Vivere in barca a vela

Di Enza Petruzziello

Sentire il vento tra i capelli, respirare l’aria del mare 24 ore su 24, farsi cullare dalle onde del Mediterraneo. È questa la nuova vita di Elena Manighetti, ventinovenne di Brembate di Sopra, che insieme al suo ragazzo Ryan lo scorso maggio ha mollato tutto, un lavoro a tempo pieno, la casa in affitto e gli amici.

Obiettivo: partire dall’Inghilterra con la sua barca a vela alla ricerca di uno stile di vita più green ed avventuroso.

Testarda, dinamica e con il vento in poppa, Elena non è nuova ai cambiamenti. Dopo la laurea in giornalismo all’Università Cattolica, lascia la provincia di Bergamo per volare in Inghilterra e frequentare prima un master a Poole, una piccola cittadina sul mare nella regione del Dorset, e poi lavorare in un’agenzia di comunicazione a Manchester dove in poco tempo viene promossa a capo dipartimento di marketing digitale, da cui poter guadagnare soldi online.

La nuova vita però, come lei stessa ci racconta, è molto stressante. Così grazie ad un corso di «talent development», centrato appunto sullo sviluppo dei talenti, Elena mette a fuoco il suo disagio, rivaluta le sue priorità, i valori, caricandosi di entusiasmo e determinazione.

L’idea di vivere in barca a vela arriva durante una vacanza a Maiorca semplicemente ammirandone una dalla spiaggia. Con Ryan inizia a fare ricerche scoprendo sul web che esistono diversi gruppi di persone, soprattutto negli Stati Uniti e in Australia, che condividono questo stile di vita. Prendono contatti, chiedono informazioni, approfondiscono le varie possibilità. Poi, finalmente, trovano la loro “Kittiwake”, un catamarano ancora in splendida forma che gli costa appena 9.500 sterline, meno di un auto nuova.

Adesso lavorano dai loro pc un paio di giorni a settimana e viaggiano per tutto il resto del tempo. Guadagnano meno, ma spendono anche molto meno. Il loro budget spese è di 500 euro al mese.

Per viaggiare si servono delle vele e per generare energia hanno sei pannelli solari. Usano docce solari, e detergenti/saponi/detersivi bio e fanno una dieta vegetariana pescando però un pesce o due alla settimana. Adesso sono al largo delle coste francesi in viaggio verso Malta. Raccontano le loro avventure su sailingkittiwake.com, blog in cui è possibile tenersi aggiornati sui loro itinerari e leggere dei loro incontri e della loro nuova vita.

vivere a vela

Elena, come è nata l’idea di vivere in barca a vela?

«Nel 2016 abbiamo iniziato a farci delle domande sulla nostra vita e sul nostro futuro. Ci siamo resi conto che lavorare in un ufficio per 40 anni non faceva per noi e non volevamo aspettare la pensione (chissà mai se ci arriveremo) per avere del tempo libero e realizzare i nostri sogni. Ci siamo arrovellati per settimane, cercando di ideare uno stile di vita alternativo. Inizialmente avevamo pensato di comprare un rudere con piccolo terreno annesso in campagna in Spagna o Italia, ristrutturarlo e vivere in modo ecosostenibile.

Poi ci siamo resi conto che ci sono troppi posti al mondo che vogliamo esplorare. Mentre eravamo in Spagna in vacanza, abbiamo visto una barca a vela all’ancora in una baia dove ci stavamo rilassando. Da lì è nata l’idea. Nei mesi successivi abbiamo letto libri, consultato siti, scritto su forum online e abbiamo progettato la nostra avventura».

Perché tu e il tuo ragazzo Ryan avete lasciato tutto. Cosa non vi piaceva della vostra vita?

«Non siamo scappati dalla nostra vecchia vita. Avevamo una vita comoda, entrambi con un buon lavoro, e trascorrevamo il weekend nella natura facendo arrampicata o camminate. Ma stare chiusi in ufficio non faceva per noi: volevamo una vita all’aria aperta, con più tempo libero, e non ci andava di aspettare fino ai 70 anni per vivere questo sogno».

