Artista di strada in Brasile: la storia di Umberto Rosichetti

Di Enza Petruzziello

Vincere la paura, rinunciare alla sicurezza e realizzare il sogno di vivere viaggiando. Umberto Rosichetti, artista di strada e circense, da 10 anni è riuscito a rendere tutto questo possibile, portando nelle strade di tutto il mondo il suo spettacolo.

Da 5 anni gira per il Brasile, e da un paio di mesi ha iniziato a viaggiare per il litorale brasiliano con un piccolo furgone, “Furia”, da lui montato. Le sue avventure sono raccontate su YouTube attraverso dei video che lui stesso gira e che hanno dato vita a “Doisberto project“.

Classe 1983, Umberto nasce a Cannaiola, un piccolo paese in provincia di Perugia. Dopo il diploma di Perito tecnico industriale in Elettronica e Telecomunicazioni, a venti anni entra nel mondo del lavoro come assistente di cantiere (factotum) alle dipendenze di un’affermata azienda di installazione impianti a Foligno.

Nei sei anni che seguono, Umberto, oltre a lavorare sodo, viaggia in tutta Europa e non solo. Ogni viaggio è una scoperta di persone, luoghi, culture e modi di vita differenti, che gli danno l’opportunità di riflettere sul suo stile di vita. È proprio da questo confronto che decide che è arrivato il momento di inseguire il suo sogno.

Umberto Rosichetti

Così nella primavera del 2010 lascia il contratto a tempo indeterminato e inizia a girare l’Italia lavorando con la compagnia teatrale P.N.T. ATMO. Nell’inverno 2011-2012 sente l’esigenza di svincolarsi ancora di più e di diventare un vero e proprio artista di strada. Frequenta corsi di teatro fisico, mimo, tip-tap, teatrodanza, dizione, acrobatica, acrobatica teatrale, giocoleria, manipolazione di oggetti, creazione, musica, fisarmonica. Nell’inverno 2013-14 continua la propria sperimentazione artistica e formazione personale in Brasile.

Umberto come nasce la passione per l’arte e le discipline circensi?

«Da sempre sono stato attratto dagli artisti di strada. Quando li vedevo esibirsi nelle piazze delle città, letteralmente “viaggiavo” con la mente e immaginavo la loro vita libera e avventurosa. Fu del tutto naturale cominciare a lanciare in aria oggetti, calzini arrotolati, mele e mentre ero a lavoro anche cacciaviti. Costruì dei trampoli e mi innamorai della sensazione di “elevarmi”; inconsciamente stavo già muovendo i primi passi nel mio percorso interiore che l’arte di strada ha reso possibile e che mi ha portato fino in Sudamerica».

Hai lasciato una vita “sicura” e un contratto a tempo indeterminato per inseguire il tuo sogno di vivere viaggiando. Che cosa ti ha spinto a fare questa scelta di vita?

«Probabilmente la sensazione di inadeguatezza che fin da bambino mi accompagna, non c’è niente di male nell’ammetterlo, anzi… molti di noi convivono con questa sensazione spesso senza rendersene conto. Pensiamo di essere sbagliati, non sufficientemente forti, belli, intelligenti, ricchi; sentiamo questo leggero ma costante dolore che alla lunga annichilisce la nostra bellezza e le nostre qualità. Durante 10 anni di viaggi, esperienze introspettive e confronto con persone che sono nel cammino dell’auto-conoscimento, ha iniziato a farsi strada dentro di me l’idea che, forse, “sbagliati” sono i meccanismi della società moderna, che ci impone canoni estetici e comportamentali che non sono in armonia con il nostro essere. Questo ci rende tutti un po’ malati. Vivere viaggiando, studiare teatro mi ha dato la possibilità di riconoscere e rifiutare questi meccanismi; mi ha dato la possibilità di essere “l’ingranaggio impazzito” che rallenta il movimento della macchina che chiamiamo società moderna».

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Qualche anno ti sei trasferito in Brasile. Come è vivere in questo Paese?

«Vivere in Brasile è molto differente dal vivere in Italia, mano a mano che ho iniziato a conoscere la storia e le diverse culture che si mescolano in questo paese, ho capito perché ci sono tante cose che sono difficili da capire per noi europei, cittadini dell’autodefinito “primo mondo”, questa definizione non mi piace affatto ma la uso per semplicità.

