Due ragazzi in cerca di avventura, con tanti sogni nel cassetto e finalmente la possibilità di concretizzare il più importante. Silvia e Stefano, rispettivamente 26 e 25 anni, hanno le idee chiare e un grande progetto: lasciare il loro lavoro a tempo indeterminato e partire per la Patagonia. A unirli la passione per l’alpinismo e le scalate. Una passione così forte che hanno deciso di trasformarla nella loro vita da godere 365 giorni l’anno, non soltanto nei week-end o nelle ferie rubate a lavoro. «Vogliamo uscire dal guscio della quotidianità – raccontano – e dalle false sicurezze di uno stile di vita imposto dalla società, che noi sentiamo stretto».

E così tra poche settimane i due giovani, dopo aver dato le dimissioni dai loro contratti a tempo indeterminato, lasceranno Padova e partiranno alla scoperta della Terra del Fuoco per intraprende il loro “Ruta de los sueños”, il percorso dei sogni, così come lo hanno ribattezzato. Il viaggio inizierà da nord per poi scendere man mano verso sud, con il solo imperativo di arrampicare e fare alpinismo. Tante le tappe di questo viaggio dei sogni. La prima è la regione di Mendoza per scalare presso Los Arenales, la seconda tappa sarà Chubut, in particolare Piedra Parada, famoso spot di arrampicata sportiva reso celebre dal Petzl RocTrip 2012. E ancora Bariloche ed El Chalten dove rimarranno fino a gennaio, aspettando speranzosi la “ventana di bel tempo” e scalare così nella zona del Fitz-Roy e Cerro Torre. Il cuore del viaggio è proprio qui. «Finalmente – dicono – le nostre mani potranno toccare le montagne che finora hanno fatto da sfondo non solo ai PC di lavoro ma a tanti nostri sogni». Li abbiamo contattati prima della partenza ed ecco cosa ci hanno raccontato.

silvia e stefano patagonia

Come vi siete conosciuti e come è nata l’idea di questo viaggio?

Silvia: «Ci siamo conosciuti in palestra d’arrampicata a Padova, andavamo ad allenarci, ognuno per i fatti suoi. Siamo stati diverse volte anche fuori, in ambiente, con un gruppo di ragazzi della palestra. Da qui un interesse e un’intesa particolare ci ha spinto a muoverci per i fatti nostri, con nuovi orizzonti. A essere sinceri, l’idea del viaggio nasce un po’ come una fuga. Sognavamo entrambi la Patagonia, senza avere l’occasione e le persone giuste per partire. Ci siamo trovati e così, fra vari ostacoli abbiamo deciso di partire per vivere quel che vogliamo serenamente, senza “pesi” esterni».

Stefano: «Alle 4 di mattina in pieno inverno in un parcheggio buio, non molto romantico vero? Avevamo un amico in comune che si trovava sulle Dolomiti per quel week-end e che entrambi, senza saperlo, avevamo contattato per una gita di scialpinismo. Lui ci aveva suggerito di salire insieme in modo da dividere le spese di viaggio, così ci ritrovammo a goderci prima il classico viaggio all’alba in direzione Dolomiti che ogni buon alpinista padovano conosce bene, e poi una fantastica giornata con gli sci. La passione per l’arrampicata ci ha poi permesso di incontrarci sempre più spesso all’interno della sala di arrampicata indoor di Padova e in occasione dei week-end e dei viaggi con amici nei principali spot arrampicatori italiani e europei. A fine maggio parlando con Silvia ci siamo resi conto di non essere accumunati soltanto dalla passione per l’alpinismo ma anche dalla voglia di esplorare la Terra del Fuoco e allora, quale modo migliore se non fondere tutto in un unico progetto?».

Insomma a unirvi la passione per l’alpinismo e la montagna tanto da decidere di mollare tutto e partire. Perché proprio la Patagonia?

Silvia: «In Patagonia svettano cime di granito pazzesche, immerse in paesaggi incontaminati. Sogno l’isolamento di questi luoghi, dove salgono numerose linee di arrampicata, tra roccia e neve che il sole d’alta quota accende di colori carichi. Inoltre, mi piace molto il Sud America. Mi piace lo spirito che deriva dalla sua multiculturalità, lo percepisco più tranquillo, più aperto, più libero».