Non sei nuova al cambiamento. Dopo l’università sei partita da Bergamo per andare in Inghilterra. Che tipo di esperienza è stata questa per te?

«Sì, ho vissuto in Inghilterra per sette anni prima di partire per questa nuova avventura. E’ stata sicuramente una bellissima esperienza, che mi ha insegnato tanto. Partire da un piccolo paese per andare a vivere in una metropoli in cui non conoscevo nessuno è stato un salto nel vuoto che mi ha fatto crescere parecchio, tutto d’un tratto.

E passare nel giro di sette anni dal lavorare in un ristorante spiaccicando qualche parola di inglese, allo studiare in un’università a Bournemouth, fino a dirigere un mio dipartimento di content marketing è stata una grande soddisfazione. L’Inghilterra rimarrà sempre nel mio cuore, specialmente Londra con le sue mille culture e la mentalità molto aperta».

E poi dalle mura di un ufficio sei passata al mare aperto. Un bel salto per una giovane donna come te. Come sono stati gli inizi di questa nuova avventura?

«Nonostante il cambiamento sia stato radicale, mi sono abituata a tutto in modo piuttosto graduale. Innanzitutto abbiamo passato un anno a fare ricerca, guardare video di persone che conducono questo stile di vita, parlare di cose pratiche, e più.

Poi abbiamo passato dei weekend lunghi sulla barca mentre la stavamo sistemando. Infine, il nostro viaggio è iniziato su un fiume, che era molto più calmo rispetto al mare. Per questi motivi, gli inizi non sono stati uno shock, anzi. Ero semplicemente emozionata: il nostro sogno era finalmente realtà!».

Avete frequentato dei corsi per navigare oppure già conoscevate le tecniche di vela?

«Ryan sapeva già andare a vela: ha fatto vacanze su barche a vela e partecipato a qualche gara quando era più giovane. Ha poi rispolverato le sue conoscenze nell’anno prima di partire e ha sostenuto l’esame ICC, un patentino per navigare nel Mediterraneo. Io ho fatto un paio di corsi per principianti, e sto imparando mentre viaggiamo. Per risparmiare abbiamo investito nella preparazione di Ryan più che nella mia».

C’è stato qualcuno che ha cercato di dissuadervi, e al contrario chi vi ha appoggiato?

«Nessuno ha tentato di dissuaderci, fortunatamente. Alcune persone, specialmente i miei genitori, sono rimaste scosse inizialmente, non capendo il motivo di questa scelta. Ma dopo lo shock iniziale, la maggior parte delle persone nella nostra vita ci hanno appoggiato in pieno. Alcuni hanno azzardato a definirci “dei grandi”».

vivere in mare

Parlaci del vostro catamarano. Come si vive su una barca?

«Il nostro catamarano è un piccolo Heavenly Twins del ’77, lungo 7.9m e largo 4. Nonostante la piccola stazza, ha tutto ciò che ci serve: cucinetta, bagno, camera da letto, salottino e perfino uno sgabuzzino. E’ una barca di costruzione inglese molto robusta e sicura, tanto che alcuni vecchi lupi di mare la chiamano “la scialuppa”.

Ci è costata meno di 10mila sterline, insomma meno di un’auto nuova. Vivere su una barca semplice come la nostra richiede alcuni sacrifici: fare la doccia all’aperto e non avere frigo, né riscaldamento. Ma queste cose non sono un problema quando sei in paradiso. Quando cucino ho una vista mozzafiato, prima di andare a letto ci godiamo sempre un bel tramonto nel pozzetto e mentre navighiamo ci emozioniamo ad ogni visita dei delfini».

Passiamo agli aspetti pratici. Tu e Ryan lavorate dai vostri pc un paio di giorni alla settimana e per il resto del tempo siete in viaggio. Come riuscite a mantenervi economicamente?

