Vita da Fulltimers

In italiano li si dovrebbe chiamare, in modo un po’ troppo sbrigativo, senza fissa dimora. In inglese invece, come spesso capita, è possibile lenire la spigolosità di certi termini e ricorrere a formule che diventano addirittura accattivanti nelle loro sonorità tutte british. È così che certi senza fissa dimora, o peggio ancora nomadi, si trasformano magicamente in fulltimers: si tratta di coloro che per libera scelta decidono di mollare tutto e di andare a vivere su un mezzo a quattro o più ruote, la maggior parte delle volte in camper.

Diffuso particolarmente nel mondo anglosassone, e ancor più negli Stati Uniti, dove i fulltimers prediligono l’utilizzo di vecchi camion o pullman riadattati per l’occasione, questo fenomeno ha iniziato a prendere piede anche dalle nostre parti, tanto che se ne sono accorti pure alcuni importanti organi di informazione, che hanno dato risalto alle scelte di molti italiani che, venduti casa, macchina e mobili, hanno investito tutto in un camper pur di potersi riappropriare del loro tempo.

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vivere in camper

Una scelta decisamente estrema, adatta a chi può permettersi di rinunciare a ricordi e soprammobili senza versare nessuna lacrimuccia di rimpianto. Perché la vita su un camper, per quanto avventurosa e libera possa essere, impone di certo alcune decise rinunce. Gli spazi, anche se il mezzo è ampio (ma più ampio è, più complesse sono le manovre di guida e di parcheggio), sono comunque decisamente ridotti rispetto a quelli a disposizione in una casa, di qualsiasi metratura essa possa essere. Lo sgabuzzino dove sistemare tutto ciò che in appartamento non deve rimanere in vista è ridotto ad un modesto gavone, da organizzare meticolosamente per poter ospitare tutto il necessario, dai vestiti (quattro stagioni, attenzione) al cibo, dagli strumenti di pulizia ai libri, tanto per citare alcuni elementi indispensabili.

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Gli armadietti della cucina possono permettere lo stivaggio di poche pentole e strumenti, tanto meno se elettrici, visto che la corrente all’interno viaggia a 12 volt e anche se si è provveduto a montare un pannello solare sul tetto gestire la strumentazione non è agevole. Insomma, per effettuare una scelta così estrema, bisogna essere pronti a rinunciare a gran parte del mondo in cui si è vissuti per tanti e tanti anni. Ma forse una delle molle che spingono questi fulltimers a fare il grande passo è proprio questa, lasciarsi alle spalle tutto, ma proprio tutto il passato per ricominciare una nuova vita all’insegna della frugalità e della semplicità. Eliminare ogni traccia per rifarsi una verginità esistenziale su quattro ruote, spostandosi seguendo le stagioni e le passioni. Alcuni di essi hanno dichiarato che bastano 6/700 euro al mese, purché non ci si abbandoni a spese voluttuose e voluttuarie come una cena al ristorante o un bagno rilassante in una spa.

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L’importante è scegliere con cura le aree dove stazionare la notte (molte di quelle destinate specificamente ai veicoli ricreazionali sono completamente gratuite), rifornirsi di acqua presso fontane pubbliche e limitare al minimo il riscaldamento interno, magari decidendo di svernare in zone del pianeta climaticamente più adatte allo scopo. D’altronde il maggiore vantaggio è proprio questo: andare a vivere per qualche tempo in luoghi in cui si possano sfruttare al meglio le condizioni più vantaggiose che essi offrono. E una volta stufi del panorama o spossati dal gran caldo, basta volgere la prua del mezzo verso un indistinto altrove e il gioco è fatto.

Non è un caso che la maggior parte dei fulltimers sia costituita da pensionati freschi di cedolino: senza vendere la propria abitazione, possono permettersi di sfruttare la liquidazione, sempre che non serva ad acquistare il camper, e distribuirla lungo gli anni, salute permettendo. Ma non sono rari coloro che investono i proventi della vendita delle proprietà della vita precedente nelle quattro ruote della loro nuova esistenza. Un’esistenza meno comoda, ma sicuramente più libera.

A cura di Gianluca Ricci