Un’italiana a Baku, in Azerbaigian

Baku è la capitale della Repubblica dell’ Azerbaigian, situata nella regione del Caucaso. Ex Paese dell’ Unione Sovietica fu il primo Stato ad ottenere l’indipendenza nel 1990. Il Paese, ricco di petrolio e famoso anche per le sue industrie tessili, sta vivendo un periodo di forte sviluppo economico.

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Samanta, da quanto tempo vivi a Baku e perché?

Sono arrivata a Baku quasi due anni e mezzo fa per caso. Avevo deciso di lasciare Udine, la mia città, e tante amicizie inutili. “Era ora di dare una svolta” – mi sono detta. Sognavo di andare a Miami ma casualmente sono finita a lavorare a Baku. Faccio la parrucchiera da sempre e sognavo da ragazzina di fare l’interprete. Due cose che non hanno niente in comune. Sognavo di imparare il russo. E quasi per scherzo un giorno mi è stato proposto di venire a Baku a lavorare per un nuovo franchising italiano in start up. Ho accettato senza battere ciglio. Ho visto alcune foto della città su google e non ci ho pensato un due volte.

Prima di ricevere questa proposta di lavoro, avevi mai sentito parlare di Baku? Te la immaginavi così?

In realtà non avevo mai sentito parlare di Baku prima di ricevere la proposta di lavoro. Conoscevo l’Arzebaigian e sapevo che era uno stato della ex Unione Sovietica ma non avevo idea di dove sarei capitata. Ho preparato la valigia per rimanere solo tre mesi e invece vivo qui da più di due anni. Se ci pensi, uno sogna di andare a vivere a Miami, Barcelona, Londra, New York ma chi si sognerebbe di andare a vivere a Baku? Eppure io e tanti altri siamo qui. Baku è la città dei led dove è il centro è illuminato a giorno, poi appena giri l’angolo, nel quartiere delle baraccopoli ti ritrovi al buio. Ma c’è da dire che non è una città pericolosa.

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Hai avuto difficoltà ad ambientarti?

Arrivo da una piccola città e ovviamente avevo paura di vivere una città grande. Senza considerare la lingua, le abitudini, la moda e un nuovo ambiente di lavoro. All’inizio cercai disperatamente degli italiani e per fortuna li trovai così da sentirmi un po’ meno sola. Poi cominciai anche a familiarizzare con i locals, che mi fecero vivere la nightlife di Baku. Alla fine, tutto sommato, non posso dire di avere avuto grandi difficoltà ad ambientarmi. In breve tempo, mi sono sentita far parte di una città completamente diversa da me, ma che forse a suo modo è riuscita ad accogliermi.Per assurdo è stato più difficile tornare a casa, la prima volta dopo 4 mesi… Capire tutto quello che la gente diceva attorno a me … Avere tanti amici curiosi di sapere tutto … Devo ammettere che ho preferito Baku… nel mio silenzio.

Che cosa ti ha dato questa città e che cosa (eventualmente) ti ha tolto?

Mi ha dato tanto. Un’esperienza che si potrebbe fare in qualsiasi altro posto del mondo, ma che mette a dura prova. Cosa puoi e cosa non puoi fare … Cosa ti piace e cosa non ti piace … Una città che sta crescendo così velocemente da non dare il tempo alla popolazione locale di rendersi conto che andare nel futuro non è un gioco da ragazzi. Palazzi, ristoranti,… a Baku è tutto super moderno… ma con un’infinità di difficoltà e di mancanze. Mancanza di conoscenza e di esperienza. Noi stranieri siamo qui per insegnare tutto.Siamo tantissimi, sempre di più. Ogni giorno arriva qualche straniero, ci si trova casualmente nei locali. Oramai ci sono dei punto di ritrovo solo per expats. Diciamo più o meno tutti le stesse cose, ci lamentiamo e godiamo tutti delle stesse cose. Il mercoledì facciamo l’aperitivo al Room (un wine bar nel cuore di Baku – ndr) mentre nel week end andiamo a mangiare in qualche ristorante in compagnia. Viviamo questa città che sarà il futuro cercando di fare del nostro meglio per raggiungere l’obiettivo. Personalmente sono alla fine del mio viaggio a Baku e mi mancherà. Mi mancheranno le persone speciali che ho incontrato e che mi hanno fatta sentire a casa in un mondo così diverso dal mio.Professionalmente invece mi sono affacciata a un mondo diverso dal mio, con gusti completamente diversi. Ho insegnato e allo stesso tempo imparato dai colleghi. E’ stata un’esperienza che mi arricchito.

La mail di Samanta

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A cura di Mary Marchesano