Alexandra Del Bene: un’artista italiana a Siviglia

Di Enza Petruzziello

 

Tutta Siviglia è decorata con le sue opere. Cento graffiti che osservano abitanti e turisti dalle facciate di palazzi e negozi. Un vero museo a cielo aperto quello di Alexandra Del Bene, artista romana da anni residente in una delle più belle città dell’Andalusia. Un giorno abbandona l’India, una storia d’amore che volge al termine e il restauro di affreschi per iniziare una nuova vita in Spagna.

Ad accoglierla è Siviglia con le sue stradine, che tanto ricordano quelle del centro di Roma, e il calore della gente. Quando otto anni fa arriva con sua figlia Isabella nel quartiere di Triana, mai avrebbe immaginato di decorare quelle strade e quei vicoli, fino ad allora sconosciuti, con i suoi graffiti. In Italia, infatti, si occupava di restauri ed affreschi.

Poi un giorno due sorelle che gestiscono un asilo nido le chiedono di realizzare sulla porta dei “graffiti”. «Mi sembrava una cosa naturale, anche se per me era la prima volta che mi adoperavo in un graffito», spiega l’artista che in Spagna ormai è una celebrità.

Concluso il lavoro, tutti ne sono così entusiasti che inizia a ricevere numerose richieste di graffiti. Fino a realizzarne ben 100, di cui uno anche a Madrid e un altro in Costa Rica. E che i graffiti rappresentino una svolta nella vita di Alexandra Del Bene è evidente anche dalle richieste arrivate da New York, nonché dalla pubblicazione del suo primo libro, “6 años pintando Sevilla”.

Alexandra Del Bene

Alexandra hai vissuto in molti Paesi del mondo. Dove e quando inizia il tuo viaggio?

«Tutto iniziò dopo la separazione, trovandomi all’improvviso senza lavoro, senza soldi e senza casa e con una bambina di neanche due anni da crescere, mi dissi: “Se devo ricominciare da capo meglio farlo in un bel posto, scema non sono qualche cosa mi invento, male che va laverò scale”. Presi in una mano una valigia e nell’altra la mano di mia figlia e iniziai il mio peregrinare per il mondo, superando avventure e difficoltà di ogni genere per una donna sola con una bambina. Così Da Roma mi trasferisco a Trequanda in una casa nel bosco il cui proprietario si rivelò un personaggio pericoloso e dovetti quasi fuggire con l’aiuto dei carabinieri. Poi fu la volta di Vescona in una antica fattoria del Conte Chigi. Vivevamo nella torre come due principesse, forse, meglio dire come “nella casa della prateria”, cucinando e riscaldandoci con una vecchia cucina a legna, andando a fare il bagno nei fontoni (laghi artificiali di raccolta dell’acqua nel mezzo delle crete senesi), costruendo corone di margherite e dispensando desideri con le lucciole di giugno. Mia figlia ed io vivevamo come in un racconto di altri tempi rispetto alla vita di Roma. In quel periodo ho fatto un po’ di tutto: da progettista in studi di architettura al restauro e riproduzione di affreschi, fino a che ci trasferimmo per “amore” a Griccena, una frazione nelle vicinanze di Arezzo e dopo alcuni anni la decisione di una esperienza in India. Mia figlia aveva poco più di 10 anni. Abbiamo vissuto un anno e mezzo a Podicherry, una cittadina a sud di Madras, in una ex colonia francese con un licee frances internazionale molto buono, dove andavano tutti i figli dei dirigenti delle multinazionali impegnati ad aprire fabbriche in quella regione».

Che esperienza è stata quella indiana?

«Un’esperienza amena dal sapore coloniale, molto dura però. L’India affascina ma ti mette a dura prova tutti i giorni e durante uno di questi ho detto basta, solo che mia figlia – che già aveva imparato molto bene la lingua francese e aveva capito a che serviva parlare l’inglese, unica lingua utilizzata per dialogare con gli indiani di tutta l’India – mi disse che non voleva tornare in Italia perché già conosceva l’italiano e le sarebbe piaciuto andare a vivere in un altro paese per imparare un’altra lingua e così decidemmo per la Spagna».

