Salentina di origine, ma zingara di fatto. Si presenta così Teresa Pisanò sul suo blog di viaggi ed esperienze di vita: Asiamonamour. Un diario per raccontare di percorsi e di culture, fatto di parole e immagini ma anche stati d’animo e emozioni. Quelle che solo alcuni luoghi riescono a lasciarti e trasmetterti, imprimendosi indelebilmente nella memoria. E Teresa, 36enne originaria di San Pancrazio Salentino, lo sa bene. Vive in Asia ormai da dieci anni. Ha fatto della Cina la sua seconda casa. Dopo aver studiato “Lingue e Civiltà Orientali” a Venezia, ha trascorso un breve periodo a Pechino, per poi trasferirsi a Shanghai, dove è rimasta 5 anni. Nel frattempo ha sposato un croato, «zingaro anche lui», e dopo la Cina ha fatto una sosta a Milano, in seguito a Lecce. Ma la sua anima nomade la spinge di nuovo a mettersi in cammino e, quindi, raccolti baracche e burattini è ancora in Oriente: destinazione Taiwan questa volta. Attualmente vive a Taipei e, nonostante terremoti e tifoni non la facciano sentire proprio a suo agio, questa isoletta sperduta nell’Oceano Pacifico e un po’ misconosciuta diventa la sua nuova terra. Appassionata di yoga e fotografia, insegnante di italiano e cinese per scelta, guida turistica per hobby e viaggiatrice per passione, nel suo blog racconta storie e viaggi, emozioni e esperienze di vita, come lei stessa ci racconta.

Quando hai deciso di partire dall’Italia e perché?

«La prima volta in Asia risale a 15 anni fa, quando andai in Cina per studiare all’Università di Pechino. Poi ci sono ritornata dopo gli esami universitari per fare ricerche per la mia tesi di laurea sulle siheyuan, le case tradizionali di Pechino e l’arredamento d’interni di epoca Ming. Subito dopo la laurea sono andata a Shanghai e ci sono rimasta per 5 anni».

Teresa Pisanò

Eri molto giovane quando, dopo l’università, hai mollato tutto per trasferirti prima a Pechino e poi a Shangai dove sei rimasta 5 anni. Come ogni trasferimento e cambiamento radicale, non deve essere stata una scelta semplice. Che cosa non ti piaceva più dell’Italia, quali erano le difficoltà maggiori? E cosa ti ha spinto a trasferirti proprio in Asia?

« Già durante i mesi trascorsi in Cina per la mia tesi, avevo deciso che sarei tornata dopo la laurea per un periodo indeterminato. Non avevo un lavoro a Shanghai, né ne avevo mai cercato uno in Italia, non mi interessava. Volevo solo stare nel posto di cui studiavo la lingua e la cultura e sentivo il desiderio di approfondire le mie conoscenze e di scoprire quel mondo che tanto mi affascinava».

Quali sono stati i problemi iniziali che hai dovuto affrontare una volta a Pechino e poi Shangai, se ce ne sono stati?

«La prima volta a Pechino non è stata facile. Vivevo nel dormitorio dell’università e condividevo la stanza con una ragazza coreana che parlava solo la sua lingua, perciò era impossibile comunicare. I letti senza il materasso, ma solo una coperta di lana piegata più volte a creare spessore, i bagni in comune e condizioni igieniche non proprio eccellenti. Inoltre il muro culturale e linguistico limitava tantissimo la mia curiosità. Ricordo di aver pensato più volte di aver sbagliato indirizzo di studi, dubbio che poi si è tramutato presto in amore dopo il primo mese di adattamento fisico e mentale. A Shanghai invece è stato diverso, ci sono andata prima della laurea per poco tempo e ci sono ritornata subito dopo senza un lavoro, ma con l’intenzione di trovare qualcosa là una volta arrivata. In effetti, complice un po’ di fortuna e la velocità con cui succedono le cose in quella parte di mondo, dopo una settimana di esplorazione, ho trovato i miei amici cinesi, ancora presenti nella mia vita, una casa e un lavoro. All’inizio ho lavorato in uno studio di architettura, ma poi ho cambiato per fare quello che più mi piace: insegnare».

A un certo punto hai deciso di ritornare in Italia, Milano e Lecce per la precisione e nel frattempo ti sei anche sposata. Perché sei tornata e come hai trovato l’Italia dopo 5 anni di lontananza?

«Sono tornata in Italia per sposarmi e subito dopo il matrimonio ho fatto ritorno a Shanghai con mio marito che comunque mi aveva seguito in Cina sin dall’inizio. Poi un lutto in famiglia è arrivato come un fulmine a ciel sereno a rompere tutti gli equilibri, avvenimento che ci ha fatto ripensare alle nostre vite e motivo principale del nostro rientro in Italia. Abbiamo poi scelto Milano in quanto sede del Master che ha frequentato mio marito. Tornare in Italia dopo un periodo abbastanza lungo in Asia non è mai facile per certi aspetti. Ricordo di aver trovato Milano molto provinciale, chiusa, fredda, poco sicura, estremamente lenta e inefficiente, ovviamente paragonata a una realtà così dinamica come può essere una metropoli come Shanghai. Dopo appena due anni a Milano abbiamo sentito il bisogno di avvicinarci alla mia terra, il Salento, che anche mio marito ama tanto. Così, dopo un lungo viaggio in macchina tra Croazia e Grecia, ci siamo trasferiti in Salento. Lui ha lavorato in uno studio di design e io ho insegnato cinese e italiano».

