Silvio, dalla Calabria alla California. La storia di un ragazzo che non ha mai rinunciato ad inseguire i propri sogni

La vita di Silvio Sangineto, ad un certo punto, ha subito una sterzata importante. Nonostante tutto però, Silvio non ha mai rinunciato a credere nelle proprie capacità e a inseguire i propri sogni ed ha intrapreso un lungo viaggio professionale che l’ha portato dalla Calabria in California, dopo una parentesi a Roma, a Londra e a Bruxelles. Silvio durante questi anni ha sempre raccolto nuove sfide professionali, cercando contestualmente di studiare e imparare nuove cose. Il suo consiglio? Inseguire sempre i propri sogni, senza mai accontentarsi di vivere la vita che qualcun altro vorrebbe per noi.

Silvio Sangineto

Silvio, raccontaci qual è stato il tuo percorso professionale che ti ha portato in California?

Il mio viaggio inizia dalla Calabria, dove ho studiato e vissuto per 25 anni, precisamente in una cittadina di nome Paola sul tirreno cosentino. Mi sono laureato in ingegneria informatica presso l’Università della Calabria, sono stati anni molto belli e sceglierei probabilmente con orgoglio la stessa università. Ovviamente non è mai tutto oro quel che luccica e credo che onestamente l’Università debba ridefinirsi e innovarsi. Non mi sono mai dedicato solamente al mio percorso universitario, sono stato sempre impegnato in tante attività socio-culturali, amo stare a contatto con le persone. Durante gli studi già lavoravo per aziende, nelle quali ho svolto alcuni percorsi di stage. Così come per tutti noi, la vita è sempre incerta e la mia ha subìto ad un certo punto una sterzata importante, non ho mai rinunciato in quella fase a credere nelle mie capacità e soprattutto ad inseguire i miei sogni. Mi sono trasferito a Milano, dove ho lavorato per una multinazionale che opera prevalentemente nel settore delle tecnologie “proprietarie”, all’epoca mi occupavo prevalentemente di Private Cloud e Infrastructure Technology. Già in quella fase per me era chiara una cosa: non amavo fare il lavoro tipico da ingegnere informatico, non sono il classico nerd, amo variare molto nella mia giornata lavorativa. Mi venivano assegnate sempre più responsabilità; amavo raccogliere nuove sfide, vedere nuovi prodotti e conoscere nuove persone. Non ero pienamente soddisfatto e sapevo che potevo fare di più e meglio, mi trasferii a Roma (semplicemente per alcuni affetti personali), dove iniziai un nuovo percorso come Business Reporting Analyst in un noto istituto finanziario. Volevo capire cosa mi piacesse fare, ma soprattutto cosa non avrei voluto fare. Una volta a Roma, la mia vita subì un altro cambiamento. Ancora non soddisfatto del percorso lavorativo, mi spinsi oltre confine – precisamente a Londra – andando a lavorare in un’azienda che operava nel settore finanziario. Lì lavorai come Front-End Designer e Scrum Master, iniziai a migliorare altre mie skills, come l’adattabilità in un luogo diverso dal solito e in una lingua che non era la mia lingua madre. La mia parte creativa nell’ambiente finanziario – soprattutto nella nicchia dove operavamo – mi stava togliendo la possibilità di respirare. Iniziai a seguire nel mio tempo libero corsi di User Experience Design, per cercare di applicare quella conoscenza al mio lavoro e allargare gli orizzonti. Decisamente la parte creativa, la comunicazione con gli altri e la mia attenzione ai dettagli dovevano diventare una fetta importante del mio lavoro. Così non mi persi d’animo e iniziai a cercare altro, seguirono tre offerte a seguito dei relativi colloqui (Dubai, Malta e Bruxelles). Piccola parentesi, amo viaggiare e il fatto di potermi spostare con un nuovo lavoro creava il giusto mix di eccitazione e sfida di cui avevo bisogno. Lavorai duro e con continuità per ottenere determinati risultati, ripetendomi sempre: “Se vuoi puoi”. Accettai alla fine l’offerta di Bruxelles, perché l’azienda mi consentiva di migliorare ulteriormente le mie skills da UX Designer. Entrai in un’azienda che si occupava solo di questo, non era un singolo dipartimento, ma un’intera azienda. Dopo un anno decisi di abbandonare quella sfida per tanti motivi, principalmente per difficoltà ambientali a Bruxelles. Nel tempo libero (poco a dir la verità) continuavo a studiare per cercare nuovi stimoli e provare a migliorarmi. Iniziai a collaborare con un’organizzazione con sede negli Stati Uniti ed iniziai a fare dei seminari sulla User Experience Design nelle università. Alcune startup negli States iniziarono a contattarmi per disegnare loro dei prodotti innovativi. Come dicevo però decisi di chiudere la mia parentesi a Bruxelles e ritornare nella mia terra. Volevo riordinare tutti i tasselli, lavorare ad alcuni progetti personali e poi decidere con il tempo il da farsi. Nessuno della mia cerchia di amici e familiari credeva a quanto detto, sapevano quanto amassi viaggiare e vedere posti nuovi. Continuavano a ripetermi: “Non starai in Calabria per più di un mese”. Avevano quasi ragione stetti in Calabria per un po’ più di un mese, il tempo necessario per organizzarmi e partire nuovamente, accettai un’altra sfida, questa volta negli Stati Uniti. Continuo a cercare di studiare e imparare nuove cose, sono sempre impegnato in progetti oltre il mio lavoro principale. Attualmente collaboro anche come User Experience Designer Coach per una fondazione di interaction design, una piattaforma di learning dedicata a coloro che vogliano approfondire determinate skills o risolvere problemi di User Experience su alcuni progetti.

