Emanuele molla il posto fisso per attraversare l’Oceano

Vivere all’aria aperta, condividendo emozioni con altre persone. Su una barca a vela. Il “giro di boa” per Emanuele Galli avviene alla soglia dei 50 anni, quando decide di licenziarsi per dedicarsi alla sua passione.

Compra una barca e inizia la sua avventura attraverso l’Oceano. Perché questa scelta? «Vedermi invecchiare dietro una scrivania – spiega Emanuele – per ritrovarmi alla pensione con la sensazione di non aver vissuto a pieno la vita era un peso che non potevo più sopportare».

Di Enza Petruzziello

Dagli scaffali di un supermercato alla libertà di navigare in barca a vela. Perché, per cambiare, si è sempre in tempo. Nonostante di mezzo ci si metta qualche imprevisto, come una pandemia globale! Lo sa bene Emanuele Galli, 50enne originario di Verona.

Il suo “giro di boa” avviene proprio alla soglia dei 50 anni, quando decide di mollare tutto, lasciare il posto fisso e iniziare la sua traversata oceanica. Vende casa e si trasferisce a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, dove è ormeggiata la sua barca. Skipper professionista, apre la Annamarie Lovely Travels, agenzia di tour in barca alla scoperta del Lago di Garda.

Adora viaggiare, conoscere culture diverse e andare in barca a vela! Ed è proprio quest’ultima passione a spingerlo a cambiare vita, o meglio a perfezionarla. Vuole vivere così Emanuele, facendo charter nautico di livello, su una barca a vela, condividendo emozioni con altre persone, all’aria aperta e in allegria.

Emanuele partiamo dall’inizio. Quando e perché hai deciso di cambiare vita? Cosa è scattato in te?

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«A trent’anni lavoravo come responsabile acquisti per un’importante catena di supermercati, un bel lavoro, tante soddisfazioni ma altrettanto tempo da dover sacrificare. Quell’anno ero in vacanza in Sardegna con la mia compagna e decidiamo di passare la giornata su una barca a vela in un’escursione all’Asinara. Chiacchierando con lo skipper mi racconta di come riuscisse a farsi bastare i guadagni estivi per l’inverno e in me, che trascorrevo in ufficio 12 ore al giorno, si accende una lampadina».

Che cosa succede poi?

«La vacanza finisce e si ritorna al lavoro. La carriera procede bene e di quella vacanza rimane solo qualche fotografia, passano dieci anni e arriva l’offerta di un nuovo incarico, tante soddisfazioni professionali ma il tempo per me si assottiglia ulteriormente. Dopo altri dieci anni inizio a riflettere su come poter riorganizzare la mia vita e mi torna in mente la giornata trascorsa sulla barca a vela. L’obiettivo è: condividere emozioni insieme ad altre persone, all’aria aperta e possibilmente in un mood allegro: mi convinco che la vela può essere la risposta».

Così inizi a dedicarti seriamente a questo tuo obiettivo. In che modo ti sei preparato, hai frequentato corsi o fatto tanta gavetta?

«Entrambe le cose! Tieni conto che partivo veramente da zero quindi partecipo al mio primo corso di vela (4 lezioni di cui sfortunatamente 3 senza un filo di vento), quasi per caso trovo l’offerta per una vecchia barca e senza pensarci troppo la compro. Sarà la mia palestra, provare e riprovare, sbagliare tanto, così come improvvisare le riparazioni di tutte le parti che immancabilmente ogni domenica si arrendevano all’età. Seguono altri corsi, poi la patente nautica, i corsi di sicurezza STWC e ancora il RYA ovvero la patente nautica internazionale. Per qualche anno impiego i miei giorni liberi per la vela: il venerdì sera uscivo dall’ufficio e correvo alla barca per sistemarla e poi via a far gonfiare le vele. Incomincio proponendo gite agli amici, poi aggiusto il tiro e pubblicizzo le uscite su internet per i primi clienti».

A questo punto arriva la svolta, non senza qualche imprevisto di mezzo…

«Esatto, mi convinco che sono sulla strada giusta, vendo la casa di Verona e mi trasferisco sul lago di Garda dove la mia barca è ormeggiata, la nuova abitazione verrà condivisa con altri due amici, un po’ come si faceva ai tempi dell’università, in modo da azzerare i costi fissi e così non avendo più scuse, decido che è il momento di mollare il posto fisso. Detto ma non fatto, dato che sul mondo cade la tempesta Covid e tutto si ferma, compreso il mio progetto. Trascorre un anno, e imparato a convivere con il nuovo mondo, arriva davvero il momento di licenziarmi e tuffarmi nella prima stagione che mi vedrà navigare sul lago di Garda proponendo uscite giornaliere e weekend e ancora le settimane di charter in Spagna ed in Croazia».

