Voglia di mollare tutto: la storia di Antonia

Forse lascerà l’Italia per l’America. O la Scandinavia. Ma per il momento è in stand by. E’ vero, ha un lavoro. Fa la Consultant nell’ambito IT per una multinazionale francese. Cioè, crea cambiamento per le società pubbliche e private. E in passato ha lavorato per la più grande multinazionale americana di consulenza con la sua laurea in Ingegneria Gestionale conseguita con lode all’età di 24 anni. Da donna del Sud si sente, è ovvio, fortunata. Eppure ogni giorno Antonia Maria Polimeni, 27 anni, calabrese, da tre residente a Roma, vorrebbe mollare tutto con il suo compagno.

A bloccarla, il fatto che non parli in modo perfetto l’inglese e qualche preoccupazione per il suo fidanzato, che ha sette anni più di lei. “Sa- dice- per lui sarebbe un po’ più difficile. Condividiamo gli stessi sogni e le stesse delusioni, ma lui ha già 34 anni”.

Perché non si sente realizzata? Ha un lavoro che molti le invidierebbero.

Intanto trascorro buona parte del mio tempo di fronte ad un computer. E poi, mi aspetto di essere felice. Trovare la mia strada, pensare al mio futuro non più come ad una variabile incerta, ma come ad un effetto delle mie azioni.

Il suo è un lavoro interessante. E oggi non è facile trovarlo e tenerselo stretto.

Si, ho un lavoro all’avanguardia. Ma desiderare il meglio per se stessi non vuol dire non sentirsi realizzati. Comunque, ho sempre lavorato.  Appena laureata il mio principale obiettivo era lavorare. Sono calabrese di origine e da donna del Sud pensavo che per emanciparmi in modo pieno dovessi trovare la mia indipendenza economica. Da universitaria ho fatto la cameriera e l’operatrice telefonica di un call center. Come la protagonista del film “Tutta la vita davanti” di Virzì.

Ma cos’altro c’è?

In Italia è difficile proiettarsi nel futuro. E’ il senso di progettualità che mi manca. Mi ha scocciato la mentalità italiana. Si, sono soddisfatta, nel senso che  soprattutto in questo periodo di crisi economica non posso e non voglio lamentarmi. Però, so che in Italia difficilmente riuscirò a realizzarmi  senza riserve.

Perché?

Il nostro è il Paese degli inciuci, delle segnalazioni, dei contatti. E spesso mi chiedo quale sia il mio posto in questa realtà Io che ho sempre confidato nella mia volontà, nelle mie possibilità, nelle mie capacità, mi chiedo se, oltrepassato un certo limite, questo basti. L’Italia è il Paese dove i rapporti clientelari regnano sovrani. All’estero, anche nel non lontanissimo Nord Europa, regna la meritocrazia.  In America, nonostante tutto, chiunque può crearsi un futuro o può sognare di farlo. In Italia i giovani possono solo sognare i mille  euro il mese. Questa è la differenza! Però, penso…..

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Cosa?

Non conosco bene l’inglese.

Ma quello si impara!

Ovvio. Nella vita si fa tutto, se si vuole. Ma,  cambiando città con un inglese medio, agli inizi non sarebbe facile. Vorrei studiare  di più, ma lavorando dieci ore il giorno, è tutto complicato.

Dove le piacerebbe vivere?

Nell’immaginario di tutti l’America è ancora quel posto dove tutto può accadere. E poi ricordo ancora l’emozione che ho provato la prima volta che sono arrivata negli Stati Uniti. La scorsa estate ho studiato per  tre settimane a Malta con l’obiettivo di perfezionare il mio inglese. Avevo progettato la mia fuga. Volevo cominciare dal Nord Europa (Svezia). La Scandinavia mi è familiare, ho già vissuto per cinque mesi a Pori (Finlandia) durante gli anni universitari.

Conosco bene l’efficienza dei Paesi scandinavi.

Dunque, ancora tanta indecisione.

Oggi il viaggio sarebbe ancora più lungo. Sogno di trasferirmi a New York. Ma non ho nessun contatto. E tutto mi sembra tanto difficile.

Cos’altro le piacerebbe fare?

Mi piacerebbe lavorare nel sociale, con le persone. Stare davanti al mio computer a volte mi deprime. Vorrei un lavoro socialmente utile.

Tipo?

Le sembrerà strano, ma quando facevo la cameriera sentivo di fare qualcosa di concreto. Creavo valore aggiunto. Anche con il mio lavoro lo faccio, ovvio, ma spesso i frutti del mio impegno sono intangibili.

Si è data una scadenza?

Odio le scadenze. Mi mettono ansia. E poi i sogni non sono come lo yogurt. Finché si vive, si sogna e finché si sogna c’è la speranza di cambiare…

Ne ha parlato con qualcuno?

Tutte le persone che mi conoscono sanno bene cosa penso. Mia madre dice che sono matta. Una mia collega mi chiama “Amelie”, la protagonista  del film “Il favoloso mondo di Amelie”. Mi sento come un cane che si morde la coda. Per fortuna ho il mio compagno. L’unico con cui andrei via. Il più bel dono che il lavoro mi abbia dato.

Antonia Maria Polimeni

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Antonia Maria Polimeni mollare tutto

Cinzia Ficco