Stefano: «La Patagonia è un luogo senza eguali, ci sono pareti di 1500 metri che svettano verso il cielo, enormi obelischi di granito che si innalzano dai ghiacciai, si passa dall’arrampicata su ghiaccio con ramponi e piccozze su pericolosi funghi di ghiaccio all’arrampicata a mani nude su granito rosso fuoco. Il meteo può cambiare radicalmente da un momento all’altro, le tempeste salgono dall’Oceano Pacifico e investono le montagne con estrema violenza, insomma, c’è da divertirsi!».

Una scelta non facile, e forse per molti incomprensibile. In fondo, rispetto a molti altri giovani italiani in qualche modo siete dei privilegiati avendo un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Silvia lavori attualmente in un’agenzia di viaggi, anche se in un breve futuro vorresti specializzarti nell’organizzazione e accompagnamento di viaggi di carattere alpinistico. Stefano, invece, da 6 anni sei layout engineer in un centro di ricerca e sviluppo di microelettronica. Perché lasciare la propria casa, gli amici, e la sicurezza di un lavoro per quest’avventura? Cosa vi spinge?

Silvia: «Personalmente, la vita ferma nella realtà sicura che deriva da un lavoro continuativo e una casa accogliente, non mi appartiene ancora. Mi lascia un senso d’irrequietezza più che il contrario. Nel senso. Calzerebbe meglio la domanda rovesciata: “Cosa ti ha trattenuto nel contesto sicuro di quest’ultimo periodo?”! Sono giovane, ho energia e voglia di riempirmi di esperienze diverse. Mi piace viaggiare e mi piace l’alpinismo: per una serie di coincidenze mi sono trovata nelle condizioni di poter abbracciare le mie due passioni e non ci ho pensato un minuto di più. In due poi l’entusiasmo e le forze raddoppiano, quindi non ci sono timori di lasciare il lavoro che non mi piace per tuffarmi in questa nuova avventura».

Stefano: « Ho iniziato a lavorare a 19 anni subito dopo il diploma, il primo anno è trascorso in fretta e senza troppe preoccupazioni, con il passare del tempo però, tra una tipologia di contratto lavorativo e un’altra, ho iniziato a nutrire una sorta di malessere, come se stessi dando la mia vita per scontata e intanto le lancette dell’orologio continuavano a girare, sempre più veloci. Molte domande a cui non riuscivo a darmi risposta cominciavano a farsi spazio nella mia testa, una in particolare su tutte: “Voglio veramente passare il resto della mia vita seduto davanti a un computer a lamentarmi di quanto ingiusta sia la vita? Così mi sono detto: “Fare alpinismo è veramente quello che ti rende felice? Allora fallo! Fregatene di chi dice di volerti fare del bene e invece vuole solo spezzarti le ali, smettila di restare in equilibrio in quel piedistallo di false di false sicurezza, scendi e distruggilo!”. Così, forte delle mie decisioni ho iniziato a coltivare questo progetto, ho incominciato ad allenarmi, ho eliminato molte delle cose che prima pensavo essenziali, l’aperitivo con gli amici, la macchina sportiva ecc. dedicando anima e corpo alla montagna. Tante volte mi sono chiesto: “ma se tutto questo non dovesse andare come progettato? Se dovessi fallire?”. Non importa, almeno saprò di averci provato e non potrò mai avere nessun tipo di rimpianto».

Avete chiamato il vostro progetto “Ruta de los sueños”, il percorso dei sogni. Perché questo nome?

Silvia: «Perché attraverso questo viaggio vogliamo esplorare dei luoghi che da tempo sogniamo e dove al tempo stesso speriamo anche di sviluppare nuovi sogni. Che ci ispirino nuovi progetti».

