Aprire un B&B a Kathmandu in Nepal

Di Enza Petruzziello

«Da quando a 25 anni ho lasciato la mia Trieste ne sono cambiate di cose. La mia vita ha fatto un balzo in avanti enorme e inaspettato. È cambiato il mio modo di pensare, di vedere le cose, di ragionare». A parlare è Susanna Venturin, 35enne originaria di Trieste. Laureata in psicologia, Susanna ha sempre lavorato nel campo della ristorazione. Nel 2007 la sua prima esperienza all’estero in Spagna grazie al programma Erasmus. Per due anni vive nella bellissima Valencia. Poi con l’arrivo della crisi e la perdita del lavoro decide di trasferirsi in Irlanda vicino a Dublino per imparare l’inglese e lavorare in un ristorante.

Nell’ottobre 2010 ancora un cambiamento. Questa volta decide di realizzare un sogno che aveva fin da bambina e parte per l’Australia. Ci rimane ben sette anni, lavorando come manager in un ristorante dove riesce a prendere uno sponsorship e diventare così cittadina australiana. Conosce suo marito Bharat nel 2014 in uno dei suoi tanti viaggi in solitaria in Nepal e, dopo aver vissuto insieme due anni e mezzo in Australia, lo scorso ottobre aprono un piccolo hotel in Nepal. Il loro B&B si chiama “Giramondo” e si trova nel pieno centro di Kathmandu. Aiutano a organizzare trekking e tours in Nepal, Tibet e Bhutan. Anche loro appena possono partono per uno o due mesi, zaino in spalla, verso nuovi posti e culture.

Susanna Venturin nepal

Susanna hai lasciato l’Italia da giovanissima, perché hai deciso di andare via?

«Ho deciso di lasciare l’Italia nel 2007,quando con l’università ho vinto la borsa di studio “Erasmus” in Spagna, a Valencia. Avevo fatto domanda perché avevo voglia di cambiare aria, Trieste mi incominciava a stare un po’ stretta, e in più era un’occasione per imparare un’altra lingua e terminare i miei studi all’estero».

Come è stata questa tua prima esperienza all’estero?

«Devo dire che non poteva andare meglio. All’inizio ovviamente ci sono state alcune difficoltà, in primis con la lingua. Ero sola quindi molti aspetti non sono stati semplici, dovevo trovare casa e lavoro, andare all’università e seguire le lezioni in una lingua a me nuova e che non avevo mai studiato, e volevo anche conoscere qualcuno con cui condividere l’esperienza. Ma un po’ alla volta sono riuscita a fare tutto, e anche in poco tempo! Tramite l’università ho conosciuto tanti ragazzi in Erasmus italiani e non, e con alcuni di questi ho instaurato una bella amicizia. Sono andata a vivere in un appartamento con tre studenti spagnoli cosi ho incominciato a imparare la lingua, e dulcis in fundo ho trovato un buon lavoro in un ristorante valenciano in centro città dove ho conosciuto colleghi provenienti da tutto il mondo e con cui ho legato molto, migliorando lo spagnolo sempre di più. Direi che dopo 4 mesi lo parlavo già fluentemente. Con il tempo si sono formati dei bei gruppi: quello con i ragazzi dell’ università, quello con i miei coinquilini e quello con i colleghi di lavoro, il divertimento non mancava! Direi che i due anni che ho trascorso in Spagna sono stati i più belli della mia vita. Finiti gli esami all’università ho deciso di restare ancora a Valencia, perché mi è piaciuta veramente tanto. Nel 2009, però, per colpa della crisi ho perso il lavoro, e ho incontrato molte difficoltà a trovarne un altro subito. Per questo motivo ho deciso di trasferirmi in Irlanda. Inoltre volevo imparare la lingua inglese che ero certa mi sarebbe tornata utile negli anni futuri, e infatti così è stato».

Così dopo Valencia ti sei trasferita in Irlanda, vicino Dublino. Come ci sei arrivata e come ti sei trovata qui?

