Marilena (51 anni) ricomincia una nuova vita a Capo Verde

Di Enza Petruzziello

Mollare tutto senza mollare mai. Perché la vita può ricominciare anche a 50 anni. Anche dopo tanti dolori e difficoltà. E la storia di Marilena ne è un esempio. Rimasta sola a 10 giorni dal matrimonio, dopo la scomparsa del suo compagno Marilena non si arrende. Nonostante la fortissima sofferenza, decide di andare avanti. Oltre confine. Più precisamente a Capo Verde, suggestivo arcipelago vulcanico al largo della costa nord-occidentale dell’Africa, dove partirà tra pochissimo per gestire il residence che suo padre ha aperto diversi anni fa.

Mamma di Filippo e Margherita, rispettivamente di 20 e 16 anni, Marilena vive a Treviso da sempre. Nella casa di famiglia – dove ritorna a vivere dopo la separazione da suo marito – apre un suggestivo B&B, la “Maison Maggy”. «Dal momento che non posso girare il mondo, il mondo viene da me», ci racconta.

Da una necessità nasce così una grande passione per il turismo che condivide con la sua famiglia. Suo padre, infatti, 17 anni fa per la prima volta intraprende da solo un viaggio di piacere e tra le sue mete c’è anche l’isola di Boavista, a Capo Verde. «Un innamoramento a prima vista – spiega Marilena -. Acquista una casa proprio nella capitale di Sal Rei e sviluppa con il suo ingegno un residence di 9 camere». Oggi il residence “A Paz” è in grado di ospitare circa 25/30 persone. Fiore all’occhiello è la splendida terrazza che si affaccia sulla piazza dove tra uno sguardo e il canto della morna – tipica musica capoverdiana – l’ospite fa colazione.

È proprio qui che Marilena si rifugia dopo la perdita del suo compagno. Ed è qui che a fine agosto inizierà la sua seconda vita, gestendo il residence e reinventandosi.

capo verde marilena

Non deve essere una decisione semplice. Mollare tutto: casa, lavoro, famiglia, amici, anche se per un posto meraviglioso come Boavista. Come ti stai preparando ad affrontare questo trasferimento?

«La decisione di mollare tutto non è mai semplice, ma sono anche consapevole che a volte bisogna saper cogliere le opportunità e vederne l’aspetto più bello, affrontarle con coraggio e determinazione, proprio come sto facendo. Devo dire che vado da mio padre, per cui mi sento abbastanza protetta nell’affrontare questa avventura, non sono sola e questo sicuramente fa la differenza. Andrò a vivere nella sua casa che ha trasformato in un B&B. Ho pesato e valutato abbastanza bene questa scelta prima di decidere di trasferirmi».

Hai perso il tuo compagno a un passo dal matrimonio. Quanto ha inciso questa profonda ferita nella tua decisione di lasciare la tua città di sempre, Treviso?

«La mancanza di Luciano ha lasciato un vuoto immenso. Quindici anni di vita vissuta insieme non sono pochi. È stato un compagno meraviglioso, un padre stupendo anche se i miei figli non erano figli suoi, un fratello con il padre dei miei figli. Lucio, perché così lo chiamavamo, è stato e sarà per sempre l’amore più grande della mia vita. Ogni giorno penso che ritorni a casa invece non è cosi. Anche lui amante di Capo Verde, del sole, del mare. Dopo il matrimonio avevamo deciso di trasferirci per un paio di mesi lì, anche per alleviargli la somministrazione dei farmaci visto che a Capo Verde c’è un altro stile di vita. Uno stile di vita, più sereno, dove la parola d’ordine è no stress».

In Italia tutto sommato hai una casa, un lavoro, gestisci da tempo il B&B “Maison Maggy”. Ma rischi e ti rimetti in gioco. Cosa speri di trovare una volta lì, umanamente e professionalmente?

«Ho un B&B da quasi 15 anni nato più da una necessità visto che il settore immobiliare in cui operavo era abbastanza ingessato. Così ho adibito due camere della mia casa nel centro storico di Treviso a B&B. Ora è diventata una passione. Ho capito che, non viaggiando, questo era l’unico modo per incontrare il mondo. E cosi è stato. Non se definirla bravura, attitudine per il turismo, buon gusto, sta di fatto che per conto di amici ne ho aperti veramente tanti di B&B e tutti con grandi soddisfazioni. A Capo Verde non spero di trovare niente. Parto con la mia valigia, con i miei libri , con il mio progetto umanitario perché ora inizia il Progetto Raissa, una bambina che ho conosciuto a Capo Verde e di cui mi sono affezionata molto. Affetta da una malattia rarissima di distrofia muscolare e che voglio aiutare. Mi piace recitare, mi piace leggere, mi piace scrivere e alla soglia dei miei 50 anni mi prenderò più cura di me facendo un po’ quello che ho sempre desiderato».