Complice, dunque, anche sua figlia, 8 anni fa la decisione di trasferirsi a Siviglia. Come mai ha scelto proprio questa città?

«In India il traffico era allucinante e molto pericoloso, non ne potevo più e mia figlia iniziava a voler essere indipendente e quindi decisi di evitare città grandi come Madrid, Barcellona o Valenzia. Desideravo una città a dimensione umana e soprattutto calda, anche se ero proiettata su Granada per poter sciare nella famosa Sierra Nevada. Ma quando arrivai a Siviglia un pomeriggio di maggio con una temperatura ideale, una città di una bellezza sconvolgente, gente allegra e profumi di fiori d’arancio, la scelta fu immediata. Dopo 8 anni ancora mi do ragione da sola! Mia figlia Isabella, invece, dopo la maturità (“con lode”) ha continuato il pellegrinaggio e con 4 lingue parlate perfettamente, si é trasferita a Londra dove lavora e studia al King’s College studiando Business management pagandosi l’Università da sola, sono davvero molto orgogliosa di lei, una ragazza ed una figlia eccezionale oltre che bellissima. ».

Oltre a questi aspetti che cosa l’ha colpita di più di Siviglia?

«In generale l’allegria di questa città e il suo impegno quotidiano a migliorarsi, piccola come una provincia però all’avanguardia come una città. Non dimentichiamo che é la capitale dell’Andalusia con un Parlamento proprio. Siviglia é una città vissuta da tutti i suoi abitanti, con tante belle e centenarie tradizioni che mese dopo mese si susseguono invariate nel tempo. Ogni cittadino ha un ruolo nella città e questo la rende fantastica in qualsiasi periodo dell’anno, vissuta a tutti i livelli e anche controllata e protetta. Per questo si vive bene qui e ancora i prezzi sono accessibili. I sivigliani vivono la strada e i bar si possono considerare come il loro salotto di casa».

Il suo lavoro da artista l’ha portata in giro per il mondo. Ha dipinto in Italia, Los Angeles, News York, Costarica. Che esperienze sono state queste?

«Amene. Mi sono sempre fatta trasportare da quello che mi si presentava davanti, sono sempre stata molto curiosa e ansiosa di imparare e superarmi. Una caratteristica sicuramente che mi ha facilitato la vita é stato non vivere mai qualcosa con la paura di non farcela. Ho sempre visto la soluzione del problema, e il problema semplicemente come un ostacolo da superare, niente di più. Sicuramente mia figlia é stato un bel motore a 2 tempi!!! Non ho avuto molto tempo per “perdermi” e addirittura per ammalarmi. Credo che il primo raffreddore l’ho avuto un mese dopo che é andata a vivere a Londra».

Torniamo a Siviglia. Quali sono le principali differenze che ha notato tra Roma, dove è nata, e quindi l’Italia, e Siviglia?

«La prima cosa che mi ha sorpreso, attraversando il famoso ponte di Triana, fu la familiarità dei luoghi, avere la sensazione di vedere Trastevere nella sua epoca più florida. Triana é un quartiere che si estende lungo la riva “destra” del fiume Guadalkivir e la sua conformazione architettonica é veramente simile a quella del popolare quartiere romano. Anche le persone sono speciali, diverse da quelle dell’altra sponda, di Siviglia, come ci tengono a precisare qui. In più, quando passai quel famoso pomeriggio di 8 anni fa, nel fiume si stavano allenando imbarcazioni di canottaggio, sport da me praticato a livello agonistico nel Tevere, sui margini persone praticando footing, in bicicletta, passeggiando con il cane. Serenità, calma, benessere, forse queste sono le grandi differenze con Roma e quelle di cui avevo bisogno. Siviglia é una città con un centro storico il doppio di Firenze dove si concentra quasi tutta l’essenza e la vita pubblica e culturale. É piana e si gira tranquillamente a piedi o in bicicletta, non hai bisogno della macchina, i servizi funzionano bene e le distanze sono corte e poi c’é blablacar che, eventualmente, risolve tutti i problemi di macchina».

