Gestire un rifugio

Di Nicole Cascione

Siete bravi imprenditori ma anche un po’ “orsi”? Siete attivi e soprattutto pazienti? Avete buone capacità organizzative? Vi piacerebbe vivere dedicandovi attivamente alla natura?

Walter Bianchi, gestore del rifugio “Le Sorgenti del Gromolo” è alla ricerca di un suo degno sostituto e ce ne parla nella seguente intervista.

L’antefatto

Quando decisi di dedicarmi attivamente alla Natura cambiando radicalmente i parametri di una normale esistenza, fui giudicato pazzo o coraggioso. Per le distanze dalle normali aggregazioni di persone, per l’altitudine e le impervietà delle vie di accesso al luogo di vita prescelto, i giudizi conversero sul termine di EREMITA.

Si potrebbe pensare che fu una scelta spirituale, quasi irrazionale ma, adottata a 60 anni dopo una vita spesa nella più totale e cinica concretezza, con esperienze consuete e tipiche del modello imposto dalle convenzioni, rimane una scelta carica di motivazioni e che certamente rifarei. Il Rifugio a quota 850 metri di altitudine è stato, assieme ai tanti “capitoli“ poi portati a termine, il primo impegno. Basti pensare che nel 2011 era sostanzialmente il rudere di una vecchia stalla in quota, senza tetto, pavimento, infissi e servizi.

Non ho vissuto come un asceta anzi ho operato incessantemente e in mezzo a notevoli imprevisti, spendendo tutte le mie energie per recuperare, risistemare, rendere fruibile ogni angolo dello spazio naturale, nel quale ho deciso di adattarmi. Proprio il rendere fruibile e accessibile la natura a tutti coloro che vogliono cogliere compiutamente questa possibilità, è stato il motivo ispiratore della mia azione. Praticamente tutte le iniziative che necessitavano di essere affrontate a tale fine, sono state analizzate e in qualche modo sistemate. Ora è tempo di passare alla seconda fase scegliendo qualcuno interessato, capace e idoneo a dare la vitalità e lo sviluppo che la Valle del Gromolo merita.

Preservata dalle incursioni di massa, attraversabile sino a qualche anno fa solo a piedi e laboriosamente, ha mantenuto la sua naturalezza, i boschi, la fauna e la flora di sempre. Ho impegnato sette anni per consentire una certa accessibilità e per ripristinare e migliorare ciò che sparuti contadini e boscaioli avevano messo su agli inizi del secolo scorso. Ora, e per ragioni non soltanto anagrafiche, è giunto il momento di cominciare, proprio dal Rifugio che è il punto più alto e isolato dell’azienda, a inserire persone che sappiano e vogliano continuare il percorso avviato.

Rifugio, luogo di transito e di attrazione

La parola stessa, rifugio, suggerisce qualcosa di protettivo a conferma di quanto inospitale, aspro e difficile possa essere il contesto che lo circonda. La bellezza della Natura quasi sempre condiziona e confligge con la presenza dell’uomo. Un rifugio rappresenta un isolato e limitato punto di contatto tra l’ordine naturale delle cose e l’ordine che gli uomini si sono dati lontano e spesso in contrasto con la Natura.

Le stagioni e il semplice arrivo del buio esaltano perciò il senso di accoglienza, ospitalità e sicurezza che chi arriva al Rifugio si attende di trovare. Empatia, disponibilità verso gli altri, facilità di contatto e spirito di servizio, sono le prime caratteristiche umane che un gestore di Rifugio dovrebbe di conseguenza possedere. Sono caratteri comuni a tante altre attività rivolte al benessere delle persone, a cui vanno però aggiunti l’amore e il rispetto per la natura, la competenza e la voglia di apprendere e capire i fenomeni naturali, una forte indipendenza e autosufficienza, assieme a una grande facilità nell’affrontare situazioni impreviste, l’abitudine all’isolamento, grande senso pratico e una forte determinazione.

Abilità manuali multidisciplinari, ma anche uso disinvolto della rete e conoscenze linguistiche dovranno accompagnarsi a spirito di sacrificio, efficienza, ordine e rigore mentale e materiale. Insomma una complessa sommatoria di prerequisiti e qualità umane e tecniche.

La previsione di soggiornarvi per lunghi periodi, consentirebbe di dedicare le giornate e stagioni intermedie alle immancabili attività manutentive, ai miglioramenti funzionali, ma anche alla cura di animali, della terra e alla eventuale trasformazione dei prodotti che ne derivano. Ciò rappresenterebbe, assieme alla localizzazione e agli scenari disponibili, un possibile ulteriore motivo di attrazione, ma anche fonte di mezzi di sostentamento e di auspicabili ricavi.

L’utenza del rifugio è oggi frequentemente occasionale. Le energie rivolte verso altre fronti di impegno hanno sconsigliato dal pubblicizzarlo e aprirlo alla fruizione sistematica di gruppi escursionistici. La capacità di attrarre visitatori ed escursionisti con iniziative, eventi, prodotti, servizi ed esperienze realizzabili solo “in quota”, consentirà alla fantasia organizzativa del gestore di essere testata.

