Aprire un B&B a Capo Verde

A cura di Nicole Cascione per Voglio Vivere Così Magazine

Mauro e Barbara, da operaio e consigliere municipale 36enne lui e ingegnere 33enne lei, a titolari di un B&B a Capo Verde. Da sempre desideravano trasferirsi all’estero, in un posto caldo tutto l’anno e con il mare vicino. Piaceva l’idea di un’attività tutta loro, di lavorare nel turismo e stare quindi a contatto con tante persone diverse provenienti da ogni parte del mondo.

Pur essendo contenti della loro vita, desideravano cambiare, provare qualcosa di diverso, vivere una vita più tranquilla, più a contatto con le persone e più lontana dai valori materiali. Così 4 anni fa, Mauro e Barbara hanno deciso di cambiare vita ed hanno preso un volo per Capo Verde.

MAURO E BARBARA CAPO VERDE

Mauro prima di trasferirvi definitivamente a Capo Verde, avete valutato anche altre zone?

Avevamo valutato la possibilità di fare la stessa cosa a Cuba, paese in cui siamo stati più volte in vacanza e che ci affascina da sempre, ma, se ora è molto difficile, anni fa era praticamente impossibile per chi non aveva la cittadinanza cubana. Avevamo studiato tutte le leggi a riguardo, interpellato l’ambasciata e trovato contatti con cubani interessati al nostro progetto, ma poi abbiamo dovuto rinunciare. Nel nostro piccolo B&B a Capo Verde, familiare e di sole tre stanze, c’è molto della Casa Particular cubana, luogo in cui la vacanza del turista si mischia alla vita quotidiana dei gestori, infatti i turisti ci vedono cucinare, giocare con nostro figlio, leggere un libro, ecc. Inoltre, proprio i gestori della Casa Particular, dove siamo stati più volte a La Habana, sono stati, inconsapevolmente, i nostri modelli da seguire nel nostro lavoro.

Come vi siete preparati logisticamente ed emotivamente alla partenza?

Per quanto pieni di entusiasmo nel realizzare un sogno, non si è mai preparati a vedere la casa in cui si è vissuto per anni insieme svuotarsi piano piano, vedere scatoloni riempirsi ed armadi e librerie svuotarsi, né a salutare familiari ed amici e sapere di non vederli per un lungo tempo. Pensare che tutto quello che hai fatto fino ad allora verrà azzerato totalmente per ricominciare tutto da capo non è facile e provoca sempre una stretta allo stomaco. Per questo diciamo che la preparazione emotiva in realtà è sopraffatta da tutte le emozioni inaspettate che si provano negli ultimi giorni, fino a che non si sale sull’aereo. Logisticamente abbiamo, da mesi prima, organizzato le nostre uscite dal mondo del lavoro in Italia, firmato entrambi le dimissioni da un lavoro a tempo indeterminato, svuotato la nostra casa e preparato gli scatoloni da inviare in un secondo momento a Capo Verde. Abbiamo deciso di portare con noi libri, quadri, foto ed altri ricordi che fossero le radici della nostra nuova casa, perché va bene partire da zero, ma è nel nostro passato che è maturata la nostra scelta.

Con quali aspettative siete partiti?

Abbiamo lasciato Roma con tanti dubbi e tante incertezze sul nostro futuro, con un’idea ben precisa in testa e la certezza che indietro non saremmo tornati e che per questo avremmo dovuto dare il massimo per realizzare quello che volevamo. La speranza era quella di poter aprire un nostro B&B in una bella casa, di riuscire ad inserirci in una nuova realtà per poter avere una vita più tranquilla e a misura d’uomo, in cui i rapporti umani fossero prioritari. Per ora tutte le aspettative sono diventate realtà.

In un trasferimento come il vostro, cosa andrebbe valutato attentamente?

