Dario Barbagallo da 12 anni a Londra

Di Enza Petruzziello

Trentasette anni di Lentini, Dario Barbagallo si trasferisce nella capitale inglese nel 2009. Tra Brexit, gestione della Pandemia e campagna vaccinale: ecco cosa ci ha raccontat.

«In Italia a 30 anni ti dicono che sei vecchio, che non hai esperienza e che sei inutile. A Londra a 30 anni puoi diventare CEO di un’azienda oppure fondare la tua startup». Parola di Dario Barbagallo, trentasettenne originario di Lentini, piccolo paese in provincia di Siracusa in Sicilia, e da 12 anni expat nel Regno Unito.

È il maggio del 2009 quando, come molti suoi coetanei, Dario si trasferisce a Londra. Ha 25 anni e tanta determinazione. Lavora per anni nel mondo dell’Hospitality, ma per colpa del Covid-19 è costretto a mollare tutto. Lo stop dura poco, adesso si occupa di food and drinks per un fornitore di prodotti italiani in UK.

Grande appassionato di Social Media, gestisce il Canale Youtube “DarioUK”. «Ho passato 14 anni da spettatore – scrive Dario – guardando le vite degli altri e video che mi interessavano. Poi, quasi per caso, spinto dalla voglia di dire cosa penso e di raccontare storie, ho deciso di passare dall’altra parte della barricata».

Nel suo canale parla di viaggi, di food, della sua vita da expat in UK dando anche preziosi consigli a chi intende trasferirsi a Londra. Ecco cosa ci ha raccontato.

Dario Barbagallo

La mia Sicilia

Dario, vieni da un piccolo paese della Sicilia, Lentini. Che cosa non ti piaceva al punto da decidere di trasferirti?

«Lentini, nel profondo Sud Italia, è un paese, con tutto il rispetto, che da ragazzino odiavo. Non mi piaceva la mentalità e il modo di fare dei “grandi”, ancora così attaccati alla Guerra (sì, sembrerà strano ma era così), e al fatto che se non avevi le giuste conoscenze difficilmente trovavi lavoro. Credo che anche tutt’ora funzioni in questo modo. Ho studiato Ragioneria ma con i numeri non ci vado d’accordo! Sognavo di fare cinema, e mentre a 12 anni quelli della mia età chiedevano la bicicletta, io chiesi ai miei un videoregistratore. Registravo tutto quello che passava la TV. Tarantino, Scorsese e Kubrick sono le mie fonti di ispirazione!

A 21 anni mi trasferisco a Bologna per lavorare. Sognavo la mia indipendenza da quando ne avevo 14. In Emilia rimango per 3 anni e mezzo. Bologna è e sarà per sempre nel mio cuore. La mia città forever! Faccio diversi lavori di metalmeccanica ma il famoso “Contratto a tempo indeterminato” non arriva. Se prima era il sistema Sicilia, adesso è il sistema Italia a non piacermi più». .

E così, stanco del “sistema”, a 25 anni decidi di fare le valigie e, come molti tuoi coetanei, parti alla volta di Londra. Come mai la tua scelta è ricaduta proprio su questa città?

«Mi sono innamorato di Londra a scuola. Al terzo anno c’era una materia che aveva a che fare con il turismo e ci portavano in un’aula dove c’erano tanti magazine di viaggio. Uno di questi era “Bell’Europa” dove si parlava di viaggi nel vecchio continente. Iniziai a leggere molto su Londra e su tutta la Gran Bretagna. Quei servizi fotografici erano strabilianti. Prima di allora non conoscevo nulla dell’Inghilterra, ero ossessionato da New York. Più leggevo di Londra e più me ne innamoravo, prima ancora che partissi.

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Ho scelto Londra anche per la lingua. L’inglese era l’unica lingua straniera che mi piaceva davvero e che mi veniva in un certo modo “facile” da imparare. E da quello che leggevo nei siti internet dell’epoca, era facile venire e trovare lavoro. E farci anche carriera!».

A Londra da 12 anni

Parlaci di Londra. Vivi ormai qui da 12 anni, che cosa ti ha conquistato della capitale inglese?

«Io sono uno che vive per le immagini e le sensazioni che mi danno. Non so spiegare bene cosa mi abbia conquistato di questa città. C’è una sorta di alchimia che mi lega a questo posto. Forse sono le case con i tetti, i loro portoni colorati, i giardini dietro perfettamente tenuti, il fatto che trovi il cibo proveniente da ogni parte del mondo, i grattacieli della City e di Canary Wharf, i loro parchi perfettamente curati, lo shopping di Oxford Street e una capatina da Harrods a fare i finti ricconi il sabato pomeriggio. E ancora Camden e Bricklane dove con £5 mangi del buon cibo asiatico, London Bridge e la zona di King’s Cross, South Kensington, i musei gratis… E potrei continuare all’infinito».

Dario Barbagallo

Tra le città più costose d’Europa, ma anche quella con la migliore qualità della vita, Londra è una città cosmopolita, bellissima, piena di opportunità. Come si vive qui? 

