Ettore Della Campa

Ettore della Campa è un ragazzo con una splendida famiglia che di professione fa il musicista e lo skipper. Durante uno sui viaggi nel Mediterraneo è rimasto folgorato da Minorca, la piccola isola delle Baleari ancora poco conosciuta dai nostri connazionali e ha deciso che quella sarebbe stata la “sua isola”. Lo abbiamo incontrato.

Ettore, quando hai avuto il primo contatto con Minorca?

Più che con Minorca direi con le Baleari in generale. Spesso d’estate lavoro come skipper e nel 2004 fui ‘spedito’ per la prima volta alle Baleari. Feci due o tre estati consecutive cambiando equipaggi ogni settimana. Ora, il bello è che Minorca non ero mai riuscito a raggiungerla: in una settimana riuscivo a partire da Ibiza, girarla, passare da Formentera, trasferirmi a Maiorca (una decina di ore in barca a vela) concludendo a Palma la crociera; nuovo equipaggio e via al contrario. Minorca quindi, per questioni di tempi, non era compresa nell’itinerario ma, per qualche motivo, era quella che mi ispirava di più; essendo la più a nord, e quindi la più esposta ai venti dominanti di questa area del Mediterraneo, me la immaginavo come la più selvaggia, la più primordiale, la meno ‘evoluta’ o meglio ‘contaminata’ in un certo senso, pensando a Maiorca e Ibiza come le più bersagliate dal turismo di massa. Un po’ come Filicudi delle Eolie. Decisi quindi che dovevo togliermi questa curiosità e andare a vedere.

Qual’è stata la tua prima impressione?

Diciamo che ho avuto due prime impressioni: la prima, folgorante, quando infilai il muso della barca nel fiordo di Mahon. Certo, anche il golfo di Palma fa un certo effetto se approcciato dal mare ma completamente diverso. Quello che mi ero immaginato sembrava confermato: un fiordo profondo e imponente che però, a differenza di Palma, mi dava idea di tranquillità, armonia e pace. Fu amore a prima vista. Successivamente, dopo quasi una decina di anni e già con l’dea di trasferirmi, ebbi l’approccio più reale con la gente e le realtà del posto. Con Ilaria (la mia compagna) e il nostro primo bimbo (la seconda non era ancora nata) decidemmo di passare una decina di giorni sull’isola per poi scambiarci le impressioni e prendere una decisione. Era fine aprile 2013 e in una decina di giorni facemmo circa 700 km in un’isola larga meno di 50.

“Un ringraziamento particolare a Milena e Paolo Bianchi che sono stati il primo reale approccio ‘umano’ per noi sull’isola. Oltre all’appoggio professionale (www.minorcaarrivo.com/) con cui mi hanno aiutato a muovere i primi passi verso il traguardo, rimane un affetto particolare e un’amicizia che non abbiamo smesso di coltivare.”

Come è maturata l’idea di trasferirti sull’isola?

L’idea di andare via dall’Italia ci è sempre balenata per la testa sia a me (da quando ho circa vent’anni) sia a Ilaria (da quando la conosco); rimaneva solo da decidere il quando e il dove. Mio padre fece la stessa cosa negli anni ’60 trasferendosi da Napoli a Milano, cosa che fece anche la famiglia di mia madre lasciando Messina; era quindi inevitabile per me riavvicinarmi al mare. L’Italia ha una costa bellissima ma si sa, purtroppo è in Italia; la nascita di Davide è stata la molla che mi ha fatto scattare. Cercavo quindi un posto tranquillo, attivo, simile al sud Italia, come modo di vivere, ma che funzionasse. Anche la quantità di natura, aria pulita e soprattutto l’attaccamento dei minorchini alla loro isola hanno avuto un peso determinante nella scelta. Il rispetto del territorio e delle persone, la coerenza, la fierezza, l’amore e la cura per la propria terra, il contatto diretto con fauna e flora sono cose che fanno bene agli adulti e che non dovrebbero mancare ai bambini. In Italia, cercando bene, queste cose si possono ancora trovare ma credo sia impossibile trovarle tutte insieme in un unico posto.

Ettore della Campa musicista

Di cosa ti occupi?

Mi sono sempre alternato tra grafica e musica e negli ultimi vent’anni circa mi sono specializzato in musica per immagine creando colonne sonore per molti spot pubblicitari nazionali e internazionali (www.youtube.com/watch?v=RdWnuVwTVRI&list=PLC4289A53FE3A4807). Parallelamente, in ambito grafico, mi sono specializzato nella modellazione e rendering. Qui a Minorca mi piacerebbe ‘tornare alle origini’ musicalmente parlando. Suonare di più dal vivo e registrare la musica lavorando più con gli strumenti acustici che con quelli elettronici. Ho quindi trasferito qui il mio vecchio studio che, fino a fine millennio, si occupava più di discografia e ho portato tutti i miei strumenti. Lo studio, pur avendo altri locali a disposizione, per ora parte piccolino ma ben equipaggiato; anche il progetto dell’acustica, la cosa più importante a mio avviso, è stato fatto da una persona d’oltreoceano con molta esperienza nel campo. Personalmente mi sto occupando della realizzazione; è quasi finito ma già ho fatto qualche lavoretto tra cui una musica che ‘descrive’ uno dei più bei video di Minorca pubblicati su Youtube (www.youtube.com/watch?time_continue=12&v=UV9gh4_moRE) e un’altra per un importante musicista classico minorchino (www.youtube.com/watch?v=CsBHdg9bZ_0) oltre ad aver registrato lui e la moglie in duo (pianoforte e clarinetto) per un progetto che stanno sviluppando.

