Crescere un figlio all’estero

Dopo essersi conosciute su Facebook, in un gruppo nato per sostenersi e dare consigli su come crescere i loro figli in un altro Paese, 19 mamme expat si raccontano adesso in un bellissimo libro.

Di Enza Petruzziello per Voglio Vivere Così  Magazine

Crescono i loro figli da sole, lontane dagli affetti e dai quei nonni oggi così importanti per le famiglie italiane. Eppure ce la fanno. Con coraggio e determinazione, per dare a se stesse, ma soprattutto ai loro piccoli, un futuro migliore. Sono le “mamme nel mondo”, le tante donne espatriate in ogni angolo della Terra che non solo devono ambientarsi in un Paese nuovo, confrontandosi con una cultura e una lingua diversa, ma anche affrontare i molti problemi relativi all’educazione di un figlio. A raccontare le loro storie ci hanno pensato da sole, dopo essersi conosciute in un gruppo Facebook nato per supportarsi e sostenersi nella loro esperienza di mamme all’estero.

Annalisa, Giorgia, Flavia, Valentina, Giovanna, Sara, solo per citare alcune delle 19 mamme con la valigia in mano, hanno infatti deciso di raccogliere le loro testimonianze nel volume “Mamme italiane nel mondo” curato da Stella Colonna, anche lei con un trascorso da mamma expat. Da Bruxelles al Perù, dalla Germania all’Egitto, da Puerto Rico a Gran Canaria fino a Palma di Maiorca e la Francia: tutte, oltre che mamme, sono donne in carriera che vivono sparse nei 5 continenti. Nelle pagine del libro parlano delle emozioni, delle difficoltà, dei successi e degli insuccessi delle loro nuove vite, condividendo le loro personali esperienze, senza nascondere le proprie debolezze e mostrando come in ognuna di noi possa esserci una diversa forza e determinazione per affrontare questa avventura. Racconti che parlano di tutti gli aspetti dell’espatrio, anche e soprattutto quelli che ci fanno paura ma che insieme sono più facili da superare. Senza far mancare consigli pratici a tutte le mamme che vogliono seguire il loro esempio.

Tra loro c’è Sara Cavallucci di cui avevamo parlato qualche tempo fa sul nostro magazine. Da nove anni a Bruxelles, dopo che la multinazionale farmaceutica per la quale lavorava aveva deciso di chiudere 3 dei suoi 4 stabilimenti produttivi italiani, nella capitale belga ha trovato lavoro fin da subito. Nel frattempo ha avuto un bimbo ed è diventata una mamma nel mondo, scrivendo adesso la sua storia. Raccontando di come sia difficile e al tempo stesso emozionante, l’esperienza di vita all’estero con dei figli. «Il ricavato sarà devoluto interamente in beneficienza, all’associazione Time4life», spiega Sara che si occupa della parte marketing del libro.

«Sono orgogliosa del risultato, ma ancora di più sono orgogliosa dell’impegno che ognuna di noi ci ha messo all’inizio e ci sta mettendo ora, per coinvolgere altre mamme, promuovere il libro, sostenere il progetto a 360°», le fa eco Stella, curatrice del progetto. Trentaquattro anni, due bambini, Gabriel 8 anni e Alison 3, Stella ha traslocato circa 7 volte: Venezia, Forlì, Rocca di Papa, Frascati, Florida, e di nuovo a Frascati dove attualmente vive. «Il trasferimento in Florida a Tampa Bay-Clearwater, doveva durare un anno, in teoria, e poi concludersi definitivamente. Ma mio marito ha lì un’azienda di Real Estate che fortunatamente sta andando molto bene, e che costringe lui a fare continui viaggi avanti e indietro. L’anno trascorso in Florida sarebbe potuto diventare permanente, ma siamo dovuti rientrare. È anche probabile che il prossimo anno ci toccherà ritornare, e non sappiamo per quanto tempo. Diciamo che insieme a mio marito, ho sposato la valigia ecco».

mamme italiane nel mondo

Stella, Sara, oltre ad aver curato e scritto “Mamme italiane nel mondo”, di cosa vi occupate?

