Roberta: trasferirsi in Colombia

Può una calda sera d’estate a Londra, un drink in uno dei tanti locali di Camden Town e un divertente gioco di sguardi, cambiare la vita di una persona?

La risposta è naturalmente: sì. Perché alle volte basta davvero poco per sovvertire il nostro destino.

Lo sa bene Roberta Padroni, trentacinquenne sarda, che dopo aver trascorso sette anni nella capitale inglese come manager in un negozio di una famosa multinazionale europea del fashion, decide di mollare tutto e trasferirsi in Colombia.

Merito di un colombiano, con cui quella sera il suo sguardo si incrocia, ma soprattutto della Colombia un «Paese che ha tanto, tantissimo da offrire», come lei stessa ci racconta. Non è la prima volta che Roberta molla tutto per una nuova vita.

All’età di 19 anni lascia Cagliari per trasferirsi a Roma dove studia Scienze della Comunicazione. Dopo la laurea e un master in Marketing del Turismo decide di seguire il suo sogno di abitare a Londra, dove arriva nell’aprile 2009 per un corso di inglese di tre mesi. Obiettivo: tornare a casa, mettere la testa apposto e trovare un lavoro.

Roberta Padroni

Quei tre mesi diventano però 7 anni fino a quando, in quella famosa calda estate londinese, sorseggiando un cocktail incrocia lo sguardo di una persona che dopo averle sorriso e invitata a ballare, stravolge, senza volerlo, la sua vita.

Incuriosita dalla Colombia, nel 2015 parte per il suo primo viaggio nella terra che sarebbe poi diventata la sua nuova casa. Rientra a Londra, si licenzia e passa un anno a servire i tavoli di una nota catena inglese di ristoranti, studiando Digital Marketing alla City University di Londra, lavorando al suo blog InColombia e ad altri siti web e blog come freelance.

Nel gennaio 2016, dopo aver venduto e regalato tutto ciò che ha, lascia definitivamente la capitale inglese per seguire un altro dei suoi sogni: viaggiare.

Oggi lavora come blogger, content editor e travel consultant. La sua mission? Diffondere l’amore per la Colombia in Italia e aiutare chi vuole intraprendere un lungo viaggio in Sudamerica.

Roberta hai lasciato la tua città – Cagliari – da giovanissima. Da allora non ti sei mai più fermata. Prima a Roma e poi a Londra. Due grandi metropoli, eppure così diverse. Che tipo di esperienze sono state?

«Tutte belle, positive e stimolanti. Quando sono andata a vivere a Roma mi ero appena diplomata. In quei tempi Roma era una città ancora vivibile, piena di opportunità che non avrei mai avuto a Cagliari.

Ho lavorato per tutti gli anni di università e nelle mia città questo difficilmente sarebbe stato possibile. Poi dopo 8 anni la vita nella capitale è diventata pesante. La città è cambiata tanto, e tanto sono cambiata io. Lavoravo senza opportunità di fare carriera, con contratti che ogni sei mesi scadevano, e in più non parlavo inglese, e lavorando in ambito turistico per me era fondamentale.

Così, a contratto scaduto, decisi di andare a Londra tre mesi per seguire un corso e poi ritornare a lavorare con il solito contratto a termine. E invece i tre mesi a Londra sono diventati 7 anni. Ho studiato tanto, ho imparato l’inglese, ho fatto tanti lavori, sono cresciuta molto sia professionalmente che umanamente».

Roberta Padroni

A Londra avevi un lavoro, amici, una casa. Quando e perché hai deciso di lasciare tutto e cambiare vita ricominciando in Colombia?

«Una sera d’estate di quattro anni fa ero seduta in un bar latino di Camden Town bevendo un drink con una mia amica, guardando la gente ballare salsa, quando un ragazzo mi guardò, mi sorrise e iniziò a parlare con me. Quel ragazzo era colombiano.

Ai tempi io sapevo a mala pena dove si trovasse la Colombia. Così quella stessa sera, quando tornai a casa, googlai la parola “Colombia” e iniziai a leggere racconti, a vedere foto e video e sognare di visitare un giorno questo Paese. Dopo quasi due anni finalmente feci un viaggio di tre settimane in Colombia e qui incontrai l’ispirazione per cambiare la mia vita che, da ormai troppo tempo, era infelice.

