Michele, quarant’anni, veneziano ma milanese d’adozione, dopo la laurea in storia muove i primi passi in un ambito che poi, la vita, gli riproporrà come progetto lavorativo: “Sì, in un certo senso è vero. Perché dopo la laurea comincio a lavorare per e-Bay come category manager curando il settore food&wine. L’enogastronomia è da sempre la mia passione e con e-Bay acquisisco una certa esperienza anche dal punto di vista tecnico. Adesso, per esempio, so come funziona un sito e come si crea traffico. Tutti quegli aspetti pratici che mi son tornati utili.”

Michela Abate, My personal taster editoria

Dopo qualche anno in e-Bay Michele approda all’editoria prima come editor e poi come editore vero e proprio. “Anche lì la mia passione per la cucina si fa sentire e i primi libri su cui lavoro sono testi gastronomici. Poi il lavoro si allarga fino a comprendere la cura e la realizzazione di cataloghi d’arte e mostre. Divento editore e continuo anche la realizzazione di testi per editori più grossi, come Skirà ed Electa. Faccio questo lavoro per sette anni con non poche soddisfazioni fino a quando, comincio a sentire nell’aria un flessione, una vera e propria crisi. La reazione è stata quella di pensare ad un altro tipo di business anziché farmi prendere dallo sconforto.”

E così è stato. Forte dell’esperienza tecnica acquisita durante la sua prima esperienza lavorativa e della passione culinaria Michele inizia a lavorare al suo sito e crea “My personal taster”. “Per ora è ancora molto basico ma ho iniziato ai primi di marzo per cui è ancora un work in progress che si aggiusterà man mano. Ci sono anche state delle modifiche che ho dovuto apportare; per esempio avevo già creato tutta la parte di e-commerce ma ho dovuto levarla perché per vendere prodotti alimentari bisogna fare un corso presso la camera di commercio. Cosa che sto facendo, quindi tra pochissimo sarà tutto di nuovo pronto. Intanto, per non perdere tempo il sito funziona come procacciatore d’affari, diciamo così.”

Cosa fa My personal taster? Come già suggerisce il nome del sito, Michele assaggia e testa prodotti gastronomici di produttori piccoli e di nicchia, li propone su sito e fa da tramite tra cliente e produttore. “Cerco e propongo la qualità mettendoci la faccia. Quello che cerco di fare è un discorso di cultura alimentare, di educazione al gusto, di sensibilizzazione alla qualità. E lo faccio provando personalmente i prodotti e andando a conoscere di persona i produttori. Quello che c’è dietro questo progetto è un discorso di valorizzazione delle varie produzioni locali con un conseguente recupero, anche economico di territori ben specifici. C’è poca attenzione alla qualità e, soprattutto alla stagionalità del cibo. Questo comporta storture a tutti i livelli: per avere frutta o verdura fuori stagione bisogna essere consapevoli di tutto ciò che sta dietro in termini di trasporto, imballaggio e metodi di coltura intensiva che dovrebbero far sorgere qualche sospetto sulla qualità dei cibi che si mangiano. Insomma se uno vuole mangiare gli asparagi in inverno dovrebbe chiedersi cosa c’è dietro.”

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Oltre a questo Michele organizza serate di degustazione e piccoli catering con chef professionisti, tutto all’insegna della qualità e di quella che lui chiama “valorizzazione olfattiva”. “Le persone dovrebbero imparare che mangiare non è solo nutrirsi e che non sempre risparmiare sul cibo conviene, anche a livello di salute. Io vorrei fare questo con il mio nuovo lavoro, far capire l’importanza della qualità.”

Michele vorrebbe che il suo sito diventasse una piattaforma di riferimento e un aiuto alla scoperta di prodotti e ristoranti, magari non riportati nelle guide, in cui la materia prima è ancora lavorata e cucinata in un certo modo, il vino prodotto su piccola e media scala e la qualità sia al centro di tutto. Per questo ha organizzato, e continuerà ad organizzare dei “gastrotour” alla scoperta di saperi e sapori. E ad un diverso concetto anche di “chilometro zero”. Per la sua attività questa espressione, se presa alla lettera, è un limite. “Certo, se voglio vendere, per esempio dei prodotti ottimi che ho trovato nel sud Italia è chiaro che il concetto di kmzero non è applicabile. Ma se pensiamo al kmzero nel senso di prodotti nazionali, allora la cosa cambia e la valorizzazione territoriale di cui parlavo prima torna ad avere senso.” In effetti basta pensare a quante volte si trovino sui nostri mercati arance provenienti dalla California, tanto per fare un esempio.

Un bella sfida quella di Michele, visto il periodo economico del nostro paese e la ancora mediocre cultura gastronomica, paradossale vista la ricchezza e qualità dei nostri prodotti. Una sfida culturale a tutto tondo, oltre che una bella avventura imprenditoriale. E di questi tempi può far piacere trovare qualcuno che scommette e investe su sé stesso, un’idea e un territorio come quello italiano.

http://mypersonaltaster.it

Per scrivergli la mail è [email protected]

A cura di Geraldine Meyer