Stefano: «Molte volte nella vita ci si trova davanti a un bivio, dobbiamo scegliere, da una parte la prospettiva di una vita preconfezionata fatta con lo stampino, dall’altra invece la strada che porta alla realizzazione dei propri sogni, tortuosa, in salita e nella quale il futuro è incerto e poco chiaro, noi abbiamo deciso di percorrere quest’ultima, appunto, Ruta de los sueños».

Parlateci un po’ del viaggio. Quando partirete e in cosa consisterà?

Silvia: «Il viaggio parte a Buenos Aires, ma non essendo, né Stefano né io, amanti delle città, puntiamo subito a raggiungere la prima meta del nostro progetto d’arrampicata: la provincia di Mendoza. Da qui poi, vorremmo toccare le località di Piedra Parada e di Frey (a seconda delle condizioni climatiche), per spostarci poi al sud, col sopraggiungere dell’estate australe (necessaria per compiere le ascese che sogniamo) presso il massiccio montuoso del Fitz Roy e delle Torres del Paine. Vogliamo arrampicare, toccando rocce diverse, vedendo ambienti nuovi e incrociando compagni di viaggio, i più disparati. Aperti alle mille possibilità che l’esperienza ci può offrire, partiamo con un’idea più o meno precisa ma siamo pronti a seguire consigli e porte che quest’avventura ci svelerà».

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Stefano: «Io partirò il 9 ottobre, Silvia il 10, unico modo per risparmiare nei biglietti aerei. Una volta ricongiunti a Buenos Aires ci dirigeremo a Mendoza passando poi per Piedra Parada e il massiccio di Frey spostandoci man mano verso sud in modo da trovarci a El Chalten per l’arrivo dell’estate australe e permetterci cosi di scalare nel massicio del Fitz Roy. Questo è un po’ il piano generale, sarà tutto dettato però dalle condizioni climatiche e dagli incontri e esperienze che ci si porranno davanti durante questa avventura».

patagonia

Come vi state preparando ad affrontare un’impresa del genere?

Silvia: «Ci stiamo allenando fisicamente, mattina e sera “a secco” (rispettivamente prima e dopo le nostre ore d’ufficio!) e poi il fine settimana su in montagna. Stiamo inoltre provvedendo a organizzare diversi aspetti logistici grazie a consigli di conoscenti vari e informazioni in rete. Infine stiamo cercando la numerosa attrezzatura di cui abbiamo bisogno».

Stefano: «Un famoso guru dell’arrampicata sportiva un giorno disse: “il miglior allenamento per l’arrampicata è l’arrampicata stessa”, quindi stiamo semplicemente facendo quello che abbiamo sempre fatto non appena si presenta un po’ di tempo libero, scappare in montagna a scalare. Il tutto condito da lunghe sessioni di corsa all’alba e allenamenti serali per allenare la forza di braccia e dita».

Tra i sogni anche quello di raccontare la vostra esperienza. Un racconto che si concretizzerà nella scrittura di un resoconto del viaggio, da pubblicare su siti diversi; nella preparazione di un video; nell’intrattenimento di una serata presso Libreria Pangea di Padova; nelle gestione di un blog. Ma il viaggio sarà molto costoso, soprattutto a causa dell’attrezzatura in gran parte ancora da integrare. In che modo i lettori e le persone possono dare il loro sostegno?

Silvia: «Innanzitutto credo che la gente debba darci fiducia e incoraggiarci perché il progetto muove dalla grinta e dalla passione che Stefano e io mettiamo insieme. In concreto, vivere questa esperienza ha sicuramente un onere economico per quanto riguarda i materiali di cui abbiamo bisogno, biglietti aerei, trasporti e vita una volta in loco quando non ci sarà più lo stipendio mensile a supportarci. Abbiamo contattato numerose ditte che producono materiale alpinistico, alla ricerca di un cosiddetto sponsor. Inoltre, abbiamo creato una piattaforma online dove chiunque voglia supportare economicamente la nostra iniziativa può versare un contributo a suo piacimento. Qui il link dove cui si possono leggere numerosi altri dettagli sul viaggio e sulle nostre vite».

