Volontariato un Cambogia

Di Enza Petruzziello

«Si vive una volta sola e spesso bastano semplicemente cinque minuti di follia per far nascere un grande sogno». Parola di Nicola Regina, trentenne calabrese, che quel sogno lo ha visto nascere e crescere giorno dopo giorno. È il 2013 quando a 28 anni molla tutto – una casa, un lavoro con un ottimo stipendio, una fidanzata-, e inizia a viaggiare trovando la felicità proprio nel viaggio. Percorre migliaia di chilometri in autostop, in cargo, facendosi ospitare dalle persone che incontra lungo il suo cammino oppure dormendo per strada. Unica regola: non fermarsi mai.

Originario di Mormanno, un piccolo paesino nella provincia di Cosenza, ha vissuto e lavorato a Bologna diversi anni, partito per il nord in cerca di fortuna come tanti ragazzi del sud. Sembrava tutto perfetto: un lavoro, una fidanzata. Ma non lo era. Così Nicola decide di ripartire, questa volta in giro per il mondo zaino in spalla con i risparmi di una vita e risparmiando il più possibile. Visita posti incredibili, entra a contatto con culture diverse e compie un viaggio estremo, in bicicletta, attraversando l’Australia per un totale di 14 mila chilometri. In questi anni visita complessivamente 40 nazioni in tutti e 5 continenti non solo in bici ma facendo anche l’autostop: dall’America del Nord a quella del Sud, dal Sudest asiatico alla Grecia, quella dei campi profughi, fino ad arrivare in Cambogia dove, nell’ottobre di quest’anno, si trasferisce definitivamente nella provincia di Kampong Cham. Una scelta radicale di vita carica di significati, di incontri e di volti. Nicola in Cambogia ben presto fonda la Onlus “Viva la Vida” coniugando la sua grande voglia di viaggiare con l’esigenza di aiutare le persone in difficoltà.

L’obiettivo adesso è costruire il “Viva La Vida Cultural Center” a Thmey Krala, un piccolo villaggio a 12 km dalla città di Kampong Cham e 110 km dalla capitale Cambogiana Phnom Pehn. «Un luogo speciale dove tanti bimbi che vivono in condizioni disagiate avranno l’opportunità di studiare, giocare, fare tante attività formative e ricevere aiuti concreti che miglioreranno le loro condizioni di vita», racconta Nicola. Il villaggio sarà in parte finanziato grazie ai ricavi ottenuti dalle vendite del libro di Nicola Regina “Controvento” in cui ha raccolto esperienze, storie e racconti dei suoi viaggi. «I fondi a disposizione – spiega – per il momento ci permettono di iniziare ma non di scrivere un programma da seguire per terminare i lavori e per mandare avanti il centro».

Nicola Regina

Nicola quando sei stato la prima volta in Cambogia?

«Sono arrivato per la prima volta in Cambogia il 15 dicembre del 2014, con l’idea di fermarmi un paio di giorni nella capitale Phnom Pehn e tre o quattro giorni a Siem Reap per visitare i templi di Angkor Wat. In quel periodo viaggiavo in autostop, sono entrato nel Paese dalla frontiera con il Laos, mi sono perso, sono arrivato per caso a Kampong Cham ed è cambiata la mia vita».

Hai viaggiato in tutto il mondo, visitando oltre 40 nazioni e 5 continenti. Che cosa ti ha spinto a trasferirti definitivamente in Cambogia?

«Ho mollato tutto perché ero infelice, non stavo più bene con me stesso, avevo la sensazione di avere tutto, ma in realtà non avevo niente di reale, solo una semplice illusione di benessere. Ho pensato che un lungo viaggio mi avrebbe aiutato a trovare una strada da seguire cosi sono partito a tempo indeterminato. Ho passato un anno a girovagare da un continente all’altro, tra posti fantastici e culture differenti, da solo e insieme a tanti viaggiatori provenienti da ogni angolo del mondo. Mi guidava ogni giorno solo ed esclusivamente un estremo senso di libertà, il mondo mi stava dando tanto, forse troppo, e ogni volta che mi guardavo allo specchio per parlare con me stesso, mi ponevo sempre la stessa domanda: ma che cosa sto facendo? Non riuscivo a capire cosa stava succedendo, stavo girovagando da un posto all’altro e continuavo a non essere realmente felice. Quando mi sono perso in Cambogia, nel vero senso della parola, ho ricevuto un grande dono dalla vita, e ho deciso di cominciare a restituire al mondo ciò che mi stava dando. Negli ultimi anni sono venuto diverse volte in Cambogia e ho sempre vissuto nell’orfanotrofio insieme alla mia grande famiglia, facevo e continuo a fare piccoli progetti per i miei fratellini, ma da un mese e mezzo ho iniziato a costruire una nuova realtà nel country side, cosi è diventato inevitabile fermarmi a vivere qui».

