Viaggiare zaino in spalla, Irene si racconta

Di Nicole Cascione

Per Irene tutto ha avuto inizio da ragazzina, quando guardava dalla finestra della sua cameretta le navi partire ed arrivare nel porto di Genova e sognava luoghi lontani aldilà dell’orizzonte. Il primo passo all’estero per lei è stato nella vicina Spagna, dove ha proseguito gli studi universitari e poi oltreoceano negli Stati Uniti per uno scambio culturale.

Qui Irene ha avuto la possibilità di viaggiare per il Paese da sola per un mese, un’ esperienza che l’ha resa consapevole di poter sostenere mentalmente e fisicamente questo stile di viaggio, dandole il coraggio di lanciarsi in nuove avventure in nuove terre con zaino in spalla.

Irene, raccontaci, quali sono stati i Paesi da te visitati e gli itinerari da te percorsi?

Dopo gli Stati Uniti ho vissuto per un anno in Costa Rica e ho viaggiato per un paio di mesi per l’America Centrale tra Panama, Nicaragua, El Salvador, Guatemala e Messico. Mi sono poi spostata in Sud America, dove ho passato due anni percorrendo Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina e Brasile. Questa esperienza complessiva di tre anni in America Latina la definisco la mia vera scuola di vita e le persone e i paesaggi delle terre latine mi sono rimasti nel cuore. Negli ultimi due anni sono emigrata invece in Oceania, in Australia e Nuova Zelanda e ho viaggiato in alcuni Paesi del Sud Est Asiatico in Indonesia, Malesia, Thailandia e Laos.

Viaggiare zaino in spalla, Irene si racconta

Nei miei itinerari cerco di includere un mix tra attrattive naturali, culturali e storico-artistiche da spiagge tropicali e foreste pluviali o immensi deserti di sabbia e di sale, trekking tra montagne e vulcani nelle Ande e in Patagonia, a resti archeologici di antiche civiltà come Maya, Inca e Quechua, piccoli villaggi abitati da comunità indigene e cerimonie religiose in templi e monasteri buddisti o indù.

Quali sono i pro e i contro di questo tipo di viaggi?

In base alla mia esperienza personale posso dire che i pro sono legati alla propria crescita interiore. Viaggiando con un budget limitato e in Paesi in via di sviluppo mi sono trovata a contatto con situazioni di povertà senza acqua corrente, elettricità e i vari comfort materiali a cui siamo abituati. Vivere in prima persona realtà di questo tipo mi ha insegnato a vedere le cose da un’altra prospettiva, a essere grata per ciò che ho e non darlo per scontato. Quando sono giù di morale cerco quindi di spostare il pensiero sulle persone che vivono senza opportunità e nell’ingiustizia e che, seppur con mezzi limitati, sono state disposte a condividere con me. Penso che non ci sia modo migliore per conoscere se stessi che viaggiando in solitaria, imparando ad ascoltare i propri pensieri, a prendersi il tempo per osservare veramente cosa abbiamo intorno, ad abituarsi ai cambiamenti.

Sono rimasta positivamente colpita dalla gentilezza incontrata da estranei, ma allo stesso tempo non bisogna trascurare il problema sicurezza. Quando si viaggia da soli (in particolare come donna) si è più vulnerabili; non sempre sono stata fortunata e mi sono stati rubati cellulare, computer, soldi…occorre quindi non abbassare la guardia e saper imporre limiti, trovando il giusto equilibrio tra fidarsi, rischiare ed evitare di mettersi in situazioni di pericolo. Ci sono poi momenti in cui la nostalgia di casa e famiglia e forse la voglia di una vita più stabile si fanno sentire.

Di cosa ti occupi e come fai a sostenerti durante i tuoi lunghi viaggi?

Finiti gli studi universitari in campo turistico-alberghiero, ho lavorato in diverse imprese turistiche e ricettive in giro per il mondo. Passo dopo passo ho capito che potevo trovare lavoro in un Paese dove stabilirmi per alcuni mesi, magari lavorando la stagione turistica e risparmiare per poi viaggiare tra un lavoro e l’altro in un nuovo luogo. Ho detto sì a lavori in posti che non avevo mai sentito nominare prima, da un’isola in Colombia all’outback australiano, e sono state esperienze che mi hanno dato tanto sia a livello umano che professionale.

Viaggiare zaino in spalla, Irene si racconta

Cerco di vivere in modo semplice ed evitare sprechi ed inoltre la mia casa è il mio zaino e non posso quindi accumulare cose. Per tenere il budget sotto controllo quando viaggio sfrutto risorse come Couchsurfing, dove persone locali offrono ospitalità gratuita a viaggiatori, workaway per fare volontariato in cambio di vitto e alloggio, mi muovo in bus o autostop, compro cibo presso bancarelle e mercati di strada dove assaporare lo street food locale.

Hai anche un diario di viaggio,www.gazzavagabonda.wordpress.com, dove racconti e annoti i ricordi più belli delle tue avventure. Ti andrebbe di raccontarcene qualcuno fra questi?