«Sono arrivata in Irlanda tramite un’agenzia spagnola che organizzava corsi di inglese di tre mesi in una piccola cittadina vicino a Dublino e nel pacchetto era inclusa un’esperienza di aut-pair, cioè lavorare in qualche famiglia irlandese con in cambio vitto e alloggio. È stata un’esperienza nuova e devo dire un po’ difficile, perché l’inglese non è come lo spagnolo, che invece è più simile all’italiano. Ho infatti avuto più difficoltà a impararlo, anche se il corso mi è servito molto. Finiti i 3 mesi di lezioni ho trovato lavoro in un ristorante italiano e ho deciso di restare a vivere là per un anno. Lavorare in ristorante mi ha aiutato tanto a imparare la lingua. Parlare con i clienti al tavolo mi ha fatto apprendere le cose essenziali almeno per farmi capire. È stata una bella esperienza, l’Irlanda è un’isola molto bella anche se purtroppo il clima non è il massimo, ma la gente è molto cortese e simpatica, e i pub sono davvero un must!!».

Dalla Spagna all’Irlanda fino ad arrivare in Australia, dall’altra parte del mondo. Come mai la scelta è ricaduta su una terra così lontana?

«Ho sempre avuto il sogno di vedere l’Australia fin da quando ero piccola, non so esattamente il motivo, forse perché è appunto una terra lontana e diversa dall’Europa. Mi ha sempre incuriosito vedere quest’isola così grande e con una natura e una fauna completamente uniche e isolate dal resto del mondo, e quindi ho deciso di andare lì per migliorare l’inglese imparato in Irlanda e anche per provare una nuova esperienza di lavoro e di viaggio, per la prima volta fuori dall’Europa. Ho fatto domanda per ottenere il visto chiamato “Working holiday visa” che permette ai giovani al di sotto dei 30 anni di poter lavorare e girare la nazione per un anno. Se poi ci si trova bene è permesso estendere il visto per un altro anno, lavorando però obbligatoriamente in delle fattorie o nei campi, possibilmente in campagna (Outback)».

In Australia sei rimasta per ben sette anni lavorando come manager in un ristorante. Come è stato vivere qui?

«I primi mesi sono stati duri, specialmente con la lingua, l’accento australiano è diverso da quello irlandese e quindi facevo fatica a capire. Ho passato dei moment difficili, è stata una vera sfida per me, a 13000km da casa e praticamente sola, ma con pazienza e determinazione c’è l’ho fatta a proseguire il “cammino”. Dopo aver lavorato in qualche bar e caffè a Melbourne e a Perth e poi in una fattoria nell’Australia occidentale, sono riuscita a rinnovare il visto per un altro anno. Ho viaggiato per alcuni mesi nella vicina Nuova Zelanda e con il treno ho girato quasi tutta l’Australia, per poi decidere di fermarmi a vivere a Perth, la città che mi è piaciuta di più. Ho trovato un lavoro come manager in un ristorante molto conosciuto nella zona e dopo neanche un mese mi è stata offerta la possibilità di avere uno sponsorship, cioè di poter lavorare senza aver più problemi di visto, potendo ottenere tramite il posto di lavoro la residenza permanente. Ho accettato subito, e dopo circa 3 anni ho ottenuto pure la cittadinanza australiana, non mi sembrava vero! In Australia devo dire che si vive discretamente, il salario è buono e copre tutte le spese, il costo della vita è alto ma se si sta un po’ attenti si riesce a vivere bene e si può anche mettere da parte dei soldi. È un Paese che funziona, i servizi al cittadino sono molti e ben organizzati come uffici, scuole, banche etc..Il lavoro c’è se si ha voglia di lavorare e se si conosce la lingua almeno un minimo, ed è un posto abbastanza sicuro».

Sette anni sono tanti. Hai avuto modo di conoscere bene questa meravigliosa terra girando in lungo e largo. Pregi e difetti dell’Australia secondo te? Hai notato differenze con l’Italia?