«Londra è costosa sì, ma Parigi lo è di più. Quello che paghi tanto qui sono gli affitti/mutui per una casa e i trasporti. Dici poco? No, assolutamente. Ma, tolte queste spese, il resto è molto gestibile. Ci sono migliaia di negozi e di catene di abbigliamento che fanno sempre sconti (Primark, H&M, Zara…); compagnie di ristorazione dove trovi dei lunch menu a 12/15 sterline. I supermercati hanno il lunch deal a £3 e prezzi per una spesa di una settimana molto abbordabili. Io spendo circa £30 sterline a settimana solo per me.

Per il resto a Londra vivo abbastanza bene. Tutto qui è di corsa, nessuno si ferma e se lo fai sei perso.  Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Ci sono tante opportunità (prima della Brexit erano maggiori…) e chi non lavora è solo perché non ha voglia di farlo (questa frase vale prima del Covid ovviamente).

Questo è un po’ uno svantaggio delle grandi metropoli, ma che si può imparare a gestire bene. Ovviamente i primi anni erano i più belli, ero super affascinato da tutti. Ora le cose sono cambiate, e non mi riferisco solo al Covid».

Prima della Brexit

Quando ti sei trasferito era il maggio del 2009, la Brexit era ancora lontana e trasferirsi in UK molto più semplice. Che cosa è cambiato con l’uscita dell’Inghilterra dall’UE?

«Se devo essere sincero per ora, almeno non nella vita di tutti i giorni, non vedo un grande cambiamento. Mi sveglio la mattina, lavoro, faccio la spesa, quando posso esco e mi diverto. A livello lavorativo è cambiato qualcosa. Io adesso mi occupo di import di prodotti italiani qui in UK. Prima in 10 giorni, o anche di meno, arrivavano le pedane con i nostri prodotti, adesso ci vogliono almeno 3 settimane. I prezzi sono aumentati, di poco, ma aumentati. Credo che vedremo le conseguenze della Brexit il prossimo anno».

Hai lavorato per anni nel mondo dell’Hospitality, ma per colpa del Covid hai dovuto mollare tutto. Adesso lavori sempre nel settore del food and drinks ma per un fornitore di prodotti italiani qui in UK. Ti piace il tuo nuovo lavoro?

«Molto, sì. Mi piacerebbe aprire la mia azienda di import/export ma per ora è tutto in stand by a causa Brexit e Covid. Questo settore è molto affascinante, ha un sacco di potenziale, ma per colpa della Brexit è tutto un po’ più difficile (non impossibile però). Il mercato è forse un po’ saturo, tutti vendono prodotti italiani e la concorrenza è agguerrita. È però davvero affascinante capire cosa c’è dietro la spedizione di un prodotto dall’Italia fino a Londra e poi venderlo. C’è tutto un mondo dietro».

Dario Barbagallo londra

La pandemia a Londra

L’Inghilterra è stata duramente colpita dalla pandemia ma ha saputo, con un lockdown molto rigoroso durato mesi e una campagna vaccinale massiccia, uscire dal periodo più difficile. Un allentamento delle misure anti-Covid si è avuto lunedì 12 aprile. Quali sono state le tue sensazioni per questa ritrovata libertà?

«Mi sento fortunato perché alla fine lavorando nel food and drinks industry potevo uscire la mattina e andare al lavoro tutti i giorni, quindi in qualche modo ho mantenuto una certa routine. Però il weekend era davvero difficile. Tra il freddo e i negozi chiusi, non potevi incontrare gente. Uscivo la mattina per farmi una passeggiata ma… that’s it! Quando hanno riaperto è stato molto bello! Rivedere la gente in giro, i negozi aperti, i cafe che finalmente potevano lavorare tranquillamente, anche se solo con i tavoli fuori e non all’interno. Un ritorno ad una normalità che avevo dimenticato».

Come sono stati, invece, i mesi precedenti di ristrettezze e divieti? Che aria si respirava a Londra? Hai mai avuto paura? 

«No, non mai avuto paura. Non perché sono presuntuoso, ma semplicemente seguivo le linee guida e stavo molto attento. Mi lavavo le mani sempre quando uscivo appena vedevo un hands sanitizer in giro, e non ho incontrato nessuno in questi mesi, proprio per evitare spiacevoli inconvenienti. L’aria che si respirava era strana. Dopo 1 mese forse ci eravamo abituati alla nuova “normalità”. Anche se non si vedeva l’ora che tutto questo casino finisse».

All’efficienza del lockdown si aggiunge la grande pianificazione della campagna vaccinazioni. Come sono organizzati in Inghilterra? 

«Ho fatto la prima vaccinazione con Astrazeneca due settimane fa. Funziona in questo modo: tutti in UK sono registrati in un GP, ovvero il medico di base. Ti mandano un sms al tuo numero di telefono con un link. Ci clicchi e poi ti dà delle opzioni su dove ti puoi vaccinare (uffici NHS vicino all’area dove vivi). Ho scelto quello con la data che più mi conveniva. Sono entrato alle 12:30 e alle 12:45 sono uscito. Mi hanno fatto delle domande sulla mia salute, la puntura e ci si rivede tra 3 mesi. Molto easy e veloce. C’è da imparare forse».

