Trasferirsi dalla città alla montagna

Che cosa ci fanno un grafico e una biologa in un paesino sperduto sulle Alpi? Cercano la felicità a ritmo delle stagioni. Loro sono Alessia e Tommaso, due giovani trentenni che diciotto mesi fa hanno deciso di cambiare le loro vite intrappolate nel grigiore del caos metropolitano di Roma, per scoprire una nuova esistenza fatta di cose semplici e splendidi paesaggi. È l’aprile del 2015 quando si trasferiscono in una borgata di montagna disabitata, a 1400 metri di quota, circondata dalla natura incontaminata e selvaggia della Valle Maira. Siamo a Borgata Garino, nel comune di Marmora, in provincia di Cuneo. È qui che Alessia e Tommaso iniziano una nuova avventura fatta di coltivazione di un orto, studio e osservazione di animali selvatici, ricerca di funghi, frutti ed erbe spontanee. Tra cibo fatto in casa e il duro mestiere di spaccalegna, continuano ad esercitare a distanza le loro professioni: Tommaso come grafico freelance e Alessia lavorando a progetti internazionali per la valutazione del rischio di estinzione delle specie animali in Italia e nel mondo. Nel frattempo, però, sperimentano giorno dopo giorno una nuova quotidianità, ritrovando modo e tempo per nutrire le loro passioni e scoprirne di nuove: l’approccio a lavori manuali e di artigianato, la pratica di attività creative e artistiche, la creazione di crostate, creme, gnocchi e fettuccine.

Unici abitanti della borgata Garino, la loro vita sociale si consuma tra una chiacchierata con gli amici delle borgate confinanti e qualche caffè al bar. Il supermercato più vicino, un piccolo market in realtà, dista a 45 minuti di macchina dove si recano una volta al mese. Essendo vegetariani, infatti, gran parte del loro cibo arriva direttamente dall’orto che coltivano. Un bel risparmio in termini economici, ma soprattutto un bel cambiamento rispetto alla caotica Roma. «Non siamo asceti né eremiti – scrivono sul loro blog -, non siamo misantropi né asociali. Tutt’altro. Siamo semplicemente due trentenni che, stanchi come tanti nostri coetanei di subire le sevizie di un’esistenza disumana, violentata da regole e ritmi che riteniamo senza senso, hanno deciso di prendere in mano le proprie vite per ricondurle su binari più vicini a bisogni reali e aspirazioni personali».

La curiosità di amici, conoscenti e persone che attraverso i social network sono venute a conoscenza della loro storia, spinge Alessia e Tommaso ad aprire un sito – “Al ritmo delle stagioni” – dove raccontano la bellezza della natura condividendo la loro esperienza, per trasmettere il proprio entusiasmo e diffondere la consapevolezza che una vita diversa è possibile, nel rispetto di sé stessi e dell’ambiente. Presto uscirà anche un libro che, per restare in linea con la loro scelta di vita, sarà completamente autoprodotto.

vivere in montagna

Alessia, Tommaso, cosa non andava nelle vostre vite al punto tale da spingervi a un cambiamento così drastico?

«Sicuramente un’insoddisfazione di fondo, l’impossibilità di realizzare certe aspirazioni come il contatto con la natura. Era qualcosa che cercavamo in continuazione, ma vivendo a Roma e lavorando era davvero difficile trovare il tempo e il modo. Della vita cittadina detestavamo il traffico, stare imprigionati dentro la macchina, che ci toglieva la gioia di vivere. Avevamo persino smesso di spostarci. Infatti quando ci chiedono se ci manca la vita culturale rispondiamo che non la facevano nemmeno a Roma perché era impossibile farla, a meno che si è disposti a trascorrere tre ore nel traffico per andare a una mostra».

E così avete deciso di trasferirvi sulle Alpi. È stata una decisione ponderata o impulsiva?