Stella: «È difficile per me avere un lavoro fisso. Mio marito è Controllore del Traffico Aereo in Italia, e gestisce completamente la sua azienda in Florida insieme ai suoi soci (lui è il socio fondatore). In pratica la gestione di casa e bambini è mia al 90%. Nonni lavoratori o distanti. Perciò, ci sono io. Punto. Ho fatto una serie di lavori free lance e autonomi: Wedding Planner, Home Stager, articolista su vari siti. Quando sono stata più stabile ho lavorato come Consulente di Sviluppo per saloni di bellezza, e sono stata parrucchiera e coordinatrice di salone, mestiere che conosco davvero bene. Sono diplomata coach e formatrice in PNL. Faccio continuamente corsi, che mi entusiasmano moltissimo. A far quadrare i conti ci pensa mio marito, per questo devo dire che sono molto fortunata».

Sara: «Sono responsabile del dipartimento training e customer service in un’organizzazione internazionale nella sede di Bruxelles. Sono mamma di un bimbo di 6 anni e mi piace molto il fitness. Sono appassionata di stilismo e nel tempo libero mi piace dedicarmi ad alcune attività creative quali disegno e illustrazione insieme a mio figlio».

Una passione ed entusiasmo che si percepiscono anche nel vostro libro. Come è nata l’idea di raccogliere in un volume e di scrivere in prima persona le esperienze di mamme nel mondo?

Stella: «L’idea del libro è nata dal desiderio di portare al di fuori del gruppo chiuso di Facebook di mamme espatriate, dove ci siamo tutte conosciute, il sostegno e le esperienze di vita quotidiana. Tutte quelle donne riuscivano a essermi più vicine di quanto non riuscisse la mia famiglia. Perché la mia famiglia mi adorava e mi adora, ma non aveva idea di cosa significasse andare a fare la spesa e non capire nulla di cosa comprare. Mi dicevano: “Esci e chiacchiera con le altre mamme”, ma non comprendevano realmente il disagio di non capire la lingua pur mettendocela tutta. Oppure: “Vai da un dottore”, senza avere idea della trafila che serviva per una prescrizione sciocca che da noi fanno le segretarie dei medici di base. Ecco, le mamme nel gruppo di espatriate lo sapevano, ci erano passate prima di me o ci stavano passando. Avevano soluzioni, sapevano cosa fare. E solo loro potevano aiutarmi, solo loro di fatto sono riuscite a non farmi sentire sola. Queste storie, le loro storie, dovevano necessariamente essere alla portata di tutti. Non potevano restare in un gruppo chiuso e molto selettivo. E così è nato il libro: un progetto che mi ha impegnata per 8 mesi quasi quotidianamente».

Sara: «L’idea è stata di Stella e io l’ho trovata subito molto interessante. Mi sono proposta e Stella ha condiviso con tutte noi le regole del progetto, con fasi e scadenze precise da rispettare. L’opportunità di potermi occupare della parte marketing mi ha entusiasmata, soprattutto perché credo molto nel progetto. È importante che le mamme espatriate non si sentano sole. Condividere difficoltà e dubbi con altre mamme che ci sono passate prima può essere di grande aiuto».

Il libro contiene le storie di 19 donne e mamme. Come si compone il volume e quali informazioni è possibile trovare all’interno?

«Ogni storia è così composta: c’è un piccolo abstract che, in mezza pagina, narra i punti salienti del racconto che segue, poi c’è una piccola descrizione dei luoghi d’espatrio (ho pensato che un quadro generale dell’ambiente descritto fosse indispensabile). La parte centrale è dedicata ovviamente al racconto. In chiusura c’è una scheda chiamata “Come ho fatto io”. Non avremmo potuto mettere delle informazioni oggettive, sul “come fare”, sarebbe stato troppo articolato. Così abbiamo pensato un punto di vista soggettivo, che alla fine diventa un ottimo punto di partenza per chi non sa da dove iniziare a valutare quel paese specifico come futura meta».

