Da segretaria a marinaia, Valentina: “La mia nuova vita in barca a vela”

Di Enza Petruzziello

«Vivo gran parte dell’anno in equilibro precario su una barca che galleggia nel bel mezzo di qualche oceano. I miei migliori amici? Il vento e la salsedine ».

A parlare è Valentina, professione marinaia. Sì, avete capito bene. Perché il mare non è solo una questione di uomini. A poco più di trent’anni Valentina ha già viaggiato intorno al mondo, solcando oceani a bordo di diverse barche a vela, attraversando il Mediterraneo, l’Oceano Indiano e l’Atlantico, il Mar Rosso e il Canale di Suez.

Ha toccato moltissimi Paesi, partendo dalla Francia, da Singapore e arrivando ai Caraibi. «Sono un marinaio con i capelli lunghi ed un cappello largo a fiori», scrive sul suo blog, Il Mondo Capovolto. In viaggio con lei la sua immancabile macchina fotografica per immortalare i bellissimi luoghi che ha la fortuna di visitare, e il suo diario in cui annota tutti i suoi pensieri naviganti. Quando scende a terra, infatti, vaga curiosa per le strade alla ricerca di persone interessanti e posti magici.

La rintracciamo appena tornata da un lungo viaggio di lavoro su una barca a vela di un privato con cui ha attraversato l’Oceano indiano e il Mar Rosso per arrivare nel Mediterraneo.

Adesso si trova nella sua Sardegna, ad Alghero, dove è cresciuta e dove vive quando non è in barca. Nata in Liguria – il suo paese di origine è Varese Ligure – Valentina ha nel suo DNA il mare.

Laureata in Comunicazione Internazionale, ha lavorato in diversi uffici prevalentemente come segretaria nel settore turistico occupandosi di booking e mansioni affini, fino a quando non ha capito che la vita tra quelle quattro mura non faceva per lei.

Vedere il mondo, sentire il vento tra i capelli e il profumo del mare, scoprire posti nuovi: questo era il suo sogno più grande. E così, nonostante i mille dubbi e le paure, due anni fa ha deciso di seguire il suo istinto e navigare verso porti lontani.

Valentina, professione marinaia

Valentina perché hai deciso di diventare una “marinaia”?

«Un po’ per caso, circa due anni fa, per provare un lavoro diverso a contatto con il mare e con la libertà».

Che cosa della tua vita precedente ti andava stretta?

«In realtà, mi piaceva l’idea di provare un nuovo mestiere completamente diverso da quelli che avevo già svolto e con uno stile di vita differente».

Da un ufficio al mare aperto, un bel salto per una giovane donna come te. Come sono stati gli inizi di questa tua nuova avventura? C’è stato qualcuno che ti ha dato l’occasione per iniziare questo viaggio professionale e di vita?

«Sì, devo ringraziare Gerrit, uno skipper molto simpatico che ha deciso di “accollarsi” una ragazza inesperta durante la traversata Atlantica dell’anno scorso.

Lui, per lavoro, consegna barche a vela da una parte all’altra del globo e si ritrova a fare la traversata molte volte l’anno per portare queste barche nuove di zecca dall’Europa ai Caraibi. Nel 2015 cercava dei compagni di viaggio per condividere soprattutto le ore di guardia e così mi sono ritrovata ad imparare tutto da zero grazie ad un maestro molto buono e paziente che ovviamente, non poteva insegnarmi tutto in poco tempo, ma poteva darmi una buona base da cui partire.

Devo ringraziare anche Giovanni che è partito con me e mi ha istruito mille volte sui nodi e tante altre cose da veri marinai, come la pazienza».

Hai frequentato dei corsi per poter navigare oppure solo tanta gavetta?

«Gavetta, mal di mare, e ancora gavetta e mal di mare, fino al punto di saper gestire il mal di mare ed essere in grado di lavorare anche in condizioni meteo difficoltose».

Sei costantemente in viaggio, affrontando spesso condizioni climatiche difficili anche per un navigatore esperto. Una scelta, la tua, non facile da comprendere. C’è stato qualcuno che ha cercato di dissuaderti e al contrario chi ti ha appoggiato?

«Tutti mi chiedono come faccio a stare isolata tanto tempo in mezzo al mare. Quella forse è la parte più bella per me perché è un po’ come essere fuori dal mondo e goderselo meglio. Per altri invece, rimane un mistero incomprensibile. Generalmente, sono tutti preoccupati quando per tanto tempo non do segni di vita a causa della mancanza di rete in alto mare o in Paesi molto lontani. Questo è l’unico aspetto che preoccupa la mia famiglia e i miei amici.

Per il resto, sono tutti sempre molto felici di ricevere mie news e sentire racconti del mio viaggio. Ormai, dopo la prima traversata, si sono abituati all’idea di ciò che faccio».

Tu stessa ti definisci una marinaia. Quali sono esattamente le tue mansioni?

«Marinaia è un termine molto generico che uso per definire il mio lavoro sulla barca. Generalmente mi prendo cura degli interni della barca affinché siano sempre in ordine e puliti, mi occupo della cambusa (l’approvvigionamento di cibo) e della preparazione dei pasti.

Inoltre, quando c’è bisogno, aiuto in fase di ormeggio e disormeggio e durante le varie fasi della navigazione. Principalmente però, mi piacciono di più le mansioni all’interno».

