elencare tutto il percorso per aprire l’attività sarebbe molto lungo e noioso. Considera che uno straniero qui non può possedere un terreno e non può avere un business intestato quindi si trovano strade alternative ma alla fine si può fare. La differenza tra l’Italia e le Filippine è che qua passo dopo passo arrivi ad avere il tuo business spendendo molto meno che in Italia e dopo sei tu che devi fare la differenza. Ma ripeto, non è per niente facile, non nascondo che siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo pensato di non farcela».

È stato costoso aprire un ristorante qui?

«I costi per aprire il ristorante sono stati decisamente inferiori rispetto all’Italia, meno di un terzo».

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Al momento avete appena finito di costruire la piscina e 8 camere dovrebbero essere pronte per la fine dell’anno. L’idea è quindi quella di un resort completo?

«Si, in teoria a marzo dell’anno prossimo dovremmo avere anche le otto camere e il nostro progetto sarà finalmente finito».

Tante le persone – giovani e pensionati – che come voi decidono di partire e trovare fortuna all’estero. Quali opportunità possono trovare a Siquijor, o in generale nelle Filippine, e che consigli daresti loro?

«Per giovani e pensionati il discorso è molto diverso. Se un giovane pensa di venire qui, trovare la strada spianata e diventare ricco si sbaglia. La strada, come dicevo prima, è lunga e complicata (qui si dice che se puoi gestire un business nelle Filippine puoi farlo in ogni parte del mondo) ma qua ancora c’è molto da fare quindi se si ha voglia di rimboccarsi le maniche e di lavorare 15 ore al giorno come facciamo noi, si possono avere delle soddisfazioni. Per i pensionati il discorso è diverso, possono avere un visto a tempo indeterminato senza molti problemi e possono vivere decisamente meglio che in Italia».

In che modo è cambiata la vostra vita da quando vi siete trasferiti?

«Da quando siamo qui la nostra vita è cambiata radicalmente sotto tutti i punti di vista. Ci siamo resi conto di cosa sia veramente importante nella vita, cioè svegliarsi la mattina e fare una cosa che ami senza nessuno che ti dice cosa devi fare (soprattutto perché le 1000 cose che devi fare le sai già per conto tuo). A livello di coppia ci siamo evoluti diventando una cosa sola. Molte persone ci dicevano che a stare insieme 24 ore su 24 saremmo andati a finire male invece noi adoriamo stare insieme e non potremmo fare altrimenti. Entrambi non torneremmo indietro neanche un giorno e malgrado tutte le difficoltà che incontriamo quotidianamente siamo felici e soddisfatti della scelta che abbiamo fatto».

Per contattare Giulia e Nicola basterà collegarvi alle loro pagine social – Facebook, Instagram e TripAdvisor – e loro cercheranno di rispondervi il prima possibile.