Con i loro amici a 4 zampe girano l’Europa a bordo di un van

Sara e Paolo sono una giovane coppia di Torino che ha abbracciato la “Van Life”, uno stile di vita che gli consente di vivere liberamente, di viaggiare e svegliarsi ogni giorno in un posto nuovo. In giro per l’Europa da 6 mesi, condividono questa nuova avventura con la loro rottweiler Olimpia e il gattino Sakè, dimostrando che viaggiare con i propri animali è possibile! «Molti pensano che sia una lunga vacanza per due persone fortunate, per noi è la vita che abbiamo scelto di intraprendere grazie a molti sacrifici. Siamo ogni giorno i registi e gli attori dell’avventura che abbiamo scelto di vivere».

Di Enza Petruzziello

Hanno mollato tutto, ma non i loro amici a 4 zampe. Sara e Paolo il 18 maggio 2022 hanno lasciato città, famiglia, casa e lavoro fisso per iniziare una nuova avventura. Hanno chiuso la porta del loro appartamento di Torino, per aprire ogni mattina il portellone del loro van in un luogo diverso e scoprire cosa li aspetta.

Accompagnati da Sakè, meglio noto come Il Gatto di CitTurin, e Olimpia, una rottweiler di 9 anni, girano l’Europa con l’unico scopo di star bene ed incontrare altre persone che come loro hanno sposato questo nuovo stile di vita.

Nati nel 1990 sotto il segno dei pesci, “testoni e sognatori”, come si definiscono sul loro sito, vivono e lavorano in smartworking. Con entrambi gli animali al guinzaglio, in questi 6 mesi hanno visitato Austria, Slovacchia, Polonia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Francia e Spagna, per un totale di più di 10.000 km percorsi.

Molto attivi sui canali social e su Youtube con la paginaVandipety“, parlano di come si possa vivere con poco a bordo di un van e viaggiare con gli animali. Su Instagram pubblicano settimanalmente una rubrica sui sorrisi che gli vengono rivolti ogni giorno anche grazie ad Olimpia e Sakè, che rendono più semplice il contatto umano. Sulla stessa tematica hanno avviato una rubrica radio quotidiana in onda su Radio Bau.

Adesso sono in Portogallo, alla ricerca del sole e del caldo. Li abbiamo incontrati tra una sosta e l’altra. La loro è un’analisi obbiettiva dei pro e dei contro della Van Life.

Vandipety - Sara e Paolo

Sara, Paolo di che cosa vi occupavate prima di partire?

«Sara ha lavorato per 10 anni come igienista dentale oltre ad aver fatto la cameriera durante gli studi universitari, mentre Paolo era sviluppatore di applicazioni web in ambito industriale. Ora stiamo entrambi investendo nella nostra formazione in nuovi ambiti».

Il 18 maggio 2022 inizia la vostra avventura in giro per l’Europa a bordo di un van. Avete lasciato la vostra casa di Torino, la famiglia, gli amici e un posto fisso. Cosa vi ha spinti a prendere questa decisione così importante che ha cambiato radicalmente la vostra vita?

«Quando ci siamo conosciuti abbiamo scoperto che una grande passione in comune era viaggiare, che per noi significa investire in conoscenza, arricchimento culturale e personale. Ci piace definirci figli del mondo, abbiamo un bisogno interno di andare a scoprire posti e persone nuove e non riuscivamo più a fare finta di nulla e continuare a condurre uno stile di vita non adatto a noi. Ci abbiamo ragionato tanto, abbiamo fatto i nostri calcoli per mesi e poi abbiamo ascoltato la testa e soprattutto il cuore. Sicuramente l’incertezza del domani, legata a guerre odierne, cambiamenti climatici etc, ha velocizzato la nostra scelta. Molti pensano che sia una lunga vacanza per due persone fortunate, per noi è la vita che abbiamo scelto di intraprendere grazie a molti sacrifici».

