Aprire un B&B in Maremma e vivere felici

Di Enza Petruzziello

«La giornata a Milano cominciava sempre allo stesso modo: sveglia, doppiopetto, cravatta, la metropolitana, l’aria sempre un po’ tetra, un po’ troppo fredda. I volti dei colleghi grigi e annoiati. E dentro il solito pensiero: sarà sempre così?». A parlare è Paolo Origlio, 47 anni, ex funzionario commerciale per un gruppo editoriale televisivo. Una vita, la sua, trascorsa in giacca e cravatta tra clienti riunioni, appuntamenti, target da raggiungere a ogni costo. A un certo punto, però, Paolo dice basta. Si spoglia dei vecchi vestiti e inizia la sua nuova vita a piedi scalzi. Trova infatti il coraggio di cambiare tutto, cercando una dimensione più a misura d’uomo, a misura di felicità, a misura per lui. Così si licenzia in modo piuttosto plateale e apre in Maremma, nel sud della Toscana, il primo Bed and Breakfast letterario d’Italia, “Al Sognalibro”. Nell’incantevole scenario di Grosseto, realizza finalmente il suo sogno e costruisce qualcosa che sia soltanto suo, riunendo tutte le cose che ama davvero: i libri, i contatti umani, gli amici, il sole e il mare. Attenzione, non un hotel freddo o impersonale, ma una casa accogliente per chi desidera soggiornare in modo diverso dal solito. Una casa vissuta, densa di energia e di calore domestico.

Il B&B si compone di tre stanze, ciascuna dedicata a un libro e arredata in tema. C’è “Alice nel paese delle meraviglie” che rappresenta la follia e il gioco; “Cyrano de Bergerac” in cui si respira l’amore per le parole e per l’amore stesso; infine “Il Gattopardo” ispirata alla Sicilia e alle atmosfere tipiche dell’isola. «Si lavora – racconta Paolo – ma senza padroni e senza doppiopetto. Scendo in giardino. I miei ospiti dormono ancora. I fiori piantati da poco stanno per sbocciare, la gatta Giorgina mi viene incontro. C’è una sensazione di pace, anche senza fiumi di denaro».

b&B letterario

Paolo che cosa non le piaceva più della sua vecchia vita?

«Ero a Milano e facevo il funzionario commerciale per Alice, canale tematico di Sky. Del mio lavoro non c’era nulla che non mi piacesse, avevo a che fare con gli chef d’Italia, era un mondo che amavo. Sono vegetariano da quando ho 17 anni, e nell’istante in cui decisi di esserlo ho iniziato anche a cucinare. Da allora non ho mai smesso. A Milano nei weekend per distrarmi da un lavoro matto e disperatissimo, scandito da convenzioni e target da raggiungere, facevo lo chef a domicilio vegetariano. Della mia vecchia vita non amavo Milano, lo smog, il traffico, la gente sempre di corsa. Pensavo che in fondo la vita è una sola e anche piuttosto breve. L’idea di viverla magari nella comodità, nell’agio, nella ricchezza per poi accorgerti a 70 anni che hai accumulato solo soldi, non faceva per me. Così in base a questa consapevolezza, ho detto basta. Mi sono messo completamente in gioco mollando tutto: certezze, lavoro e amici».

Ricorda esattamente il momento in cui ha deciso di stravolgere tutto?

«La notte del 31 dicembre 2011 avevo pochi giorni di ferie e decisi di rimanere a Milano. Andai a servire alla mensa dei poveri alla Caritas e mi fece molto effetto questo stridio tra il consumismo delle festività natalizie e la felicità delle persone che, pur non avendo niente, erano contente per quel piatto di minestra caldo. Questo contrasto molto forte mi accompagnò durante il tragitto verso casa facendomi riflettere parecchio. Il mattino seguente chiamai mia madre e le dissi che avrei lasciato Milano e cambiato vita. Non ero più felice, e volevo provare finalmente ad esserlo».

E così ricomincia daccapo. O meglio inizia la sua vera vita. Si licenzia – come lei stesso racconta – in modo plateale, che cosa ha fatto esattamente?