In generale come si vive in Cambogia, penso ai vantaggi ma anche agli svantaggi?

«Odio la burocrazia e forse anche tante inutili regole, quindi da questo punto di vista ho trovato il Paese adatto a me. Molte cose riesco a farle senza “sclerare” più di tanto e sono follemente innamorato della gente che vive con semplicità. Anche qui ci sono ricchi e poveri, tutto il mondo è paese si dice dalle mie parti. Io vivo a stretto contatto con le persone che non hanno niente, ma che in realtà hanno davvero tutto. Per quanto riguarda il costo della vita, qui riesco a vivere con poco e sto davvero bene. Dicono che sia un Paese di terzo mondo e su tanti punti di vista lo è pure, basta fare un giro per le strade delle città e dei villaggi rurali, però ormai non riesco a capire quale sia il vero terzo mondo».

Come sei stato accolto dalla popolazione cambogiana?

«Mi sento a casa, ho tanti cari amici e ho la sensazione che con il tempo riuscirò a fare grandi cose insieme a questa splendida popolazione. Sto cercando di fare tanto per gli altri e su diversi orizzonti ci ho provato anche a casa mia, a Mormanno, in Calabria. Nel 2015 sono tornato a casa pieno di energie, dopo aver girato mezzo mondo e vissuto innumerevoli esperienze. Volevo provare a fare tante cose e con tutte le mie forze ho cercato di coinvolgere tanta gente, ma è stato un totale fallimento. Quando faccio il paragone mi viene da pensare che sono nato e cresciuto in una terra maligna, però penso pure che in fin dei conti è una terra che mi ama davvero tanto, perché mi ha lasciato scappare via, per andare dall’altro lato del mondo a trovare il paradiso».

Abiti in un orfanotrofio, a contatto con tanti bambini. Un’esperienza umana e di vita molto forte. Come si caratterizzano le tue giornate qui?

«Inizialmente vivevo con un nodo nella gola, un buco nello stomaco, e lacrime di gioia negli occhi. Convivere con piccoli grandi uomini che, ti danno ogni giorno lezioni di vita, ti riempiono di affetto e ti accolgono nella loro casa con tanto amore, è straordinario. Adesso sono passati più di tre anni da quando conosco i bambini con cui condivido lo stesso tetto, li ho praticamente visti crescere anno dopo anno e ormai ho la sensazione di esserci nato in questo posto. Ho il mio letto nel dormitorio numero due, la mattina loro vanno a scuola e io vado a lavorare per il nuovo centro, mi aiutano a fare il bucato, organizziamo tante cose per divertirci e giorno dopo giorno il nostro rapporto diventa sempre più bello. Vivo come vivono loro, con semplicità, rispetto e umiltà. I dormitori dell’orfanotrofio di Kampong Cham sono stati la mia università. Qui dentro ho trovato la mia vera strada».

nicola regina volontario in cambogia

Nella provincia di Kampong Cham hai fondato la Onlus “Viva La Vida”. Qual è l’obiettivo dell’organizzazione?