Ad unirvi, oltre alla passione per i viaggi, anche l’amore per gli animali. Insieme con voi viaggiano Olimpia, la vostra rottweiler di 9 anni, e Sakè un gattino europeo che rischiava di fare una brutta fine. Vi va di parlarci di loro?

«Sakè e Olimpia sono due compagni di vita fenomenali. Con Olimpia abbiamo percorso tanti km in automobile nei viaggi passati, il suo passaporto è fitto di dettagli e ci ha sempre seguiti con gioia. Sakè è arrivato all’improvviso, aveva 40 giorni e se non l’avessimo salvato non sarebbe arrivato a sera. Quando siamo tornati nel nostro appartamento al quarto piano dovevamo far uscire Olimpia per la solita passeggiata e qualcosa ci diceva che anche lui voleva venire con noi. Continuava a fissarci e a seguirci. Non avevamo un guinzaglio per un esserino così piccolo. Così abbiamo preso dello spago, glielo abbiamo legato attorno, a mo’ di pettorina, per avere qualcosa con cui trattenerlo in caso di pericolo e siamo usciti. Quella sera divenne la prima delle tante uscite con il nostro gattino, che passava la maggior parte del tempo accoccolato sulle spalle di Sara. Abbiamo iniziato con piccoli giri dell’isolato, fino a portarlo ad arrampicarsi sugli alberi dei giardini pubblici, a zampettare per le vie del centro, a visitare città italiane finché abbiamo deciso che per tutta la famiglia era ora di cambiare casa e città».

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Come mai avete scelto VANDIPETY come “cognome” della vostra famiglia?

«Prendendo ispirazione dalla parola Serendipity, un termine pieno di significato che adoriamo, al quale abbiamo unito due elementi fondamentali: il van, la nostra piccola casa a 4 ruote, e i pet (animali), i nostri meravigliosi compari Olimpia e Sakè. Serendipity indica la capacità o fortuna di fare, per caso, inattese e felici scoperte. Quale altro termine poteva indicare la meravigliosa direzione che stavano per prendere le nostre vite? Così, giocando un po’ con la sistemazione delle lettere, è nato “VANDIPETY”, il “cognome” della nostra famiglia».

Che cosa vuol dire viaggiare insieme ai vostri amici a 4 zampe?

«Viaggiare con un cane e gatto al seguito può sembrare un sacrificio per padrone ed animale: certo se si è amanti di chiese e musei si deve mettere in conto di alternarsi o sacrificare parte di queste visite, oppure certe passeggiate vanno ridimensionate. Tutto ciò sarà però ricompensato da una coda che scodinzola dalla gioia per essere in nostra compagnia. Per noi Oli e Sakè sono parte della famiglia, li conosciamo molto bene e diamo loro la priorità, facendo nulla che possa recar loro danno. La loro salute viene prima della nostra. Ma vederli così sereni ogni giorno al nostro fianco è la nostra vittoria, in fin dei conti andiamo solo a caccia di belle emozioni».

La vita in un van non è facilissima già per una coppia, figuriamoci in 4. Come riuscite a convivere in spazi così ristretti?

«In 9 metri quadrati stiamo decisamente vicini vicini. Però abbiamo trovato il nostro modo di incastrarci come pezzi di puzzle. Il gatto ovviamente si sente in una reggia, forse la più sacrificata è Olimpia ma cerchiamo di donarle giardini meravigliosi in ogni luogo in cui ci fermiamo. Noi ci dividiamo i compiti come in una squadra e con un po’ di rispetto tutto funziona. Serve organizzazione e spirito di adattamento e la capacità di sentirsi a casa nei posti in cui si arriva crea la magia. Prima regola non litigare al suo interno, al massimo discutere senza che uno debba però uscire dalla “stanza”, soprattutto se fuori piove!».

