Vanna: il mio bed & breakfast in Senegal

Vanna Vallino è una bella signora torinese, dal 2002 in Senegal. C’è arrivata grazie all’amicizia che i suoi figli fecero, nel 2000, con alcuni ragazzi senegalesi in seguito alla quale fecero un viaggio nel paese africano.

La figlia, al ritorno, fece un commento che la colpì molto: “Mamma – le disse – tutti gli italiani dovrebbero fare un viaggio li per capire quanto sono generosi e ospitali i senegalesi.

La cosa rimase latente per un po’, fino al 2002.

“Già da un po’ – ci dice Vanna – mio marito viveva una situazione di profonda insoddisfazione per il suo lavoro. Per arrivare alla pensione avrebbe dovuto aspettare ancora un po’, ma in un paese come il Senegal, con i nostri risparmi, avremmo potuto rifarci una vita da subito.

Vanna Vallino in Senegal bed & breakfast

Così, memori anche del commento di mia figlia, partimmo. Ci stabilimmo a Thies, la seconda città del Senegal e cominciammo la nostra nuova vita.” Vanna con la sua famiglia comincia una nuova fase della sua esistenza, dedicandosi ai suoi interessi e hobbies, tra cui lo studio delle piante medicinali, attività che continua tuttora.

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“Ho cominciato a dedicarmi a questo studio dopo la nascita dei miei figli. Lavoravo in un Centro internazionale ma, dopo la loro nascita, lasciai il lavoro per dedicarmi a loro completamente. Così cominciai ad interessarmi all’alimentazione in tutte le sue sfumature: alimenti biologici, combinazioni alimentari e proprietà degli alimenti.

All’epoca vivevamo in campagna e erbe aromatiche e medicinali me le coltivavo io per utilizzarle poi per tutta la famiglia.

Poi cucinavo e cucinavo, facevo il pane e altre attività manuali.” Poi i figli crescono e Vanna trova un lavoro part time in un centro che si occupa di economia dello sviluppo; negli stessi anni apre un centro, tra i primi a Torino, in cui si insegnano attività manuali come il macramè, la fabbricazione del pane e la realizzazione di oggetti con la carta.

Poi il Senegal. Nel 2006 la morte improvvisa del marito costringe Vanna a ricominciare un’altra volta: nella casa vengono aggiunte una piscina e tre camere per accogliere eventuali ospiti. “Dovevo fare qualcosa per mantenere la struttura dal momento che a quel punto ero sola.”

Una scelta controcorrente: di solito dal Senegal si scappa, lei ci vive e ci ha aperto un’attività. Come vive questa cosa?

Penso che si una sorta di compensazione per tutti i senegalesi che vengono in Italia.

Che difficoltà ha affrontato inizialmente?

Ho dovuto forzare la mia natura aperta e credulona ed imparare ad essere diffidente, ma proprio bene non ci sono ancora riuscita neanche adesso.

Che popolo è quello senegalese?

Simpatico, accogliente, pacifico.

Come è stata accolta la sua famiglia? E come definirebbe in generale l’accoglienza dei senegalesi?

Direi bene. L’accoglienza dei senegalesi è buona perchè hanno anche una sorta di ammirazione per noi occidentali e per il nostro mondo. Apparentemente non hanno risentimenti nei nostri confronti. Pensano che tutti i bianchi siano ricchissimi e qualcuno cerca di approfittarne.

L’Italia, ultimamente, non dimostra di essere proprio all’avanguardia rispetto alla questione immigrazione: le capita mai di parlarne con i suoi amici senegalesi?

Qualche volta, ma sono piuttosto restii a esprimeri giudizi negativi. Credo proprio che non faccia parte della loro natura.

Quali passi bisogna concretamente fare per aprire un’attività qui?

Per prima cosa, secondo me, bisogna parlare e capire correntemente la lingua francese e non buttarsi allo sbaraglio senza poter comprendere in prima persona quello che ti dicono. C’è un Ente, che si chiama Apix, e che dovrebbe dare le dritte a chi vuole investire in Senegal, ma, sinceramente non so esprimermi al riguardo. Massima prudenza perchè le cose non sono affatto facili come quasi tutti ti dicono. Io stessa, quando si è trattato di risistemare la casa, mi sono fatta imbrogliare e ho dovuto rifare i lavori; perdendoci parecchi soldi.

Come ha cambiato questo paese la sua vita, le sue priorità, i suoi pensieri?

La qualità della mia vita è migliorata perchè ho più tempo a disposizione per i miei interessi, vivo a contatto con la natura che amo. Vivere dove non fa mai freddo mi fa sentire bene e libera di non dovermi vestire, pensare ai cambi di stagione e a quale vestito indossare….Il mio pensiero costante è di gratitudine per tutto quello che ho e per la possibilità di essere più utile al mio prossimo, come certo non potrei fare in Italia.

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Se le chiedessi di raccontarmi il Senegal in tre righe, quali elementi metterebbe in primo piano?

In tre parole: clima, colore e simpatia; che sono anche gli aspetti che ci avevano colpito all’inizio e che sono stati ampiamente confermati con il passare del tempo.

Che tipo di paese è dal punto di vista economico e sociale?

Rispetto a noi, piuttosto arretrato. La gente, tramite la glonalizzazione riceve molti stimoli e tutti vogliono avere, per esempio, il cellulare. Poi, non hanno sovente il credito per chiamare e ti ‘bippano’ perchè sia tu a farlo. Si percepisce un po’ di malcontento perchè c’è un grosso divario tra la classe dirigente e la gente normale. Su una scala diversa, è quello che si vive anche in Italia dove chi è al potere teme di perdere i suoi privilegi e agisce cercando sempre di salvaguardarsi, senza troppo preoccuparsi del bene pubblico……

Com’è, dal punto di vista quantitativo, la presenza straniera li?

Italiani pochissimi, francesi parecchi, cinesi che incominciano a comperare terreni, brasiliani che operano nel sociale, libanesi molti; sono loro la potenza economica di questo Paese; ci vivono già da qualche generazione ma la maggioranza non vuole ‘mescolarsi’ coi senegalesi. Comunque, vivendo in ‘brousse’ non ho molti contatti con stranieri residenti in Senegal la qual cosa sarebbe diversa se vivessi nella capitale.

Secondo lei quali sono le attività con cui gli stranieri potrebbero davvero cooperare con questo meraviglioso paese?

Sicuramente l’agricoltura e tutto cio’ che concerne l’edilizia.

A cura di Geraldine Meyer