La cosa più importante è capire che la scelta di vivere in un posto diverso, per quanto bello ed esotico, non equivale a fare della propria vita una vacanza infinita. Burocrazia, problemi, imprevisti ci sono sempre, per di più è tutto nuovo e da scoprire, tutto più difficile perché la lingua è diversa e per il fatto che non puoi contare sull’aiuto di nessuno. Ti devi mettere in gioco nuovamente, adattare le tue idee ed aspettative alla nuova realtà ed essere pronto ad avere a che fare con problemi fino a prima sconosciuti. Importante secondo me è scegliere bene il luogo dove vivere, non in base alla sua bellezza, ma in base al tipo di vita possibile in quel posto.

Come avete affrontato il problema linguistico?

La lingua ufficiale a Capo Verde è il portoghese, parlata in uffici, banche, ecc., per la strada invece i locali parlano il creolo, una lingua autoctona, differente da isola ad isola. Prima di partire abbiamo fatto qualche lezione di portoghese per avere un minimo di base, ma poi ci siamo imposti di impararlo andando a fare la spesa ai mercati, studiando le leggi per aprire la nostra attività, andando negli uffici per presentare domande, facendo insomma di necessità virtù. Quando sei obbligato ad imparare, anche se non hai voglia di studiare, la mente trova risorse nascoste, anche per noi che siamo arrivati qui a 35 anni circa. Con il creolo ancora abbiamo qualche difficoltà in quanto non esistono libri per studiarlo, ma va imparato solo ed esclusivamente in strada; miglioriamo sempre di più, soprattutto nella comprensione, e probabilmente quando sarà grande nostro figlio Diego lo insegnerà a noi.

La quotidianità a Mindelo. Come la vivete rispetto a quando eravate in Italia?

Mindelo è una città di circa 75 mila abitanti, si trova nell’isola di Sao Vicente, si affaccia su una delle baie più belle al mondo e per noi che veniamo da Roma è un cambio totalmente radicale di “scenario”. Sono 4 anni che viviamo qui e non abbiamo una macchina, tutti gli spostamenti sono a piedi o in taxi, abbiamo dimenticato centri commerciali e supermercati e per fare la spesa ogni giorno giriamo 7 o 8 posti, tra forni e mercati, perché in ognuno si trovano cose diverse dagli altri. Un anno e mezzo fa è nato nostro figlio Diego e molto della nostra routine ora ruota intorno alle sue esigenze e a quelle lavorative. Lavorando a casa, rispetto alla nostra vita precedente, si è ribaltato tutto: si esce per passeggiare o per svago e si rimane a casa per lavorare, notte compresa, dove è difficile abituarsi a dividere il proprio tetto con altre 2 o 4 o 6 persone. Mentre a Roma la casa era il luogo dell’intimità, dove potevi chiuderti dentro e non ti vedeva nessuno, dove potevi riposare dalle stanchezze della giornata lavorativa ora è tutto diverso. A Casa Solarino ci occupiamo di tutto noi, dalle colazioni con prodotti locali, all’accoglienza dei clienti e le piacevoli chiacchierate con loro, alle pulizie e anche gli aperitivi se i clienti li richiedono. Quando abbiamo ospiti cerchiamo di essere sempre a disposizione, per un aiuto, un consiglio o per risolvere un eventuale problema.

In questi 4 anni avete affrontato difficoltà sul posto?

Le difficoltà che abbiamo incontrato sono quelle legate al fatto di vivere su un’isola sperduta nell’Oceano, dove molti beni quotidiani arrivano via nave con tempi di distribuzione lunghi ed imprecisi, dove se finisce qualcosa non puoi andarla a cercare altrove, ma solo aspettare. I negozi normalmente chiudono alle 18.30, il sabato pomeriggio e la domenica sono chiusi. Inoltre l’isola di Sao Vicente è priva di acqua dolce e le piogge sono scarse o inesistenti; l’acqua è un bene prezioso che non ha distribuzione quotidiana, viene desalinizzata l’acqua marina e poi mandata nelle case. Impari ad utilizzarla in un modo nuovo e a far fronte anche ad emergenze che in Italia non pensi possano mai succedere (due anni fa un guasto alla pompa di distribuzione ha privato per 45 giorni la città di acqua che arrivava solo attraverso camion specializzati e tu ti trovavi quotidianamente a misurare con un metro quanta acqua avevi ancora a disposizione e a sperare che il camion sarebbe riuscito a portarla). In un posto del genere, in fondo, ti trovi a rivedere la tua scala dei problemi.