«Impulsiva, sicuramente. Da tempo cercavamo il modo di andarcene. Io (Tommaso) sono stato il primo a sganciarmi dal posto fisso iniziando a lavorare come freelance e trascorrendo un anno ad Amsterdam, mentre Alessia ogni tanto veniva a trovarmi dal momento che era ancora vincolata dal lavoro a Roma. Insomma la voglia di andarsene già c’era, magari cambiando città come appunto poteva essere Amsterdam. Nel frattempo, però, abbiamo scoperto Borgata Garino e ci è venuta voglia di provare a vivere qui, inizialmente per un anno, periodo che poi è diventato più lungo».

Come avete scoperto Borgata Garino?

«Nell’estate 2014 grazie a un’esperienza di “woofing”, ovvero di vacanza rurale. La World-Wide Opportunities on Organic Farms è un’organizzazione internazionale che mette in contatto chi vuole fare un’esperienza di volontariato presso piccole attività agricole biologiche con chi gestisce queste realtà e ha bisogno di una mano e allo stesso tempo è disposto ad insegnare. Si tratta di un tipo di rapporto che non prevede alcun scambio economico ma è basato tutto sul volontariato e sull’ospitalità».

Parlateci dei primi tempi, è stato difficile passare dal caos di una città come Roma alla quiete di una borgata disabitata?

«Non è stato per niente difficile o traumatico. Non vedevamo l’ora. È stato come svegliarci da un incubo oppure addormentarci in un sogno. Da subito ci siamo innamorati di tutto: del posto, delle persone, della vita. Ci siamo sentiti immediatamente a casa, tanto che già dopo qualche mese faticavamo a ricordare la vita che facevamo prima».

Come si svolge una vostra giornata tipo?

«Dipende molto dal ritmo delle stagioni, come dice il titolo del nostro blog e quello che daremo al nostro libro. Ciò che ci piace di questo nuovo stile di vita è che segue necessariamente il ritmo delle stagioni e le giornate cambiano a seconda del periodo. In primavera, ad esempio, ci dedichiamo alla preparazione dell’orto e alla sua cura; in estate andiamo tanto in giro ad osservare gli animali; in autunno ci occupiamo della legna e in inverno stiamo molto a casa occupandoci delle nostre attività come scrivere il blog, e adesso il libro. Ci dedichiamo al cibo fatto in casa, ai prodotti raccolti durante l’estate nell’orto. E poi c’è una piccola parte della giornata che riserviamo alle nostre professioni. Un altro motivo questo per cui ci è piaciuto cambiare vita è che qui tutto è molto meno dispendioso. Lavorando, infatti, come freelance possiamo decidere di abbassare notevolmente la quantità di tempo dedicata al lavoro, il necessario per guadagnare quello che ci serve per tirare avanti e nulla di più. Ce la caviamo con un paio di ore al giorno».

Riuscite quindi a conciliare perfettamente le vostre professioni con il nuovo stile di vita?

«Non sempre. Lavorando come freelance arriva anche il momento in cui devi chiudere un lavoro, hai una scadenza e si è costretti più del dovuto, e del voluto, a passare più tempo davanti al computer. Normalmente, però lavoriamo poco perché in borgata abbiamo la possibilità di procurarci reddito vivendo e facendo altro. Come quando prendiamo la legna e la tagliamo. In quel momento stiamo risparmiando sui riscaldamenti e sul gas. Anche fare l’orto significa procurarci un reddito: mangiamo ciò che coltiviamo».

In che modo è cambiata la vostra vita da quando vi siete trasferiti?

«In modo esponenziale. È migliorata tantissimo da tutti i punti di vista. Adesso stiamo proprio bene, ci sentiamo più realizzati e a nostro agio. Prima eravamo sempre a disagio, sentivamo di vivere in un contesto alienante, almeno per noi. Oggi invece ci sentiamo proprio dove vorremmo essere. Abbiamo trovato la nostra dimensione».

Vi manca qualcosa della vostra vecchia vita?

«Ogni tanto vedere gli amici storici, le singole persone, anche perché vivendo quassù per loro è difficile raggiungerci da Roma, così come lo è per i nostri genitori. Per il resto non ci manca nulla. Qui abbiamo altri amici e paradossalmente facciamo più vita sociale di prima».

Ecco, come si caratterizza la vostra vita sociale? E soprattutto cosa si fa in un piccolo paesino sperduto tra i boschi e le montagne?

