“Sono partito a dicembre del 2005. Tutto ha avuto inizio in Australia, dove conobbi la mia attuale moglie, nativa di Osaka. Insieme decidemmo che la miglior cosa fosse andare in Giappone insieme”. Da quel giorno sono passati 12 anni; ora Marco Ferrari lavora per un’agenzia di viaggi a 13 mila km dall’Italia, è sposato, ha due bellissimi bambini, ha comprato casa e parla tre lingue: “in poche parole ho tutto per essere felice”.

Marco, quando e come è iniziata la tua vita a Osaka?

Sono partito a dicembre del 2005. Tutto ha avuto inizio in Australia, dove conobbi la mia attuale moglie, nativa di Osaka. Insieme decidemmo che la miglior cosa fosse andare in Giappone insieme. Appena arrivato cominciai a cercare qualcosa nel campo del turismo. Sostenni un colloquio per un Hotel, ero consapevole che non mi avrebbero mai preso perchè ancora non avevo il visto lavorativo, ma ero curioso di vedere come si svolgevano i colloqui di lavoro così da farmi un’idea per il futuro. Il colloquio si svolse in lingua inglese visto che non parlavo una parola di giapponese. La traduttrice si chiamava Yelena ed era della Croazia. Dopo circa tre giorni, mi richiamò dicendomi che l’agenzia di viaggi dove lei lavorava part-time, cercava personale e ovviamente, accettai subito. Fortuna, casualità…non lo so. So solo che adesso lavoro in un’agenzia di viaggi a 13 mila km dal Bel Paese (in Italia mi avevano detto che cercavano solo persone con esperienza), ho due bellissimi bambini, sono sposato, ho comprato casa e parlo tre lingue. In poche parole ho tutto per essere felice. Nello stesso tempo, sono consapevole di essere ancora giovane e di dover continuare ad imparare.

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Marco Ferrari giappone

Di cosa ti occupavi in Italia?

Durante le scuole superiori, ho svolto per due anni consecutivi stage presso un’agenzia di viaggi e l’ultimo anno presso la Camera di Commercio. Una volta diplomato, ho iniziato a lavorare come commesso all’OBI nel reparto vernici.

Ora, invece, di cosa ti occupi?

Mi occupo di turismo e assisto gli ialiani in Giappone, creando tour personalizzati e occupandomi di tutte le prenotazioni di hotel, trasporti e biglietteria eventi (Come Sumo, Cerimonia del Te).

Sei andato via dall’Italia giovanissimo, ti chiedi mai come sarebbe andata la tua vita se fossi rimasto nel Bel Paese?

Non saprei sinceramente. Essendo cresciuto in una famiglia di operai, probabilmente sarei finito a lavorare in una fabbrica o avrei fatto l’animatore.

A chi consiglieresti il Giappone?

Il Giappone è accessibile a tutti al giorno d’oggi. E’ un Paese con una bassissima percentuale di criminalità e poi con la manovra del presidente Abe, il cambio con l’euro ha aperto il mercato.

Quali sono state le difficoltà culturali che hai dovuto affrontare? E’ stato facile superarle?

Ce ne sono state tantissime e ce ne saranno ancora. Quello che più mi ha colpito è stato l’inchino ad ogni incontro o saluto. Inizialmente è stato difficile superarlo, ma ora mi viene naturale, al contrario diventa un problema quando torno in Italia. Un’altra cosa che mi è sembrata strana è la mancanza di rapporti con la famiglia di mia moglie. In Italia ero abituato a pranzi, cene con i miei familiari, qui invece ci si vede una volta ogni tanto e fuori casa, come se la casa fosse un luogo sacro e privato.

Per quanto riguarda il lavoro, il Giappone offre maggiori possibilità rispetto all’Italia? In quale campo principalmente?

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Sicuramente sì. Qui tutto funziona bene, se sei giapponese hai il 90% di possibilità di trovare un lavoro dopo l’università. Ogni anno le aziende si recano presso le università per effettuare dei colloqui di lavoro, cosa da noi impensabile. Se sei uno straniero però è tutta un’altra storia. Per lavorare qui ci sono due possibilità: lavorare per un’azienda straniera presente sul territorio o lavorare per aziende giapponesi, e in questo caso deve esserci una grande fiducia da parte dell’azienda stessa affinchè sponsorizzi il visto.

Qualche aneddoto curioso sulla tua vita in Giappone?

Insegnare ai miei colleghi giapponesi a giocare a briscola durante la pausa pranzo.

In base alla tua esperienza, che consiglio daresti ai giovani italiani?

Capire il prima possibile cosa si desidera fare nella vita e andare dritto finchè non la si ottiene, anche se ci si ritrova ad affrontare grandi sacrifici. Purtroppo nessuno regala niente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

La mia agenzia è gia avviata, ma vorrei aprire un Travel Caffè in centro ad Osaka, che diventi un punto di ritrovo e per i turisti italiani. Mia moglie invece vorrebbe aprire un ristorante giapponese in Italia, a me l’idea non dispiace. Vedremo in futuro.

La pagina Facebook di Marco:

www.facebook.com/marcoferrarigiappone/

La sua agenzia di viaggi:

www.travelarrangejapan.com

A cura di Nicole Cascione