«A Kampong Cham ho realizzato il mio primo vero progetto: con un semplice post su Facebook sono riuscito ad organizzare una piccola campagna di crowdfunding e in pochissimi giorni ho comprato materassi, vestiti, cibo e tante altre cose per tutti i bambini dell’orfanotrofio. Il 25 dicembre del 2014 ho organizzato una festa e quel giorno ho consegnato 89 pacchi, uno per ogni bambino. Alla fine della festa io ho ricevuto 89 regali, ho dovuto buttare tanti vestiti che avevo nello zaino e ho pianto. Era la prima volta che uscivo fuori dal mio egoismo, ho cercato di dare ma quel giorno sono stato io a ricevere qualcosa di grande. Ho deciso cosi di fondare una Onlus, con la missione di creare, prima o poi, un qualcosa di simile a quel luogo magico che mi ha cambiato la vita. Successivamente sono andato in Australia e ho fatto tutto il giro del paese con una bicicletta e un carrello. Sono stati 14000 km di viaggio intenso ma più che altro 14000 km di meditazione. Ero con il corpo in Australia e con la mente in Cambogia, pensavo sempre all’esperienza vissuta e a tutto ciò che avrei potuto fare di simile in futuro. Al ritorno in Italia ho fondato “Viva La Vida” e ho lavorato circa un anno nei campi profughi della Grecia a stretto contatto con le famiglie siriane fuggite dalla guerra. Poi ho partorito il libro Controvento per finanziare le attività e i progetti della Onlus, e tra una coincidenza e l’altra sono tornato in Cambogia per realizzare un piccolo grande sogno».

Da qualche mese stai portando avanti un bellissimo progetto, il “Viva La Vida Cultural Center”, un luogo dove tanti bambini cambogiani avranno l’opportunità di studiare e giocare, migliorando le loro condizioni di vita. Parlaci di questa iniziativa.

«Il progetto è iniziato grazie al ricavato dei libri venduti durante il tour di presentazione che ho fatto in Italia dalla fine di luglio alla prima settimana di ottobre. È stato tutto molto complicato perché ho deciso di non usare nessun canale di grande distribuzione. Con la comunicazione sul web sono una schiappa, ho fatto tanti errori, ho avuto tante delusioni , ho ricevuto tantissime promesse non mantenute e per diverso tempo ho vissuto con la sensazione di aver costruito un castello in aria. Poi il vento ha cambiato direzione, la rete intorno alla Onlus ha cominciato ad allargarsi, e a piccoli passi ho cominciato a costruire quel sogno che sembrava un’utopia. Il Viva la Vida Cultural Center sarà un centro educativo/ricreativo per bambini Cambogiani in difficoltà che riceveranno aiuti concreti studiati per migliorare le loro condizioni di vita. La struttura del progetto è modulare, quindi divisa in tanti sotto-progetti che verranno realizzati in base alle disponibilità economiche: un centro extra-scolastico integrativo, dove si faranno corsi di inglese, musica, uso del computer, pittura, sport di vario tipo, e molto altro; un ambulatorio con i presidi medici di base e la presenza di medici specialisti; un’area dedicata all’agricoltura e all’allevamento di animali; un’area dedicata alla raccolta differenziata dei rifiuti; una confortevole Guest House che accoglierà volontari da tutto il mondo; e un’area dove verrà costruito un campetto da calcio e i dormitori che in futuro potranno essere la casa di bambini orfani. Sto costruendo a Phonm Thmey, un piccolo villaggio rurale situato nel country side Cambogiano, a 12 km da Kampong Cham, una zona dove vivono molti bambini in condizioni di povertà».

Come è nata l’idea?

«Semplicemente dopo aver osservato la realtà. Uno dei principali punti di forza è il caloroso appoggio da parte della popolazione locale, che ha messo a disposizione un’area all’interno del villaggio e che ogni giorno mi incoraggia e mi aiuta. Sarà un piccolo paradiso per tutti i bambini del villaggio e tramite uno studio dettagliato ho cominciato a selezionare i più bisognosi all’interno dell’area dove sto lavorando, con l’obiettivo di sostenerli quotidianamente e di portarli per mano verso la realizzazione di un futuro migliore».

A che punto sei con i lavori? Fai tutto solo o ti supporta qualcuno?

«A metà gennaio, se tutto procede bene, inaugurerò la scuola che sto costruendo con i soldi del libro. Stiamo lavorando intensamente per finanziare tutti gli altri sotto-progetti tramite sponsor e campagne di crowdfunding e sono sicuro che troverò le energie necessarie per fare tutto quello che ho in mente. Ho trovato soluzioni geniali per risparmiare tanti soldi e insieme al mio grande amico cambogiano, che ha messo a disposizione il terreno, la sua famiglia e i suoi amici, riesco a gestire i lavori senza troppi problemi. La gente del posto quindi, è la garanzia per capire quali metodi di lavoro utilizzare, e i volontari che stanno venendo ad aiutarmi rappresentano un grandissimo punto di forza per buttare giù nuove idee e per trovare strade che ci consentiranno di portare avanti questa bellissima realtà. È il mio progetto, ma è il progetto di tutti coloro che si stanno impegnando e che si impegneranno per farlo crescere».