«In questi 7 anni ho avuto modo di conoscere molto bene questa terra, ed è un posto che ha tanti pregi ma anche qualche difetto. I pregi sono tanti: buon sistema sociale, buone opportunità per i giovani nel campo lavorativo, un’economia solida, sicurezza, gente gentile e onesta, Paese pulito e senza inquinamento, spiagge paradisiache, servizi efficienti e stile di vita “easy going”. Ci sono però anche degli aspetti negativi e per me uno di questi è la mancanza di cultura e storia. Essendo un Paese giovane, non ha tutte le usanze e tradizioni che abbiamo in Italia e in Europa, la gente è forse più superficiale per alcune cose, e a volte questo mi fa pensare a quanto diverso sia un mondo diverso. Ovviamente non parlo degli aborigeni che costituiscono la più antica civilizzazione ininterrotta sulla Terra. Altri aspetti negativi sono le regole molto rigide (esempio le multe molto salate anche solo per un parcheggio) e anche un po’ l’isolamento e la staticità. In Europa siamo vicini a tutto, e in pochi chilometri può cambiare la lingua, il cibo e le tradizioni, insomma un Paese cambia completamente da un altro. In Australia invece è tutto uguale».

Dal punto di vista dei permessi di soggiorno il governo australiano è molto severo e per quanto riguarda i nuovi ingressi nel Paese hanno leggi ferree. A te come è andata?

«L’Australia è un Paese con leggi molto rigide, soprattutto per quanto riguarda l’immigrazione. Non è facile ottenere dei visti permanenti, e in più le leggi cambiano in continuazione. Devo dire che personalmente sono stata molto fortunata a trovarmi nel posto giusto al momento giusto, riuscendo così in pochi anni a ottenere prima la residenza e poi la cittadinanza. Ma non è stata certo una passeggiata: ho speso 9000$ per pagare il visto e l’agente d’immigrazione, e fin quando non l’ho ottenuto (ho aspettato un anno e mezzo) potevo uscire dal Paese solo per un massimo di 90 giorni pagando una tassa extra e ritardando le pratiche, ed era un rischio lasciare il lavoro se fosse successo qualcosa, ma per fortuna il posto dove lavoravo era ottimo e non ho avuto nessun tipo di problema».

Poi, a un certo, punto hai deciso di cambiare ancora. Insieme a tuo marito Bharat, di origine nepalese, avete salutato la terra dei canguri per raggiungere un’altra affascinante terra, il Nepal. Raccontaci qualcosa di questo Paese, come si vive, la gente, la qualità della vita ecc.

«Durante uno dei miei viaggi in solitaria in Nepal ho incontrato mio marito Bharat che era la mia guida di trekking, e dopo aver vissuto in Australia per qualche anno insieme abbiamo deciso di trasferirci in Nepal, con l’idea di aprire un hotel nella capitale Kathmandu. L’idea si è concretizzata nell’ottobre 2017. Qua in Nepal è tutto molto diverso: un’altra cultura, religione, mentalità, altre usanze, altri ritmi, altro cibo. All’inizio non è stato per nulla facile, con tutto che conoscevo bene il posto, essendoci stata varie volte, ma tra una vacanza e viverci come si sa è tutta un’altra storia. Kathmandu ovviamente è molto caotica, è piena di auto e motorini che sfrecciano in continuazione, c’è molto traffico e l’aria è inquinata. Si fa fatica a girare perché nelle strade non ci sono regole, tutti fanno quello che vogliono. La vita costa poco, si mangia per pochi spiccioli, le cose a volte vanno a rilento, ma tutto sommato si vive bene. La gente è molto cordiale e simpatica, ti aiutano se ti vedono in difficoltà, apprezzo molto l’apertura mentale che hanno le persone anche nei villaggi più remoti perché hanno sempre il sorriso e questa è una cosa davvero bella e per me molto importante».

Nel pieno centro di Kathmandu, capitale del Nepal, da sei mesi avete aperto un B&B, il “Giramondo”. Come e quando è nata l’idea di un Bed and Breakfast?

«L’idea di aprire un bed e breakfast è nata da qualche anno, abbiamo voluto unire le abilità nel campo del turismo di mio marito e le mie nel campo della ristorazione, tutti e due infatti lavoriamo in questi settori da più di dieci anni. A Kathmandu è stato più facile che in altri posti perché mio marito ci ha vissuto per parecchio tempo e conosce bene l’ambiente e soprattutto l’ambito turistico avendo anche molti amici che ci hanno potuto consigliare e aiutare».