Quando sono tornata a Londra, ho lasciato il mio lavoro full time come manager cercandone uno meno impegnativo per potermi dedicare allo studio. Così mi sono iscritta all’università, ricominciando a studiare marketing digitale. Ho aperto il mio blog www.incolombia.it per mostrare agli italiani la verità sulla Colombia e ho iniziato a risparmiare ogni centesimo per realizzare uno dei miei sogni: viaggiare in Sudamerica. Ho fatto una marea di sacrifici e rinunciato a tante cose, ma alla fine ce l’ho fatta!

Così il 28 gennaio del 2016 dopo aver venduto e regalato tutto ciò che possedevo, sono salita su un volo. Destinazione: Bogotà. L’idea era di rimanere due mesi in Colombia e continuare il viaggio verso sud, ma alla fine si sono trasformati in sei mesi.

Dopodiché sono tornata in Italia a casa dei miei per tre mesi e a novembre sono ripartita, arrivando a Buenos Aires, ho raggiunto il punto più a sud del continente, Ushuaia, e pian piano sono risalita fino a tornare, due mesi fa, in Colombia».

Una scelta certo non semplice: nuove abitudini, nuovo lavoro, una nuova cultura. I tuoi amici, i tuoi famigliari, ti hanno sostenuta oppure hanno pensato fossi una folle?

«Fin da ragazzina sono sempre stata la ribelle della famiglia e della mia comitiva, quindi sono abituati alle mie pazzie.

I miei amici, anche se preoccupati, mi hanno sempre sostenuto e appoggiato. I miei genitori son stati un po’ più difficili da gestire, e tutt’ora si preoccupano molto. Ma come ho detto prima, sono nata con la testa calda, ma sempre sulle spalle. Loro hanno imparato ad avere fiducia in me».

Da qualche mese ti sei trasferita a Villavicencio, sulle rive del fiume Guatiquía a circa 75 km a sud-est di Bogotá. Come si vive qui?

«In realtà viaggio molto per lavoro e spesso vado a Bogotà. Villavicencio è una cittadina piccola, con un clima caldo tutto l’anno e non troppe cose da fare se non mangiare carne buonissima e esplorare il circondario che offre una natura fantastica con fiumi – come il famoso Caño Cristales -, cascate e camminate».

Roberta Padroni colombia

Come sono stati gli inizi in Colombia? Come ti ha accolto la gente del posto?

«Sempre benissimo. I colombiani sono persone molto socievoli e ospitali, fanno di tutto per farti sentire a tuo agio e ti aprono le porte di casa loro. Ho viaggiato sola in tutto il Sudamerica e in nessun Paese mi son sentita bene e ben accolta come in Colombia».

Che cosa ti ha colpito del Paese e del Sudamerica in generale?

«Difficile parlare del Sudamerica in generale perché ogni Paese è differente, sarebbe come parlare dell’Europa in generale. Italiani e tedeschi, per esempio, anche se geograficamente vicini, sono molto differenti.

Della Colombia mi ha sempre colpito l’energia che trasmette e il paesaggio che cambia nel giro di pochi chilometri. Qui è come trovarsi tanti Paesi in uno solo. In Sudamerica ogni nazione mi ha colpito a modo suo: l’Argentina è molto simile all’Italia, la Bolivia è stata molto difficile per me per via dell’altitudine, in Perù sono rinata. È un Paese bellissimo e per certi versi simile alla Colombia perché ha differenti paesaggi e sprigiona molta energia.

Quando sono arrivata in Ecuador quasi mi sentivo in Colombia: la gente è molto socievole e si sente musica quasi ovunque, ma mai come nella costa caraibica colombiana, dove la musica è una costante 24 ore al giorno».

Nel 2015 hai aperto il blog InColombia sito web per tutti coloro che vogliono organizzare un viaggio in Colombia, sapere di più su questo Paese, per chi sta pensando o ha deciso di trasferirsi qui o per chi già ci vive e vuole contribuire con la propria esperienza. Parlaci del tuo sito e dei servizi che offri.

«L’obiettivo del blog è cambiare l’immagine della Colombia in Italia e invitare gli italiani a viaggiare in questo bellissimo Paese senza averne paura. Prima di tutto offro informazione e sostegno ai viaggiatori e a coloro che vogliono trasferirsi qui.