Hai due splendidi figli, che rapporto hai con loro?

«Mio figlio Filippo Maria è un piccolo imprenditore nel settore della frutta e verdura. L’hanno definito già a 17 anni il piccolo genio per la sua start-up “Peendy”, frutto un po’ anche della mamma, sempre pronta ad ascoltarlo e infondergli coraggio per le sue iniziative. Poi c’è Margherita chiamata Maggy e da cui prende spunto il nome del mio B&B “Maison Maggy”. Ha sedici anni ed è una ragazza meravigliosa, non proprio una studentessa modello vista la scelta che ha fatto: il liceo classico. Una futura giornalista forse. Insomma sono molto felice che il mio impegno di madre sia ora rappresentato dai miei figli».

Filippo e Margherita verranno con te? Come hanno preso questa decisione?

«I miei figli restano in Italia, Filippo ha la sua attività dalla quale non può assentarsi, e Margherita sarà ospite da una famiglia che conosco molto bene per affrontare l’anno scolastico. Dicono che quando sei un ospite rispetti di più le regole. E cosi sarà per Margherita. Pur essendo già una ragazza brava lo diventerà ancora di più. Sembra un po’ strano a dirsi, ma ho due figli veramente molto responsabili. È stato e lo è ancora un lavoro molto duro, ma non intendo duro perché è pesante, perché fare la madre è un lavoro speciale: devi saper ascoltare, consigliare, parlare, a volte anche difficile quando devi punirli. L’ho fatto ben poco perché grazie a Dio, mi sono dedicata completamente a loro, ma ora posso dire di vivere anche un po’ di rendita (non economica) grazie a due ragazzi responsabili. Data l’immensità profonda del nostro rapporto non sarà tanto semplice non vedere la mamma per un paio mesi, ma sanno che potrebbe aprirsi anche per loro un futuro, o quantomeno una prospettiva di vita un po’ più serena rispetto a quella di adesso. Sono sereni perche sanno dove vado e con chi sono, anche se loro gelosia traspare soprattutto quella di Filippo in modo evidente».

Immagino che molti ti abbiano detto di essere matta a lasciare la tua vecchia vita. C’è stato qualcuno che ha cercato di dissuaderti e al contrario chi ti ha appoggiato?

«Sarò sincera, quando parlo ai miei amici della partenza più che rispondermi che sono matta mi dicono: “Come verrei anch’io”. Sono una donna con i miei pregi e più difetti forse, ma di una cosa sono certa che valuto bene prima di buttarmi in un’avventura, e poi anche se dovessi perdere questa avventura non ho perso niente. Ho perso forse qualche anno della mia vita? Non butto mai via niente, colgo sempre l’espressione più bella da tutte le cose faccio. Ognuna di essa ha da insegnarmi qualcosa».

Nuova lingua, nuova cultura, nuove usanze. Cosa ti spaventa di più?

«Ecco, quello che mi spaventa un po’ è la lingua che dovrò cimentarmi a imparare. L’inglese lo mastico più che parlarlo, anche questo sarà un modo e un’opportunità per imparare due lingue».

A Boavista ad attenderti ci sarà tuo padre e la gestione del suo residence “A Paz”. Parlaci di questa tua nuova avventura. Come si compone la struttura, che cosa offrite e che tipo di clientela si rivolge a voi?

«Sì, a Boavista c’è mio padre Luciano, lo stesso nome del mio compagno. Un uomo molto colto, 77 anni compiuti il 19 giugno. Pesante, ma ricco di saggezza e di amore verso i suoi figli. Un uomo molto solo, un grande lettore, e un modesto imprenditore. Con mio padre, forse perché siamo molto simili, non c’è mai stato quel grande dialogo. Dopo la morte del mio compagno, però, ho trovato un amico, più che un papà. Ha sempre tante cose da raccontarmi e mi vorrebbe già lì con lui, ma devo sistemare ancora diverse cose. Voglio andare via serena per questo ho ritardato di un mese la partenza. Lui sarà lì ad aspettarmi.

