Vanessa, una mamma a Oslo

Di Enza Petruzziello

Da Milano a Oslo, passando per l’Olanda e la Svezia. Partita ad appena 19 anni per studiare all’estero, Vanessa Redaelli, oggi 26enne, incarna perfettamente la generazione di giovani ragazzi che ogni anno lasciano il paese e volano oltrefrontiera per studiare, mettersi in gioco e aprirsi nuove opportunità.

Per iniziare il suo nuovo percorso di vita Vanessa sceglie l’Olanda. «Ho sempre avuto la passione per le lingue straniere e per viaggiare – ci racconta -. Appena finito il liceo ho deciso di iniziare gli studi universitari all’estero, precisamente a Utrecht. L’incoscienza dell’età mi ha permesso di farlo senza paura e senza timori». Dopo un anno e mezzo in Olanda, Vanessa si rimette in gioco e parte per Stoccolma. Qui ha la fortuna di poter studiare a distanza per diventare una maestra d’asilo e nel frattempo di fare la pratica in un fantastico asilo Montessori di Stoccolma, dove poi viene assunta come insegnante.

Nella capitale svedese rimane ben 4 anni, il tempo per trovare l’amore della sua vita, Robert, e sposarlo. Nel 2016 si trasferiscono insieme ad Oslo. Robert lavora in una banca, lei trova lavoro in un asilo norvegese. Quattro mesi fa, la gioia più grande: la nascita della sua piccola Victoria. Tra una poppata e l’altra, si dedica alla sua grande passione: i social media. La sua pagina Instagram conta ormai 22mila followers e il suo blog – Vanessa Redaelli – Italian Living in Oslo -, è ormai seguitissimo.

Vanessa Redaelli

Vanessa, hai lasciato l’Italia giovanissima, ad appena 19 anni. Come ogni trasferimento e cambiamento radicale, non deve essere stata una scelta semplice. Ma forse l’incoscienza dell’età ti ha aiutata. Che cosa non ti piaceva più dell’Italia e cosa ti ha spinta a trasferirsi proprio in Olanda?

«Ho lasciato l’Italia finito il liceo Linguistico. Dopo la maturità a luglio, a fine agosto sono partita per l’Olanda, precisamente per Utrecht dove di lì a poco avrei iniziato gli studi universitari. Sono sempre stata appassionata di viaggi e lingue straniere per questo ho deciso di iniziare l`università all’estero. L’Olanda era uno dei pochi paesi europei ad offrire percorsi di studio in inglese (lasciando perdere l’Inghilterra per i costi veramente alti delle università). Sicuramente l’incoscienza della mia giovane età mi ha aiutata a fare questo grande passo senza paura, ma posso dire di essere sempre stata una ragazza indipendente e con un grande bisogno di avere i suoi spazi».

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Quali sono stati i problemi iniziali che hai dovuto affrontare in Olanda?

«Sicuramente il fare amicizia con nuove persone, è stata una piccola difficoltà iniziale perché sono una ragazza molto timida e riservata. Ma dopo pochi giorni ho conosciuto persone che sono poi diventate le mie compagne di viaggio».

Dopo un anno e mezzo trascorso a Utrecht, ti sei trasferita a Stoccolma dove hai vissuto per quattro anni. Come mai hai scelto Stoccolma e che esperienza è stata? Pregi e difetti di questa città?

«Mi sono trasferita a Stoccolma perché cambiai indirizzo di studi, e inoltre perché il mio fidanzato all’epoca era di Stoccolma. Lì ho potuto finire gli studi da pedagogista Montessori e fare pratica in una bellissima scuola nel centro della città. Ho un amore profondo per Stoccolma, è sempre stata una città che mi ha preso il cuore, qualcosa di difficile da spiegare, una sensazione di “casa” fin dal primo momento. Pregi: sicuramente gli abitanti di Stoccolma sono tra le persone con la mentalità più aperta che abbia mai conosciuto, non mi sono mai sentita un’estranea. Per quanto riguarda i difetti posso dire che è una città molto popolata ed è complicato trovare casa, i pochi appartamenti disponibili hanno prezzi alle stelle. Inoltre se non si parla la lingua si è un po’ tagliati fuori, e c’è poca possibilità di trovare lavoro senza sapere lo svedese».

In Svezia oltre a una nuova vita hai trovato anche l’amore, tuo marito Robert. Come è stato il vostro incontro e quando avete capito che eravate fatti l’uno per l’altra?

«Ho capito subito che Robert era il ragazzo giusto e che era un ragazzo da sposare, semplice, con una bellissima famiglia alle spalle e con valori che al giorno d`oggi sono difficili da trovare in un ragazzo. Ci siamo incontrati in un modo particolare e moderno, tramite la tecnologia. In un lungo post sul mio blog racconto dettagliatamente del nostro incontro».

E come tu stessa scrivi, da quell’incontro non vi siete più lasciati. Insieme vi siete trasferiti ad Oslo. Come hai affrontato questo nuovo cambiamento di città, paese, vita?

«Siamo venuti ad Oslo perché Robert, mio marito, ha ricevuto un’ottima opportunità di lavoro qui. Lui è partito per primo e io l’ho seguito dopo un anno appena ho trovato lavoro. È stato un cambiamento fatto esclusivamente per amore, la Norvegia mi piace ma è molto diversa dalla Svezia come mentalità. Diciamo che qui non mi sono sentita subito a casa, ma per amore questo e altro…».

Perché come sono i norvegesi?

«Per mia esperienza i norvegesi sono molto chiusi sia come persone che di mentalità. È molto difficile fare amicizia se non si parla la lingua e sono diffidenti nei confronti degli stranieri».

