Ines è una ragazza di 33 anni che decide di mollare tutto e andare a vivere in Nuova Zelanda. In verità, inizialmente, la sua meta era l’Australia. Dopo aver vissuto a Genova per undici anni, decide di fare le valige. A Ines non manca nulla. Non scappa da qualcosa, o dalla crisi, è solo stanca e sente la necessità di svoltare, di cambiare.

Ines, raccontaci un podi te, quanti anni hai e da dove vieni?

Ho 33 anni, sono made in Domodossola, ho vissuto a Genova dai 19 ai 31 e poi ho fatto le valige e sono finita in Nuova Zelanda. In Italia avevo tutto quello che mi serviva (e anche un sacco di cose inutili, se ci penso adesso!), non sono scappata dalla crisi, non sono un cervello in fuga. Semplicemente non ero più soddisfatta della mia vita e avevo bisogno di un grosso cambiamento.

Come mai hai deciso di emigrare proprio in Nuova Zelanda?

Non è stata una decisione, è stata un pouna casualità. Della Nuova Zelanda non sapevo niente quando ho deciso di partire, doveva essere una breve parentesi prima di arrivare in Australia, per imparare un polinglese e avere più possibilità lavorative nella destinazione finale. Ho fatto il Working Holiday Visa, era lultima chance per fare la richiesta e lho fatto senza pensarci. Mi sono letteralmente buttata in unavventura in un posto lontano e sconosciuto. Diciamo la mia grande pazzia dopo una vita fatta di routine e stabilità, stesso lavoro per 10 anni, posto a tempo indeterminato e mutuo da pagare. Mi serviva una botta di adrenalina e lho cercata nella partenza, per una località a caso! Il pensiero credo sia stato: andiamo lontano e poi vediamo. Epoi successo che in Australia non ci sono mai andata e sono ancora qua ad Auckland da due anni e mezzo.

Tre motivi (o di più) per andare a vivere in Nuova Zelanda?

Premetto che non è un paese per tutti. Immagino che questo discorso valga per ogni posto, se si trovano bene in 100, ce ne sono altri 100 che si trovano male. Posso dire cosa mi piace personalmente della Nuova Zelanda. Lo stile di vita più rilassato, chillaxed come dicono qua. Meno stress, un atteggiamento più positivo verso la vita e le difficoltà. I paesaggi sono mozzafiato, c’è così tanta diversità spostandosi di pochi chilometri, la natura è incontaminata e selvaggia. C’è molto rispetto per lambiente e c’è un forte senso civico in generale. Il mercato del lavoro è abbastanza vivo, c’è lavoro per tutti (quelli che hanno voglia di lavorare) e non si rimane immobili e infelici attaccati al posto fisso, perché si può cambiare e migliorare la propria condizione lavorativa. Inoltre qua non conta così tanto lapparenza: si è liberi di andare al supermercato scalzi e in pigiama, senza che nessuno ci guardi storto. Non lho mai fatto, ma so che potrei!

Edifficile ottenere un visto dimmigrazione per poter vivere e lavorare?

Dipende da caso a caso. Emolto facile venire qua per i giovani dai 18 ai 30 anni, con un Working Holiday Visa di un anno. Per tutte le altre situazioni, bisogna consultare il sito dellimmigrazione della Nuova Zelanda e vedere che possibilità si hanno. Non posso dare una risposta generica a questa domanda, dipende!

Tu che cosa fai a Auckland ?

Faccio le pizze col forno a legna! Lo so, sono un clichè. Se non si è laureati e non si hanno doti particolari (oltre che un ottimo inglese), il destino di noi stranieri in Nuova Zelanda è legato al settore della ristorazione. Mi piace quello che faccio, ma non ho intenzione di farlo per sempre. Il mio sogno” è quello di tornare sui libri e laurearmi. Al momento non me lo posso permettere perché col visto che ho, un corso universitario mi costerebbe qualcosa come 30-40000$ allanno, che non ho! Però se riuscissi a laurearmi prima dei 40 anni sarei contenta e non sarei neppure troppo vecchia per il mercato locale. In Italia a 29 anni già non ti vuole più nessuno perché non ti possono fare il contratto da apprendista. No, direi che in Italia non ci torno! Sono troppo vecchia! 😉

✍ Consigliato: leggi la nostra Guida per andare a vivere in Nuova Zelanda! ☆

Parlaci del tuo blog Viaggi Dentro e Fuori dalla Testaperchè lhai aperto e a chi si rivolge?

