Carmela, costretta a fare la pendolare tra Italia e Belgio

Trovare un posto in cui stabilirsi e svolgere il lavoro per cui ha studiato tanto, questo è il sogno di Carmela Moretti “un cervello che l’Italia non vuole, una cittadina a cui il suo Paese non sa (o non vuole) dare risposte concrete”.

Carmela, che si occupa di editoria e giornalismo, dal 2015 fa la spola tra l’Italia e il Belgio. Vincitrice di un bando del Ministero dell’Istruzione come assistente di lingua italiana, per un anno ha tenuto corsi d’italiano in una scuola secondaria a Liegi, a ragazzi di 17 e 18 anni, mentre la sera seguiva alcuni gruppi di adulti in una scuola di lingua.

Carmela, da quel che mi hai raccontato, il tuo non è un trasferimento definitivo. Speri un giorno di poter tornare in Italia definitivamente?

Per il momento faccio la spola tra i due Paesi. Il mio sogno è certamente quello di stabilirmi in un posto che mi offra la possibilità di mettere a frutto le mie competenze. Se questo posto dovesse essere l’Italia, dove ci sono tutti i miei affetti, non potrei che esserne contenta. Ma dubito che possa andare così…

Di cosa ti occupi in Italia? E in Belgio?

In Italia mi occupo prevalentemente di giornalismo ed editoria. In Belgio, in generale mi occupo degli stessi settori e, in pi, mi dedico a corsi privati di lingua italiana, sfruttando in questo modo la mia laurea in Filologia italiana.

Ti reputi un cervello in fuga?

Assolutamente sì. Mi reputo un cervello che l’Italia non vuole, una cittadina a cui il suo Paese non sa (o non vuole) dare risposte concrete. Per uno Stato dovrebbe essere mortificante vedere tanti giovani “imbracciare” la valigia e invece sembra che non importi a nessuno.

Dal tuo punto di vista, cosa manca all’Italia per ripartire?

Il cancro dell’Italia è la corruzione. Altrove esiste, ma con proporzioni minori. Quando sono arrivata in Belgio, mi ha sorpreso constatare come gli italiani siano quasi automaticamente associati a fenomeni come la mafia e il clientelismo. Per mesi ho provato a far capire alle persone che incontravo che l’Italia è anche tanto altro. Poi, sinceramente, ho smesso di credere anch’io alle favole.

Altrove, nel tuo caso specifico in Belgio, esiste la meritocrazia?

Molto più che in Italia. Nelle università, nelle aziende, nelle strutture pubbliche hanno voglia di tenere i migliori, perché questo li rende competitivi sul mercato. La riprova è il fatto che se arrivi da cittadina straniera, e quindi da perfetta sconosciuta, ti vengono offerte tutte le possibilità per realizzarti. Non è sempre facile, ma lì se vuoi ce la fai.

Quali sono gli aspetti positivi e quali quelli negativi del vivere in Belgio?

Gli aspetti positivi sono l’efficienza dei servizi, dai trasporti alla raccolta differenziata; un welfare ancora molto forte, sebbene l’attuale governo stia cercando di attuare misure più restrittive; una politica d’integrazione degli immigrati molto più “ragionata” e inclusiva. Gli aspetti negativi sono quelli di un qualsiasi Paese del Centro Europa, a cominciare dalla mancanza di sole, che per una pugliese non è poco.

Come sono considerati gli italiani in Belgio?

In Belgio c’è una “italianità” molto forte. Con il patto “uomini in cambio di carbone”, stipulato tra i due Paesi nel secondo dopoguerra, numerose famiglie italiane si trasferirono in Belgio per lavorare nelle miniere e cercare condizioni di vita migliori. Non c’è un paese belga in cui non abbia trovato concittadini.

Come si vive in Belgio, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti terroristici?

La situazione sembra essere sotto controllo. La presenza delle forze di polizia sul territorio è visibilmente aumentata, ma è una presenza discreta. La vita scorre tranquillamente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Trovare un posto in cui stabilirmi e svolgere il lavoro per cui ho studiato tanto.

carmela moretti, belgio

A cura di Nicole Cascione