La Maison sans Frontieres, una Casa piena d’Amore

La Casa di cui desidero parlarvi si trova in Togo, in un villaggio a 5 km da Kpalimé. È una casa realizzata da un solo pensiero di puro amore che racchiude dentro di sé una Tata insieme ai suoi bambini.

Mi chiamo Susanna Salerno, ho 27 anni, nel 2012 sono arrivata in Togo per la prima volta per un servizio di volontariato in una scuola materna. Fu all’interno della classe in cui lavoravo che, per la prima volta nella mia vita, provai l’amore incondizionato…e non volli più lasciarlo.

Decisi in quei mesi di primo volontariato di far costruire una casa dove tutti i bambini disagiati potessero trovare una famiglia che potesse prendersi cura di loro, rispettando non solo i loro diritti, ma amandoli giorno dopo giorno; insegnandogli così il rispetto reciproco, la fiducia, l’amicizia, l’onestà e tutto ciò che l’amore di buono può sviluppare nel bambino.

Dopo 9 mesi ritornai in Togo con in tasca i soldi risparmiati vivendo in un furgone e guadagnati raccogliendo la frutta, essendo all’inizio del mio progetto non erano molte le persone che riuscivano a darmi fiducia quindi i donatori si limitavano ad un pugno di persone.

La Maison sans Frontieres

Non ero spaventata, credevo talmente in ciò che facevo da essere certa di poter realizzare quel che desideravo.

Il primo cantiere durò 5 mesi, insieme ad una decina di volontari venuti dall’Italia apposta per aiutarmi; le difficoltà erano molte, dovevo far fronte ogni giorno con differenze culturali di cui non ero a conoscenza, a cui non ero preparata. In quel periodo ricordo la mancanza che provavo quando, nella scuola vicino alla casa in cui abitavo, i bambini cantavano e ridevano.

Fu la loro gioia e i loro sorrisi a non farmi perdere d’animo, era per loro che stavo facevo tutto quello ed era per loro che dovevo continuare.

Terminati i soldi ritornai in Italia dove ormai quel pugno di gente fiduciosa che mi aspettava si era trasformata in una cerchia di persone che desideravano collaborare insieme a me in maniera più concreta; fu in quel periodo che conobbi molti dei quali mi appoggiano e mi aiutano tutt’ora.

Sempre con i soldi guadagnati dal mio lavoro e quelli delle raccolte fondi, ritornai in Togo a novembre del 2014 carica per iniziare il secondo cantiere e rendere abitabile La Maison sans Frontieres.

Senza l’appoggio di alcun volontario, a causa dell’allarme ebola in alcuni stati africani, continuai il lavoro passando il tempo ad acquistare materiali di costruzione, gestire l’équipe dei muratori rimasti senza un capo cantiere, fare foto, pubblicarle sulla pagina facebook dell’associazione e immaginandomi la casa terminata ed i bambini al suo interno.

La Maison sans Frontieres - susanna salerno

Alla fine del secondo cantiere la casa d’accoglienza poteva dirsi pronta per accogliere i primi ospiti disagiati, ma dentro di me ebbi un forte blocco, non riuscivo ad andare avanti…per la prima volta da quando avevo sognato quel momento ne ebbi paura.

Rifiutavo di aprire la casa, passavo le giornate seduta a pensare, camminando per il villaggio trovando il coraggio di fare il grande passo, ma non riuscivo a trovarlo.

Decisi quindi di ritornare per dieci giorni in Italia, volevo trovare una risposta. Lasciai il Togo demoralizzata, dopo tutte le battaglie che avevo combattuto per portare a termine la costruzione della casa, dopo essermi improvvisata in mille modi, dopo aver conquistato la fiducia e la stima di molte persone e soprattutto dopo aver conosciuto quell’amore che non mi aveva mai abbandonata nel corso di quell’esperienza…dopo tutto, avevo paura.

Partivo per l’Italia per trovare una risposta, non l’avrei mai detto prima di averlo provato veramente. Quei dieci giorni furono soprattutto rassicuranti, mia nonna materna riuscì a portarmi pace nel cuore, parlando come solo una nonna sa parlare alla sua nipote.

Rivissi le emozioni che mi avevano spinta a lasciare la mia cultura, gli amici, i famigliari, le abitudini e gli agi della vita occidentale. Riuscii a ritrovare la giusta motivazione nata da un semplice sogno d’amore, da un sogno di colore rosso, come la terra africana. Ripartii per il Togo piena d’energia…era arrivato il momento di aprire la casa che avevo fatto costruire con tanta fatica.

I primi cinque bambini entrarono alla Maison a marzo 2015 ed oggi sono ancora in Togo, davanti al pc, con dietro di me le splendide colline verdi smeraldo e i pipistrelli sacri che volano in cerchio durante il giorno.

I bambini ora sono 16, ridiamo, piangiamo, ci arrabbiamo e viviamo insieme cercando di restare sempre uniti nel bene e nel male. Per loro sono una Tata bianca, venuta da lontano per amarli, aiutarli ad andare a scuola, per portarli all’ospedale quando sono malati e per assicurargli almeno tre pasti al giorno.

cambiare vita

Tutto questo grazie alla nostra associazione (La Maison sans Frontieres ONLUS) che cerca donatori, finanziamenti da parte di altre associazioni e padrini e madrine a distanza che possano garantire il mantenimento dei bambini disagiati ospiti in casa.

Da un anno a questa parte La Maison non è più solamente una casa d’accoglienza ma un appoggio per altre persone bisognose; in molti vengono per chiedere aiuto e nell’anno 2016 le persone sostenute sono state un centinaio.

Un sogno nato da un pensiero d’amore per dei bambini con la gioia negli occhi e nel sorriso, bambini che non hanno mai scelto di nascere in un Paese povero. Una casa ideata, costruita, inaugurata e vissuta già da 2 anni.

Una casa che racchiude felicità, amicizia e amore…La Maison sans Frontieres.

www.volontaritogo.org

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Profilo facebook: Tata Susanna Afi