Vandipety - Sara e Paolo

Torniamo a parlare del vostro viaggio. Come vi siete organizzati praticamente ed economicamente per questa avventura? Avevate un budget di partenza?

«Sì, abbiamo ragionato davvero tanto prima di partire. Abbiamo stabilito un tetto economico in base ai nostri risparmi, abbiamo venduto alcune cose fra cui l’automobile e abbiamo ben chiaro, salvo imprevisti, quale può essere il nostro limite oltre al quale dovremo rivedere i piani, ma fa parte del gioco e non ci spaventa».

Di che cosa vi occupate e in che modo riuscite a vivere viaggiando? Quanto costa vivere in van? So che è una domande generica, ma provate a farci una media di costi di viaggio.

«Al momento ci definiamo content creator, dedicandoci allo storytelling della nostra avventura su Instagram e YouTube. Prima di partire abbiamo stabilito un tetto di spesa giornaliera massimo. Dopo 6 mesi di viaggio lo stiamo rispettando alla grande. Siamo a 28 euro al giorno comprensivi di tutto per 2 persone, 4 se contiamo gli animali. Le spese maggiori riguardano il carburante e il cibo ovviamente. Non abbiamo segreti, scriviamo sul nostro sito ogni spesa: serve a noi per tener traccia, ma può essere utile anche a chi vuole pensare a un tipo di vita simile. E non facciamo sacrifici al contrario di quello che si possa pensare. Ci servono pochi vestiti, ci basta il cibo per cucinare a bordo, assaggiare qualche cibo locale ogni tanto, visitare qualche museo nelle varie città. Sono scelte personali! Magari io non spendo dall’estetista o nei negozi di moda ma ho investito nel van, non ci vedo nulla di male in nessuna delle opzioni, basta essere felici con se stessi».

Avete auto costruito il vostro van? E come si struttura?

«No, non abbiamo auto costruito il nostro van. Quando abbiamo deciso di volerlo acquistare vivevamo a Torino, al quarto piano, senza garage per l’automobile. Non avevamo né gli spazi, né il tempo, né le competenze necessarie. E non avevamo voglia di continuare a lamentarci del quotidiano che vivevamo. Abbiamo investito nel van proprio come si investe nell’acquisto di una casa, che nel nostro caso funge anche da automobile. È un entry level che era in pronta consegna, poi abbiamo studiato le migliorie che ritenevamo opportune: non ci importava che non fosse un top di gamma e che non avesse mille accessori. Quali erano i requisiti che cercavamo? La lunghezza: è un 5.40 mt. Perfetto per poter parcheggiare anche in città. Il bagno: lo sappiamo, può essere molto più spartano di così ma entrambi non volevamo rinunciare alla doccia e al bagno sempre presenti. Pannello solare: primo accessorio che abbiamo inserito. Potevamo benissimo prendere un mezzo usato, uno più lungo, uno più corto, e cosi via. Ma quando l’abbiamo visto ci ha ispirato fiducia, ci siamo immaginati a bordo dell’avventura, era adatto alle nostre necessità con Olimpia e Sakè. Era lui. E dal momento in cui siamo saliti alla guida abbiamo sentito che avrebbe potuto regalarci davvero grandi emozioni».

In questi mesi avete visitato Austria, Slovacchia, Polonia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Francia e Spagna macinando ben 10mila chilometri. Che cosa vi ha colpito di questi posti?

«Tantissime cose, abbiamo occhi, testa e cuore pieni di emozioni! Dal punto di vista geografico abbiamo amato la natura in Austria, il deserto nel nord della Polonia, l’armonia con l’architettura in Germania, la meravigliosa costa atlantica francese da percorrere curva dopo curva e faro dopo faro. Dal punto di vista umano l’accoglienza: in Polonia in primis, dove davvero ci siamo sentiti a casa, e poi in Olanda, dove abbiamo vissuto per tre giorni in un paesino costruendo gondole in fiore con gli abitanti, o in Francia dove venivamo fermati in ogni paesino per una bella chiacchierata, nonostante non parlassimo francese!».