Umberto Rosichetti

La qualità della vita è probabilmente molto migliore, ma dobbiamo capire cosa intendiamo per “qualità della vita”. In generale i cittadini brasiliani sanno godersi la vita molto di più di noi europei, approfittano di ogni situazione per socializzare e fare festa. Le domeniche di “churrasco” (grigliata) sono epiche: ettolitri di birra estremamente gelata, chili e chili di carne, brace accesa dalle 9 della mattina ad oltranza, musica a tutto volume da non riuscire a conversare.

Per quanto riguarda i costi, molto dipende da che lavoro fai, il che dipende dalla tua formazione, il che dipende dalla tua estrazione sociale. Se sei discendente dei colonizzatori probabilmente hai avuto accesso a una buona formazione che ti dà la possibilità di ottenere un buon posto di lavoro e uno stipendio che ti permette una vita agiata. Se sei discendente di indigeni o schiavi probabilmente non avrai accesso a tutto ciò e ti aspetta una vita di stenti. In Brasile il sistema sanitario e scolastico sono fortemente privatizzati, nonostante il servizio pubblico esista è, nella maggior parte del Brasile, inefficiente.

Se sei un turista tutto ciò passa inosservato e il Brasile è un paradiso dove i tuoi euro valgono oro, il che purtroppo genera anche flussi turistici malsani, di sfruttamento della prostituzione o uso di sostanze stupefacenti, che devastano la struttura sociale».

Raccontaci una tua giornata tipo.

«Sono costantemente in viaggio e dormo quasi ogni giorno in un posto diverso, ma in generale una giornata tipo potrebbe essere così:

Sveglia: in un orario consono all’ora in cui sono andato a letto, al posto che ho scelto per dormire (rumori e esposizione al sole), agli impegni che ho quel giorno. Cerco sempre di dormire 8 ore per essere in forma e pronto agli imprevisti, se sono vicino a un fiume o al mare salto direttamente in acqua, poi svolgo un piccolo rituale che può contemplare una meditazione e/o un allungamento, con durata variabile: dipende da quanto ho bisogno di coccolare la mia anima e il mio corpo.

Abbondante colazione come frutta, pane o “tapioca” (una piadina fatta con la farina di un tubero), burro di arachidi, caffè fatto con la moka che mia zia mi ha regalato e sono pronto per sbrigare gli impegni: guidare fino al prossimo paese o città, sistemare le mie attrezzature di spettacolo, fare e montare video nei quali racconto quello che mi sta succedendo o se sono in un bel posto, godermi la natura.

Umberto Rosichetti

Quando la fame si fa sentire penso al pranzo che di solito avviene nel primo pomeriggio, poi dopo un riposino, inizio a prepararmi per lo spettacolo serale. A volte faccio solo musica con la fisarmonica, più spesso il mio spettacolo di clownerie e circo “Doisberto street show”, quindi vado in piazza, cerco di dare il meglio di me, passo il cappello sperando che il pubblico valorizzi degnamente il mio lavoro (il che succede il 99,9% delle volte). Dopo lo spettacolo viene il momento di celebrare l’abbondanza della vita, fraternizzando con colleghi e-o persone conosciute lì per lì, bevendo una birra e fumando un “paiol” tipica sigaretta artigianale del centro del Brasile, quasi sempre con un sottofondo musicale improvvisato. Poi si cerca un posto per dormire, viaggiando con un furgone che ho allestito a camper la cosa è molto facile, posso dormire virtualmente in qualsiasi posto, ma preferisco sempre dormire in mezzo alla natura e preferibilmente vicino all’acqua con la quale inizio sempre delle ottime giornate.

Com’è l’accoglienza del pubblico brasiliano a tuoi spettacoli di strada?

«Assolutamente ottima! Per vari fattori, oltre all’esperienza accumulata in 10 anni di spettacoli, tutto ciò che è spettacolo in Brasile è molto apprezzato, amano le discipline circensi, la musica e sicuramente il fatto di essere italiano mi aiuta molto, dà quel fascino esotico, lo stesso che ha un brasiliano in Italia… Anche perché praticamente non ci sono europei che fanno spettacolo in strada. Gli artisti del “vecchio continente” fanno spettacolo negli eventi o nei centri culturali statali, dove ricevono dei cachet considerevoli».

Giri per il Brasile ormai da 5 anni. C’è stata un’esperienza, una città, un popolo che più degli altri ti ha colpito?