Proprio ora sei tornata da un lungo viaggio a bordo di una barca a vela che ti ha permesso di navigare nell’Oceano Indiano, nel Mar Rosso e arrivare poi nel Mediterraneo. Che esperienza è stata?

«Bellissima perché ho potuto visitare posti remoti che senza la barca, non sarebbero stati raggiungibili. Questo è il grande regalo che la navigazione ti offre: un arrivo privilegiato in luoghi meravigliosi del mondo spesso poco accessibili.

Abbiamo visitato moltissimi Paesi: Singapore, Malesia, Thailandia, Sri Lanka, Maldive, Socotra, Djibouti, Sudan, Egitto e Grecia. Il contatto con la popolazione quando si arriva dal mare è immediato e subito ti trovi immerso in una nuova cultura e circondato da un nuovo paesaggio.

Allo stesso tempo, questo viaggio è stato impegnativo perché impegnativa è stata la convivenza con chi deteneva il “comando” a causa di visioni del mondo molto diverse. Questo è un lavoro in cui non stacchi mai e sei presente 24 ore su 24.

Le persone con cui vivi non sono semplici datori di lavoro o colleghi, sono anche conviventi e bisogna mettere in conto di trovare qualcuno con cui proprio non si può legare».

L’anno scorso, invece, eri su una barca che ha attraversato l’Atlantico fino ai Caraibi e poi su un’altra ancora che navigava attraverso le isole caraibiche. Che tipo di viaggi sono stati?

«Viaggi molto allegri e pieni di emozioni positive. Come dicevo è importante trovare dei compagni di viaggio compatibili con cui condividere ogni giorno in spensieratezza. Il lavoro e il viaggio a volte possono essere pesanti, ma con la giusta compagnia possono alleggerirsi al punto da ricordare solo i momenti più belli.

La traversata Atlantica è stata speciale perché si trattava della prima volta per me su una barca. E’ ironico pensare che precedentemente, io avessi fatto solo un paio di uscite giornaliere in barca a vela. Siamo stati isolati per tre settimane e inizialmente, ci siamo scontrati con il durissimo mare invernale di Francia, Spagna e Portogallo. Ma ho dei ricordi meravigliosi di tutto il percorso. Le persone che ho incontrato mi hanno permesso di conoscere un mondo nuovo e sono state molto importanti nel trasmettermi l’amore per la navigazione».

marinaia

Tra un viaggio e l’altro curi anche il tuo blog “Il Mondo Capovolto” dove racconti le tue avventure in giro per il mondo. Parlaci del tuo sito.

«Il sito è nato nel 2011 e raccoglie tutti i viaggi ed esperienze lavorative che ho intrapreso da allora fino ad oggi. Pubblico moltissime fotografie e racconti ed è un po’ come un diario di viaggio accessibile a tutti. Parlo tanto anche dell’isola in cui abito, la Sardegna. Un posto che non mi stanco mai di esplorare».

Qual è il posto più bello che hai visitato e che ti è rimasto nel cuore?

«Ho amato tantissimo Socotra, una piccola isola dello Yemen che attualmente è irraggiungibile a causa della guerra che sta attanagliando lo Stato a cui appartiene. Nessun aereo arriva più qui, ci si può arrivare solo via mare.

Nessuno ovviamente, passa dallo Yemen per prendere il traghetto, sarebbe troppo rischioso. Quindi gli unici che negli ultimi due anni hanno avuto la fortuna di visitarla sono coloro che hanno intrapreso una traversata dell’oceano Indiano in direzione Mar Rosso, con una barca propria.

Mi risulta che proprio noi fossimo i primi a mettere piede a terra dal 2014. Paesaggi meravigliosi, nessun turista eccetto noi e un’accoglienza molto calorosa. Il sogno di molti: visitare un luogo dove nessun altro visitatore può arrivare e vederlo in maniera genuina, come realmente è, senza i filtri del turismo di massa».

I pregi e i difetti di questa professione?

«Il pregio è poter godere ogni giorno, o quasi, di un paesaggio differente. In più, è un mestiere molto dinamico e ogni giornata di lavoro non è mai uguale a quella precedente. Il difetto è la convivenza forzata anche con persone che normalmente non vorremmo frequentare e troppi pochi metri di barca a disposizione per sfuggire dalle stramberie che si possono sentire o vedere. In più c’è tanta gavetta da fare».

Come è cambiata la tua vita da quando sei in mare?

«Nell’ultimo anno ho dormito più in barca che sulla terraferma e questo ha reso il mare la mia casa. Ti stravolge le abitudini. Non è un lavoro prevedibile e in questa imprevedibilità bisogna trovare la propria routine, per quanto possibile».

Quali consigli daresti a chi come te sta pensando a un cambiamento radicale di vita?

«Facendo ciò che si è sempre fatto, si ottiene sempre il solito risultato. Se questo risultato non ci piace, è giusto cambiare prospettiva e scegliere strade nuove».

Progetti per il futuro?

«Sempre imprevedibili, come il mare».

Potete seguire Valentina sul suo blog “Il Mondo Capovolto”:

www.ilmondocapovolto.com/.

Questa la pagina Facebook:

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Per scriverle ecco il suo indirizzo e-mail:

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