Oggettivamente parlando, è facile avviare un’attività del genere a Capo Verde, per quel che riguarda permessi ed altro?

Siamo convinti che nulla sia facile e che nessuno stia ad aspettare il tuo arrivo, ma se fai le cose a norma nessuno ti mette i bastoni tra le ruote. Qui non viene fatta nessuna distinzione o facilitarismo tra straniero e capoverdiano, negli uffici sei sempre accolto col sorriso e sono sempre tutti disponibili, ma poi la burocrazia è uguale in tutto il mondo con la differenza che, essendo Mindelo una piccola città, in una mattinata ti giri 5 uffici, cosa che a Roma era per noi impossibile. Capo Verde, inoltre, è un paese che cerca investimenti stranieri e quindi è molto ricettivo, ha uffici che funzionano alla perfezione ed altri meno, ma la vera differenza sta nel fatto che in tutto il processo burocratico, il lato umano viene sempre prima di tutto, sia da parte dell’utente che da parte del lavoratore. Calma, pazienza e sorrisi sono le uniche cose che servono per avviare un’attività, oltre ad una buona conoscenza delle leggi locali. Inoltre il sistema bancario del paese è legato in maniere stretta a quello dell’Unione Europea e questo facilita i trasferimenti di denaro.

Quali sono i pro e i contro del vivere a Mindelo?

Il fatto di vivere in una città che si muove a piedi, in cui le persone non corrono e si guardano negli occhi, in cui il sorriso è la normalità, in cui i bambini giocano in strada e si curano l’un l’altro è bellissimo. Nostro figlio Diego è diventato la mascotte della città, ogni giorno bambini di 8 anni e signore anziane giocano con lui con un entusiasmo che in Italia non trovavamo più. Il fatto di arrivare a piedi in una spiaggia bellissima, di poter andare ogni giorno al mercato del pesce e trovare quintali di pesce fantastico a poco prezzo, di andare al mercato di frutta e verdura e comprare prodotti non inquinati, di andare nelle decine di forni della città e scegliere pane, dolci, biscotti artigianali tutti diversi tra loro, è una vera ricchezza. Mindelo ha inoltre una scena culturale ricca, tra concerti e teatro, passando per il fantastico Carnevale, tra i più famosi al mondo.Tra i contro, oltre al fatto di avere famiglia ed amici lontani, c’è il fatto di vivere in una piccola isola, in cui le cose da fare sono sempre quelle, in cui manca un cinema e tante comodità alle quali eravamo abituati, ma in fondo, scegliendo di vivere qui si sceglie di vivere in maniera differente dall’Italia e fumarsi un buon sigaro seduti sul portico di casa, guardando le persone che passano è un vero piacere. Mindelo ci ha insegnato che ogni problema materiale, che normalmente per noi è fonte di ansia e stress, è sempre risolvibile in un modo o nell’altro e la tranquillità con cui persone più povere e meno acculturate di noi affrontano la vita ne è la riprova.

Come e in cosa è cambiata la vostra vita in questi anni? E quali sono i vostri progetti futuri?

Dire che la nostra vita è cambiata è dire poco, ogni tanto abbiamo difficoltà a ricordare la nostra quotidianità frenetica a Roma e a pensare che fino a 4 anni fa, tutto quello che abbiamo e facciamo ora, era solo un sogno lontano. Inoltre, la nascita di nostro figlio Diego, ha invertito tutte le priorità, messo noi stessi in seconda posizione. Per il momento stiamo bene qui, nella nostra Mindelo e nella nostra Casa Solarino e pensiamo che a breve ci concederemo un viaggio, perché è una delle cose che, da emigranti con figli, spesso non si fa più, considerando la necessità di tornare in Italia per rivedere i familiari. Per il futuro non sappiamo cosa faremo esattamente, ma dalla nostra esperienza attuale, abbiamo capito che una volta che ti muovi sei pronto a farlo ancora, perché capisci che è possibile ed emozionante. Quindi chissà…

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