A chi consiglieresti Minorca non per una vacanza ma per venirci a vivere?

A chi è disposto a darsi da fare ed è pronto a cambiare direzione a seconda del vento che tira. A chi ama la natura. A chi svolge un lavoro creativo e non è vincolato a una location particolare. A chi non ama l’arroganza e l’incoerenza e a tutte quelle persone con tanta voglia di vivere e di fare che però sono anche capaci di stare in pace con se stesse quando si rilassano. Può sembrare una banalità ma non lo è per niente; i ritmi delle metropoli moderne, a cui non mi sono mai piegato, qui non esistono e non sono neanche bene accetti. Certo, la maggior parte delle persone che lavorano nel turismo (e qui ce ne sono tante) concentra tutto in quattro o cinque mesi dove si ‘ammazza’ letteralmente di lavoro ma poi deve essere in grado di gestirsi i restanti mesi di vuoto. Poi c’è anche molta gente che lavora tutto l’anno nei negozi, ristoranti, scuole, supermercati, ecc e si sa, in Spagna la ‘siesta’ è sacra. Il venerdì pomeriggio difficilmente i negozi sono aperti e, tanto per intenderci, ecco la dicitura di un cartello esposto su una vetrina di un negozio in centro a Mahon che mi ha colpito particolarmente malgrado la mia ‘napoletanità’: ‘Abrimos cuando venimos, cerramos cuando nos vamos. Si vienes y no estamos no hemos coincidido’

Come si è ambientata la tua famiglia sull’isola ?

Direi in modo molto naturale. Ilaria e io siamo stati subito travolti dalle tante cose da fare tra cui, inaspettata, la richiesta di nostro figlio di andare subito all’asilo. Era fine agosto quando ci trasferimmo quindi l’iscrizione a scuola, pensando alla burocrazia italiana, sembrava una cosa impossibile per dei ‘quasi turisti’ come noi. E invece tutto è filato liscio, ci siamo sentiti a casa come non mai e, successivamente, nostro figlio si è ambientato facilmente coi compagni. Nel giro di qualche mese già parlava il castigliano meglio di noi genitori ‘scolaretti’ e anche un po’ di catalano. La piccolina, nata ad aprile, aveva pochi mesi e praticamente ha vissuto più qui che in Italia, quindi non se ne è quasi resa conto. In tutto ciò ci siamo anche goduti il mare di settembre e ottobre con le spiagge quasi deserte e molta gente locale.

Ettore della Campa musicista

Tre luoghi imperdibili da visitare durante una vacanza?

Ogni angolo dell’isola ha un suo fascino e, essendo qui da meno di due anni, ho ancora tantissimo da scoprire. Rimanendo sul discorso naturalistico consiglierei: l’Isla del Aire per le sue lucertole nere che non avevo mai visto prima, il faro e la spiaggia di Cavalleria (possibilmente fuori stagione e in una giornata nuvolosa che valorizza al massimo il colore ocra della sabbia in contrasto col mare e il bruno rossastro della terra che la circonda) e una passeggiata in uno dei sentieri della riserva di Es Grau.

Che progetti hai per il futuro?

Il progetto principale rimane quello dello studio di registrazione. Oltre a cercare di inserirmi nel mercato locale l’idea, che è già in fase di realizzazione, è di creare un servizio ‘all inclusive’ dove i musicisti italiani, ma anche europei in generale, possano acquistare un pacchetto che comprende il viaggio, lo studio ma anche la locazione, il catering, una macchina a disposizione, ecc. Il marchio c’è già (www.bedandrec.com) e sarei la prima struttura estera ad appoggiare questa iniziativa già in fase di sperimentazione. A breve verrà una ragazza da Milano per registrare due pezzi che stiamo producendo insieme. Rimango ovviamente aperto a qualsiasi strada e, per esempio, l’estate scorsa già ho lavorato come skipper; a ottobre ho anche collaborato per un importante progetto grafico con un altro italiano che vive nell’isola (www.carlocestra.com/content/wag_2015.php) e mi sto impegnando nella musica dal vivo. Eccomi al pianoforte mentre suono su una voce registrata con l’intento di provare l’acustica e un paio di microfoni nel nuovo studio (www.youtube.com/watch?v=1I5mxkVk2BA)

Insomma, possiamo concludere che con la dovuta calma e le doverose sieste, qui ci si fa un mazzo così 😉

La mail per scrivere ad Ettore:

[email protected]