«Nella nostra borgata ci siamo solo noi due, almeno in inverno. In estate si popola di visitatori occasionali che vengono ad aprire le loro case o a trascorrere un weekend. Poi ci sono due persone che gestiscono una locanda. C’è una borgata a 200 metri dalla nostra dove vivono tre persone, due delle quali ci hanno ospitato durante il woofing. Lui è un artista artigiano, lei gestisce un piccolo B&B e coltiva la terra. Due persone davvero incredibili che si sono messe a nostra disposizione insegnandoci molte cose e rendendoci tutto più bello e facile. La vita sociale con loro e con gli altri abitanti delle borgate vicine si consuma tra una chiacchiera e un caffè al bar. Ci sono inviti reciproci a pranzo e cena, a prendere una birra e così via. Per quanto riguarda altri tipi di attività il cinema più vicino è a 45 minuti di macchina, ma non ci siamo mai andati. Le attività culturali ce le autogestiamo: il cinema ce lo facciamo in casa. Ecco, se c’è una cosa che potrebbe mancarci di Roma è il teatro».

E tra le vostre attività rientra di sicuro il blog “Al ritmo delle stagioni”. Come è nata l’idea del sito prima, e del libro poi?

«Da quando ci siamo trasferiti abbiamo pubblicato sui nostri profili Facebook le foto della nostra vita qui, raccontando le nostre storie e attività. Ci siamo resi conto dell’immediato e crescente interesse da parte degli amici ma anche di persone che non conoscevamo. Così è arrivata l’idea del blog. Ci piace l’idea di comunicare la nostra esperienza perché pensiamo possa fornire spunti positivi a tante persone. Siamo felici di divulgare il nostro amore per la natura, la bellezza di vivere a contatto con gli animali selvatici e in posti così belli. La decisione del libro è quindi stata naturale. Sarà un libro completamente autoprodotto. Se poi ci arriverà qualche proposta particolarmente interessante, non tanto dal punto di vista economico, ma quanto da quello progettuale allora la valuteremo. L’idea è comunque di autoprodurlo diffondendolo tramite il web e nel nostro borgo dove in estate arrivano molti turisti che amano stare a contatto con la natura. In programma ci sono anche altri progetti come quello fotografico a cui stiamo lavorando, e che vuole raccontare le persone che vivono la valle: artigiani, pastori, agricoltori, apicoltori e così via».

Che consigli dareste a chi come voi è stanco e sta pensando a un cambiamento radicale?

«E’ difficile dare consigli specifici. In generale quello che ci sentiamo di dire è di non farsi fermare dalle paure. Dalla paura del reddito perché ci sono più occasioni di procurarsi reddito qui che in città. E non farsi bloccare dai giudizi delle persone, quindi non solo dai propri timori ma anche da quelli dei famigliari e degli amici. Se qualcuno si sente di fare questa scelta allora bisogna avere coraggio e partire».

E qualcuno ha provato a fermare voi due?

«I nostri genitori erano sicuramente preoccupati soprattutto per il posto che avevamo scelto, così sperduto e lontano. Gli amici non riuscivano a comprendere fino in fondo la nostra scelta, ma poi chi è venuto a trovarci si è reso conto. Anche i cittadini doc hanno capito che il nostro posto è qui».

Progetti per il futuro?

«Nel prossimo autunno ci sposteremo in Toscana per scendere a patti con la lontananza dalle famiglie e dagli amici. Abbiamo trovato un posto quasi altrettanto selvaggio di questo. Sarà una casa grande dove ci piacerebbe organizzare degli incontri, dei corsi con professionisti per la raccolta di erbe selvatiche, sull’osservazione degli animali. Insomma degli eventi per avvicinare le persone a uno stile di vita che ormai sentiamo nostro».

Se volete seguire Tommaso e Alessia, al ritmo delle loro stagioni, potete farlo sul blog www.alritmodellestagioni.it/, su Facebook www.facebook.com/alritmodellestagioni/ o su Vimeo https://vimeo.com/alritmodellestagioni.

Questo, invece, l’indirizzo e-mail dove contattarli:

[email protected].

Di Enza Petruzziello