Vivere in un paradiso tropicale: Seychelles

Le Seychelles: paradiso di spiagge tropicali, un arcipelago di oltre cento isole disseminate nell’Oceano Indiano. Un paesaggio dalla bellezza primordiale che incanta e si svela solo a chi “ha gli occhi e la mente aperti per poterle apprezzare senza compromessi”. Katia Terreni ci vive e lavora dal 2007 e nella seguente intervista ci racconta cosa significa effettivamente vivere e lavorare in un paradiso tropicale.

katia terreni seychelles

Katia, cosa ti ha portato alle Seychelles?

Nel 2007 lavoravo in Italia presso un Hotel Centro Congressi e mi piaceva molto. Volevo crescere, ero molto ambiziosa, tuttavia non riuscivo a scrollarmi di dosso il ruolo di Receptionist inquadrata al quarto livello, che oggi equivarrebbe ad un impiego da otto ore giornaliere per cinque giorni settimanali, per uno stipendio netto di quasi 1.400 euro, quindi un ottimo lavoro nell’Italia del 2016. Nel 2007 invece non mi sentivo realizzata e volevo di più. Così cominciai a guardarmi intorno e a mandare CV in tutto il mondo come Caporicevimento, era un ruolo che non avevo mai ricoperto ma dentro di me sapevo di potercela fare. Ricevetti un’offerta alle Seychelles e mi sentii molto fortunata. Oltre ad aver trovato il lavoro che cercavo, andavo anche a svolgerlo in un Paradiso. Così ha avuto inizio la mia avventura lavorativa alle Seychelles, dapprima come Caporicevimento, poi come Assistant Manager ed infine come Resort Manager. In Italia non avrei mai fatto una carriera del genere semplicemente perché non ti permettono di farlo: chi ha un posizione di prestigio ed una poltrona se la tiene stretta finché non si incancrenisce. Non c’è ricambio, non c’è ossigeno, bisogna emigrare per emergere.

Ambientarsi in un contesto differente da quello di provenienza ha comportato delle difficoltà?

Professionalmente è stato difficile. Lavorare in Africa non è come lavorare in un qualsiasi altro Paese occidentale. Avevo già fatto un’esperienza ai Caraibi, ma alle Seychelles volevo assolutamente affermarmi professionalmente. E’ stata dura, soprattutto i primi mesi, perchè ho dovuto scontrarmi con una mentalità locale ed un approccio aziendale totalmente differenti da quello a cui ero abituata. Poi mi sono ambientata, dopo circa sei mesi, e sono andata alla grande. A livello personale invece mi sono ambientata quasi subito: il cibo creolo è delizioso, le spiagge sono una favola e la gente è simpatica.

katia terreni

Ci sono molti italiani sulle isole? Di cosa si occupano?

Fare una stima del numero di italiani residenti alle Seychelles non è facile, perché non tutti sono iscritti all’Aire, come il console locale mi ha riferito più volte. Tuttavia posso affermare con una certa sicurezza che siamo nell’ordine di qualche centinaio su una popolazione di 90 mila abitanti. Pochi di loro sono impiegati in lavori subordinati – come me – e la maggioranza porta avanti qualche business. C’è chi, come nella migliore tradizione italiana, gestisce un ristorante, chi gestisce un albergo, chi si occupa di import-export, chi ha tentato la via dei due settori emergenti del momento: le energie rinnovabili e l’agricoltura. Ci sono anche diversi professionisti (dentisti, medici, ecc.) ed una manciata di insegnanti italiani presso le due international schools di Praslin e Mahe. Per il resto poi, qui vivono expats provenienti da tutto il mondo. Ci sono molti francesi ed inglesi che vivono una condizione di vantaggio linguistico, in quanto le Seychelles hanno avuto una doppia colonizzazione, britannica e francese, con il lascito del bilinguismo. Oggigiorno sta crescendo la comunità sudafricana, che lascia il Sudafrica per un Paese più tranquillo e con un livello di criminalità decisamente inferiore al Sudafrica. Ma ci sono anche i russi, i nordeuropei, alcuni (pochi) nordamericani. Gli arabi frequentano le isole, ma non sarebbe corretto definirli “expats”, piuttosto visitatori assidui di lusso. Ci sono poi molti espatriati asiatici: indiani, cingalesi, balinesi, filippini che lavorano nel settore dell’ospitalità alberghiera, nell’edilizia e nell’agricoltura. Rappresentano un mercato di lavoratori molto interessante per le Isole, perché professionalmente ben preparati, ubbidienti, disponibili a percepire stipendi che per noi sarebbero inadeguati, mentre per loro significano il mantenimento di una o due famiglie nei loro Paesi di origine. La comunità indiana per esempio, conta 2 mila individui e si è stabilita su queste isole fin dal secolo scorso. Le Seychelles funzionano come un’oligarchia ed alcune famiglie indiane sono oggi piuttosto potenti.

