Molte e molto impegnative sono le prove a cui verranno sottoposti i concorrenti che dovranno venire giudicati da una giuria di eccezione, per professionalità e severità: Carlo Cracco, Joe Bastianich e Bruno Barbieri. Ed è proprio con Bruno, insieme a Vissani lo chef italiano con più stelle Michelin, che parliamo del programma.

Masterchef Italia, Bruno Barbieri

Ultimamente c’è un crescente successo di programmi di cucina in tv: da dove nasce l’esigenza di mandarne in onda un altro?

Era ora! Finalmente ci siamo accorti che il vero grande made in Italy è proprio la cucina. La cucina sicuramente rilassa facendola e rilassa anche guardandola. Poi che dire, MasterChef lo aspettavano anche in italia e giustamente, dopo tanti anni, eccolo. Un programma che da la possibilità anche a chi nella vita è andato tutto storto, di rimettersi in gioco, visto che non si rivolge certamente a cuochi professionisti.

Che atteggiamento hanno i concorrenti davanti a dei mostri sacri come voi?

C’è sicuramente un atteggiamento di paura, molte volte dato dalla timidezza e dalle riprese televisive; devo dire che qualcuno ha anche un atteggiamento aggressivo. Del resto, in qualunque situazione uno debba essere giudicato è normale che ci sia un po’ di timore. Noi stiamo cercando il primo master chef italiano quindi la posta in gioco è abbastanza alta.

Indipendentemente dal livello di preparazione, cosa non dovrebbe mai mancare in chi vuole avvicinarsi alla cucina?

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Direi che occorre grande determinazione, fiducia in se stessi e voglia di arrivare. Certo poi un po’ di talento lo devi avere; resto convinto che cuochi si nasca e non si diventi. Questo è un mestiere che devi sentire dentro, se hai la fortuna di scoprirlo da giovane tutto è più facile.

Secondo te cosa ha di diverso MasterChef rispetto agli altri programmi?

Molte cose perché oltre ad essere un programma in cui viene fuori tutta la grande artigianalità italiana, la straordinaria materia prima, c’è anche quello che io amo definire un grande sentimento gastronomico. È un programma in cui si vede nascere l’idea e si vede passo per passo la realizzazione del piatto.

Masterchef Italia, Bruno Barbieri

Quanto tempo richiede la preparazione di una puntata?

Abbiamo lavorato più di sei mesi solo per fare i casting, e per costruire una puntata sono necessari anche quattro giorni se non di più, considerando il lavoro di montaggio. Per questo parlavo di costruzione di una puntata. Un gran lavoro durante il quale mi trovo benissimo; Magnolia è una grande casa di produzione per i talent e i reality e io voglio ringraziare pubblicamente gli autori e il regista. Grazie alla loro grande professionalità ed esperienza credo sia veramente uscito un ottimo prodotto.

Come sono i rapporti con gli altri chef che lavorano con te?

Straordinari. Che dire, Carlo Cracco è uno dei più grandi chef italiani, di lui si sono scritte intere pagine che hanno fatto la storia della gastronomia italiana; e anche il lato estetico vuole la sua parte, lui è il bello dei tre sopranominato Gesù. Di Joe Bastianich in America si è scritto e detto tanto, forse è meno conosciuto nel mondo gastronomico italiano ma, oltre ad essere un vero talento è anche uno dei più grandi imprenditori della gastronomia americana; e non dimentichiamo che nelle sue vene scorre sangue italiano.

Il clima della competizione ben si adatta alla cucina. Ma allora è vero che le cucine dei ristoranti sono dei campi di battaglia?

Certamente lo sono ma in senso buono. E questo, anche se un gioco, comunque resta sempre una sfida e una battaglia con se stessi. E le battaglie le vogliamo sempre vincere.

Segui i programmi di altri tuoi colleghi? Cosa ne pensi?

Seguo spesso programmi di cucina di altri miei colleghi e lo faccio con grande attenzione. Devo dire che, al di là di ogni retorica, li stimo tutti perché se sei in tv e ti danno la possibilità di dire quello che pensi, sotto sotto vuole dire che un po’ di talento c’è.

Secondo te la tv può contribuire ad una certa educazione culinaria?

Senza ombra di dubbio la televisione ha cambiato il pensiero gastronomico italiano; un programma su tutti, Linea Verde con Gianfranco Vissani. Lui è sicuramente lo chef che ha dato la spinta poi, come un fiume in piena, ecco che sono saliti tutti sul grande carrozzone gastronomico.

Per quanto ti riguarda, che cosa ti ha convinto a partecipare a MasterChef? Cosa ti aspetti da questo programma?

Mi ha convito il grande lavoro che gli autori e il regista hanno fatto e l’idea di fare il giudice, cosa che mi stimola molto. Da questo programma mi aspetto tante cose, una su tutte di scoprire davvero il nuovo master chef italiano.

Masterchef Italia, Bruno Barbieri

Qual è il rischio, se c’è, che uno chef diventi eccessivamente mediatico?

Direi nessun tipo di rischio; guardiamo Gordon Ramsey vi sembra uno che rischi di essere meno credibile dal punto di vista professionale perché è quasi una star televisiva? Io penso che dal punto di vista culinario non finirà mai nel dimenticatoio, anche senza più televisione. E poi la vita di uno chef è fatta di punti e a capo; se uno è bravo è bravo televisione o non televisione.

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Quello del cuoco è un lavoro che si presta bene al mezzo televisivo, però il tuo mestiere è tutt’altro che un gioco: quali ritieni sia l’aspetto in assoluto più difficile?

Per quanto mi riguarda ho sempre fatto quello che nella vita mi andava di fare, con lo stesso spirito con cui ho sempre cucinato quello che avrei voluto mangiare. Il mio mestiere e poi la televisione non mi hanno cambiato; sono sempre quello che con la valigia di cartone stava sul porto di New York, molti e molti anni fa, ad aspettare la nave che mi avrebbe portato ai traguardi raggiunti fino ad ora.

Per quanto riguarda il tuo lavoro tu stai aprendo un ristorante a Londra: cosa ti aspetti da quella città, che, per altro sta davvero assumendo un ruolo primario nella cucina di un certo livello?

Ho sempre avuto un desiderio nella vita: imparare l’inglese. Poi, per una serie di motivi, ho sempre dovuto mettere da parte questo proposito. Un bel giorno è arrivato un amico, Francesco Ortone, uno con il sentimento gastronomico nel sangue; romano, broker per le grandi banche, uno che con i numeri ha un bel feeling. Perché i grandi artisti dei fornelli hanno bisogno di avere attorno persone che sappiano gestire i conti; e così nasce il Cotidie. Non siamo ancora pronti ma presto arriveremo ed è lì che mi voglio divertire. Londra è, in questo momento, la città che ti da più possibilità di emergere se hai talento. Quindi una bella sfida professionale e, finalmente, l’occasione di imparare l’inglese.

Quanto è importante per uno chef avere una mentalità internazionale?

È molto importante per uno chef avere una mentalità internazionale, conoscere altra gente, altre culture. Una delle cose che più amo fare è girare per il mondo, scoprire mercati, conoscere prodotti, capire come si mangia in Vietnam, in Perù o in Bolivia. Mi piacerebbe anche scoprire cosa si mangia su Marte da quanto sono curioso. Ma quando lo scopriremo sicuramente sarò già vecchio allora sapete cosa vi dico? Che ci vediamo tutti a Londra dopo Masterchef !

A cura di Geraldine Meyer