La tua anima nomade ti ha spinto poi a ripartire, sempre in Asia, destinazione Taiwan questa volta. Taipei per la precisione. Perché proprio questo luogo?

«La permanenza in Italia è durata meno di tre anni, poi l’Asia fa sempre sentire forte e insistente il suo richiamo, così abbiamo cercato qui nuove opportunità. La prima e`arrivata per mio marito, a Taipei appunto, così siamo ripartiti di nuovo ad est per una nuova avventura. Lui è infatti designer e lavora presso l’ASUS, che ha a Taipei la sua sede principale. Poco dopo il nostro trasferimento ho trovato anche io lavoro in una scuola italiana, dove insegno tuttora».

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Ormai vivi in Asia da dieci anni, vuol dire che hai trovato forse il tuo posto nel mondo. Come è cambiata la tua vita da quando vivi qui? E quali i vantaggi e gli svantaggi di vivere a Taipei?

«Sul mio blog ho scritto un post in cui parlo di questa dolce malattia che è il “Mal d’Asia” da cui sono affetta ormai da molti anni e non so dire se questo sia il mio posto nel mondo, ma sicuramente non posso farne a meno. Ogni volta che sono lontana mi manca terribilmente. Sono sempre stata attratta dal diverso, da quelle differenze che stuzzicano la mia curiosità e mi spingono a cercare, esplorare, scoprire. E c’è una cosa che io provo solo in Asia: la meraviglia. Quel senso di meraviglia di fronte allo sconosciuto, al diverso. Taiwan è pulita, sicura, efficiente, ti coccola e ti fa vivere bene, ma ha una storia recente, manca di una cultura antica, di radici forti, quindi di identità e a volte può essere una gabbia dorata che rischia di appiattire».

Le principali differenze con l’Italia?

«Sicuramente l’efficienza, l’ordine, la pulizia e la puntualità dei mezzi pubblici. E anche la gentilezza della gente, sempre pronta a regalarti un sorriso e aiutarti».

Teresa Pisanò

A chi, come te, sta pensando di trasferirsi che consigli daresti?

«Io consiglio sempre di partire, di tirare le ancore ed esplorare altri mari. Partire arricchisce sempre, ma si deve avere anche l’umiltà di lasciare a casa i pregiudizi, le proprie convinzioni, gli schemi mentali, per aprirsi ad altri punti di vista. Solo così si può guardare il mondo con altri occhi e ripensare al proprio in maniera più critica e costruttiva».

Come tu stessa dici, sei una zingara di fatto. I tuoi viaggi e le tue esperienze di vita sono raccontati in un blog, Asiamonamour. Quindi oltre al tuo lavoro come insegnante di italiano e cinese, guida turistica, curi anche questo spazio che parla della tua passione: i viaggi. Tieni molto a questo progetto, parlaci un po’ del tuo blog.

«Asiamonamour è nato come diario personale per raccontare le mie esperienze dall’altra parte del mondo a parenti e amici ansiosi di sapere e di vedere cosa facessi e, stanca di scrivere mille e-mail e inviare foto, ho pensato di farlo una volta sola postando tutto su un blog. Poi, contro ogni mia aspettativa, i lettori sono aumentati e per me è davvero una gioia condividere con loro i miei pensieri e le mie esperienze, essere gli occhi di chi non può viaggiare, ma che grazie al mio blog ha la possibilità di spiare mondi sconosciuti. Ho sempre scritto, è una terapia per me: faccio ordine di pensieri e imprimo su carta la mia vita per non dimenticare quando i ricordi sbiadiscono».

Hai partecipato al programma di Rai1 “Overland 15” in qualità di interprete e guida, durante la spedizione in Cina lungo la Via della Seta. Che esperienza è stata?

«Il viaggio con Overland è stata un’esperienza irripetibile. Quasi 2 mesi in giro per la Cina in jeep, attraversando posti altrimenti irraggiungibili dal turismo di massa, dormendo nel deserto, visitando luoghi fantastici come lo Xinjiang, o Turkestan Orientale, ma anche posti terribili dove il progresso sta devastando culture millenarie. Ho incontrato gente meravigliosa e gustato le delizie locali delle diverse etnie che popolano la Cina. Un’esperienza umana talmente ricca che non sono ancora riuscita a scriverne, tante sono le immagini e i ricordi che affollano la mia mente».

Teresa Pisanò

Qual è stato il tuo viaggio più bello? E quello che vorresti fare?

«Uno dei viaggi più belli in Oriente è stato in India, un posto assurdo dove tutto è possibile, dove il concetto di diverso trova tutta la sua essenza. Un viaggio nel cassetto è in Iran, terra e cultura che mi affascinano tanto e di cui avevo anche cominciato a studiarne la lingua. Musicale come poche, il persiano è per me la lingua della poesia e delle favole. Un altro luogo che vorrei tanto vedere è la Turchia, credo di essere l’unica italiana a guardare le soap opera turche con i sottotitoli in croato!».

Ti manca l’Italia?

«In Italia mi piace molto tornarci in vacanza. Ci sono però delle cose che mi mancano molto della mia terra: le librerie, il pasticciotto leccese e il caffè con ghiaccio e latte di mandorla d’estate, il profumo dell’inverno e il mare».

In futuro ti piacerebbe vivere in un altro posto?

«Vivrei tutta la mia vita in un posto diverso, per poi tornare e raccontarlo».

Per scrivere a Teresa questo è il suo indirizzo mail: [email protected]

Questa , invece, la sua pagina facebook: www.facebook.com/Asiamonamour/

Di Enza Petruzziello