Stefania Castelletti racconta la sua esperienza al MoMA di New York

A cura di Enza Petruzziello

In mente un solo grande sogno: vivere a New York. Stefania Castelletti, 23enne di Bergamo, quel sogno è riuscita a realizzarlo nel 2019 anche se solo per pochi mesi. Da gennaio ad aprile ha, infatti, lavorato al MoMA (Museum of Modern Art) di New York – uno dei più grandi musei al mondo – dopo essere stata selezionata tra molti candidati per un’internship, come negli Usa chiamano i tirocini.

Designer grafica, laureata a pieni voti presso lo IED (Istituto Europeo di Design) di Milano, Stefania visita NY la prima volta nel 2014 e da allora cerca in tutti i modi di ritornare per viverci stabilmente. Prima di approdare nella Grande Mela, lavora per 7 mesi in uno studio di art direction a Milano dove crea progetti per alcune realtà del lusso come il brand Valextra.

Quando le si presenta l’occasione di lavorare al MoMA non ci pensa due volte: fa le valigie e parte, piena di speranze e di aspettative.

Stefania Castelletti

Stefania, scopri per la prima volta New York nel 2014 a soli 18 anni. Che cosa ti ha colpito di questa grande e cosmopolita città?

«Arrivai a New York in una calda giornata d’estate per una vacanza studio. Era la prima volta che visitavo gli Stati Uniti perciò non sapevo bene cosa aspettarmi. Fin da subito capii che New York è una città magica, travolgente, bellissima. Ciò che mi colpì maggiormente, all’epoca, fu sicuramente la bellezza dei suoi palazzi: quelli in mattoni, a Soho, e quelli vertiginosi in cemento e vetro a Midtown. E poi la gente, sempre di fretta ma che non rinuncia ad aiutarti se ti vede in difficoltà. La generosità dei newyorkesi è davvero unica».

Da allora il tuo sogno è di poter vivere e lavorare nella Grande Mela. Sogno che realizzi nel 2019 anche se per pochi mesi, lavorando al MoMA di New York, uno dei più importanti musei al mondo. Come sei riuscita ad ottenere questo incarico?

«È stato davvero un sogno divenuto realtà. Visitai il MoMA nel 2014, l’estate prima della maturità. Quella visita giocò un ruolo fondamentale nella mia vita. Rimasi talmente affascinata da una sezione dedicata al design all’interno del museo che decisi di seguire questo percorso universitario l’anno seguente. Dopo essermi laureata in Graphic Design, venni a conoscenza di un’internship presso questo museo e decisi di provarci. Fra i molti documenti necessari per l’application, c’era anche una lettera di presentazione e citai proprio questo aneddoto…penso li abbia colpiti!».

Quando il MoMA ti chiama, lasci l’impiego in uno studio di Milano, dove lavori anche per marchi di lusso, come Valextra. Insomma non ci hai pensato due volte. Come sono stati gli inizi qui, penso sia agli aspetti pratici come la ricerca di una casa e l’ambientazione con il posto, sia dal punto di vista professionale.

«Lasciare il mio impiego a Milano non è stata una scelta facile, ma quando il MoMA ti chiama non puoi rispondere di no. Ammetto che ambientarmi non è stato per nulla semplice. Vivevo in un piccolo monolocale a Midtown distante pochi passi dal MoMA, perciò non posso lamentarmi. Ma i primi giorni, uscire di casa e trovarmi in mezzo a vertiginosi grattacieli era molto intimidatorio e alienante. Anche l’ufficio era situato in un grattacielo adiacente al museo: la vista era pazzesca, ma all’inizio era tutto molto surreale. In ufficio mi hanno fatto sentire subito a mio agio. I colleghi sono stati tutti molto disponibili e pazienti, tant’è che sono ancora in contatto con loro».

Di cosa ti occupavi al MoMA nello specifico?

«Sono stata selezionata per svolgere un’internship nel Department of Retail, ovvero il dipartimento che si occupa di tutto ciò che riguarda il MoMA Design Store: dall’e-commerce ai veri e propri negozi fisici dislocati a Manhattan. Il mio ruolo era piuttosto definito, ma spesso capitava di fare un po’ di tutto: oltre alla grafica tradizionale (ho collaborato al design di alcuni prodotti venduti nel negozi) ho anche aiutato con l’allestimento di eventi e con la gestione dell’e-commerce».