«Esattamente così: lavorando un paio di giorni alla settimana. Vivendo in barca a vela le nostre spese sono minime, non paghiamo più l’affitto o le bollette perché viviamo all’ancora e generiamo tutta la nostra elettricità con pannelli solari. Le nostre spese consistono in benzina (poca perché usiamo sempre le vele), cibo, gas per cucinare, abbonamento telefono ed eventuali costi di ormeggio.

Viviamo con poco: il nostro budget è 500 euro al mese (250 a testa). Cerchiamo di guadagnare più di quella cifra ogni mese, così possiamo anche mettere via dei risparmi. Durante l’inverno staremo fermi all’ancora, quindi avremo più tempo per lavorare e risparmiare».

Tra un viaggio e l’altro curate anche il blog “Sailing Kittiwake”. Che cosa raccontate?

«Abbiamo aperto il nostro blog per condividere le nostre esperienze e ciò che impariamo, ma anche per ispirare chi, come noi, sogna di vivere in barca a vela ma non è ricco. Teniamo aggiornati i nostri followers dei nostri progessi tramite i nostri canali social.

A breve lanceremo anche una serie YouTube sul nostro canale in cui documenteremo il viaggio e il nostro stile di vita. Vogliamo far vedere cosa vuol dire vivere in barca a vela in modo semplice ed ecosostenibile, dimostrando a persone meno abbienti, o giovani come noi, che questo stile di vita è facile da ottenere e non servono centinaia di migliaia di euro per realizzare questo sogno».

Adesso siete in Francia nel  Golfo di Morbihan. Il vostro obiettivo è arrivare a Malta. Qual è il posto finora più bello che avete visitato e perché?

«Sono tanti i posti che ci hanno affascinato: da St Agnes nelle isole Scilly, al fiume Helford in Cornovaglia, alla Ile Saint-Nicolas nelle isole Glénan. Direi che il posto che ci ha colpito di più fino ad ora è stato Sauzon, sulla Belle Ile, in Francia.

Questo è un piccolo porto naturale nel mezzo di scogliere verdi e acque cristalline. Il paesino accanto al porto è pittoresco, con casette di mille colori. Siamo arrivati al porto alle sei di sera e siamo scesi a terra per sgranchirci le gambe, senza aspettarci nulla in particolare. Invece siamo rimasti stupiti dalla bellezza di questo piccolo borgo e delle sue splendide scogliere».

Elena come è cambiata la tua vita da quando sei in mare? Penso ai vantaggi, ma anche agli svantaggi.

«In termini di vantaggi, non sono più stressata, ho più tempo per stare all’aria aperta, mi godo la bellezza della natura ogni giorno, vivo in modo più ecosostenibile, spendo meno e viaggio spesso – a volte ogni giorno – e ho tanto tempo da dedicare alla mia relazione. Per quanto riguarda gli svantaggi, non incontro molte persone, se piove per parecchi giorni mi sento un po’ bloccata sulla barca e se c’è parecchio vento è difficile dormire bene».

Quali consigli daresti a chi come te sta pensando a un cambiamento radicale di vita?

«Di non limitarsi. Il cambiamento fa paura, ma se non ci mettiamo in gioco non realizzeremo mai i nostri sogni. Direi che il primo passo è capire cosa si vuole veramente, poi bisogna pensare a come è possibile realizzare questo sogno e i relativi compromessi e sacrifici. Infine, ci vuole un piano d’azione con date di scadenza. Se non avessimo avuto maggio 2017 come data di partenza e un foglio Excel immenso, noi saremmo ancora in ufficio a Manchester».

Prossime destinazioni?

«Ci spostiamo in base ai venti, quindi è il tempo che detta le nostre destinazioni. Siamo nel Golfo di Morbihan al momento e da qui procederemo verso sud, verso La Rochelle. Da lì, attraverseremo la baia di Biscaglia per arrivare in Spagna, vicino a Santander. Miriamo ad arrivare al sud del Portogallo per l’autunno e passare l’inverno sul Rio Guadiana».

Per contattare Elena e Ryan questo è il loro indirizzo mail:

[email protected]

Per leggere delle loro avventure a bordo del loro Kittiwake questo il sito:

http://sailingkittiwake.com/