Donne che viaggiano da sole: Loredana Cinelli

A cura di Enza Petruzziello

 

«Il viaggio per me significa vita proprio perché è il  cambiamento di cui ho bisogno per essere felice». Ne è convinta Loredana Cinelli, 34enne di Torino, che dopo aver messo in discussione la sua vita, come spesso succede quando ogni cosa sembra crollarti addosso, decide di dedicarsi a se stessa e a ciò che la rende veramente felice: viaggiare.

Ed è in viaggio che Loredana finalmente trova la sua dimensione e la sua felicità, il suo modo di appartenere al mondo e sentirsi libera. È il 2011 quando per la prima volta, a soli 28 anni, decide di girare il mondo da sola, l’esperienza più bella della sua vita.

Da allora non si è mai fermata. Ha vissuto alle isole Canarie, in Grecia, in Repubblica Dominicana, in Perù, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti, di culture e mondi nuovi da scoprire.

Una passione quella per i viaggi che l’accompagna fin da bambina, prima in Italia che ha visitato in lungo e largo con i suoi genitori, e poi durante il liceo grazie alle prime gite all’estero, principalmente in Europa.

I suoi studi delle lingue straniere la portano inoltre a vivere lunghi periodi fuori, soprattutto in Germania, prima a Passau in Baviera e poi a Mannheim per l’Erasmus e a Francoforte. «Sono state esperienze molto formative sia per la conoscenza delle lingue, soprattutto del tedesco, sia a livello di crescita  personale», ci racconta.

Donne che viaggiano da sole: Loredana Cinelli

Quando e perché a un certo punto hai deciso di lasciare tutto e partire?

«Dopo la laurea ho iniziato a lavorare in alcune aziende meccaniche a Torino dove mi occupavo di gestire i contatti con l’estero, in particolare con la Germania.

A livello personale sono stati anni molto difficili perché dopo aver perso mio padre per un cancro anche mia mamma si è ammalata. Mi dividevo quindi tra il lavoro, sempre comunque precario con contratti a termine, e l’assistenza a mia mamma. Poco tempo dopo anche mia mamma è venuta a mancare e lì nel dolore della perdita, mentre metabolizzavo il mio lutto, riflettevo sulla mia vita, su quello che avevo passato e quello che desideravo per me.

È scattato il click, la voglia di reagire al dolore, di riprendere in mano la vita, la mia, che per tanto tempo era rimasta sacrificata alla sofferenza e a lavori che non mi appagavano realmente. Quindi all’ennesima scadenza di contratto ho deciso che era il momento giusto per realizzare il mio sogno: un lungo viaggio intorno al mondo. Un’esperienza tutta mia, un tempo solo per me. Non era un viaggio per ritrovare me stessa o per riflettere, no, era semplicemente un sogno da realizzare, un viaggio per conoscere, per scoprire, per incontrare, per confrontarmi, per crescere, per vedere il mondo con i miei occhi.»

Sei partita a soli 28 anni, facendo il giro del mondo da sola. Raccontaci come è iniziata la tua avventura.

«Ho iniziato a programmare il viaggio secondo i posti che volevo vedere nel mondo. Il mio sogno da sempre era quello di trascorrere un Natale in Argentina, dove vivono alcuni miei parenti, e visitare una terra lontana come l’Australia.

Quindi queste sarebbero state le mie mete principali e in mezzo ho scelto le altre tappe in base alla stagione, ai collegamenti aerei e agli amici sparsi per il mondo che mi sarebbe piaciuto rincontrare. Dopo tanto navigare su siti di compagnie aeree, che ti permettono di pianificare online l’itinerario, ho scelto le mie tappe: New York, Costa Rica, Miami, Argentina, Cile, Nuova Zelanda, Australia, Singapore e Thailandia (la nostra guida per trasferirsi a vivere e lavorare in Thailandia). Per un totale di sei mesi».

Una scelta, la tua, non facile da comprendere. C’è stato qualcuno che ha cercato di dissuaderti e al contrario chi ti ha appoggiato?

«In realtà nessuno ha cercato di dissuadermi, né i miei famigliari né i miei amici. Sicuramente erano tutti un po’ preoccupati per me, per quella che è sembrata ai loro occhi un’impresa di coraggio: una ragazza da sola in giro per il mondo. Chi mi è vicino conosce bene la mia determinazione e sa che se ho un obiettivo o un sogno faccio di tutto per realizzarlo. Proprio per questo ho trovato il loro completo appoggio, mi sono stati vicini durante la fase di preparazione al viaggio, mi hanno sostenuto e incoraggiato e sicuramente sono stati la forza in più che mi ha fatto intraprendere quest’avventura».

Come ti muovevi? Penso ai mezzi di trasporto.