Ho scritto una guida sulla Colombia con Viaggi Autori che tratta un itinerario specifico di due settimane per esplorare il Paese con consigli e dritte da parte mia e di locals; offro consulenza tramite il portale di Madre in Italy a coloro che vogliono trasferirsi in Colombia; organizzo viaggi in Colombia; offro pubblicità a imprese colombiane che desiderano aprirsi a un pubblico italiano, e lavorando nel campo del digital marketing vendo i miei servizi di consulenza per imprese turistiche».

A chi ti rivolgi e chi si rivolge a te?

«Il blog si rivolge a viaggiatori e tutti coloro interessati a vivere o scoprire questo Paese. Si rivolgono a me tante persone che hanno voglia di esplorare la Colombia e il Sudamerica ma hanno “paura” per le voci infondate che gli hanno messo in testa persone che non hanno mai viaggiato».

Come scrivi sul tuo blog, la Colombia ha molto da offrire per cui un solo viaggio non può bastare per scoprirne la diversità. Quali sono i posti più belli da visitare e che consiglieresti?

«A me piace molto Cali perché amo ballare la salsa. In più non è ancor molto turistica e le persone sono spettacolari. San Andrès ha il mare più bello, simile a quello della Sardegna.

Molte persone puntano su Cartagena e le isole del Rosario ma sinceramente sono molto, troppo turistiche, e il turista è visto come una gallina da spennare. Merita tuttavia una visita. Se invece si vuole vivere un’esperienza autentica ed esplorare la natura incontaminata Los Llanos Orientales è la scelta giusta.

Tra l’altro è una zona che fino a qualche anno fa era inaccessibile per via della guerriglia, e oggi grazie al processo di pace è sicura come mai in passato, le persone sono pronte ad accogliere viaggiatori di tutto il mondo».

Molti sono ancorati all’idea che la Colombia sia una nazione pericolosa. Certo la criminalità c’è, il traffico di droga qui è tra i più pericolosi. Eppure la Colombia è molto altro. Pregi e difetti di questo Paese?

«La criminalità in Colombia c’è allo stesso modo in cui c’è in Italia, niente di più, niente di meno. Il traffico di droga è più spietato in Messico al momento, ed è una realtà come la mafia in Italia.

C’è, sta lì, e mai sparirà, o almeno, per quanto riguarda il narcotraffico, fino a quando europei e statunitensi non smetteranno di richiedere e consumare cocaina. Molti pensano che la Colombia sia un paese del terzo mondo, povero, pericoloso e che tutto giri intorno alla cocaina. La realtà è molto diversa da quello che si crede.

La Colombia offre tutto, sia da un punto di vista turistico e naturalistico, che sociale. Tra i pregi c’è la positività dei colombiani, che nonostante le pillole amare della vita (e loro, tutti, ne hanno ingoiate parecchie, specie negli ultimi trent’anni), continuano a sorridere, pensare positivo ed essere aperti verso il prossimo.

Altro pregio le stagioni che non esistono. Ogni parte della Colombia ha un suo clima costante tutto l’anno, quindi se si vive in una fredda città come Bogotà, basterà andare due ore più a sud e ritrovarsi al caldo de los Llanos. Il cibo è quasi tutto gluten free. Io sono intollerante al glutine, quindi il mal di stomaco è sempre dietro l’angolo.

Qui in Colombia posso mangiare tantissime cose senza problemi perché la maggior parte è a base di farina di mais, riso, e poi tanta, tantissima frutta con varietà che si vedono solo da questa parte del mondo. Difetti: che c’è troppo da vedere, visitare e scoprire. Inoltre ogni occasione è buona per fare festa e la mattina svegliarsi e andare a lavoro non è sempre facile. L’ultimo svantaggio è che purtroppo i miei amici e la mia famiglia sono molto lontani».

Qual è l’iter burocratico da seguire per chi decide di trasferirsi definitivamente qui?

«Dipende dal motivo per cui ci si trasferisce. Per lavorare si ha bisogno di un visto. Per averlo bisogna trovare un’azienda disposta ad assumere e sponsorizzare il visto.

Per questo l’azienda deve seguire un procedura specifica con l’ufficio immigrazione e dimostrare che non esiste un colombiano con lo stesso profilo.