Raccontaci qualcosa di te. Come trascorri le tue giornate in un paradiso tropicale come le Seychelles?

Intanto sfatiamo un mito: chi crede che lavorare in un Paradiso tropicale significhi stare con le “chiappe” a mollo tutto il giorno si sbaglia e di grosso! Io mi alzo alle 6 del mattino e spesso non vado a letto prima di mezzanotte. A volte dispongo di qualche ora libera nel pomeriggio, ma capita di frequente di fare tutta una tirata. I primi anni ho trascorso il mio tempo libero visitando le isole e ad oggi posso dire di conoscerle piuttosto bene. Mi piace molto uscire in barca e andare a fare snorkeling per esempio, ma anche fermarmi su qualche spiaggia per un BBQ assieme ai seychellesi. A volte mi reco sull’isola di Mahe, la più grande delle Seychelles, per fare un po’ di shopping, anche se ancora oggi non si trovano tutte le merci e i prodotti disponibili altrove, sebbene abbia assistito ad una piccola rivoluzione consumistica negli ultimi nove anni. Infine occupo il mio tempo libero leggendo e navigando su internet. Se quest’ultima in occidente può sembrare un’attività deleteria, qui la cosa assume una valenza diversa e stare in rete è un vero e proprio “toccasana”. Internet  ti permette di restare in contatto con altre realtà lontane e di conoscere quello che succede giorno dopo giorno. In rete parlo con la famiglia e con gli amici, mi intrattengo in conversazioni e discussioni; insomma, il web mi permette di avere un contatto giornaliero con il resto del mondo. Qui alle Seychelles le attività culturali sono assenti. Se la natura è selvaggia e ricca, l’aspetto culturale è povero e scarso. Non ci sono molti cinema e i film che proiettano sono prettamente produzioni bollywoodiane. Il teatro non è una forma espressiva presa in considerazione su queste isole, mentre la musica, per fortuna, è molto praticata ed ascoltata. Si tratta di musica locale, che si basa sui ritmi afro come la sega e la moutia. C’è una grande quantità di giovani che si definiscono “artisti” e che incidono CD a livello locale e si esibiscono negli alberghi del posto. Musiche classiche, Jazz o di altro genere non sono conosciute né apprezzate, anzi, vengono considerate molto noiose. Gli unici che riescono a conquistare le orecchie e la simpatia dei giovani, oltre ai cantanti dalle sonorità locali, sono i rappers sudafricani.

Coco Island- seychelles

Cosa consiglieresti a chi sogna di trovare un lavoro alle Seychelles?