La tua prima avventura lavorando su una barca a vela. Che esperienza è stata questa e che sensazioni hai provato?

«Beh, il mondo delle vacanze in acqua ormai lo conoscevo bene ma essere dall’altra parte è davvero un’altra cosa. Devi occuparti di tutto: la spesa, le pulizie, cucinare, mettere in acqua i vari “giochi” per gli ospiti, rispondere alle mille domande, controllare il meteo, pubblicizzare e gestire le prenotazioni e quasi per ultimo manovrare la barca. L’idea che lavoro e vacanza si vadano a fondere insieme è qualcosa di decisamente lontano dalla realtà. Ma la soddisfazione è tanta e le recensioni degli ospiti sono tutte super entusiastiche; e questo mi carica da matti».

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Come hai trascorso il tuo primo inverno “libero”?

«Il primo periodo è stato strano: dopo l’euforia iniziale è arrivata una sorta di baratro da troppa libertà. Non avere un capo a cui rispondere o degli impegni da rispettare rischia di farti scivolare in un ozio perenne ed è un attimo svegliarsi tardi la mattina, bighellonare in pigiama e perdere tempo sui vari social. Fortunatamente è durato poco, mi sono detto: “Non mi sono licenziato per poltrire sul divano!”. E da lì ho utilizzato la mia energia per imparare, costruire e cercare nuove ispirazioni. Con questo spirito sono ripartito alla grande e le occasioni da cogliere non sono mancate. La più significativa è nata rispondendo all’annuncio da parte di una barca a vela: un membro dell’equipaggio si ammala e cercano un sostituto per realizzare una traversata oceanica. Colgo la palla al balzo, in tre giorni mi organizzo e il 30 novembre salpo da Tenerife, navighiamo 3.500 miglia per arrivare alle Barbados, giusto in tempo per festeggiare il Natale con i piedi nella sabbia. Al mio rientro in Italia pubblico il libro “Mollo tutto e attraverso l’Oceano“».

Un libro autobiografico? Di che cosa parla?

«Racconto questo percorso che parte da un comodo posto fisso che, è vero, mi regala soddisfazioni e sicurezze ma allo stesso tempo non mi permette di vivere la vita fino in fondo.  Racconto cosa succede in una traversata atlantica su una piccola barca a vela di 14 metri insieme ad altri 4 sconosciuti ognuno di una nazionalità diversa, tutti alla prima traversata e narro alcuni momenti divertenti vissuti nelle varie tappe di questo viaggio fra Canarie, Africa, Caraibi e Canada».

Come mai hai sentito l’esigenza di raccontare la tua storia in un libro?

«In realtà è nata per caso, attraversare l’Oceano con i ritmi lenti di una barca a vela significa avere molto tempo a disposizione e quindi per distrarmi ho iniziato a tenere un diario di bordo che giorno dopo giorno si è animato ed articolato trasformandosi in un vero e proprio libro. Per inciso scrivere un libro è davvero un lavoraccio: (a parte i fogli volanti volati via nell’Oceano) scrivere raccontando avvenimenti ed emozioni, mettersi a nudo e poi ancora rileggere e digitare gli appunti sul pc e rileggere e riscrivere e rileggere».

Guardandoti indietro, che cosa della tua vita precedente ti andava “stretta”?

«Il tempo! Vedermi invecchiare dietro una scrivania per ritrovarmi alla pensione con la sensazione di non aver vissuto a pieno la vita era un peso che non potevo più sopportare. Quando mi sono ritrovato in pensieri tipo “lo stress del lavoro e la mancanza di attività fisica mi farà ammalare..” ho realizzato che era tempo di voltare pagina».

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Che cosa, invece, apprezzi di più della tua nuova vita? I pregi e i difetti di questa professione?

«Gli aspetti belli sono molteplici: poter decidere di partire per un viaggio senza l’ansia di dover correre di ritorno in ufficio dopo una settimana o poco più, oppure vedere spuntare fuori dall’acqua un delfino che si tuffa davanti alla prua della barca e ancora potersi dimenticare le code in tangenziale nelle grigie giornate piovose.

Di negativo c’è che fare l’imprenditore significa essere sostanzialmente soli. Inoltre gli ospiti salgono in barca per evadere dalla vita di città e per regalargli delle emozioni tutto deve essere ben organizzato e andar via liscio senza intoppi».