In più deve dimostrare di avere ingressi superiori a un certo tot, fare da garante e altre procedure burocratiche noiose ma non impossibili. Infine si deve pagare il visto (sui 220 dollari) che vale al massimo 3 anni e pagare per fare la carta di identità colombiana, obbligatoria se si vive nel Paese. Altrimenti se si ha un compagno colombiano ci si può o sposare o fare una union libre, che in Italia non ha alcun valore ma qui in Colombia è equivalente al matrimonio, solo meno costoso.

Ci sono opportunità anche di visto per affari, ma si deve dimostrare il motivo per cui ci si reca nel Paese e comunque non si può ottenere per più di sei mesi in un anno solare.

Infine c’è un visto che si può avere se si fanno degli investimenti economici nel Paese, ma devono essere superiori ai 200.000 dollari.

Se invece si vuole fare prima l’esperienza di vita in Colombia per vedere se può piacere o meno, si può venire con un visto turistico e rimanere fino a un massimo di 180 giorni in un anno solare, ma non si può lavorare».

Sempre più giovani come te decidono di lasciare l’Italia per cercare nuove occasioni lavorative all’estero. In Colombia quali sono le opportunità che possono trovare?

«Se si è altamente specializzati in Colombia possono esserci buone occasioni, specie nel campo dell’insegnamento.

Qui, molto più che in Italia, le conoscenze aiutano molto a trovare un lavoro. Più si lavora sulle “public relation” più possibilità salteranno fuori.

Se non si ha nessuna specializzazione o studio universitario le occasioni sono poche, la concorrenza altissima e gli stipendi bassissimi, meglio puntare su altri Paesi».

Il Sudamerica sta diventando il nuovo Eldorado per i pensionati italiani. In particolare la Colombia piace sempre di più ai nostri over 65 che qui trovano un posto dove trascorrere gli anni della pensione. Costo della vita basso e settore immobiliare conveniente sono alcuni dei motivi di questa scelta. Come è effettivamente la vita in Colombia per loro?

«Lo stile della vita in Colombia dipende da quanti soldi si hanno a disposizione.

Qui c’è un sistema di “estratti sociali”, che inizialmente a me ha sconvolto perché in Europa non ci siamo abituati. Se si vive in un quartiere di estratto 1 o 2 l’affitto, così come le spese di luce, gas e acqua saranno meno della metà di quelle di una casa in estratto 5 o 6.

Se si vuole vivere come in Italia, si deve pensare a un estratto 5 o, al massimo, 4. Secondo me con 1200-1500 euro mensili si vive molto bene in Colombia e si ha accesso ad alcuni lussi che in Italia forse molti non potrebbero permettersi.

Tuttavia la vita cambia molto da città in città e tutto dipende da che stile di vita si desidera condurre».

Insieme a un tuo amico, Elvio Rocchi, hai scritto “Apro gli occhi e parto”. Di che cosa parla il libro?

«Si tratta di un breve racconto a quattro mani.

E’ la storia di come abbiamo cambiato le nostre vite e di come la Colombia ha cambiato noi. Si affrontano le difficoltà, le ansie, i dubbi, i timori e la paura di lasciare tutto, prendere la rincorsa, e buttarsi da quello scoglio che sembra così alto.

E poi si parla del viaggio, quello più bello, più emozionante. Quel viaggio in questo Paese che, anche se non lo vuoi, ti cambia.

Ti manca l’Italia o Londra? E vorresti tornare?

«No, non mi manca né Londra né l’Italia. Ogni luogo ha il suo tempo, il mio tempo con questi Paesi è finito, e ora è tempo di Colombia.

Un domani probabilmente finirà anche questo, o forse no. Quello che mi manca molto, ogni giorno, è la mia famiglia e i miei amici».

In Colombia hai trovato una nuova vita e viaggiando un nuovo amore. Progetti per il futuro?

«In Colombia ho trovato tanta voglia di fare nonostante le difficoltà e la possibilità di mettere a frutto anni e anni di studio e specializzazioni. Ho trovato entusiasmo ed energia.

In Perù poi è stata la volta dell’amore. Il mio progetto per il futuro è far conoscere la Colombia in Italia e cambiare lo stereotipo del colombiano in Italia. Sto lavorando ad un nuovo blog (www.latravelblogger.com) dove parlo di marketing turistico, blogging e ovviamente viaggi. Sarà in spagnolo e in inglese e, forse, un giorno in Italiano».

Per contattare Roberta questa è la sua mail: [email protected].

Potete seguirla sul suo blog InColombia o sulla sua pagina Facebook.

Di Enza Petruzziello