«Tra il 2011 e il 2012 c’era ancora l’eco della crisi. Nella mia società eravamo obbligati a raggiungere dei target e degli obiettivi in un periodo molto difficile perché i clienti si diradavano. La pressione da parte degli amministratori delegati era sempre più stringente, finché durante una riunione commerciale, il nostro direttore per spronarci ci disse: “Ragazzi vendere è come una guerra, in questo momento siamo in trincea e voi siete i soldati”. Per me, che ho sempre avuto un animo pacifista, questa frase rappresentò la fatidica goccia che fece traboccare il vaso. Così mi alzai e gli dissi: “In guerra vacci tu”. Avevo le dimissioni in tasca ormai da mesi, avevo già deciso che mi sarei completamente rinnovato, le presentai ed è così che ho iniziato la mia nuova vita».

Che cosa hanno detto amici e colleghi?

«I miei colleghi ammiravano ma al contempo si stupivano del mio coraggio. Il coraggio di lasciare tutto e andare in una città nuova, facendo un lavoro che non avevo mai fatto. Li guardavo esterrefatto perché io stavo semplicemente andando incontro ai miei sogni. Per alcuni miei amici sono stato anche d’esempio. Sono convinto, infatti, che il bene porta bene e dare un esempio trasmetta negli altri la fiducia che le cose si possano fare, che nella vita si possa svoltare con tanta buona volontà, un’idea e molto lavoro. Alcuni dei miei amici decisero, infatti, di aprire delle loro attività dopo aver visto me che, nonostante non avessi santi in paradiso, non avessi vinto al superenalotto o ricevuto qualche eredità, ero riuscito a cambiare».

E così guidato dalla passione per i libri nel luglio del 2012 apre il primo B&B letterario in Italia, “Al Sognalibro”. Immerso nella splendida Maremma, il bed and breakfast si trova a Grosseto. Come mai la scelta è ricaduta sulla Toscana?

«Ho sempre avuto fin da bambino la passione per i libri, la scrittura e le parole. Il 2 gennaio, dopo quel Capodanno passato alla mensa dei poveri, presi la macchina e andai in Maremma. Una terra a me sempre molto cara per aver trascorso insieme alla mia famiglia molte vacanze felici. Appena arrivato vidi la natura incontaminata, gli alberi di ulivo, il mare, la calma, la pace. Qui non ci sono telecamere, sono tutti felici, tranquilli, rilassati, si salutano. Insomma una città a misura d’uomo rispetto a Milano. Mi innamorai di questa situazione e pian pianino nel giro di sei mesi ho aperto a Grosseto il B&B che si è rivelato un successo inaspettato. Chiunque viene qui, per un motivo o per un altro, se ne innamora e non perché ci siano ori e sfarzi, ma per l’energia che si respira e che cerco di trasmettere dopo aver capito che cosa potessero essere i veri bilanciamenti della serenità».

primo Bed and Breakfast letterario d’Italia, “Al Sognalibro

Ci parli del B&B, come si compone e che servizi offre ai clienti?

«Si tratta del primo B&B letterario in Italia. Ci sono tre stanze dedicate a tre grandi romanzi e arredate secondo il tema del libro. Al Sognalibro, ogni ospite che ne fa espressa richiesta in fase di prenotazione, troverà sotto al proprio cuscino, un libro. Quel libro sarà suo a patto che ne lasci a sua volta un altro per l’ospite successivo. Questo “gioco” allo scopo di fare girare liberamente di mano in mano i libri e si spera, la cultura, gratuitamente e in modo divertente. Qui vengono gli autori della Mondadori a presentare i libri, dormono da me le compagnie teatrali che si esibiscono a Grosseto e mai avrei pensato di incontrare e confrontarmi con queste persone. È un lavoro dove guadagni molto meno ma sei felice. Mi piace definirmi lo stalker della felicità. Io cerco la felicità dovunque essa si annidi, vado e la scovo e cerco di prenderla con tutte e due le mani».

È stato difficile aprirlo?