Stefano: «Dopo le mie dimissioni la voce ha iniziato a circolare tra colleghi, amici e parenti, sono arrivate le prime telefonate e i primi messaggi di persone entusiaste e felici che incoraggiano me e questo progetto, tutto questo affetto mi dà la forza e la grinta per continuare, in poche parole: mi gasa! Purtroppo però non si può vivere di sole pacche sulle spalle, l’attrezzatura alpinistica è molta e costosa, per questo siamo alla costante ricerca di negozianti o case produttrici di materiale per l’outdoor che vogliano sostenerci visti gli ingenti costi per procurarci il materiale mancante. Abbiamo inoltre creato un progetto di crowfounding dove chi vorrà potrà aiutarci, anche con un piccolo contributo, a far fronte alle spese economiche».

viaggio in patagonia

La speranza è che questa vostra passione possa trasformarsi in una vera e propria professione. In che modo?

Silvia: «Sono laureata in economia del turismo e mi piacerebbe rimanere nel settore, vendendo un prodotto turistico di carattere sportivo e attento alla sostenibilità dell’ambiente in cui si svolge. Le possibilità sono diverse: potrebbe essere un’agenzia viaggi specializzata in questo prodotto; potrebbe essere un APT (Agenzia di Promozione del Turismo) di ambiente montano; potrebbe essere l’accompagnatrice di viaggi (sempre di tipo alpinistico) con destinazione Sud America».

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Stefano: «A maggio 2016 ho superato le selezioni per accedere al corso di formazione per Aspirante Guida Alpina, il quale una volta concluso mi permetterà di lavorare nel miglior ufficio del mondo, le montagne».

Al termine del vostro percorso, rientrerete in Italia?

Silvia: «L’idea di partire mi emoziona e al tempo stesso mi rasserena perché so che prima o poi arriverà anche il momento di tornare. Ho comprato un biglietto di sola andata ma non perché non voglia più rientrare in Italia, Paese che apprezzo, semplicemente per avere l’opportunità di godere appieno di tutto quello che scoprirò, senza che lo scorrere del tempo e il fatto di avere una città specifica da cui riprendere l’aereo condizionino i miei spostamenti».

Stefano: «Si, mi sarebbe piaciuto molto rimanere fino al termine dell’estate australe ma come detto precedentemente devo iniziare il corso per Aspirante Guida Alpina che mi terrà impegnato per i prossimi due anni».

stefano e silvia in patagonia

Progetti per il futuro?

Silvia: «Ora come ora, ho un’immagine del futuro post Sud America, ma premetto che tanti saranno gli stimoli e le idee che mi attraverseranno nei prossimi mesi, quindi non ho nessuna garanzia di arrivare a disegnare veramente questo primo scenario. Ad ogni modo, al rientro dal viaggio mi piacerebbe sfruttare le conoscenze acquisite sul continente sud americano congiuntamente alla passione per l’alpinismo. È un progetto che necessita di tempo, risorse e conoscenze prima di svilupparsi concretamente. Pertanto, nel frattempo, facendo leva sulla mia capacità di adattamento e sul gusto per uno stile di vita semplice, un primo futuro lo spero con Stefano accanto in una qualche località montana con un lavoro non a tempo pieno che mi permetta di coltivare la nostra passione».

Stefano: «Progetti e sogni ne ho veramente tanti, se dovessi riassumerli tutti in una frase: riuscire a diventare Guida Alpina e continuare a fare alpinismo, viaggiando in lungo e in largo, scoprendo nuovi luoghi e nuove culture. Tutto questo mi arricchisce e mi rende felice. Non potrei chiedere di meglio».

Per seguire le avventure di Stefano e Silvia in Patagonia potete collegarvi al blog: www.stefano-ragazzo.com.

Per sostenerli nel loro progetto questo il link www.produzionidalbasso.com/project/ruta-de-los-suenos-un-viagggio-alla-scoperta-dellalpinismo-e-le-radici-della-patagonia/

Per scrivergli, invece, questo è il loro indirizzo mail: ragazzo.stefano@gmail.com

La loro pagina Facebook: www.facebook.com/stefano.a.ragazzoRutadelossuenos

A cura di Enza Petruzziello