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È possibile, dunque, vivere d’inverno con i soldi guadagnati in estate?

«Sicuramente non si diventa ricchi, almeno da un punto di vista economico. A fine mese non arriva lo stipendio e quindi serve un po’ di programmazione, ma se non si sente l’esigenza del macchinone o dell’ultimo modello di i-Phone direi che si può fare!».

Sei costantemente in viaggio, affrontando spesso condizioni climatiche non facili anche per un navigatore esperto. Una scelta, la tua, non facile da comprendere. C’è stato qualcuno che ha cercato di dissuaderti e al contrario chi ti ha appoggiato?

«Sono del segno dell’Acquario e come tale indipendente e determinato nel seguire nuove avventure. Poi c’è da dire che non ho figli che dipendano da me quindi nessun ostacolo, anzi da parte degli amici ho ricevuto più ammirazione che biasimo. Però a pensarci bene un forte oppositore l’ho avuto: la burocrazia. La legislazione nautica italiana ancora non si è aggiornata alla nuova realtà delle piccole barche che fanno charter e quindi vieni assimilato ai comandati delle grandi navi trovandoti a volte a dover ottenere attestati superati o non attinenti al campo che andrai a svolgere. Altre volte devi preparare liste di documenti infiniti.. pensa che fra le ultime richieste ho dovuto anche allegare il versamento con bollettino postale di 0,85 centesimi».

Quali consigli daresti a chi come te sta pensando a un cambiamento radicale di vita?

«Dare consigli è sempre difficile ogni persona ha la sua storia, per me è stato importante avere un piano d’azione. Il mio PC è ancora pieno di Exel con piani economici, liste “to do” e obiettivi da raggiungere. L’unico consiglio che mi sento di poter dare è di fare le cose seriamente programmando per bene tutto il pianificabile ma poi di buttarsi … Se le cose non andassero bene si può sempre tornare a lavorare. Una volta fatto il passo letteralmente ci si illumina i problemi ci sono, ma semplicemente si superano».

Da un ufficio al mare aperto, un bel cambiamento il tuo, fatto alla soglia dei 50 anni. Ci vuole più coraggio o più incoscienza nel lasciare tutto e reinventarsi?

«In modo provocatorio potrei rispondere che ci vuole più coraggio a rimanere fermi in una situazione non soddisfacente piuttosto che cambiare vita. Fare il passo a 50 anni significa poter far affidamento su risparmi che a 30 anni difficilmente sei riuscito a mettere da parte e quindi vivi il cambiamento con meno apprensione. Al porto di Mindelo in Africa ho conosciuto Alfonso un simpatico vecchietto spagnolo quasi ottantenne che arrivato alla pensione ha venduto la casa per acquistare un barca e viaggiare per il mondo in solitaria e poi ancora 4 ragazze ventenni norvegesi che con poca esperienza su una vecchia barca di legno senza tante comodità erano in procinto di attraversare l’Oceano: per fare questo, sì che serve coraggio!».

Come è cambiata la tua vita da quando hai deciso di mollare il posto fisso per lavorare su una barca a vela?

«Sono riuscito a sviluppare la capacità di notare cose che prima semplicemente sfuggivano alla mia attenzione: l’alba, il suono delle onde, i panorami e la fauna marina. Ho avuto l’opportunità di viaggiare in posti meravigliosi e di imparare da persone interessanti provenienti da tutto il mondo. È un cammino che quando inizia diventa inarrestabile e si alimenta passo dopo passo».

Progetti per il futuro?

«Il progetto che mi ero immaginato prevedeva l’acquisto di un catamarano su cui offrire vacanze, ma negli ultimi anni i prezzi delle barche sono schizzati alle stelle. In ogni caso tutto questo non mi demoralizza, ora inizia la stagione estiva e mi concentro nel far navigare la mia barca mentre per il prossimo inverno mi vedo ai Caraibi a lavorare come skipper poi vedremo…».

Cosa speri che possa darti questa nuova avventura?

«Spero di continuare questo mio percorso di miglioramento personale che mi accorgo essere solo all’inizio, e di conseguenza riuscire a vivere in modo più sereno e consapevole».

Per contattare Emanuele Galli, ecco i suoi recapiti:

Instagram: @annamarielovelytravels

Facebook: Annamarie Lovelytravels

Sito web: www.annamarielovelytravels.com

E-mail: annamarielovelytravels@hotmail.com.