In Italia a porre un freno alla nascita di nuove imprese spesso è proprio la burocrazia. Come è la situazione burocratica in Nepal?

«La burocrazia in Nepal da come vedo non è così ardua come in Italia, tutto è molto più facile e si fanno le cose tranquillamente. Io non ne so molto però, perché degli aspetti burocratici se ne occupa quasi interamente mio marito. Devo dire comunque che non abbiamo avuto nessun problema ad aprire l’attività».

Dal punto di vista pratico quali sono stati i passaggi necessari che avete dovuto affrontare per aprire la vostra attività? È costato molto?

«All’inizio i passaggi per aprire l’attività sono stati pochi in confronto ad altri Paesi: per prima cosa ci serviva il contratto di affitto, poi comprare la licenza, l’hotel era già stato avviato prima con un altro nome e un altro proprietario, quindi abbiamo risparmiato molto tempo in documenti e soprattutto per quanto riguarda l’arredamento. In seguito abbiamo assunto del personale, fatto alcuni ritocchi interni e esterni, comprato le ultime cose necessarie, firmati i contratti con i vari siti internet di prenotazioni, ultimato il nostro sito ufficiale e dopo neanche un mese l’hotel era pronto per essere avviato. Alla fine i costi ci sono stati, ma più ridotti rispetto allo standard italiano o europeo».

Parlaci un po’ del “Giramondo” e dei servizi che offrite.

«L’hotel Giramondo è disposto su tre piani, per un totale di 10 camere: 5 camere con letto matrimoniale e bagno privato, due camere con letti singoli e bagno privato e 3 camere con 3 letti singoli e bagno in comune. Lo stile è semplice, con decorazioni tipiche nepalesi induiste e buddiste ma anche con qualche tocco italiano. L’hotel è situato nella zona centrale di Kathmandu, a 5 minuti a piedi dal quartiere turistico Thamel, dove non mancano ristoranti, negozi, mercati, templi e bar, insomma il centro della movida nepalese. In hotel offriamo la colazione inclusa nel prezzo della stanza, e abbiamo un piccolo ristorante dove si può assaggiare la cucina tipica e anche quella italiana. Offriamo servizi di trekking e tour, mio marito essendo stato guida di montagna per tanti anni può dare informazioni riguardo alle varie escursioni sull’Himalaya, ma anche per tour in tutto il Nepal e per chi vuole visitare la valle di Kathmandu che è molto suggestiva con i suoi templi, villaggi, monumenti antichi (molti patrimonio Unesco) e parchi naturali».

Che tipo di clientela si rivolge a voi? E come è il rapporto con i vostri ospiti?

«La nostra clientela è molto varia, dai turisti europei, a quelli americani e australiani. Ci sono anche molti asiatici, provenienti dalla vicina India, Cina e Giappone ma la maggioranza sono europei, provenienti dal nord e est Europa e dall’Italia, Francia e Spagna. Per lo più sono coppie o persone che viaggiano sole, ma anche gruppi di escursionisti, dai ventenni ai settantenni, con spirito di avventura. Cerchiamo sempre di trattare i nostri ospiti come amici, amiamo conoscere gente nuova e ognuno ha un bagaglio di esperienze che ci racconta e ci insegna ogni giorno qualcosa di diverso, è veramente interessante. Se possiamo aiutare i nostri clienti per qualunque cosa abbiano bisogno siamo felici, e vederli contenti ci rende soddisfatti e entusiasti».

Il Nepal si presenta come un melting pot meraviglioso e affascinante di due grandi fedi e culture, hindu e buddista: templi, stupa, altari sul bordo della strada e gompa appaiono e scompaiono sia nella capitale Kathmandu che nei luoghi più remoti. I suoi territori spaziano dalla pianura del Gange alla catena montuosa dell’Himalaya. Quali sono i luoghi che consiglieresti di visitare a chi sta pensando a una vacanza qui?