«Penso di aver preso tutti i mezzi di trasporto immaginabili durante i 6 mesi di viaggio. Per i trasferimenti da un Paese all’altro volavo in aereo. Ho acquistato un biglietto round the world emesso dalle alleanze delle principali compagnie aeree che è possibile personalizzare (scali, itinerari, cadenza dei viaggi) seguendo alcune regole come il numero di tappe massime, la direzione dei voli, il numero di miglia.  All’interno di ogni Paese utilizzavo invece principalmente mezzi pubblici come autobus, treni ma anche barche, traghetti, moto-taxi. In Patagonia ho viaggiato per 28 ore su un autobus perché avevano sospeso tutti i voli per l’eruzione di un vulcano e in Thailandia ho viaggiato in una tipica cuccetta di un treno che aveva un orario di partenza indicativo e quello di arrivo incerto. L’unica cosa che non ho mai fatto è viaggiare in autostop, un po’ per questione di sicurezza un po’ perché non ne ho mai avuto necessità avendo sempre a disposizione i mezzi pubblici».

Dal punto di vista economico come sei riuscita a mantenerti girando il mondo?

«Avevo dei risparmi da parte, accumulati durante i lavori svolti e avevo preso un po’ di liquidazione dall’ultima esperienza. Non ho mai lavorato durante il viaggio perché questo avrebbe comportato di fermarmi molto più a lungo nei posti e io avevo delle date di voli da rispettare essendo partita con un biglietto round the world, che mi ha comunque permesso di risparmiare molto. Sicuramente ho cercato di essere il più parsimoniosa possibile, dormendo sempre in ostelli con camera condivisa, mangiando principalmente street food e muovendomi autonomamente con mezzi pubblici. Cercavo di risparmiare dove potevo senza concedermi troppi lussi. Economicamente fare un giro del mondo come il mio non è così inarrivabile come molti pensano, sicuramente non è più caro che comprarsi una piccola utilitaria, quindi, con qualche risparmio da parte, penso sia solo una questione di priorità».

Una volta rientrata in Italia che cosa è successo?

«Al rientro dal viaggio non avevo ben chiaro cosa fare ma avevo molto chiaro cosa non volevo. Non mi è mai piaciuta la routine, l’abitudine – come può essere la vita da ufficio- e il viaggio mi aveva insegnato a vivere ogni giorno come una scoperta, una novità ed è quello che avrei continuato a fare.

Ho iniziato quindi a lavorare nel turismo, prima in ambito alberghiero e poi come assistente turistica per un importante tour operator. Questo lavoro mi permette di vivere viaggiando, di scoprire posti nuovi, di viverli non da turista ma da locale, avendo il tempo di entrare in contatto con le persone del luogo, la cultura, la lingua le tradizioni. Ho lavorato e vissuto alle isole Canarie, in Grecia, in Repubblica Dominicana.

È un lavoro certamente stagionale e instabile ma tra una stagione e l’altra ho sempre trovato altri lavoretti a Torino, che comunque rimane la mia casa e la mia base, e ho approfittato per viaggiare, da sola o in compagnia, zaino in spalla e all’avventura come piace a me. L’estate scorsa ho avuto l’opportunità di poter lavorare all’organizzazione di un evento in Perù e terminato il lavoro sono rimasta 2 mesi a viaggiare, a scoprire quel meraviglioso paese».

Donne che viaggiano da sole: Loredana Cinelli

Hai vissuto alle Canarie, in Grecia, in Repubblica Dominicana, in Perù. Che esperienze sono state e che cosa ti ha colpito dei Paesi in cui hai vissuto?

«Sono state tutte esperienze meravigliose sebbene una molto diversa dall’altra. Ogni Paese con una cultura completamente differente, da quella europea delle Canarie a quella caraibica della Repubblica Dominicana e quella Inca del Perù. Ogni Paese in cui ho vissuto è stata una scoperta. Cibo, lingua, costumi, feste, tradizioni, un continuo sguardo su un mondo per me nuovo. L’opportunità di lavorare in questi posti con gente locale mi ha permesso di apprendere molto, di confrontarmi con mentalità differenti, di crescere.

Sono rimasta molto colpita dalla bellezza naturale di ogni luogo in cui ho vissuto, dall’incanto della madre terra e dagli spettacoli che riesce a regalarci, dalle spiagge caraibiche a quelle mediterranee, alle vette andine. Sicuramente ciò che porto nel cuore più di ogni altra cosa sono le persone che ho conosciuto in questi posti, i miei colleghi, che sono poi diventati amici, e tutte le persone locali e non conosciute spesso per caso».

Una donna sola in giro per il mondo. Che cosa significa viaggiare sola?

«Viaggiare da sola significa per me, prima di tutto, libertà. Libertà di muoverti come e dove vuoi, di andare secondo il tuo passo e il tuo gusto, di fermarti quando sei stanca o di cambiare rotta. Viaggiare da sola porta inevitabilmente a confrontarti solo con te stessa, ad avere tanti momenti per riflettere, per pensare, per elaborare le emozioni che vengono dal mondo esterno. É come se fosse un viaggio dentro il viaggio, uno fisico, esterno al corpo, che attraverso gli occhi e quello che vedi porta ad uno interiore, fatto di sensazioni e pensieri.