Oslo è da anni ai primi posti delle classifiche delle città dove si vive al mondo. Ma come si vive davvero qui? Penso alla qualità della vita, ai servizi, alla lingua, alle infrastrutture, al costo della vita?

«La lingua è importantissima, senza sapere il norvegese dubito che si possa trovare lavoro. Il costo della vita è più del doppio dell’Italia ma gli stipendi sono bilanciati, lo stipendio medio è infatti di 3500 euro al mese. È una città felice perché è come vivere in una bolla di sapone, ci sono valori diversi, modi di pensare diversi e situazioni lavorative diverse. Non c’è la paura di perdere il lavoro o lo stress lavorativo, se hai bisogno di andartene da lavoro un’ora prima non hai nemmeno bisogno di chiedere il permesso! Sotto altri aspetti però è difficile adattarsi, penso che per i norvegesi sia un paradiso ma per gli expat un po’ meno».

Quando vivevi a Stoccolma sei diventata insegnante d’asilo e anche ad Oslo hai trovato lavoro in una scuola per l’infanzia. In generale a livello occupazionale come è la situazione a Oslo e in Norvegia?

«Il livello di disoccupazione è molto basso, ma per trovare lavoro devi sapere la lingua o sapere lo svedese che è molto simile. Tantissimi svedesi, soprattutto giovani, vengono ad Oslo per lavorare e guadagnare qualcosa in più per poi poter viaggiare o comprare casa in Svezia. Per me non è stato difficile trovare lavoro semplicemente perché potevo parlare svedese e perché avevo la formazione giusta. La carenza di insegnanti poi ha fatto il resto».

Sei una mamma, hai da pochissimo avuto Victoria la tua prima bambina. Come è crescere un figlio a Oslo?

«È il paese perfetto per avere una famiglia, dalla maternità di un anno più paternità di 10 settimane ai servizi gratuiti per i bambini: scuole, spese mediche e trasporti».

Quanto è difficile farlo da sola, lontano dalla tua famiglia e dagli amici di sempre?

«Molto difficile. Sinceramente non avevo pensato a quanto potesse essere complicato crescere un figlio da sola in un paese straniero. Passo tutte le giornate da sola con la piccola e ho veramente pochissimo tempo per me stessa, anche io e mio marito non abbiamo avuto un momento per noi dalla sua nascita. Inoltre da quando è nata Victoria mi mancano molto i miei genitori e mi spiace vederla crescere lontana dai nonni».

Oltre al lavoro di insegnante, e di mamma, sei anche molto “social”. Sul tuo profilo Instagram ti seguono ormai in 22mila e hai aperto anche un blog, “Vanessa Redaelli – Italian Living in Oslo”, in cui racconti della città e della tua quotidianità. Raccontaci di questo tuo spazio virtuale.

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«Sì, oltre a lavorare come insegnante lavoro anche con i social, il mio blog mi permette di collaborare con aziende di tutto il mondo sponsorizzando prodotti e dando consigli, soprattutto su prodotti per bambini o per future mamme. Il blog è nato quando mi sono trasferita ad Oslo e il lungo inverno norvegese era alle porte, allora decisi di aprire questo spazio virtuale per poter raccontare della mia vita da expat».

Sei sposata con uno svedese, tua figlia Victoria è nata e sta crescendo in Norvegia. Avrà anche la fortuna di essere bilingue. Tu sei italiana. Insomma un bel intreccio di culture. Insieme rappresentate perfettamente i cittadini del mondo. Come riescono a convivere mondi diversi?

«Non ci siamo mai posti questo problema perché io e Robert siamo molto simili e abbiamo gli stessi valori. Inoltre gli svedesi crescono con una mentalità diversa dove c’è molta più uguaglianza tra uomo e donna, basta guardare il fatto che anche i papà hanno diritto alla paternità, non è meraviglioso?».

Nell’ultimo decennio sono sempre più gli italiani che decidono di trasferirsi all’estero in cerca di nuove opportunità di vita e professionali. Tu lo hai fatto in tempi non sospetti. A chi consiglieresti Oslo come destinazione per un cambio di vita? E quali sono i suggerimenti che daresti loro?

«Purtroppo non consiglieri Oslo a chi non parla norvegese o svedese. Piuttosto consiglieri la Svezia o l’Olanda, sia come opportunità lavorative sia sociali. La Svezia e l’Olanda sono paesi stupendi che accolgono volentieri gli stranieri che hanno qualcosa da offrire. Molte persone sui social mi chiedono consigli per trasferirsi in Norvegia e l’unica cosa che posso dire è di fare un bel corso di lingua norvegese prima di trasferirsi!».

Come è cambiata la tua vita da quando 18enne hai lasciato l’Italia?

«La mai vita è cambiata radicalmente, come prima cosa sono cambiata io come persona e sono cresciuta tantissimo. Mi ritengo fortunata perché oggi, grazie ai miei trasferimenti, posso dire di parlare fluentemente 3 lingue (italiano, inglese e svedese) e perché ho avuto l`opportunità di diventare una donna indipendente e di vivere a pieno la cultura di diversi paesi, questo mi ha anche aiutato a crescere con una mente molto aperta. Oggi mi sento più vicino alla mentalità svedese che italiana!».

Ti manca l’Italia e vorresti tornare?

«Mi manca la mia famiglia, vorrei potessero vivere Victoria ogni giorno, invece che una volta ogni 2-3 mesi. Ci piacerebbe tornare per un po’ di tempo ma purtroppo è difficile per mio marito trovare lavoro non conoscendo la lingua».

Progetti per il futuro?

«Altri trasferimenti! Abbiamo in mente diversi paesi in cui ci piacerebbe trasferirci, vedremo cosa succederà!».

Per contattare Vanessa potete visitare il suo blog www.vanessaredaelli.com

Questo, invece, il suo account Instagram: @vanessaredaelli