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Nel 2016 mi sono ritrovata a vivere per alcuni mesi sull’Isola Barù a circa un’ora di barca da Cartagena de Indias lungo la costa caraibica della Colombia, lavorando nella gestione di bungalows fatti di foglie di palme, piccolo bar e ristorante con pesce fresco appena pescato. Immaginatevi la mia faccia quando sono sbarcata per la prima volta trovandomi davanti tale paradiso. Dormivo spesso su un’amaca in riva al mare cullata dal suono delle onde del Mar dei Caraibi al chiaro di luna e svegliandomi al sorgere del sole con una bella nuotata. Avevamo elettricità prodotta da un generatore solo per un paio d’ore la sera e quindi senza internet passavamo il tempo a parlare, suonare la chitarra e cantare tra noi lavoratori e turisti intorno ad un falò in spiaggia. Allo stesso tempo dovevamo fare i conti con problemi logistici come la consegna di cibo, acqua potabile, smaltimento rifiuti, isolamento; stessi problemi che gli abitanti del vicino villaggio Barù devono affrontare quotidianamente ma che spesso sdrammatizzano con feste con tanto di lotta fra galli ed enormi altoparlanti con musica latina e dove mi sentivo un po’ osservata essendo l’unica, nonostante l’abbronzatura, di pelle più chiara rispetto ai locali di discendenza africana.

Altra avventura intensa è stata viaggiare in autostop per il Cile e l’Argentina insieme alla mia partner Megan per migliaia di chilometri e giorni interi. Siamo state “caricate” da diversi tipi di personaggi, alcune volte dopo ore di attesa in mezzo al nulla! Tra questi un camionista cileno ci ha trasportato insieme ad un altro autostoppista per due giorni dal nord di San Pedro di Atacama fino a Santiago, lasciandoci dormire all’interno del camion vuoto. Nella Patagonia abbiamo condiviso il tragitto con campesinos, in camper con una famiglia argentina e con un gruppo di brasiliani. Ci siamo poi ritrovate nella sconosciuta cittadina Tecka al calar della sera e, mentre cercavamo un posto dove passare la notte, un lavoratore dell’autostrada ci ha ospitate nella stanza extra della sua roulotte offrendoci anche pizza, birra e mate!

In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a coloro che vorrebbero viaggiare zaino in spalla?

Se state pensando di intraprendere un viaggio più o meno lungo zaino in spalla e in solitaria, ma paure varie e giudizi altrui vi stanno frenando, il mio consiglio è quello di partire, punto basta! Non ve ne pentirete e tornerete orgogliosi di voi stessi, stanchi ma felici (perché il viaggio zaino in spalla non è una vacanza), senza rimpianti, con avventure da raccontare e ricordi indimenticabili. Negli ultimi tre anni ho viaggiato insieme alla mia compagna americana conosciuta in Perù e quindi se avete la possibilità di partire in coppia o con amici sfruttatela, perché non c’è regalo più bello che vivere emozioni di viaggio insieme alle persone amate.

È giusto informarsi e prepararsi prima di partire, ma il bello del viaggiare da backpacker è essere liberi di poter fare cambi di programmi; inoltre ricordatevi che le persone locali ne sanno di più di internet, basta chiedere e parlare con loro. Altro consiglio pratico è quello di non riempire troppo lo zaino così da potersi muovere liberamente senza dolori alla schiena; ve lo dice una che ogni volta ripete lo stesso errore di avere chili di troppo sulle spalle mentre cammina sotto il sole cocente, pioggia o neve.

Dall’America Latina, hai poi deciso di spostarti in Australia e in Nuova Zelanda. Perchè questa scelta?

Viaggiare è una droga e chi ne è dipendente sa che è difficile fermarsi. Vivere e viaggiare per l’America Latina era il mio sogno e una volta realizzato ho pensato che fosse arrivato il momento di stabilizzarmi. Ma Australia e Nuova Zelanda offrono la possibilità di lavorare per un anno con la working holiday visa e insieme alla mia partner Megan abbiamo pensato:  “Perché no? Perché non sfruttare l’occasione di continuare a fare ciò che ci rende felici in un altro continente?”. Abbiamo deciso così di provarci e questi ultimi due anni sono stati positivi e siamo anche riuscite a viaggiare in Asia.

Qual è il posto dove torneresti anche subito e quale invece quello in cui non metteresti più piede?

Tornerei a Paracas in Perù, piccolo villaggio di pescatori circondato da bellezze naturali tra l’Oceano Pacifico e il deserto, dove ho lavorato in un ostello sulla spiaggia insieme ad un gruppo stupendo di persone sia locali che straniere e dove ho conosciuto Megan, mia compagna di vita e viaggi. Altro luogo magico e ambiente ideale per disconnettersi è stato El Remate sul lago Petén in Guatemala, nelle vicinanze delle rovine di Tikal di cui mi rimane come souvenir il tatuaggio del mio nahual (segno zodiacale Maya).

Eviterei invece quelle destinazioni troppo artificiali, commerciali, popolari dove non si entra in contatto con la comunità del luogo, perchè creati esclusivamente per turisti come Las Vegas e Cancun, dove addirittura la zona della spiaggia e del mare è riservata a grandi resort, mentre la popolazione locale vive in una parte separata della città in condizioni sicuramente meno lussuose.

Ed ora, quale viaggio hai in mente?

Dopo quest’ultimo anno di lavoro in Nuova Zelanda avevo in mente (e già in parte programmato) un bel viaggio proprio in questo periodo a Samoa, per poi proseguire in Asia nelle Filippine, Vietnam, Cambogia e Myanmar ma purtroppo la situazione globale dovuta al virus corona ha stravolto tutto. Da lavoratrice nel turismo spero ovviamente in una ripresa e cerco di pensare positivo, magari questa sarà l’occasione giusta per stare in Italia più a lungo e scoprire le bellezze vicino casa.

Il sito di Irene www.gazzavagabonda.wordpress.com

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