Viaggiare da sola significa paradossalmente poter scegliere se stare da sola o in compagnia perché chi viaggia solo ha molte più occasioni di incontro con gli altri ed è forse anche più aperto a fare amicizie rispetto a chi viaggia in gruppo. Il fatto di essere una donna sola per me non è mai stato un ostacolo o una paura. È assolutamente vero che una donna sola debba fare più attenzione di un uomo, ma a questo siamo abituate fin da piccole, basta solo un po’ di prudenza».

Hai avuto paura qualche volta? Ti sei mai trovata in situazioni spiacevoli?

«Paura? Può sembrare strano ma no, non ho mai avuto realmente paura se non di qualche animale pericoloso come nel mare o nel deserto australiano o durante alcuni viaggi su autobus sgangherati che correvano a tutta velocità ai bordi di precipizi. Per fortuna non mi sono mai trovata in situazioni spiacevoli, non sono mai stata aggredita o derubata».

Al contrario un episodio che ti è rimasto nel cuore?

«Sono tanti gli episodi che mi sono rimasti nel cuore. Le feste di Natale con i miei parenti in Argentina, le chiacchierate con mia cugina prima di dormire, le lacrime di mia zia alla mia partenza, le notti passate sotto le stelle del deserto australiano, i colori dei tramonti in Costa Rica, l’incontro con i pinguini in Patagonia.

Ma più di tutto conservo nel cuore gli incontri con altri viaggiatori, la condivisione di una cena, di una chiacchierata, di una passeggiata, di un pezzetto del mio viaggio. Ognuno ha qualcosa da dirti, da darti, da consigliarti, qualcosa da condividere con te. Si diventa amici, per un’ora, per un giorno o per sempre».

Qual è dei tanti Paesi in cui hai vissuto quello che ti è piaciuto di più e perché?

«L’Argentina. Ho un legame particolare con questo Paese ed è l’unico posto dove posso dire di essermi sentita realmente a casa, di aver sentito mio. Sicuramente c’è una grande vicinanza culturale con l’Italia, e il fatto di avere dei legami familiari lì mi ha permesso di conoscere a fondo quella realtà. Emotivamente è stata la tappa più significativa del mio viaggio ed è di questo paese che custodisco le sensazioni più forti e i ricordi più belli».

Come è stata l’accoglienza nei tanti Paesi che hai avuto modo di scoprire finora?

«Molto calorosa. Ho sempre trovato qualcuno pronto ad aiutarmi in caso di necessità, ad indicarmi la strada, ad accompagnarmi o ospitarmi.

Dalla grande metropoli come New York, dove se ti vedono con la cartina in mano ti prendono sotto braccio e ti ci accompagnano, al piccolo paesino sulle Ande dove l’accoglienza significa condivisione di quel poco che possiedono.

E poi i sorrisi profondi dei tailandesi, la cortesia degli australiani, la vivacità degli argentini. Ho anche trovato molta curiosità della gente nei miei confronti, il cercare un contatto, voler ascoltare la mia storia».

Sembra proprio che tu non abbia intenzione di fermarti, costantemente in viaggio e alla ricerca di nuovi orizzonti e di culture e nuovi mondi da scoprire. Dove sei diretta adesso?

«In questo momento sono a Torino, a casa, ma tra qualche giorno ripartirò per Lanzarote dove tornerò a lavorare come assistente turistica. E poi finita anche questa esperienza chissà. Sicuramente ho ancora voglia di viaggiare e di scoprire e mi piacerebbe andare in Africa, l’unico continente che non ho ancora toccato».

Come è cambiata la tua vita da quando sei in viaggio?

«In positivo. L’esperienza di questo lungo viaggio intorno al mondo, le sensazioni e le emozioni provate non si possono descrivere. Sicuramente il viaggio mi ha permesso di sviluppare un’attitudine e un’abitudine a confrontarmi con realtà diverse migliorando le mie capacità organizzative e il mio spirito di adattamento.

Ha arricchito profondamente la mio bagaglio di conoscenza rafforzando la mia naturale predisposizione al contatto con gli altri e ho sviluppato una profonda attenzione nei confronti del prossimo, dell’ambiente circostante, del contesto culturale e un’apertura all’incontro e all’ascolto.»

In generale che consigli ti senti di dare a chi come sta pensando di cambiare la sua vita e partire per affrontare una nuova avventura, di vita o professionale?

«Di non rimandare. Citando il grande Goethe: “Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in se genialitàmagia e forza. Comincia ora.”».

Progetti per il futuro?

«Sto aprendo una pagina Instagram e una Facebook, e un mio sito web personale che si chiama Fernweh (dal tedesco: desiderio umano di lasciare le circostanze conosciute della routine ed aprirsi al vasto mondo) dove raccoglierò le mie esperienze di viaggio, descrizioni di luoghi e curiosità, dove i viaggiatori possano prendere spunto, anche con l’intento di aiutare chi volesse intraprendere viaggi in solitaria, soprattutto le donne».

Per contattare Loredana questa è la sua pagina Facebook:

www.facebook.com/Fernweh-1267062326772954/,

mentre questo il suo account Instagram: @fernweh.mundo.

Il suo blog:

https://myroundtheworld.blogspot.com.es/

Potete scriverle una e-mail all’indirizzo:

[email protected]