Diciannove donne – comprese voi – che si raccontano, condividendo le loro esperienze belle ma anche difficili. Come è stato ripercorrere e mettere nero su bianco le vostre vite da espatriate?

Stella: «Decisamente intenso. La mia storia l’ho buttata giù in mezzo pomeriggio ed è più o meno rimasta così. Le altre mi arrivavano a rate. Prima una, poi un pezzo dell’altra, poi un’altra che poi mi veniva chiesto di rimodificare. E così via. Ce ne sono state alcune che ho letto d’un fiato e sono rimaste così. Altre che ho riletto infinite volte, ogni volta ero così rapita dal leggerle senza interruzioni che dimenticavo completamente di dovermi soffermare ogni tanto per valutare il senso del racconto. Porto le loro storie nel cuore. Ho passato quasi 8 mesi a leggerle. Le adoro tutte, dalla prima all’ultima. Mi bastano due parole messe una vicino all’altra e so con certezza di chi è quel racconto. Non so come sia stato per le altre, ma “vuotare il sacco” rispetto ai propri sentimenti e le proprie emozioni, rispetto alle gioie e ai dolori, alle difficoltà e alle vittorie…è sempre liberatorio, faticoso ma molto gratificante. »

Sara: «Scrivere la mia storia è stato molto emozionante. Ho ripercorso successi ma anche sconfitte, desideri e aspettative, episodi della mia vita all’estero che mi hanno cambiata. Ho dovuto tirare le somme, il che non è mai facile se si vuole essere onesti con se stessi. Quando l’ho fatto leggere a mio marito sono scese le lacrime anche a lui.»

L’intero ricavato andrà in beneficenza, a sostegno di “Time4life International”, associazione che aiuta i bambini meno fortunati. Parlateci di questa iniziativa.

«È stato deciso a tavolino quando ancora nessuna si conosceva. Decisione accolta con un “sì” unanime. Doveva nascere così. Senza scopo di lucro, con l’unico obiettivo di fare del bene a chiunque lo leggesse e a chiunque ne entrasse in contatto. La scelta dell’associazione è stata a votazione. Ognuna di noi ne ha proposta una, e poi si è votato. Nessuno poteva votare per la propria. Time4life ha vinto con netto vantaggio. Abbiamo apprezzato l’internazionalità, il fatto che si portino fondi dove è necessario, quando serve. Ho preso contatto con la presidentessa Elisa Fangareggi, una persona gentilissima, che ha accolto con profonda gratitudine il nostro progetto. Non diventeremo ricche con questo libro, ma cambieremo la vita a qualcuno magari. Una soddisfazione che va al di là dei soldi».

Ognuna delle mamme presenti nel libro vive e lavora in vari angoli dei 5 continenti: dal Perù alla Cina, dalla Francia alla Germania fino a Puerto Rico. In che modo vi tenete in contatto?

«Tra noi 19 usiamo whatsapp. Ma da quando abbiamo aperto il nostro nuovo gruppo Facebook, omonimo del libro “Mamme Italiane nel Mondo”, ci scriviamo lì. È uno spazio speciale aperto a tutte le mamme, non solo quelle espatriate, ma anche alle italiane. Confronti diretti, consigli, foto di luoghi dalle mille meraviglie. Cresce giorno per giorno di numero. C’è un clima di positività e scambio che crea quasi dipendenza. Ci scambiamo idee, pubblicizziamo le nostre attività, ci confrontiamo e sosteniamo. Spero di avere presto il sequel per raccontare gli sviluppi delle nostre 18 autrici e aggiungere nuove destinazioni, che per motivi di spazio, non è stato possibile trattare. Si sono iscritte mamme da posti che non vedo l’ora di scoprire».