«Assolutamente no. L’apertura di un Bed&Breafast è semplicissima. Una volta fatti i lavori di ristrutturazione per mettere tutto a norma, dagli impianti elettrici a quelli idraulici, è sufficiente una dichiarazione di inizio attività in Comune e dal giorno dopo lavori».

Al Sognalibro” è aperto ormai da 5 anni con successo. Tantissime le recensioni entusiaste e i riconoscimenti, con una pagina Facebook che ormai ha toccato i 12 mila fan, la cifra più alta mai raggiunta prima in Italia da strutture che siano hotel, agriturismi e B&B. Segno evidente che la formula proposta funziona?

«La pagina Facebook non è mai stata usata a scopo commerciale. In questo spazio condivido le frasi di autori e di romanzi che mi colpiscono. Questo traguardo mi fa molto piacere, perché cerco sempre di trasmettere pareri e pensieri positivi. Per quanto riguarda i clienti in questi 5 anni ho avuto circa 2500 ospiti da tutto il mondo, dalla Malesia alla Patagonia, dalla Cina al Brasile e così via. E tutte le persone possibili. E come se il mondo fosse venuto da me, anziché girare io il mondo. Lo considero una piccola isola felice in cui si parla tantissimo di cibo, di uno stile di vita sano e naturalmente di libri. Ognuno può portare il suo contributo, se vuole leggere agli altri ospiti qualche passo di un romanzo che lo ha colpito ci sono i reading in giardino, oppure si organizza una serata dedicata o comunque un momento della giornata in cui poter condividere la comune passione bevendosi anche un bicchiere di vino. Insomma cose semplici che fanno bene al cuore».

Come è cambiata la sua vita?

«Tantissimo, innanzitutto qualitativamente. Prima ero dentro un sistema, facevo parte di un ingranaggio. Quando sei parte di un sistema non ti accorgi che la vita ti scorre accanto perché sei talmente offuscato dal meccanismo di svegliarti, uscire in giacca e cravatta, andare a lavoro, rispettare gli appuntamenti e le scadenze, che non ti rendi conto che la vita passa e a te non resta nulla. La qualità della vita è invece fatta dai ricordi che lasci, dagli affetti, dai viaggi che fai, dai libri che leggi, dalla musica che ascolti. La gente non ci pensa perché ormai è completamente inserita nel meccanismo. La mia vita invece ora è cambiata davvero in meglio, e sono diventato più buono. Sono più attento a tutto, a partire dalle piccole cose, e ho guadagnato il tempo. Prima avevo solo due settimane di vacanze ad agosto e qualche giorno a Natale. La mia vita scorreva in macchina, in autostrada, tra appuntamenti con clienti per cercare di vendere qualche spazio pubblicitario. Poi mi sono accorto che la vita è altro e il tempo solo una convenzione».

Che consigli darebbe a chi come lei sta pensando a un cambiamento radicale, di vita e professionale?

«Di fermarsi un attimo, perché fermarsi non significa perdere tempo, ma avere il tempo di ragionare e di coltivare un sogno. E se non lo si ha, di cercarlo. Perché tutti dentro di noi abbiamo un sogno, un’inclinazione e una passione. Bisogna far sì che questo sogno diventi parte integrante del proprio mantenimento e del proprio lavoro. Se infatti lavori con il tuo sogno o con qualcosa che si avvicini il più possibile ad esso, non odierai mai il tuo lavoro, starai bene e darai esempi positivi a tutti quelli che ti circondano.

Progetti per il futuro? 

Ho due progetti. Uno legato al cibo ed alla salute da fare in campagna ed uno ancora più ambizioso. Ho scritto un film comico/grottesco ambientato in Sicilia e che sogno di portare alla luce entro la fine del 2018. La trama non posso svelarla ma sarà una piacevole sorpresa. Come sostengo da sempre ” guai a non realizzare i propri sogni”

Per contattare Paolo questo il sito del suo B&B “Al Sognalibro”:

www.alsognalibro.it/

Questa invece la sua pagina Facebook:

www.facebook.com/AlSognalibro/