E’ quanto si legge nel libro Mollo tutto e vado in Australia”, il resoconto di un viaggio speciale, fatto a bordo di un camper da Myriam Defilippi, Claudio e Lieto Cuccurullo, una famiglia che con un bimbo di sei anni ha deciso di staccare, lasciare il lavoro, chiudere casa per cinque mesi e andare a vivere dall’altra parte del mondo. Sì, hanno lasciato l’Italia e sono andati a vivere in Australia. Noia per la solita vita? “Non è necessario superare il limite – si legge nel libro edito da Liberodiscrivere – andare dall’altra parte dello specchio come Alice nel Paese delle meraviglie, per scoprire un modo diverso, per rendersi conto che si può fare. A volte è una decisione razionale, una stalattite che perde una goccia alla volta e forma un disegno bellissimo. Certo che alcuni elementi ti aiutano a capire se sei andato oltre. Se il tempo mensile impiegato per la pulizia dell’auto supera quello dedicato a giocare con l’unico figlio che hai avuto la fortuna di avere. O se è una terribile fatica ricordare il nome dell’unico fratello che ti ha regalato tua madre, anche se vive in un altro Paese. Se hai sfondato la barriera del suono e te ne sei accorto, meglio non aspettare che il tuo orecchio non sia più in grado di ascoltare niente. L’ideale è farlo subito, perché potranno esserci in futuro delle altre chance, ma nella vita non capita mai per due volte la stessa occasione. Non ci sono obblighi, non ci sono regole. Noi abbiamo fatto un piccolo salto, ad occhi chiusi, dimenticando le norme di buon senso e abbracciandoci tutti. Una famiglia in viaggio. Con la promessa di ritrovarci dopo cinque mesi a vedere che immagine avrebbe proiettato quello specchio”.

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E così sono partiti.

Vado in Australia

La Redazione di Voglio Vivere Cosi ha intervistato Myriam.

Dunque, non è stata proprio la stanchezza della solita vita a spingervi ad abbandonare tutto?

Non ci eravamo stufati della vita precedente, tant’è vero che ci siamo poi tornati. Il viaggio in Australia non è nato dal desiderio di fuggire da qualcosa o qualcuno, ma dal desiderio di scoprire un nuovo Paese e aspetti di noi stessi, che non conoscevamo a fondo. Sei mesi in giro per città e deserti in camper ti mettono alla prova, richiedono spirito di adattamento e, al tempo stesso, ti arricchiscono molto.

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Ma perché avete scelto proprio l’Australia?

Abbiamo scelto l’Australia, perché Claudio e io ci eravamo stati in viaggio di nozze dieci anni prima. Quella terra ci aveva conquistati, volevamo conoscerla meglio e presentarla anche a nostro figlio. E, considerata dal punto di vista di un bambino, è una terra ricca di animali, che per noi sono inusuali, ma che è straordinario incontrare sotto casa, pardon, aprendo la porta del camper al mattino. Lieto, mio figlio, era entusiasta, incontrando canguri, ornitorinchi e balene. Tra gli animali australiani per noi inconsueti, alcuni sono letali, come i coccodrilli, gli squali, certi ragni e meduse, ma questo fa parte dell’avventura che abbiamo deciso di vivere.

E poi?

L’Australia per molti italiani è un’idea, prima che un luogo fisico. E’ dall’altra parte del mondo, ma in un Paese occidentale. Un parco naturale di milioni di chilometri quadrati, con una quantità sterminata di animali strani e pure di più non ancora classificati, però con città simili alle nostre, magari abitate da gente un pochino meno stressata. E’ l’altra faccia di noi stessi.

Aborigeni australiani mollo tutto e vado in australia

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E’ stato facile trascinare con voi un bimbo di quasi sei anni?

Lieto l’ha presa bene. Glia abbiamo detto che sarebbe stato con i suoi genitori per un bel po’. Sembrava felice all’idea. Posso mangiare anche dei dolci? Ha iniziato ad alzare la posta, come nel suo costume. Poi, soprattutto una frase lo ha spinto a gettarsi verso l’ignoto: ‘Sarà una cosa da eroi, te la senti?’ Lui ha interiorizzato questo concetto, tanto che ogni volta che ne indovina una dice con fierezza: ‘Sono stato un eroe?’