Per quanto riguarda la struttura di “A Paz”, il residence si compone di 8 camere tutte con bagno privato, alcune hanno il loro terrazzino che si affaccia sulla piazza. Siamo proprio a Sal Rei nel centro di Boavista. Abbiamo una terrazza che potrei definire il fiore all’occhiello del residence dove il cliente fa colazione. Essere in casa, ma fuori casa. Questo è ciò che vogliamo trasmettere all’ospite: il senso della convivialità. Ribadisco mio padre è un genio sull’imprenditoria, è arrivato 17 anni fa da solo, e da solo senza sapere nulla, ha realizzato un residence ampliando la casa che aveva acquistato».

È stato difficile aprire un residence a Capo Verde, penso agli aspetti economici e burocratici?

«Onestamente pensavo che aprire un’attività a Boavista fosse molto semplice, invece è l’opposto, sono scrupolosi attenti e molto fiscali per cui, come si vuol dire, tutto il mondo è paese».

Sei stata più volte ospite di tuo padre, e anche attraverso di lui conosci bene Boavista, un’isola meravigliosa dell’arcipelago di Capo Verde, a largo del Senegal. Nota soprattutto per essere una zona turistica con sconfinati deserti, spiagge infinite e oasi incontaminate, come è vivere qui?

«Vivere su un’isola non è facile. Devi essere molto impegnato altrimenti le giornate sono eterne, infinite. Per fortuna a me questo non succede. Se non c’è il lavoro, io me lo invento. Quando a marzo sono stata là, ho fatto di tutto nel mio residence: ho cominciato a dare un tocco della mia creatività, per cui quando arriverò avrò tante e tante cose da fare. La noia non mi appartiene. E poi vivere a Boavista, dove il sole impera gran parte del giorno, sarà fantastico. Ti abbronzi e l’abbronzatura mi ringiovanisce».

Oltre alla passione per il turismo, ami scrivere e recitare. Stai preparando un monologo “Nel nome di Dio” e hai scritto al traguardo dei 50 anni un libro “Tu sai di amarti?”. Parlaci di questi due progetti.

«Ho provato ad inviare un paio di curriculum a diversi registi, ma non avendo una preparazione alle spalle non si impegnano neppure a conoscerti. Ho fatto qualche piccola comparsata e qualche corso di recitazione, ma niente per definirmi un’attrice, se pur mi è stato riconosciuto il talento di recitare. E allora visto che nessuno mi ha chiamato faccio la regista e Marilena farà l’attrice. Sto scrivendo Nel nome di Dio, perché la spina dorsale della mia vita è la fede, è un segno di gratitudine e di riconoscenza verso Dio. Un monologo dove la domanda principale è Tu sai di Amarti? Ne sei veramente convinto? Ora ho deciso di giocare con le mie passioni, di portare in superficie quella parte profonda che c’è in me. Esprimermi con amore e fiducia con me stessa e verso gli altri è un sentimento che mi è sempre piaciuto per cui voglio provarci».

Hai incontrato non poche difficoltà nella tua vita, eppure continui ad andare avanti con coraggio ed energia. Quali consigli daresti a chi sta pensando di lasciarsi tutto alle spalle per buttarsi in una nuova impresa, che sia di vita o lavorativa?

«Ho passato di tutto e di più, ma non ho mai avuto paura. Una sorella affetta da una depressione devastante dalla quale è uscita un po’ grazie a me, un fratello tossicodipendente che sembra sia sulla strada giusta ora, e io che sono qua tutta d’un pezzo. Se non sei ancorato alla fede è difficile farcela. Posso dire di essere una donna molto fortunata, nonostante il pesante fardello che ho dovuto portare. Faceva parte del pacchetto della vita. C’è chi ha sopportato di più. Sono innamorata dell’amore, della gratitudine e della riconoscenza. Secondo me non ci sono valori più alti della vita. Parlando di consigliare, proprio in questi giorni sto consigliando a una coppia di partire con me. Dal momento che voglio sviluppare dei percorsi di benessere nel mio residence, loro sono perfetti: lei ha 44 anni ed è un direttore tecnico estetico mentre lui è un pensionato. Entrambi senza figli, devono solo chiudere la porta di casa e fare le valigie. Li ho quasi convinti, ora staremo a vedere».

Un’ultima domanda. Ci vuole più coraggio o più incoscienza nel lasciare tutto e andare via?

«L’incoscienza fa un po’ parte anche di noi, perché altrimenti quella sfumatura infantile che custodiamo dentro non avrebbe senso. Parlare di coraggio per il fatto che ho deciso di partire non direi proprio, parlerei piuttosto di coraggio se continuassi a rimanere qui».

Per contattare Marilena Corrò potete scriverle una e-mail a questo indirizzo: [email protected].