Direi di pensarci bene. I lavoratori occidentali non sono competitivi su queste isole, dove la maggior parte della manovalanza viene reperita sul mercato asiatico, che fornisce workers a basso prezzo e ad alte prestazioni in rapporto all’ambiente (abituati al caldo, alla fatica, all’ubbidienza, ecc..) Quando parlo di “ubbidienza” può suonare come qualcosa di “anacronistico”, ma dobbiamo ricordarci che queste Isole sono state delle Colonie fino a qualche tempo fa, per cui l’attitudine ad essere un “servo ubbidiente” è una caratteristica molto apprezzata. Dopo il colpo di Stato degli anni ‘70 la mentalità è cambiata e le nuove generazioni sono cresciute, disprezzando il lavoro manuale e servile, associato ad una condizione di semischiavitù. I giovani non sono inclini al lavoro, non lo considerano un valore e di conseguenza all’interno di una struttura aziendale rappresentano spesso un problema per la loro incapacità di adeguarsi alle regole. Inoltre certi modi di pensare e di sentire diffusi tra la popolazione, si insinuano sottilmente anche all’interno delle aziende. Mi spiego meglio: un manager difficilmente avrà la pelle nera. O ancora: non vedrete mai una seychellese bianca occupata nel settore delle pulizie. Questi sono i retaggi della colonizzazione su queste isole. La società è intimamente divisa in caste ordinate a seconda della gradazione del colore della pelle, che determina a sua volta l’estrazione sociale e spessissimo le possibilità/non possibilità di miglioramento all’interno della società seychellese stessa. Ufficialmente il governo nega questa realtà – che certo non viene colta dai turisti impegnati a fare il bagno e a prendere il sole – anzi, il governo promuove un concetto falsamente inclusivo che tende a divulgare l’idea che tutta l’umanità, come risultato di svariate mescolanze genetiche nel corso del tempo, sia in realtà creola sua malgrado. Sottolineo che trovo il concetto “falsamente inclusivo”, perchè non vedo altre ragioni del suo esistere se non quello di coprire il problema del razzismo fortemente radicato sulle isole, razzismo che viene messo in atto all’interno delle famiglie locali ancora prima che da parte degli occidentali nei confronti dei seychellesi. Non è difficile per esempio, scoprire che fra tre sorelle solo quella con la pelle più chiara ha studiato ed ha avuto accesso ad un lavoro migliore delle altre. Tutto questo lungo preambolo è per allertare chi desidera venire a lavorare qui, perché la realtà è un po’ diversa da quella che uno si immagina e le problematiche da affrontare sono differenti da quelle che si incontrano in ambito occidentale. A livello pratico direi che ci sono ancora oggi delle possibilità di trovare un lavoro dipendente nel campo turistico alberghiero, anche in considerazione del numero sempre maggiore di alberghi che vengono costruiti. Tutte le offerte vengono pubblicate sia su www.linkedi.com sia su www.catererglobal.com. Le candidature vanno inviate online. Vietato venire sulle isole con biglietto di sola andata (all’aeroporto vorranno vedere il vostro biglietto di ritorno con la data precisa del rientro stampata sopra) per cercare lavoro nei barettini sulla spiaggia:

1) non esistono i chiringuiti;

2) se vi beccano mentre cercate lavoro vi espellono dal Paese ;

3) non troverete mai un lavoro del genere, perché sottopagato (il nostro concetto di remunerazione minima mensile si basa su standard diversi) e perché le condizioni offerte non saranno interessanti per voi. Un europeo alle Seychelles deve ambire ad una posizione dal middle management in su. La concorrenza ancora una volta sarà rappresentata dai colleghi istruiti – ed agguerriti – asiatici, dai sudafricani e dagli occidentali in genere.

Se invece si desidera aprire un business, ci si deve rivolgere agli uffici governativi per conoscere tutte le procedure www.egov.sc/business/BusinessEnterprise.aspx  e  www.sib.gov.sc/. Da considerare che le società qui sono tutte joint ventures con partners seychellesi, i quali detengono la maggioranza della società. La Repubblica socialista delle Seychelles adotta delle politiche molto protezionistiche ed apre le proprie porte a chi è in grado di portare capitali, innovazione e benessere alla nazione.

Ultimamente molti pensionati italiani stanno valutando la possibilità di lasciare l’Italia per nuove mete. Qual è il tuo consiglio in merito?

Le Seychelles sarebbero una buona meta qualitativamente parlando: buon cibo, bel clima, malattie endemiche quasi inesistenti.

A patto che:

1) la pensione sia alta (gli affitti, i trasporti e il costo della vita è generalmente alto, paragonabili a quelli europei);

2) la salute sia eccellente. Non esiste un buon sistema sanitario sulle isole, per lo meno non paragonabile a quello cui siamo abituati in occidente.

tartarughe alle seychelles

Raccontaci qualcosa sul cibo e sulle tradizioni più caratteristiche.

La popolazione delle Seychelles ama il canto, il ballo e il buon vivere. Difficilmente vedrete un seychellese scorbutico o triste. Sulla spiaggia è facile incontrare, soprattutto la domenica a pranzo, intere famiglie locali che ballano e mangiano l’ottimo BBQ a base di pesce e pollo preparato da loro e – se vi trovate nei paraggi – vi potrebbe capitare di essere invitati al banchetto! Ovviamente non manca mai la birra o altre bevande alcoliche: l’alcool viene consumato in quantità preoccupanti su queste isole. Il piatto tipico è il curry di pipistrello, kari soussouri in creolo. Molti turisti spalancano gli occhi e restano stupiti quando racconto loro di questa specialità, ma le ragioni del suo esistere sono semplici: in passato, quando le isole avevano sporadici rapporti commerciali con il resto del mondo, anche l’approvvigionamento di carne era scarso e di conseguenza la popolazione locale si è arrangiata cacciando e cucinando quello che aveva a disposizione, quindi carne di tartaruga, carne di pipistrello e carne di tang, una specie di ratto notturno che vive ancora oggi nei giardini e nelle foreste. La cucina locale è di tipo “fusion” in quanto risente parecchio delle influenze asiatiche (chutney, spezie e riso come staple food al posto del pane) e di quelle africane, con la presenza del frutto dell’albero del pane e di tuberi come le patate dolci e la kassava. Molto usato è il cocco ed i suoi derivati. Il curry al latte di cocco (curry di banane, curry di carne, di pesce o di verdure) è una vera delizia! Con il latte di cocco si prepara a livello artigianale anche una bevanda tipica fortemente alcolica che si chiama kalou. Ogni abitante serba il proprio segreto per la perfetta preparazione della kalou: chi fa fermentare il latte per settimane sotto terra e chi invece lo tiene esposto al sole equatoriale per giorni e giorni prima di passare alla preparazione. Di una cosa sono sicura: l’odore della bevanda ricorda fortemente quello dei “piedi” e il grado alcolico è da ubriacatura immediata.