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Dopo quattro mesi, purtroppo, il tuo sogno finisce. Come mai così presto? Era scaduto il periodo di internship o ci sono stati altri problemi?

«Il MoMA offre internship stagionali: terminato il periodo, danno la possibilità a un’altra persona di vivere la stessa bellissima esperienza, così da non precludere a nessuno questa opportunità. Conclusa la mia internship, è scaduto anche il visto che mi permetteva di restare legalmente sul suolo americano. Così sono dovuta tornare».

Ritorni in Italia, ma il pensiero è sempre a New York. Tanto che ad ottobre parti di nuovo, stavolta da turista, per la riapertura del MoMA dopo il restyling di questa estate. Al suo interno anche uno shop tutto nuovo dove vendono i gadget che tu hai contribuito a creare. Che emozione è stata per te vedere le tue opere realizzate e messe in vendita?

«New York era un pensiero fisso, così a ottobre ho deciso di partire nuovamente per pochi giorni. Giusto il tempo di visitare il nuovissimo MoMA. Entrare nel museo dopo il restyling è stata un’emozione incredibile: sono molto orgogliosa di aver contribuito a questo progetto, seppur in piccola parte. Dopo aver visitato il museo, sono corsa a vedere il nuovo shop, non stavo più nella pelle! Non nascondo che l’emozione è stata tanta. Vedere sugli scaffali i prodotti a cui ho collaborato è stato bellissimo. Ovviamente li ho acquistati e li ho portati a casa con me. Saranno per sempre un incredibile ricordo di questa esperienza».

New York è la città delle opportunità. Anche tu hai trovato la tua. Che cos’ha questa città di così speciale?

«È la sua vitalità a renderla speciale. Sarò banale, ma è proprio così. New York ti contagia con la sua voglia di fare, di cambiare, di osare. Tutto è possibile in questa città, basta avere voglia di mettersi in gioco».

Che differenze hai riscontrato in ambito professionale – e non solo – rispetto all’Italia?

«La differenza più grande che ho notato rispetto all’Italia è la fiducia che danno ai giovani. Fin dai primi giorni, nonostante fossi appena arrivata negli States e il mio inglese fosse un po’ fuori allenamento, mi hanno dato grandi responsabilità. E la fiducia, a lungo andare, dà sicurezza. Sono anche estremamente meritocratici e questo ti fa sentire molto apprezzata».

New York è famosa per essere una delle città più care al mondo. Come si vive qui, penso appunto ai costi, alla qualità della vita, ai servizi, ai divertimenti, alla gente.

«Il costo della vita a New York è molto alto. Dagli affitti ai ristoranti, dalla metropolitana all’abbonamento in palestra. L’unico consiglio che posso dare è di essere molto attenti e parsimoniosi con le spese. E farsi furbi: perché prendere la subway se puoi arrivarci camminando?».

Per i visti e i permessi di soggiorno in USA vigono leggi piuttosto severe. A te come è andata dal punto di vista burocratico?

«Io sono stata molto fortunata, perché il MoMA si è occupato di tutta la parte burocratica. Ho fatto solo un colloquio in Consolato e dopo pochi giorni ho ricevuto il passaporto con il visto. Ma conosco molti italiani il cui il visto è stato un percorso molto tortuoso e difficile».

Come è cambiata la tua vita da quando sei stata a New York?

«Vivere a New York mi ha sicuramente dato una maggiore fiducia in me stessa. Arrivare a soli 22 anni, tutta sola, in una città così travolgente e frenetica mi ha fatto scoprire risorse che non pensavo di possedere. Sicuramente, però, il regalo più prezioso che questa città mi ha fatto sono le persone meravigliose che ho conosciuto e con cui tuttora mantengo i contatti».

Che cosa stai facendo ora e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Attualmente lavoro a Milano presso un noto e-commerce di arredamento. Lavoro nel team creativo e qui mi occupo di ricerca trend: analizzo ciò che ci circonda per poi trasformare questi stimoli in book ispirazionali per il team sales. Il mio sogno però è sempre lo stesso: tornare a New York».

Per contattare Stefania Castelletti questa è la sua e-mail:

stefania.castelletti@gmail.com.

Questo il suo sito: http://www.stefaniacastelletti.com/ e qui il suo profilo LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/stefaniacastelletti/.