«Si… Vale do Capao, Chapada Diamantina, Stato di Bahia a 400 Km dalla costa: è un posto magico, con una natura indescrivibile, fiumi, falesie animali esotici, cascate di 300 mt, un percorso di Trekking considerato il 3° più bello del mondo, pieno di gente da tutte le parti del globo, la maggior parte delle quali sta percorrendo un camino spirituale. Lì trovi tutte le pratiche che puoi immaginare, yoga, tantra e meditazione in tutte le loro forme possibili, musica, circo, capoeira, teatro, ogni viaggiatore o abitante di quel paesino porta e condivide le proprie conoscenze, il che dà vita a un vortice di esperienze che non può non toccarti nel profondo».

Racconti le tue avventure extra-ordinarie su YouTube dove hai dato vita a “Doisberto project”. In cosa consiste questo progetto?

«In sostanza è un canale Youtube dove carico dei video nei quali racconto la mia vita, “Racconti di una vita extra-ordinaria” è il sottotitolo. In questi anni di viaggi a volte ho avuto come la sensazione che ciò che stavo vivendo aveva un grande potenziale che si stava perdendo. Chiaro, per me è importante perché è il mio cammino di vita, qualcosa che ho sognato e raggiunto con tanta forza, coraggio e un pizzico di follia. Ma ho pensato che se avessi trovato il modo di condividere ciò che vivo con gli altri avrei potuto dimostrare che è possibile vivere in forma differente, è possibile vivere la propria vita come se fosse una grande avventura e, come diceva Chaplin, “Fare della propria vita un’opera d’arte”. La tecnologia mi ha dato i mezzi per farlo, mi ha dato il modo di poter portare in giro per il Brasile chiunque voglia venire con me, e vedere com’è la vita di un Clown artista di strada».

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Umberto Rosichetti

Una delle doti più grandi degli artisti di strada è la gestualità e la mimica, ma anche il rapporto con il pubblico. Il Coronavirus, l’obbligo di mascherine e il distanziamento sociale ha reso difficile tutto questo. Nelle grandi città sono scomparsi gli artisti di strada. Come è la situazione in Brasile? E tu come stai affrontando questa emergenza?

«In Brasile c’è una grande anarchia da questo punto di vista, il negazionismo del presidente Bolsonaro ha reso ancora più confusa la situazione, soprattutto nei primi mesi dell’emergenza e legittimato atteggiamenti irresponsabili riguardo la situazione sanitaria.

Io mi sento molto privilegiato, vivendo in furgone posso decidere dove andare, ovviamente preferisco i piccoli paesini del litorale alle grandi città. È vero che lavoro con un pubblico che ha la tendenza a formare assembramenti, ma il mio spettacolo dura al massimo 40 minuti, nei quali tento con tutta la mia energia di far mantenere il distanziamento, mostro come usare disinfettante e rendo disponibili alcool e mascherine per il pubblico. Cerco in chiave comica di sottolineare l’importanza di avere certe accortezze per la sicurezza di tutti».

Dall’Umbria al Brasile. Ne hai fatta di strada. Come è cambiata la tua vita da quando porti per il mondo la tua arte?

«È cambiato praticamente tutto: alimentazione, attività fisica, capacità di affrontare le difficoltà della vita, che ora vivo come delle scommesse con le quali posso sperimentare la mia essenza. Cura della persona in tutte le sue sfaccettature, il che si manifesta in un aspetto esteriore completamente diverso. Prima avevo capelli a 5mm, viso “pulito”, occhiali neutri, e non sapevo cosa fosse meditare; ora ho folti riccioli rossi (che tutti invidiano) baffetti e barba curati da artista di strada, le pratiche di elevazione psicofisica sono l’ancora che mi fa restare confortevolmente ai margini della società, dove i “sani” ingranaggi del sistema non si arrischiano e dove i “folli” che si sono abbandonati all’immensità dell’Esistenza si rifiutano di rimanere».

Pensi un giorno di ritornare in Italia?

«Chiaro, ho tante persone care in Italia, parenti, amici e colleghi, ma per ora non voglio fare programmi, la vita per me in questo momento è troppo piena di possibilità per ridurla a un canovaccio dettato dalla mente».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Se riesco vorrei arrivare nel nord del Brasile e se la mia compagna di viaggio, “Furia” (il mio furgone), regge, vorrei fare il giro del Sudamerica».

Per contattare Umberto potete iscrivervi al suo canale Youtube, “Doisberto project”:

https://www.youtube.com/channel/UC7tEm7L_5AxnJF82F3vTDzQ

Facebook: nella pagina Clowndoisberto https://www.facebook.com/clownDoisberto

Instagram: #Clowndoisberto