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In Italia molte persone stanno rifiutando di vaccinarsi con l’Astrazeneca, vaccino scoperto proprio in Inghilterra. Gli inglesi hanno più fiducia? 

«Tutti hanno un po’ di paura quando devono fare qualcosa che è obbligatoria e che sopratutto riguarda la propria salute. AstraZeneca ha una “fama” particolare anche qui, ma alla fine la gente lo sta facendo tranquillamente. Alcuni hanno avuto reazioni pesanti (una mia amica è stata KO per 4 giorni) ma dopo un po’ stai bene. Io sono stato malaccio per 1 giorno, ef poi tutto apposto».

Il mio canale YouTube

Torniamo a te. Grande appassionato di social, hai un canale su YouTube, Dario UK. Di cosa parli nel tuo spazio virtuale?

«Non solo di social. La fotografia è una mia grande passione. Instagram ormai è il mio social preferito proprio perché posso condividere le mie foto e sopratutto vedere contenuti interessanti! YouTube è un’evoluzione della mia passione per le foto. L’anno scorso, tornando da una mia tre giorni ad Amsterdam, ho deciso che invece di fare solo le foto dei miei viaggi, potevo farci anche dei video e raccontare il mio punto di vista su quell’esperienza. Quello che faccio è raccontare la mia Vita da Expat sui Social. Racconto di Londra e della Gran Bretagna, Street Food, curiosità che si possono fare qui a Londra e in UK, un po’ di life style. Intervisto italiani che vivono qui e che hanno una storia da raccontare, e non appena tutto riapre finalmente parlerò di viaggi. Chi mi segue è gente interessata alla vita in UK e a Londra. E molti italiani che ancora sognano di venire qui e lavorare in UK».

Quando sei stato l’ultima volta in Italia? 

«Settembre 2020. Dovevo andarci per Natale ma ho preferito rimandare. Ed ho fatto bene. Ricordi che casino??».

Assolutamente, la tua è stata decisamente una scelta quasi “profetica”. Che cosa, secondo te, manca al nostro Paese che invece hai trovato a Londra?

«I soldi di sicuro. O perlomeno se ci sono, vengono spesi male, molto male. In Italia, l’unica città ‘che si può paragonare a Londra è Milano. Ed infatti se dovessi tornare (ma è una possibilità remota, molto remota) andrei a vivere lì. C’è la burocrazia che in Italia blocca tutto. E poi la mentalità! In Italia a 30 anni ti dicono che sei vecchio, che non hai esperienza e che sei inutile. Qui a 30 anni una persona diventa CEO di un’azienda oppure fonda la propria startup. L’anno scorso dirigevo un locale in centro a Londra per conto di una catena di ristorazione tra le più grandi in UK. Cosa che in Italia non avrei mai potuto fare. Ma è inutile, queste sono esattamente le stesse cose che succedevano 12 anni fa prima di venire qui oltre Manica. Quando penso all’Italia mi viene in mente la canzone di Bon Jovi Wanted dead or alive e le sue parole all’inizio di essa: “It’s all the same, only the names will change”. È tutto lo stesso, cambieranno solo i nomi».

I miei consigli

Che consigli daresti a chi come te sta pensando di mollare tutto per inseguire i suoi sogni ma non trova il coraggio?

«A chi non ha il coraggio dico che “Life is only one”: la vita è soltanto una. Se vuoi andare via per qualunque motivo, ma non hai il coraggio di farlo, allora forse non te ne vuoi andare via veramente. Se vuoi farlo veramente apri Google Maps, scegli una nazione che ti piace. Vedi che lingua parlano, studiala per un po’ (anche 3/6 mesi), scegli una città che ti piace e parti! All’inizio sarà dura, come è successo a me, ma dopo invece viene tutto naturale. Non avere paura, segui i tuoi sogni. Alla fine non sono importanti gli anni della tua vita, ma la tua vita attraverso gli anni che hai vissuto».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Mi piacerebbe molto aprire la mia azienda e importare prodotti italiani. Percorso difficile ma non impossibile. Altrimenti rimanere nel mio settore e fare carriera. Youtube poi. Sto investendo molto sul canale. Mi piacerebbe farlo crescere e creare sempre dei contenuti migliori, vlogs che piacciono alla gente, dare un po’ di spensieratezza con quello che racconto. È un hobby, ma mi diverte moltissimo e poi ho conosciuto tante persone fantastiche grazie a questo mondo!».

Per contattare Dario ecco i suoi recapiti:

YouTube – Instagram – Facebook = DarioUK

Mail: dariouk@hotmail.com (solo per richieste di collaborazione per i social media, per info su Londra è sufficiente un messaggio su Instagram o un commento su Youtube).