Attualmente dove vi trovate e cosa state facendo?

«Siamo appena arrivati in Portogallo! Stiamo scendendo lungo la costa, rincorrendo un po’ il sole e il caldo per l’inverno. Decidiamo, più o meno, al momento cosa visitare e dove spostarci, ci piace lasciarci emozionare dai luoghi in cui arriviamo e dai consigli della gente del posto».

Siete molto attivi sui vostri social, avete un sito internet e un canale Youtube. Di che cosa parlate e cosa raccontate in questi spazi virtuali?

«Tutto è nato con l’intento di creare un bagaglio di ricordi per noi in futuro. La nostra vita si sta trasformando nel migliore dei libri che potessimo scrivere, nella migliore delle canzoni che potessimo comporre, nel miglior film che potessimo girare. Siamo ogni giorno i registi e gli attori dell’avventura che abbiamo scelto di vivere. E qualsiasi direzione prenda la nostra vita in futuro, tutto ciò avrà per sempre un significato inestimabile. Come dicevo non abbiamo segreti, raccontiamo di come viviamo a bordo, di come proviamo a reinventarci, di come sia possibile vivere e viaggiare con due animali.

Vandipety - Sara e Paolo

La Van Life viene spesso dipinta come un paradiso. Ci fate un’analisi obiettiva dei reali vantaggi e svantaggi di questo stile di vita?

«Su questo tema ci teniamo davvero a dire la nostra opinione. La van life viene spesso generalizzata, immaginando persone che vivono su di una spiaggia e che hanno un portafoglio arricchito dal “papi” che permette loro di aprire il portellone e nutrirsi del rumore del mare. Ma trasliamo tutto ciò nella vita reale: Siamo tutti uguali? Abbiamo tutti lo stesso standard? No. Anche quando vivevamo a Torino avevamo stili di vita diversi da altre persone, più adatti alle nostre esigenze.

Reali vantaggi:

  • Stretto contatto nel posto in cui si è e con le persone del luogo, più che in una vacanza.
  • Libertà di spostamento e orario, se non si fa a bordo un lavoro legato ad orari altrui.
  • Possibilità di fermarsi o spostarsi, di improvvisare.
  • Possibilità, ma non sempre, di svegliarsi al mattino in posti meravigliosi.

Reali svantaggi:

  • In primis le utenze limitate: serbatoio dell’acqua limitato a bordo, elettricità per la quale può non bastare il panello solare ma serve spostare il mezzo, un’area di servizi per scaricare il wc (nel nostro caso ogni 3 giorni circa).
  • Molti luoghi ora vietano la sosta libera, con sbarre che limitano l’altezza o multe salate.
  • Nel nostro caso, essendo davvero nomadi quasi quotidianamente, stiamo trovando difficoltà a creare legami solidi che vadano oltre alla semplice conoscenza per strada: abbiamo incontrato altri camperesti ma tutti con ritmi diversi dai nostri per ora, tranne una coppia di tedeschi con cui finalmente abbiamo condiviso più momenti insieme.
  • Non tutti i posti rispecchiano la realtà mostrata sui social: a volte ci è successo di avere da un lato una spiaggia bellissima e alle spalle una discarica. Attenzione a cosa viene mostrato!
  • Se non si rimane stanziali in un luogo, cercare un posto in cui dormire può essere snervante.
  • Quando piove lo spazio si fa davvero piccolo a bordo.

Insomma, è uno stile di vita per il quale serve consapevolezza se non lo si vuole odiare».

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Ci sono stati momenti o posti in cui avete avuto paura? E in generale com’è l’accoglienza della gente locale nei vostri confronti?