Cinque mesi per una pausa in un’altra terra avrebbero avuto effetti diversi?

Se avessimo scelto un Paese, per esempio con standard sanitari diversi, forse ci saremmo sentiti meno tranquilli, dal momento che avevamo un bambino al seguito. Poi  è stato determinante conoscere l’inglese. Non parlare la lingua del posto non impedisce certo di visitare un Paese. Certo è che l’esperienza matura sotto una luce diversa, dato che diventa difficile comunicare nel quotidiano, con chiunque incontri. Senza una buona pratica dell’inglese difficilmente avrei carpito “confessioni” da bariste in locali surreali nel mezzo del deserto o da laconici camionisti che guidano bolidi infiniti, i road train lunghi fino a 53 metri, che solcano le terre più sognanti e inospitali dell’Australia, ma anche da aborigeni alla ricerca di se stessi nei villaggi della Arnhem Land.

Arnhem Land mollo tutto e vado in australia

Quali emozioni regala l’Australia?

Le emozioni che regala la terra rossa e antichissima d’Australia, credo siano uniche. Emozioni diverse, ma intense ce le hanno date in passato il Canada, con le sue acque e le sue foreste, e anche l’Islanda, con i suoi crateri, che sembrano proiettarti fin sulla luna.

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Tornerete in Australia?

Ci piacerebbe tornare, ma anche visitare in modo simile altri Paesi. Per ora, però, non abbiamo programmi definiti.

La sorpresa più grande che porterete nella vostra memoria?

L’Australia è una continua sorpresa: le città sono giovani, l’interno, gigantesco, pulsa di calore antico. E’ infatti un continente, con distanze enormi da percorrere, dove tutto è ribaltato rispetto a noi: al nord ci sono i Tropici, al sud d’inverno senti quanto sei vicino al Polo. La sensazione più straordinaria è lo spazio dilatato, invaso solo dal silenzio, uno spazio che non è mai uguale a se stesso. Sembra incredibile, ma anche i termitai non sono mai monotoni, mai uno identico a quello precedente.

Il posto più magico?

Difficile scegliere, visto che laggiù abbiamo percorso ben 23mila chilometri. Probabilmente, però, è il deserto del : una strada dritta di 1200 chilometri tra il Western e il South Australia. La notte trascorsa nel mezzo del Nullarbor con la pioggia di stelle sulle nostre teste resterà impressa nelle nostre retine e nei nostri cuori.

Australia

Consigli a chi voglia prendersi un sano break?

Credere di potercela fare. Sappiamo che non tutte le persone hanno diritto a sei mesi sabbatici, cioè di stare assenti dal lavoro ovviamente senza stipendio, ma mantenendo il posto. E’, però, vero che si possono trovare soluzioni alternative, magari per periodi più brevi. Ognuno può scoprire la sua Australia. Bisogna mettere da parte un po’ di soldi, ma meno di quanto si creda, visto che nel quotidiano spendiamo tanto per il superfluo. E serve molta volontà. Se l’elemento fondamentale fosse il diritto ai sei mesi sabbatici, non si capisce perché pochissimi dei nostri colleghi ne beneficiano. No, la questione di fondo è: avere un sogno, piccolo o grande che sia, e provare a realizzarlo. E un viaggio dall’altra parte del mondo, anche con un bambino al seguito, è uno dei sogni che possono diventare realtà. Il nostro libro vuole essere proprio un tributo all’Australia e un invito, a tutti, a partire.

A cura di Cinzia Ficco

Mollo tutto e vado in Australia

 

Claudio Cuccurullo e Myriam Defilippi, 44 anni e giornalisti. Myriam è nata a Ivrea e lavora in Mondadori come caposervizio attualità a Donna Moderna, Claudio è nato a Napoli e lavora nel gruppo La Repubblica- L’Espresso come vicecapocronista a La Provincia pavese.

Lieto ora frequenta le elementari. Al tempo del viaggio in Australia era all’asilo, ma vantava già una certa esperienza come viaggiatore. Era stato per poche settimane in giro  per il Nord Europa e il Nord America.

www.vadoinaustralia.it

Per scrivere a Claudio e Myriam:

claudiomyriamelieto@gmail.com