Ricomincio da Londra: Paola Rimini

 

Dopo aver perso il lavoro in Italia alla soglia dei 50 anni, non si è persa d’animo e ha cambiato completamente la sua vita, prendendo un volo di sola andata per Londra, dove ha iniziato a lavorare come life coach, aiutando tutti gli italiani che, trasferitisi nella capitale inglese, hanno iniziato a riscontrare numerose difficoltà. Paola, però, è un vero e proprio vulcano di idee, tanti infatti sono i suoi progetti: “attualmente sto realizzando un sito fuori dall’ordinario per i turisti che vogliono scoprire Londra. Poi voglio aprirne un secondo per aiutare chi vuol venire a vivere e lavorare a Londra. Nel tempo libero mi dedico anche alla fotografia”.

Paola, quando e per quale motivo hai deciso di trasferirti a Londra? E per quale motivo hai scelto proprio Londra?

Mi sono trasferita a Londra nell’ottobre 2013 dopo mesi passati a cercare, senza successo alcuno, un nuovo lavoro in Italia. Ero una segretaria di direzione sino al 2012, quando inaspettatamente la società per la quale lavoravo ha deciso di chiudere la sede di Milano. Single, potevo/dovevo solo contare sul mio stipendio, ma nonostante potessi vantare anche altre esperienze, maturate in altri ruoli ed aziende, nonostante la mia tenacia, la voglia di rimettermi in gioco, l’adattabilità a ripartire con uno stipendio da stagista, nessuno in Italia è stato disposto a darmi una possibilità. Venivo giudicata sulla base della mia data di nascita riportata sul CV (per altro illegale in UK) e non per le mie competenze. Quindi per rispondere alla tua domanda mi sono trasferita perché dovevo trovare un lavoro e dimostrare che avevo ancora molto da dare. Perchè Londra? Perchè è una città vibrante, piena di stimoli e di energia, un luogo dove se vuoi costruire qualcosa hai le opportunità per farlo.

paola rimini londra

Lasciare tutto a 48 anni e partire. Cosa ha significato per te e per chi ti stava intorno?

Non è stato facile, quando hai una stabilità emotiva, economica ed amicale e ti accorgi che per uno scherzo del destino tutto questo si ribalta non è cosa da poco cercare di ritrovare la propria strada, soprattutto se non hai più 20anni. Mi è costato in termini emotivi perchè ho lasciato amici, familiari, luoghi in cui mi sentivo a casa, ma alla fine ogni volta che usciamo dalla nostra zona di comfort, scopriamo in noi risorse e forze che non pensiamo di avere. Essere resiliente è ciò che mi ha permesso di non mollare nei momenti di difficoltà.

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Quali sono state le difficoltà che hai dovuto affrontare prima di ritrovare il tuo equilibrio nella capitale inglese?

Sono state diverse. Sono giunta a Londra in un momento in cui, come me, molti altri expats giungevano in questa città da ogni angolo d’Europa e non solo. Ho trovato una città dura e aspra e, per certi versi, razzista forse perchà “provata” dal grande flusso di noi extra UK, ho faticato a trovare un lavoro d’ufficio perchè la concorrenza era ed è molto alta, ed inevitabilmente tra me ed una madrelingua inglese la scelta cadeva sempre su una persona nata e cresciuta qui. Il costo degli affitti è un altro grosso problema, se a Milano lavorando come segretaria potevo permettermi un mio appartamento, qui nonostante il mio stipendio sia buono, non posso permettermi un “flat” solo per me, se non in estrema periferia. Casa e costi dei mezzi pubblici sono due voci non indifferenti a Londra, ma bisogna imparare ad essere flessibili ed adattarsi. Dopo quasi tre anni sto ricostruendo una rete amicale, ma non è facile. La naturale empatia che noi italiani abbiamo e che ci permette di entrare facilmente in contatto anche con chi incontriamo per la prima volta qui proprio manca. La mia impressione è che vi sia sempre molta formalità e distacco, Londra pur pullulando di gente è piena di persone molto sole.

Hai qualche rimpianto?

Non essermene andata dall’Italia anni prima.

Cosa ti ha dato Londra che l’Italia ti ha negato?

Una grande cosa: la mia dignità. In Italia l’avevo persa perchè quando non hai più una fonte di sostentamento economico perdi la libertà e con essa anche la dignità, perche’ senza soldi (e non parlo di essere ricchi) anche le spese primarie diventano difficili da sostenere e questo, inevitabilmente, ci umilia come esseri umani.

Ora aiuti anche altri italiani espatriati a Londra e non solo. In che modo cerchi di supportarli?