«Il Nepal è un Paese bellissimo e molto profondo, dove si respira un’aria mistica e spirituale. Ovviamente è famoso in tutto il mondo come meta di trekking sulle montagne dell’Himalaya, la catena montuosa con le vette più alte del mondo, ma al di là dei trekking il Nepal è anche una delle destinazioni più desiderate per un viaggio spirituale. Ci sono, infatti, molte altre cose interessanti da fare come visitare le antiche città medievali di Bhaktapur, Patan e Bandipur con le loro piazze patrimonio dell’Unesco; la città di Pokhara seconda per grandezza solo dopo la capitale Kathmandu con il suo lago circondato dalle montagne di 8000 metri dell’Annapurna e il suo bianco Stupa della pace. Poi i vari villaggi nella valle di Kathmandu con i loro templi induisti e buddisti, i villaggi nelle colline con i monasteri e le fattorie tipiche, le risaie e i parchi nazionali di Chitwan e Bardia meta per chi ama gli animali per safari con elefanti, rinoceronti e tigri. E molte altre cose ancora. Insomma, il Nepal è un Paese tutto da scoprire!».

Hai vissuto in Australia, Irlanda, Spagna e ora in Nepal. Hai visitato tantissimi Paesi in questi anni. Qual è la cosa più incredibile che hai fatto o che ti è capitata?

«Visitando e soprattutto vivendo in molti Paesi me ne sono capitate di tutti i colori, di belle e di brutte, ma la cosa più incredibile che ho fatto è arrivare – sana e salva – al campo base del monte Everest dopo più di una settimana di trekking intenso e raggiungere la vetta vicina di Khala Pattar a 5.600 metri, avendo di fronte a me il monte più alto del mondo con tutta la sua maestosità e bellezza. È stato un momento memorabile anche perché pensavo di non farcela ( è stata dura soprattutto per l’altitudine) ma ne è valsa la pena e terrò questo momento in mente per sempre».

Come è cambiata la tua vita da quando giovanissima hai lasciato Trieste?

«Da quando a 25 anni ho lasciato la mia Trieste ne sono cambiate di cose. La mia vita ha fatto un balzo in avanti enorme e inaspettato. È cambiato il mio modo di pensare, di vedere le cose, di ragionare. Dopo l’ennesimo viaggio la mia mente è molto più aperta e flessibile, la mia autostima è aumentata e ho acquistato molto più coraggio e intraprendenza. Mi sento più forte e positiva, e mi ritengo fortunata a essere nata in una nazione come l’Italia. Conoscendo tanta gente da tutto il mondo con diversa cultura, religione e modo di vivere imparo ogni giorno qualcosa di nuovo e cerco sempre di integrarmi nel posto in cui vivo anche se a volte non è facile, ma più viaggio e scopro posti nuovi e più viaggerei, non riesco a fermarmi, è proprio un circolo vizioso!!».

Ti manca l’Italia e vorresti tornarci?

«L’Italia ovviamente mi manca sempre ma dopo 10 anni di vita all’estero mi sono adeguata a vivere lontano, e se torno in patria almeno una volta ogni due anni sono felice. È bello rivedere la famiglia e i vecchi amici che sono sempre curiosi di sentire le nuove avventure che mi succedono, ma dopo un po’ di tempo che sto a casa non vedo l’ora di ripartire, la sete di viaggiare non finisce mai! Ora come ora non so se tornerei a vivere in Italia, magari tra un paio d’anni, per ora continuo a godermi la mia vita da “nomade”».

Progetti per il futuro?

«I miei progetti per il futuro neanche a dirlo sono viaggiare il più possibile, il mio sogno è mettere piede in ogni nazione del mondo ma lo so che è tosta, per il momento sono felice di lavorare qui in Nepal in hotel con mio marito, poi magari tra un paio d’anni se andrà tutto bene ci trasferiremo in qualche altra parte del mondo per aprire magari un’altra attività, chissà forse anche in Europa».

Per chi volesse contattare Susanna e suo marito questo il sito internet dell’hotel: www.giramondohotel.com.

L’e-mail è: [email protected] e potete trovarli anche su Tripadvisor (Hotel Giramondo Kathmandu), Facebook (Giramondo hotel bed and breakfast) e Instagram (GiramondoKathmandu).