Quali sono gli aspetti meno conosciuti delle Seychelles che hai scoperto vivendo sul posto?

Come raccontavo prima, per me, l’aspetto più interessante – ed inquietante – delle Seychelles è l’aver toccato con mano la realtà del razzismo come fenomeno radicato ed adottato come forma mentis abituale già in seno alle stesse famiglie, che non esitano a privilegiare quel figlio o quella figlia che nasce con la pelle più chiara rispetto ai fratelli e alle sorelle. E’ un fenomeno taciuto, di cui non si parla. Anzi, lo slogan ripetuto alle Seychelles è che qui “siamo tutti creoli” e che non ci sono problemi di tipo razziale. Sapete cosa vi risponderà un seychellese quando indagherete sui suoi avi? Che il trisavolo era un francese. Nessuno vi dirà mai che i suoi avi erano africani. L’Africa qui non esiste.

capitano

 

Qualche consiglio per chi sceglie le Seyschelles come meta per una vacanza.

Le Seychelles sono un Paradiso per chi le sceglie come luogo di vacanza: bel clima, bellissimi paesaggi verde-azzurri, graniti antichissimi, tartarughe giganti, pesci, coralli… Fino agli anni 2000 erano una destinazione esclusiva: prezzi alti, poca pubblicità sui cataloghi, poco o niente turismo di massa. I frequentatori delle isole erano personaggi bizzarri e singolari, veri amatori dell’Oceano indiano e spesso autentici viaggiatori. Non si scandalizzavano se un bungalow non aveva l’aria condizionata o se una bottiglia di acqua costava 10 euro o se un giorno il latte finiva e le scorte non arrivavano fino alla settimana successiva. Erano visitatori che comprendevano la difficoltà degli approvvigionamenti sulle isole, che le visitavano e vi soggiornavano per poter godere della loro unicità. Trascorrevano il tempo leggendo un libro, andando a pesca o semplicemente godendosi un tramonto. In poche parole si godevano la natura ed il far niente, il “vero lusso” delle Seychelles. Con l’avvento del turismo di massa, queste isole – che meriterebbero il trattamento riservato alle Regine – vengono spesso bistrattate da turisti poco consapevoli, attenti solo al rapporto qualità-prezzo e incapaci di comprendere la vita isolana, le difficoltà e le bellezze insite che comporta vivere lontani dal mondo.

katia terreni - isole seychelles

Le Seychelles sono una destinazione unica. Non possono essere paragonate a Mauritius, a Zanzibar o al Mar Rosso perché si configurano in una fascia di prezzo molto più alta: tutto qui costa di più e al contempo – paradossalmente – i servizi prestati spesso sono basilari. I grandi alberghi di catena, fanno degli sforzi immani per poter mantenere gli standard promessi, a costo di tradire la natura delle Seychelles che è – in ultima analisi – quella di lasciarsi trasportare e di arrendersi al presente, senza accampare pretese e senza fare richieste inadeguate su queste isole. Qui il rapporto qualità-prezzo non segue le regole e spesso si paga tanto per un servizio modesto. Queste sono le Seychelles. Consiglierei a chi desidera visitarle di documentarsi bene prima di partire e di arrivare qui con un budget adeguato per non doversi privare di esperienze – come le uscite in barca alla scoperta di isole più remote e di parchi marini – che danno un senso alla vacanza. Le Seychelles si svelano solo a chi ha gli occhi e la mente aperti per poterle apprezzare senza compromessi.

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Di tutto quello che ho parlato in questa intervista ne ho scritto nel capitolo “Seychelles, welcome to Paradise”  del libro

Donne che Emigrano all’Estero.