«Abbiamo avuto paura un’unica volta, ma legata al meteo: pioveva molto forte, il vento muoveva il mezzo e ci siamo spostati in fretta, di notte, in città cercando un luogo più riparato. Sul piano personale l’accoglienza nei nostri confronti è sempre stata splendida: in molti ci sorridono, alcuni ci chiedono di poter accarezzare i nostri animali o scattare loro fotografie. Altri ancora si fermano per conoscere la nostra storia. È bello, tutto ciò per noi è davvero arricchente. Ne abbiamo creato anche una rubrica che viene trasmessa su Radio Bau. Molte volte abbiamo avuto conferma di essere davvero “figli del mondo”».

Proprio come voi, sempre più persone cercano stili di vita alternativi, sopratutto negli ultimi anni. Secondo voi perché avviene questo fenomeno?

«La vita stanziale a volte può essere opprimente. Crediamo sia legato a un cambiamento generazionale, in cui non si pensa più a lavorare per acquistare beni materiali e aspettare la pensione per “godersi la vita”, bensì lavorare il giusto per godersi l’attimo presente. Se penso a mio nonno, lui ad esempio non aveva mai visto il mare e non avrebbe mai lasciato il nostro paesino ai piedi delle montagne. Io invece, come ho messo piede in un paese straniero, ho capito che volevo respirare l’aria di ogni luogo! Ma ho avuto la possibilità di farlo, lui no. Quando si realizza di aver a disposizione tempo limitato, per alcuni può aver un senso pensare di volerlo sfruttare per vivere in più luoghi del mondo. Non lo definiremmo stile di vita alternativo, ma stile di vita personale. E ben venga che non siamo tutti uguali, è ciò che rende l’essere umano interessante. Oltre a ciò, come dicevamo prima, l’incertezza del domani può incidere sul voler intraprendere una scelta del genere».

Siete partiti per tornare o avete deciso che la vostra vita sarà sempre così?

«Siamo partiti senza aspettative, teniamo il cuore aperto a ogni occasione e, ora come ora, la risposta è che ci piacerebbe vivere così a lungo. Ci metteremo tutto il nostro impegno e capacità per far sì che ciò accada, per non avere rimpianti. Ci dispiace sapere di non poterlo fare in ogni angolo del mondo. Ci sono paesi che vorremmo visitare e nei quali sappiamo di non poter entrare, non solo per via di guerre in atto ma anche perché non ovunque sono accettati gli animali. Nel 2022 esistono ancora tantissime barriere. Sappiamo di essere molto fortunati a poter vivere questo stile di vita, e ci rattrista sapere che in questo mondo non c’è serenità ovunque, che valgono di più gli interessi economici che la vita delle persone. Noi ci sforziamo di portare sorrisi ovunque andiamo, proviamo almeno a metterci d’impegno per avvicinarci come essere umani».

In che modo è cambiata la vostra vita, e come siete cambiati voi, da quando avete deciso di lasciare tutto e vivere a bordo di un van in giro per l’Europa?

«Sicuramente ci ha permesso di metterci in gioco all’ennesima potenza e superare molte barriere mentali. È tutto nuovo per noi: sia la vita a bordo che le lingue dei paesi in cui arriviamo, i modi di vivere, i cibi che troviamo, la geografia del posto, i lavori in cui ci stiamo reinventando. Per il resto già a casa vivevamo con poco, a bordo ancora con meno. Ma le emozioni che collezioniamo per noi hanno molto più valore dei beni materiali».

Prossime destinazioni e progetti futuri?

«Per il momento costeggeremo il Portogallo per poi rientrare in Spagna. Ci piacerebbe anche andare in Marocco. Mese dopo mese controlliamo il budget raggiunto dei nostri risparmi, quindi a fine anno tireremo le somme e capiremo come e dove continuare il nostro road trip. Forse al momento, anche per la sicurezza dei nostri animali, rimarremo in Europa».

Per contattare Sara e Paolo ecco i loro recapiti:

Sito web: https://vandipety.it/

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