EcoVillaggio Mauna, «Una nuova realtà dove ritrovare e ritornare se stessi»

Un nuovo modello di società, basato sull’etica, l’ecologia, il rispetto della vita e dell’ambiente. Un luogo in risposta al disordine e alla graduale perdita dei valori del mondo di oggi, dove è possibile conoscere e sperimentare un modo di vivere più autentico e profondo attraverso l’apertura, l’accoglienza, lo scambio e la cooperazione, la formazione e la crescita, l’incontro. È questo l’obiettivo di Villaggio Mauna “un punto di luce per l’evoluzione dell’uomo e della coscienza” che sorgerà a Caprino Veronese sulle sponde del lago di Garda. Mauna perché evoca il silenzio, come ci racconta Hari Gunter Leone fondatore dell’Associazione Ricerche Evolutive e promotore di corsi e progetti basati sull’uomo e la sua crescita, autore di diversi libri sulla ricerca umana e lo sviluppo delle abilità.

All’interno della struttura, che si prevede entrerà in funzione tra due anni e mezzo, sarà possibile vivere come in una grande comunità, con abitazioni, centro conferenze, ristoranti, negozi. Un vero e proprio villaggio dove condurre un’esistenza reale, lontana dal caos cittadino e alla scoperta dei valori autentici e di se stessi.

Attualmente il terreno è composto da una azienda agricola di circa tre ettari, sulla quale vi è una struttura al grezzo di circa 600 m2. L’obiettivo è espandersi ed è per questo che spiega il fondatore: «serve il sostegno di tutti». Le donazioni per il villaggio verranno utilizzate per l’acquisto dei terreni e per la ristrutturazione della parte già esistente. Il progetto è ambizioso e prevede la realizzazione di diverse aree: un’azienda agricola per la coltivazione biologica; un agriturismo per la ristorazione (ristorante vegetariano) e l’accoglienza (stanze per gli ospiti); l’area culturale e ricreativa per corsi, eventi, congressi e seminari per adulti, giovani e bambini; il centro massaggi per la salute olistica; l’agricamping per vacanze alternative in case mobili, camper o tende; l’area abitativa e residenziale per i residenti; il negozio di prodotti agricoli; il negozio di prodotti olistici (attrezzi per lo yoga, libri, oggettistica); altre aree in via di sviluppo. Hari Gunter Leone, che insieme a Monica Biolcati coordina e anima il progetto, ci racconta nei dettagli in cosa consisterà e qual è l’obiettivo della comunità.

Hari Gunter Leone

Come e quando nasce il progetto del Villaggio Mauna?

«Nasce molti anni fa, più o meno quindici, quando per tre anni ho vissuto in una sorta di comunità. Abitavamo tutti vicini e creavamo progetti. Il nostro era un gruppo di ricerca che si appoggiava a un sistema di meditazione e corsi di yoga. Per me è stata un’esperienza meravigliosa dal punto di vista delle relazioni umane. I rapporti possono essere difficili ovunque, ma quello che ho sperimentato è che quando un gruppo di persone ha un intento comune, vuole incontrarsi al di là delle sfaccettature personali, includendo tutto ciò che è la nostra natura umana e vedendoci anche per quello che siamo realmente indipendentemente dai nostri pensieri e dai nostri schermi, ecco questo dà vita a qualcosa di unico. Lo senti. Senti un’energia più alta in te e in ogni cosa che fai, e di conseguenza anche in quello che succede nell’ambito del tuo lavoro, dei rapporti, dell’educazione dei propri figli, nell’ambito della progettualità delle cose. Tutto comincia a funzionare in un modo completamente diverso. Questa esperienza ha fatto nascere in me, quando sono andato via, un movimento che non si è mai arrestato: il desiderio di riprodurre un villaggio su queste basi. E infatti tutto quello che ho realizzato dopo – corsi di crescita personale, seminari di meditazione – è stato funzionale a un unico obiettivo: cercare di portare le persone verso una sorta di risveglio della coscienza. Insomma, è venuto naturale il progetto di creare una realtà comune. Una realtà dove potessero esserci questi incontri, questi momenti così profondi e belli dove le persone possono aprirsi, dove c’è gente che piange semplicemente perché ha scoperto di avere amore dentro di sé, il desiderio di vivere e di approfittare di questa occasione che è l’esistenza. Una realtà che non finisca nel weekend. Non è solo una questione di trovare un posto, ma di produrre prima del posto una realtà di relazioni di persone che stanno cercando questa nuova dimensione. E questo, forse, è stato il lavoro più grande. Ci sono voluti 15 anni per trovare una manciata di dieci persone che hanno detto “sì io voglio questo e investo economicamente, mi trasferisco e ci porto la mia famiglia”. È una speranza per tutti, un posto dove le persone vivono nell’amore, nel rispetto e con quei valori che tutti quanti vorremmo avere».

Come si strutturerà il villaggio Mauna e cosa si potrà fare all’interno della struttura?