Sono una coach certificata e questo, assieme all’esperienza in prima persona come expat, mi permette di conoscere e capire le difficoltà che chi cambia Paese, soprattutto se lo fa in solitaria, deve affrontare. Scoraggiamento, frustrazione e paura di non farcela sono emozioni che toccano quasi tutti quelli che devono affrontare un cambiamento così importante. Come coach aiuto le persone a ritrovare chiarezza, accompagnandole nel cambiamento, nel superamento delle difficoltà e nella realizzazione del proprio obiettivo. Credo fortemente nel potenziale di ogni essere umano e nelle risorse che ognuno possiede, attraverso le tecniche acquisite, aiuto gli expats a scoprire il meglio di se stessi, a consolidare le loro potenzialità e i loro talenti, doni che a volte, presi dalla preoccupazione e dallo stress, dimenticano di avere. Di solito sono sufficienti 5 o 6 incontri, ogni volta è il cliente a scegliere l’argomento di cui parlare e come coach lascio piena autonomia e responsabilità, il mio compito è quello di portarlo a scoprire soluzioni e strategie che emergeranno da se stesso, attraverso la nostra interrelazione. Il coach non è un terapeuta, un mentore o uno psicologo, ma un accompagnatore (preparato) che crea una partnership con il proprio cliente. Si lavora partendo sempre da dove si trova il cliente oggi e, di comune accordo, si definisce ciò che è disposto a fare per raggiungere il suo obiettivo.

Sono molti gli italiani che ti si rivolgono?

Mi sto facendo conoscere nella comunità degli italiani qui a Londra e non solo. Sono partita in sordina e ho notato una certa reticenza, come se richiedere un supporto fosse qualcosa di cui vergognarsi, nulla di più errato. Ora attraverso il passaparola e grazie al fatto che il primo incontro è gratuito, la diffidenza è diminuita.

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Cosa non bisogna mai sottovalutare in un trasferimento come il tuo?

Sicuramente la lingua. Padroneggiarla permette di cogliere più opportunità e di essere autonomi. In secondo luogo bisogna mettere in preventivo che ci si dovrà necessariamente adattare a diverse situazioni a noi estranee e una buona capacità di adattamento è necessaria.

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C’è qualcosa che rimproveri all’Italia?

Molte cose. In primis il fatto che è affossata da una burocrazia e un clientelismo fantozziano, è un Paese dove l’iniziativa del singolo non solo non viene incentivata, ma spesso viene soffocata da lungaggini ed ostacoli assurdi che portano a rinunciare a progetti che potrebbero creare nuovi posti di lavoro o a valorizzare il territorio. Non è un caso che molte start-up italiane abbiano visto la luce all’estero. Siamo un Paese ricco di gente che ha grande professionalità, preparata, creativa e con grande voglia di fare, ma tutto questo sembra poter essere riconosciuto solo all’estero, soprattutto dopo i 40 anni, ed è davvero triste vedere che nella terra dove sei nata, hai studiato e lavorato per anni, ad un certo punto se perdi il posto di lavoro, diventi inesistente e da un potenziale datore di lavoro sei considerata solo come un costo e non come una risorsa, la cui esperienza potrebbe diventare un valore aggiunto. Questo è un patrimonio che l’Italia sta perdendo e lo si capisce perchè all’estero gli italiani sanno fare la differenza. Dall’estero si ha una maggiore lucidità nel vedere le magagne del nostro bel Paese e ciò che mi ferisce di più è vedere come l’Italia, con un patrimonio culturale, storico, artistico ed enogastronomico unico al mondo, sia incapace di valorizzare tutto il suo potenziale. Devo dire che ho sempre ammirato la capacità che gli inglesi hanno di valorizzare qualsiasi reperto storico, possono aver trovato una singola pietra, ma sono incredibili nel creare tutto un indotto attorno a questa scoperta, creando posti di lavoro e turismo. A volte mi dico:”Pensa se questa capacità inglese fosse applicata a tutte le incredibili opere che abbiamo in Italia. Quanti posti di lavoro potremmo creare!”

Quali sono i tuoi progetti futuri? I sogni che desideri ancora realizzare?

Credo fortemente che ogni giorno si possa imparare qualcosa di nuovo, indipendentemente da dove si viva, basta essere curiosi. Sicuramente vivere a Londra, che è una città in continuo fermento e piena di iniziative stimola chi, come me, desidera acquisire sempre nuove competenze. Ho molti progetti e sogni, attualmente sto realizzando un sito fuori dall’ordinario per i turisti che vogliono scoprire Londra. Poi voglio aprirne un secondo per aiutare chi vuol venire a vivere e lavorare a Londra. Nel tempo libero mi dedico anche alla fotografia e sto lavorando a due mostre, entrambe con un tema che faccia riflettere l’osservatore. Proseguire nella mia attività di life coach, trasformandola in una attività a tempo pieno, rimane il primo progetto.

Mail di contatto: coachforexpat@gmail.com

A cura di Nicole Cascione