Come sono stati gli inizi in questa incantevole città dell’Andalusia? C’è qualcuno che l’ha aiutata o ha fatto tutto da sola?

«Gli inizi sono sempre molto difficili ed interessanti allo stesso tempo, per lo meno i miei, perché ogni mio cambio é sempre dovuto a qualche rottura importante nella mia vita e Siviglia non é stata da meno. Sono venuta qua con mia figlia e il mio ex italiano, architetto, anche abbastanza famoso che in preda a gelosie e inquietudini personali mi ha ripulito il conto in banca solo per il gusto di vedermi strisciare (cosa che non ho mai fatto) ed é sparito senza lasciare tracce. Essere una donna intelligente e piena di risorse provoca reazioni incomprensibili agli uomini. Mi rimbocco le maniche alla ricerca di nuove energie. Se in Italia dipingevo affreschi e trompe-l’œil e in India insegnavo arte al Liceo francese, a Siviglia invece nasce l’idea di decorare le camerette dei bambini. Aiutata da mia figlia iniziai a fare delle pubblicità da apporre negli asilo nido. Caso vuole che proprio nel primo asilo in cui entrammo, vedendo le bellezze fatte in Toscana ed in altre parti del mondo, mi chiesero di realizzare un murale sopra le persiane del loro locale, un graffito per dirla meglio. Non avevo mai dipinto con bombolette, non sapevo nemmeno come si faceva, però mi divertiva l’idea di scoprirlo e accettai il lavoro. In verità alla fine lo realizzai con una pistola da carrozziere e tante mascherine fatte con il cartoncino, il risultato fu così divertente che divenne subito famoso e iniziai a occuparmi esclusivamente di questo, arrivando ad essere una popolarità in tutta Siviglia con quasi 100 pareti dipinte».

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Ricominciare una nuova vita in un’altra città non è mai facile. Eppure in poco tempo è diventata una delle artiste più apprezzate. Ha dipinto ben 100 graffiti che decorano le imposte e le facciate dei negozi e degli edifici della città. Una collezione a cielo aperto. Qual è il segreto del tuo successo?

«Sono arrivata qui che non parlavo nemmeno una parola di spagnolo, però come si dice “di necessità virtú”. Di sicuro tutto quello che ho studiato, imparato, vissuto e viaggiato nell’arco della mia vita é stato utilizzato in questa nuova attività di “graffittera autorizzata”. Credo che il mio successo sia dovuto non solo al mio talento che si é manifestato graffito dopo graffito, meglio, ai principi con il quale li realizzo. Ho sempre pensato che la migliore forma di insegnare é dare il buon esempio e quindi a Siviglia ho provato a fare questo realizzando disegni che si integrano alla architettura esistente valorizzandola, che soddisfano le esigenze del cliente (pubblicitá, stile, gusto..) che é alla fine quello che mi paga, ma senza perdere di vista il fatto che ogni mio lavoro viene visto quotidianamente da tutti e quindi ho sempre cercato di lavorare molto professionalmente cercando soluzioni gradevoli per tutti. Riuscire a fare questo é stato il mio successo. Essere fermata per strada da persone che mi riconoscono per i miei bei lavori, che mi fanno i complimenti, che mi invitano a eventi, o quando mi chiamano per intervistarmi o scrivono di me e dei miei lavori sui giornali: tutto questo mi motiva e mi gratifica ogni giorno di più, anche se ogni tanto c’é il solito vandalo che mi fa lo scarabocchio. Fortunatamente i miei clienti sono così contenti dell’esito pubblicitario che il mio lavoro gli dà, che aggiustare lo”scarabocchio” lo vedono come una manutenzione ordinaria e me lo pagano senza indugi».