«Ci sarà una zona residenziale dove sorgeranno una serie di casette in cui le persone potranno vivere. Attualmente il terreno non è così grande e quindi l’area comprenderà più o meno 5 abitazioni. Poi una zona adibita ai corsi con una sala congressi, una sala seminari, le sale per le sessioni individuali di massaggi e di lavoro sulla mente e sulle emozioni. Presente naturalmente un’area commerciale con un ristorante, un negozio che venderà diversi prodotti da quelli olistici fino a quelli di agricoltura biologica. E infine tutta una parte adibita a delle stanze per persone che vengono e vogliono stare nel villaggio qualche giorno e vivere un’esperienza simile, fare un percorso rigenerativo e poi tornare a casa. Previste anche delle salette per corsi e seminari più brevi destinati ai ragazzi e alle famiglie. Senza dimenticare la zona agricola: ci sono 2 ettari e mezzo di terreno di agricoltura biologica e ci sarà un agricamping dove poter mettere una serie di camper e case mobili. Uno dei progetti riguarda anche una Scuola di vita per bambini e genitori per insegnare come funzionano i rapporti, come funziona la persona».

A chi vi rivolgete?

«Il nostro villaggio sarà aperto a tutti: a chi vuole viverci ma anche a coloro che semplicemente vogliono trascorrere del tempo sentendosi parte di una comunità. Anche alla persona che semplicemente vuole trascorrere una serata al ristorante del villaggio perché qui possono trovare un piatto speciale. Ci sono periodi in cui facciamo ritiri di silenzio, tutto il villaggio rispetterà questi tre giorni e di conseguenza anche le attività commerciali. I visitatori potranno così sperimentare cosa vuol dire cenare completamente in silenzio. Mauna sarà aperto a tutti dunque, sia alle persone che sono di passaggio anche solo un giorno, un’ora o più giorni, sia a coloro che vogliono viverci stabilmente».

Perché il nome Mauna, da dove viene?

«Non è detto che sia questo il suo nome definitivo. Attualmente è così che si chiama un casale che ho sulle colline tra Verona e Vicenza e dove svolgo i miei seminari grazie al silenzio che circonda la valle. Mauna in sanscrito, infatti, vuol dire proprio silenzio».

Qual è lo scopo del villaggio?

«Una nuova realtà. Creare una vita reale, pulita da tutta quella confusione che spesso viviamo in queste bellissime città. Io amo il caos, amo i negozi e la confusione, ma spesso ci sono milioni di persone che non hanno un obiettivo comune. Spesso ci si chiede quale sia lo scopo di tutto questo, oltre al divertirci e vivere i nostri desideri. Senza trovare una risposta. Eppure uno scopo comune c’è. L’obiettivo del nostro villaggio è unirsi proprio per un fine più grande che è realizzare lo scopo della vita, ritrovare e ritornare se stessi».

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EcoVillaggio Mauna

Il vostro obiettivo è espandervi e diventare un villaggio completo di ogni necessità. Qual è il progetto in concreto?

«In questo momento siamo in una delle fasi più importanti, la contrattazione di acquisto. Abbiamo presentato una proposta e stiamo aspettando la risposta. In termini pratici ciò che ci serve ora sono le donazioni. Da soli arriviamo fino a un certo punto. Ci sono molte persone che ci stanno aiutando, organizzando serate di beneficenza, e altre attività per far conoscere il progetto. Abbiamo bisogno di questo e di gente interessata a collaborare. Sono ad esempio ancora liberi dei bungalow e delle attività commerciali. Stiamo cercando delle persone interessate a rilevare il ristorante piuttosto che la zona benessere. Persone che investirebbero anche dei soldi acquistando una parte del villaggio e facendolo diventare il loro lavoro. L’invito che rivolgiamo è di venirci a trovare, frequentare il villaggio e qualche seminario. Perché non si tratta di andare a lavorare in un posto qualsiasi, ma significa prendere ed entrare in una rete di relazioni, rapporti, di movimento anche spirituale e interiore che prima è bene che si conosca per capire se ci appartiene».

In che modo le persone possono sostenervi per realizzare il villaggio Mauna?

«Ci sono persone che fanno donazioni anche molto sostanziose e che soprattutto credono in questo progetto e nel suo valore. Perché non è solo per chi ci abita, ma per tutti. È una realtà che segue dei ritmi più umani, dove i rapporti sono autentici, dove la gente non pensa a ingannarti ma c’è sincerità, un confronto sulle cose che si fanno, una ricerca della soluzione sempre etica in tutto quello che si fa. Ci sono tanti modi per partecipare, non solo economicamente: venendo per esempio ad aiutarci durante i seminari o le fiere che organizziamo e in cui divulghiamo informazioni utili. Insomma persone che non dicano solo: “dono soldi”, ma che sostengano praticamente ciò che l’associazione Ricerche evolutive sta facendo».

EcoVillaggio Mauna CAPRINO

Il progetto si trova attualmente sulla piattaforma web La Buona Causa, che si occupa di raccogliere e organizzare raccolte fondi, crowdfunding e petizioni. Chiunque volesse partecipare con una donazione può farlo attraverso il portale. In alternativa e per ricevere informazioni si può visitare la pagina Facebook “Villaggio Mauna” e quella del suo fondatore Hari Gunter Leone. Potete anche scrivere all’indirizzo [email protected] e chiamare al numero: 392 4962694. Una nuova realtà vi aspetta.

Di Enza Petruzziello