Lho aperto nei mesi che hanno preceduto la mia partenza, avevo bisogno di scrivere, di raccontare delle emozioni fortissime che stavo provando. Insomma stavo per fare un salto nel vuoto, solo chi ci è passato può capire. Inoltre in quel periodo stavo raccogliendo informazioni sulla Nuova Zelanda, ad esempio come cercare casa, lavoro, questioni burocratiche e ho pensato di catalogare il materiale per rendere più facile la partenza di chi sarebbe arrivato qua dopo di me. Una volta in Nuova Zelanda ho continuato a scrivere, un poper parlare di com’è la vita qua, cosa c’è di diverso rispetto allItalia, un poper raccontare dei posti in cui sono stata o delle cose che mi sono capitate. Insomma il titolo del Blog la dice lunga: parlo dei miei viaggi fisici, qua in Nuova Zelanda, ma soprattutto dei viaggi interiori, nella mente, di come mi sta plasmando questesperienza allestero. Scrivo per chi sta per partire, ma scrivo anche per chi è in Italia e sogna di emigrare. Spero sempre che nelle mie parole qualcuno trovi lo slancio per fare la valigia e partire. Come dico ogni volta, se lho fatto io, lo possono fare tutti!

La Nuova Zelanda non è proprio dietro langolo.. è un viaggio distante in tutti i sensi (in senso materiale e in senso emotivo) quando ti capitano certe giornate di malinconia cosa fai?

Diciamo che quella fase lho superata da un pezzo. Quando a Giugno sono tornata in Italia, non vedevo lora di tornare a casa in Nuova Zelanda-. La mia vita è qua ormai, da due anni e mezzo. Se non mi trovassi bene, potrei sempre tornare indietro, o comunque andare altrove. Se ho voglia di sentire qualcuno ci sono Skype, Facebook, Whatsapp. Il contatto con lItalia non manca. Poi qua la maggior parte delle persone che frequento sono italiane (lavorando in un ristorante italiano), quindi ho sempre un poquella sensazione di non essere mai partita veramente. Nellultimo anno ho avuto due lutti importanti in Italia e non sono potuta rientrare per un ultimo saluto. Questo si che è stato difficile da affrontare. Ma una volta che si parte, bisogna mettere in conto anche queste cose.

Secondo te, ci vuole più coraggio a partire o a rimanere?

Il coraggio per me sta nel cambiare! Non importa se parti o se resti. Ad un certo punto tutti ci ritroviamo in una situazione che non ci piace, che ci opprime, che ci appesantisce le giornate. Il coraggio è cambiare, non subire la vita passivamente, ma prendere decisioni per ricercare questa famosa felicità, per stare bene. C’è chi parte per essere felice, c’è chi è felice rimanendo dov’è. Io avevo questa vocina dentro da anni che mi diceva di partire, di viaggiare. Per anni ho pensato che avevo un contratto indeterminato, un mutuo da pagare, che non mi sarei potuta permettere il lusso di lanciarmi in unavventura senza sapere dove andare e cosa fare. Poi mi sono detta, se lo hanno fatto gli altri lo posso fare anche io! Così mi sono lanciata. Lo rifarei altre 1000 volte.

Credi che le persone escono dalla propria zona di comfort  solo quando la vita li pone davanti a un bivio?

Secondo me la maggior parte della gente rimane nella zona comfort SPECIALMENTE quando si ritrova davanti a un bivio. Tante volte si perdono delle occasioni solo per paura. Paura di rischiare, di cambiare, di provare. Chi esce dalla zona comfort osa. Tante volte mi hanno definita coraggiosaper aver scelto di partire. Io non penso di essere coraggiosa. Ho semplicemente provato, perché non ero più felice dovero, a fare quello che facevo. Ora che ho iniziato questa rincorsa della felicità, non mi ferma più nessuno. La paura c’è sempre in vista di un cambiamento, ma a me fa più paura rimanere ferma.

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A cura di Mary Marchesano