Così contenti che tante sono le richieste arrivate da tutta la Spagna ma anche da New York, nonché la pubblicazione del suo primo libro, “6 años pintando Sevilla”. Possiamo dire che i graffiti hanno rappresentato una svolta nella sua vita?

«Decisamente si. Perché attraverso dei graffiti mi sono scoperta “artista”, anzi, mi hanno scoperto come artista. Anche se la mia “arte” quando dipingo é diversa da quella che uso quando faccio graffiti. Quando realizzo graffiti, o murali o opere d’arte come preferiscono definirli i sivigliani, più che altro “decoro” i muri della città, ultimamente posso anche dire i muri “delle” città, perché già ho lavori a Madrid e in Costa Rica; mentre quando dipingo quadri, dipingo quello che voglio senza preoccuparmi di dover piacere e rispettare i gusti di tutti come quando faccio opere pubbliche. Con i quadri il mio stile é più istintivo, più personale, più libero direi. Senza dubbio la mia prima esposizione a Siviglia fu qualcosa di eclatante avendo deciso di esporre dalla terrazza del Castello di San Jorge, visibile praticamente da tutta Siviglia. In più avevo toccato un tema intimamente sivigliano – il taurino – in chiave molto originale con toreri dipinti come i re delle carte francesi. Fu davvero un gran trionfo arrivato fino a Los Angeles, dove appunto risiedono adesso i quadri.

A New York, stesso esito. É stato davvero divertente presentare le mie opere e le mie idee di esposizione e vederle il giorno dopo eseguite alla lettera. Ho esposto dalla facciata del NewYork Hostal in Central Park nella sede taurina di NY in Green Village e i Kailom Gallery in Chelsea. Mai mi sarei immaginata tanta disponibilità e gratificazione dal mondo newyorkese. Dopo New York sono andata direttamente in Costa Rica, per dedicarmi ad un progetto di beneficienza autofinanziato per la realizzazione di un graffiti nella città di San José. L’obiettivo era aiutare una famiglia povera a terminare un ostello e al ritorno a Siviglia in tre mesi intensi terminai il mio primo libro “sei anni dipingendo Siviglia” un libro autobiografico con tutte le foto dei miei lavori attraverso le quali racconto la storia di come sono diventata un’artista di successo e tutti gli aneddoti, le vicissitudini, i pensieri, le riflessioni e le difficoltà, i trionfi vissuti in questi ultimi anni. Attualmente il libro é disponibile solo in lingua spagnola, presentato già tre volte è in vendita nelle migliori librerie spagnole e online».

C’è un graffito in particolare che le è rimasto più nel cuore, e se sì perché?

«Il primo senza dubbio é stato uno dei più apprezzati e originali, poi senz’altro quello conosciuto come “Le ombre” che con estrema semplicità ed eleganza ha trasformato le pareti di un edificio abbandonato e brutto nelle pareti più fotografate di Siviglia e commentate, credo, in tutte le lingue del mondo. Non c´é una persona a Siviglia che non lo conosca e che non si congratuli con me quando scopre che l’ho dipinto io. In ogni modo quasi tutti riescono ad essere unici ed originali e raccontano tutti la storia di come sono “nati” che mi rimane nel cuore. Una volta un dirigente della Fondazione Cajasol, mi chiese di mostrargli alcuni dei miei graffiti e rimase meravigliato di come ognuno mi aveva ispirato e di come li accarezzavo mentre ne parlavo».

Cosa la soddisfa di più del suo lavoro?

«La possibilità di dipingere una città come meglio credo e senza dubbio vedere la felicità e l’allegria delle persone quando mi conoscono o mi vedono lavorare. Ed ancora di più che il mio lavoro sia conosciuto e riconosciuto a livello internazionale. Ho collaborato anche per la famosa piattaforma di case vacanze AIRBNB che nel 2017 mi propose di realizzare un tour dei miei graffiti per lanciare “AIRBNB Experience”. Sono stata l’unica artista di Siviglia. La mia experience si chiama “Walking with the artist” ed é praticamente un tour dei miei graffiti attraverso la città, in cui spiego e racconto come sono nati. Una gran bella soddisfazione».