La solidarietà femminile, quando c’è, è davvero unica e preziosa. Nel libro oltre a raccontare delle proprie esperienze, tutte le mamme offrono anche pratici consigli di “sopravvivenza” su come affrontare la nuova vita da expat e da mamma nel mondo. Riassumerli tutti in una risposta è complicato, ma cerchiamo di darne almeno 3 che possano essere di aiuto a quante stanno pensando di cambiare vita in un nuovo Paese.

  1. Cerca in rete chi può sostenerti in loco, specie se italiano.
  2. Parti con tutte le informazioni possibili immaginabili. La metà non ti serviranno. Altre saranno errate. Ma quelle poche corrette e utili faranno la differenza.
  3. Parti senza pretese, e datti il tempo di ambientarti.

Timori, ansie, lontananza da casa. Ma anche soddisfazioni lavorative e una qualità della vita migliore. Quanto è difficile per una mamma, e in generale per una donna, vivere in un Paese che non è il suo?

Stella: «Dipende dal paese. Espatriare in America non è lo stesso che espatriare in Cina. Dipende anche dal periodo storico. Molte di noi sono espatriate 20 anni fa, era tutto diverso. La parte più difficile, almeno per me, è stato abituarsi a ragionare diversamente da come siamo stati cresciuti. Sapevo che per svezzare un bambino servivano cibi sani, superfrullati, il cucchiaino d’olio, il parmigiano… Mi faceva strano trovare bambini della stessa età di mia figlia (1 anno) mangiare cibi precotti scongelati al microonde, o addirittura al McDonald’s. Io ero la mamma folle che portava i bambini al parco vestiti con pantaloni e scarpe, e che li seguiva sullo scivolo, controllando che non si facessero male. Poi ho scoperto bambini, anche più piccoli dei miei, correre dal parcheggio fino ai playground scalzi e magari ancora con il costume non perfettamente asciutto. Una follia per me. Ho dovuto imparare a mediare sui cibi, sui vestiti, sugli orari, sui giochi, sulle cose che sono pericolose (tipo fare il bagno dopo mangiato). Mi sono dovuta abituare alle telefonate via skype o whatsapp con i nonni, con gli zii, a quelle telefonate impossibili da chiudere, che spesso finivano in lacrime e sospiri. Un giorno ho trovato nello zaino di mio figlio un foglietto che usciva fuori dal suo quaderno: l’ho preso per rimetterlo a posto e ho visto che era una bandiera, la bandiera dell’Italia. Non credevo sapesse quale fosse. Ho pianto tutto il giorno. Alla fine però ci si abitua a tutto, finiscono per sembrarti strani gli italiani».

Sara: «Appena sono diventata mamma ho sentito il bisogno forte di avere accanto la mia famiglia. Penso che vivere la lontananza dagli affetti sia la difficoltà più grande. Avevo bisogno di mia madre, di mia sorella, di mio fratello e della famiglia di mio marito, di averli vicini, di poterci contare, di vederli senza dover usare la webcam. Fortunatamente la tecnologia permette di accorciare le distanze e i voli low cost consentono viaggi frequenti, ma ci sono stati momenti in cui avrei voluto semplicemente chiamare casa e chiedere “Posso venire adesso”? Ad ogni modo la mia famiglia e quella di mio marito ci sono state molto vicine e le nonne sono partite spesso per aiutarci, sono diventate delle vere viaggiatrici solo per noi. Lo apprezzo moltissimo».

Quali sono le difficoltà iniziali con cui bisogna confrontarsi?