Profilo ideale del Gestore

Dopo le precedenti considerazioni si possono così sintetizzare i possibili requisiti del futuro gestore:

– Maturo, energico, pratico e concreto, dovrà condividere con almeno un’altra persona le iniziative e le attività.

– Deve possedere conoscenze essenziali del territorio, della sentieristica, dei luoghi di attrazione e di interesse escursionistico e culturale.

– Deve possedere anche competenze e capacità organizzative e di gestione di attività ristorative, recettive e dei servizi essenziali, rivolti all’ospite escursionista e a gruppi escursionistici organizzati.

– Sceglie di vivere per lunghi periodi nel Rifugio per minimizzare i costi e i tempi della propria mobilità e per ottimizzare le occasioni di ricevimento e ospitalità.

– Deve elaborare un progetto di breve e medio periodo dandosi obiettivi e risultati con cui misurarsi assieme a un piano di miglioramento dei propri standard e dell’offerta di servizi.

– Deve saper utilizzare al meglio, senza sprechi, le risorse strumentali e naturali messe a disposizione o autogenerate con propri mezzi oppure introducendo nuove metodologie.

– Deve avere dimestichezza e sensibilità verso i fattori economici, le regole contabili, le scadenze e verso tutti i meccanismi influenti sull’equilibrio tra costi e ricavi per la generazione di un adeguato margine.

– Deve disporre o deve saper creare una rete di contatti, relazioni, informazioni nel mondo dell’escursionismo, degli sport e attività outdoor, del naturalismo in tutte le sue accezioni.

– Deve aver praticato o praticare egli stesso discipline sportive o escursionistiche all’aria aperta oppure di animazione.

– Deve disporre di mezzi materiali propri qualitativamente e quantitativamente adeguati ad affrontare i primi esercizi e sino alla creazione di un flusso costante di margini.

– Persona affidabile, solvibile, eticamente e civilmente irreprensibile.

Motivazioni contrarie

Mi viene chiesto di indicare quali siano le ragioni che sconsigliano di candidarsi.

Prima che lavorare prestando energie intellettuali o manuali, credo si tratti di vivere una dimensione nella quale la persona sceglie e decide di stare in uno spazio in condizioni inusuali e non sempre prevedibili. La carica interiore e l’appagamento che il luogo e il contesto saranno capaci di generare, consentiranno di affrontare tutte le azioni conseguenti senza strappi e contraddizioni. Ospitare persone e affrontare situazioni varie senza questo stato d’animo iniziale, sarebbe veramente difficile e quindi si sconsiglia a chi ha troppa fretta e troppi vincoli.

Se la motivazione iniziale è approssimativa e se l’atteggiamento verso l’impegno che si intende abbracciare non è sereno e ragionato, sarà opportuno non avventurarsi. I problemi, le immancabili complessità materiali potranno essere superate se la persona ha le convinzioni opportune. Peraltro non si tratta di gestire un esercizio con uno storico di dati gestionali né esiste una stima affidabile di possibili frequentatori.

Un candidato che cerchi adeguati elementi di certezza “commerciale” o che sia troppo intimidito dall’assenza di precedenti punti di riferimento, potrebbe non avere la convinzione e la determinazione necessarie. La mancanza di senso pratico, abilità esecutive, pazienza e passione per quello che si fa, potrebbe essere d’impaccio.

Persone troppo abitudinarie o abituate ad essere guidate e sollecitate all’azione potrebbero gettare la spugna al primo intoppo.

Naturalmente si dovrebbe già avere qualche rudimento sulle condizioni ambientali, meteorologiche e logistiche che caratterizzano un Rifugio ed essere certi dell’accettazione di tutte le impervietà e dei disagi caratteristici della quota.

Se non si hanno esperienze di gestione precedenti, si potranno sperimentare e valutare le evoluzioni della sperimentazione dandosi tempi di “semina e di raccolto“ adeguati, mentre sarà opportuno testare la propria capacità di adattamento e la coerenza della motivazione al ruolo e alla dimensione nella quale ci si calerà.

La condivisione dell’attività e dell’esperienza con almeno un’altra persona sarà utile oltrechè opportuna. Sul piano economico le variabili in gioco sono molteplici e i ritorni non facilmente prevedibili.

La stagionalità e la frequenza fine settimanale dell’utenza escursionistica devono far pensare a un primo esercizio di lancio destinato a capire e conoscere i luoghi e le varie funzionalità, prendere posizione, divulgare, comunicare e pubblicizzare l’apertura e avvio dell’attività. Se non si ha fiato sufficientemente lungo o se si ha fretta di realizzare senza una adeguata preparazione si rischia un flop che va assolutamente scongiurato.

La proprietà del Rifugio accerterà che siate in possesso delle normali garanzie che in tutti i casi di gestione vengono richiesti.

Documentatevi anche in rete leggendo qualche tipologia di contratto di gestione di rifugi.

Walter Bianchi

Le Sorgenti del Gromolo

www.sorgentigromolo.com/index.php/it/

[email protected]o.com