Parte dei fondi per costruire il villaggio sono stati raccolti grazie ai ricavati del tuo libro “Controvento”. Ma non bastano. Perché e in che modo le persone possono aiutarti e sostenerti?

«Finora ho fatto tutto solo ed esclusivamente con le vendite del libro, nonostante le difficoltà che ho incontrato nella vendita dal giorno della pubblicazione ad oggi.. Se Controvento spicca il volo potrò fare davvero grandi cose. Potete aiutarmi comprando il libro, organizzando qualsiasi tipo di evento per raccogliere fondi, condividendo il progetto e quindi il sito web e la pagina Facebook, cercando sponsor disposti a realizzare i sotto progetti e ovviamente, venendo a dare un contributo concreto direttamente qua in Cambogia, per vedere con i vostri occhi cosa sto facendo».

cambogia

Hai deciso di dedicare la tua vita agli altri. Quali emozioni provi quando sei a contatto con i bambini dell’orfanotrofio?

«Non so fino a che punto potrei essere capace di descrivere le vere emozioni che provo, perché ormai stare a contatto con i bambini fa parte della mia esistenza. Forse è vero che ho deciso di dedicarmi agli altri, però non è stata una scelta, la vita mi ha portato a fare questo. Durante questo lungo viaggio ho capito che quando aiuti qualcuno, in realtà stai aiutando principalmente te stesso. Questa è la più grande lezione che ho ricevuto dal mondo».

Come è cambiata la tua vita da quando hai deciso di mollare tutto e viaggiare intorno al mondo?

«Io non ho mai avuto una vera personalità, non ho mai seguito una stella per raggiungere un obiettivo specifico, ho sempre lasciato tutto al caso, non ho mai tentato di realizzare i miei veri sogni, perché forse non ne ho mai avuti. Mi sono sempre fatto condizionare, ho sempre avuto paura di fare le scelte che sentivo di fare, quindi sbagliavo, sbattevo la testa al muro e non ero felice. Adesso ho 31 anni, è finalmente ho una vera missione, ho trovato la mia vera strada, ho le idee chiare, ho un sogno, e lo sto realizzando. Quindi se due più due fa quattro, posso dire che il viaggio intorno al mondo mi ha cambiato la vita, mi ha fatto trovare uno speciale senso di benessere, sono felice e soddisfatto. Prima non lo ero, e me ne rendo conto quando parlo con me stesso. È facile dire “sono felice”, può bastare un’esperienza positiva ma anche qualche bicchiere di vino. Ho pensato di essere felice tante volte in vita mia , ma era un’illusione, perché ero felice fuori, adesso sono felice dentro, vivo come voglio vivere, sono padrone di me stesso e finalmente ho un vero obiettivo da raggiungere».

Torneresti in Italia?

«Vorrei avere più tempo per rispondere, ma per fortuna oltre alla felicità ho da poco trovato la capacità di pensare solo alle cose positive, quindi cancellare, o perlomeno non dare troppa importanza a quelle negative. Se passi il tempo a mangiare rabbia non riesci a fare le cose che ti fanno stare bene. Ho deciso di stare bene con me stesso e le esperienze negative del passato saranno semplicemente delle grandi lezioni di vita. Tutti i fondi che stanno finanziando i progetti sono arrivati dall’Italia, la mia bellissima famiglia vive in Italia, e quella terra che prima ho definito maligna, non potrà mai uscire dal mio cuore. Per il momento sto benissimo qua in Cambogia, sto realizzando un grande progetto e penso che tornerò in Italia solo per vedere la mia famiglia e per promuovere le iniziative della Onlus. Poi chi lo sa. È facile sapere cosa è successo ieri, ma per fortuna non possiamo sapere cosa succederà domani».

È possibile contattare Nicola Regina tramite il sito della Onlus

www.vivalavidafamily.com.

Questa la pagina Facebook di “Viva La Vida Family”:

www.facebook.com/vivalavidafamily/.

Per ricevere informazioni più dettagliate è possibile scrivere una e-mail a

vivalavidafamily2016@gmail.com.