Stella: «Principalmente la lingua, se non la conosci. Poi la cultura: ero abituata ad attaccare bottone con tutti e a parlare della mia vita intima senza alcun problema. Mi sono ritrovata a non poter parlare con nessuno. In primis perché non conoscevo l’inglese, poi perché una volta iniziato a parlare, dovevo attenermi ai convenevoli. Altra cosa il cibo: nessun italiano sarà mai soddisfatto al 100% del cibo estero. Non di meno importanza il clima. Per me ad agosto si va al mare, a dicembre c’è la neve e fa freddo, a marzo spuntano le margherite, a maggio si fa il cambio stagione, a giugno finisce scuola, a settembre gli alberi sono tutti arancioni. Ritrovarsi a fare il bagno al mare in pieno inverno, e rinchiudersi in casa rischio uragano per 3 giorni in pieno agosto era strano; ma c’è anche chi è passato dalla Florida all’Alaska e ha dovuto fare i conti con temperature come -40°. Abituarsi comunque è abbastanza facile se si è espatriati con entusiasmo».

Sara: «Le lingue, senza dubbio. Vivo in un paese bilingue che spesso usa l’inglese per comunicare. Al lavoro l’inglese è fondamentale, e spesso la conoscenza di francese e fiammingo sono dati per scontati».

Quali, invece, gli aspetti positivi?

«Uscire dai propri schemi lo riteniamo un vantaggio senza paragoni nella vita. Confrontarsi con una cultura diversa ha pro e contro, ad ogni modo arricchisce. L’apertura mentale che esce fuori quando si espatria è la vera ricchezza di tutta l’esperienza e forse, anche fosse solo per quello, varrebbe la pena, almeno una volta nella vita fare le valige con un biglietto di solo andata».

Come e dove immaginate il futuro dei vostri figli?

Stella: «Onestamente il “dove” non mi interessa. Ed è proprio questo il punto. Non importa che sia in Italia, non importa che sia in una meta prestabilita dai miei canoni. Ognuno di loro sceglierà la propria meta in base alle possibilità lavorative che desidererà e alla cultura che rispecchia meglio le loro caratteristiche. Rispetto al “come” è essenziale che siano felici, liberi di poter scegliere dove vivere, di espatriare solo se ne hanno voglia. C’è una cosa importante però che sento di aver dato ai miei figli, espatriando: la sensazione che “casa” è dove posi il cuore e non necessariamente dove sei nato. Una volta che questo semplice concetto entra a far parte di te, il “dove” è davvero superfluo».

Sara: «Come? Lo immagino libero e indipendente, abituato a pensare con la sua testa e senza condizionamenti. Dove? Spero che possa vivere al mare un giorno, svegliarsi con l’odore del mare è impagabile. Oppure in qualunque posto lo faccia sentire bene. É la cosa più importante»

Prossimi progetti?

Stella: «A livello editoriale sì. Due in effetti. Senza dubbio il sequel di “Mamme italiane nel Mondo” e anche un nuovo progetto top secret, per ora. Ne parlavamo oggi in chat. Ma un passo alla volta. Per ora siamo tutte concentrate nel far volare in orbita questo nostro fantastico ed emozionante primo libro. A livello personale ancora non so. L’azienda di mio marito è davvero promettente, e necessita di lui sul posto. Io sono una di quelle italiane con la valigia pronta e la voglia di scoprire posti nuovi, ma che poi ha voglia di far ritorno a casa, di mangiare una pizza e un gelato e di bersi il caffè con le amiche. Ma sarò pronta a fare di nuovo il salto oltreoceano se servirà. Ho sempre pensato che il posto dove viviamo si chiama Terra, ed è abitato da persone. Il resto sono sovrastrutture. Una volta guardato oltre, si può vivere bene ovunque».

Sara: «Anche io aspetto con impazienza di lavorare al sequel del libro “Mamme Italiane nel Mondo”. Non potrei fare a meno dell’energia delle mamme, della loro collaborazione, delle discussioni aperte, della solidarietà e dell’amicizia che hanno accompagnato gli ultimi 8 mesi. Grazie a Stella, alle scrittrici e a tutte le mamme che hanno condiviso le loro esperienze senza chiedere niente in cambio».

Per contattare Sara e Stella ecco le loro e-mail:

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