Il successo ma anche la tranquillità. Come è cambiata la sua vita da quando è a Siviglia?

«Sicuramente in meglio, anche perché qui ho imparato a vivere con allegria, ad affrontare i problemi con più serenità. A Siviglia tutti lavorano, anche se la nomea non é proprio questa, e tutti hanno i problemi di tutti. Ancora si può uscire di casa con tranquillità e bere una “cervecita” con gli amici al bar e con una chitarra ballare una “sivigliana” passando pomeriggi o notti spensierate. Ogni giorno conosco nuove persone e nuovi contatti di lavoro, non c’é possibilità di annoiarsi. Le opportunità sono dietro l’angolo, bisogna solo avere il coraggio e la volontà di coglierle. A Siviglia si vive con “spensieratezza”, si fa colazione con pane e burro, e le persone sorridono».

Progetti per il futuro?

«Molti. Ogni giorno mi sveglio con mille idee e altrettante proposte, il difficile é organizzarmi. Quella dell’artista non é una vita facile e piena di agi, ogni giorno devi trovare l’idea vincente. Per quanto riguarda le mie sculture, è già il secondo anno nel quale con una mia scultura in acciaio inox e metacrlato si premieranno i vincitori dell’International Tour Film Festival di Civitavecchia, diretto dall’amabile e instancabile Piero Pacchiarotti. Sto realizzandone una in ceramica da esporre prossimamente nella Fundacion Cajasol. Per quanto riguarda le mostre di pittura, ho un contratto firmato con una famosa scuola alberghiera e un noto ristorante nel centro della città per esporre le mie opere dal 15 maggio al 30 giugno nel suo bellissimo patio coperto. È il salotto della Siviglia “bene”, dove ho già esposto con successo lo scorso dicembre. Sto poi contrattando con il Comune di Siviglia, per volontà del suo sindaco, Juan Espada, mio grande fan, un’esposizione nella sala del Comune stesso e ci sono altre in fase di trattativa».

Insomma tante cose bollono in pentola. Senza dimenticare la sua attività nel mondo dell’alta moda e dell’istruzione.

«La registrazione del mio nome al registro ufficiale di patenti e marca “Alexandra Del Bene” mi permette, ormai da tempo, di plasmare i miei quadri su abiti di lusso come succede nella nota boutique di Roma di pellicce d’alta moda “Roncaccia Pelliccie”, che fodera i suoi capi con miei disegni e annovera clienti della Roma bene: l’ambasciatrice di Monaco, Daniela Jacorossi (petroli), l’ex miss Italia Nadia Bengala, l’attrice Demetra Hampton, Ilian Rachow già stilista di Versace. Atelier di abiti su misura come la sartoria di “Javier Sobrino” a Siviglia usano i miei disegni per creare fazzoletti da taschino come ad esempio la linea “Duality” dedicata al mondo taurino. Alcuni negozi di decorazioni hanno preferito oggetti di ceramica di arredamento e quanto altro, ottenendo buoni risultati. Anche i negozi di articoli di souvenir stanno iniziando a dare un nuovo volto ai loro articoli per mezzo delle mie creazioni. Per quanto riguarda l’istruzione, sono numerose ormai le conferenze nell’Università Pablo de la Olavide sul tema dell’arte Urbana Sostenibile e su come passare dalla teoria alla pratica, molto seguite dagli studenti. La scuola di Disegno e Moda di Siviglia mi ha scelta come referente per i suoi alunni e mi sta inviando praticanti trimestrali per sviluppare il settore moda e distribuzione. Altri graffiti in giro per la città di Siviglia ed alcuni all’estero. Insomma tutto è in movimento come la terra».

Per contattare Alexandra Del Bene questo il suo sito:

www.alexandradelbene.com

Potete trovarla su Facebook a questa pagina:

www.facebook.com/alexandra.delbene

Instagram: alexandradelbene e alexandradelbeneartista