Di cosa ti occupi?

Mi occupo di User Experience Design con focus sulla Interaction Design. Alcuni potrebbero inquadrami come Product Designer visto che lavoro all’interno di un team di Product Management e sono coinvolto anche nella stesura di alcune specifiche. Di base mi occupo della progettazione dell’esperienza utente, studio cosa gli esseri umani possano provare quando utilizzano un prodotto, un sistema o un servizio. Amo questa specializzazione perché non coinvolge solo l’aspetto tecnologico ma anche: efficienza, utilità, semplicità di utilizzo e aspetti di psicologia cognitiva. La User Experience Design è coinvolta pesantemente nella definizione strategica di un’azienda che vuole andare sul mercato con un prodotto o servizio. Inoltre seguo diversi progetti a parte il mio lavoro, mi piace condividere quel che sto imparando in questi anni con le altre persone.

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Quali sono i pro e i contro del vivere in California?

I pro sono quelli migliori che possiamo raccogliere in Europa in diversi Paesi: opportunità (non solo lavorative, ma anche eventi, conferenze, attività sportive, etc..), clima e la natura. La gente è molto più socievole di tanti Paesi dell’Europa e della parte Est degli Stati Uniti. Non dimenticate il fattore inquinamento, qui a livelli abbastanza bassi.

Tra i contro sicuramente la sanità e il cibo, anche se quest’ultimo è facilmente risolvibile, essendoci tanti buoni ristoranti e supermercati. Di sicuro bisogna fare attenzione a ciò che si mangia e di sicuro bisogna avere una buona assicurazione medica.

Hai vissuto in molti Paesi esteri. Quale tra questi occupa un posto speciale e perchè?

Londra, fa Paese a sé. Faccio sempre questo paragone quando me lo chiedono: Londra è una Ferrari, Berlino una Volkswagen e la mia Italia una Fiat 500. I Paesi anglosassoni funzionano molto bene, perché nonostante abbiano delle buone regole, mantengono una discreta flessibilità che consente di non bloccare l’economia. I rapporti umani sono molto difficili, ma guai a fare il paragone con la nostra Italia, nessun Paese (a parte rare eccezioni) vive i rapporti umani come noi, soprattutto se sei del Sud Italia (e non sono più neanche così sicuro che questi rapporti siano davvero sani). Se decidessi di tornare in Europa, UK sarebbe nella mia top 5 con Danimarca, Norvegia, Svizzera e Germania.

In quale Paese invece non ci torneresti mai?

Nessun dubbio: Bruxelles. Non voglio generalizzare anche qui all’intero Belgio. A partire dalla sanità a finire alla burocrazia… senza parlare dell’integrazione. Qualcuno dovrebbe spiegare come un Paese diviso tra fiamminghi e francesi possa dare un buon esempio di integrazione alla popolazione. Si può vivere molto bene a Bruxelles ma se lavori nell’ambiente delle istituzioni europee che rappresentano una bolla a se stante, anche la vita sociale diventa molto differente. Sono rimasto inorridito come un Paese che ospiti il Parlamento Europeo si permetta il lusso di dare consigli/raccomandazioni su alcuni temi all’Italia. Credetemi abbiamo ben poco da imparare da quella terra. L’unica cosa che salvo sono degli amici stupendi che ho conosciuto durante la mia vita belga e che tuttora sento spesso.

Raccontaci un aneddoto legato ad uno dei tuoi viaggi:

Ultimamente mi trovavo a Budapest per una visita di piacere, ero in albergo e avevo appena preso un ascensore. A dire il vero i miei pensieri erano altrove, stavo pensando ad alcuni problemi da affrontare ed anche ad una condizione di salute un po’ precaria. Ad un tratto, è entrata una coppia di mezza età e dopo neanche 15/30 secondi la moglie ha detto: “Hey, how are you ?” e subito ha aggiunto: “You look so tired and sad, why?” Era incredibile, in tanti anni nessuno mai di un’origine diversa della mia aveva cercato un contatto e, anche se solo formale, sembrava essere interessata al mio “stato”. Erano americani. Dico solo che amo molto di più la sincera superficialità americana che il falso perbenismo dei nostri Paesi del nord Europa.

Avendo viaggiato molto in giro per il mondo, avrai sicuramente compreso più a fondo quelli che sono i meccanismi che muovono l’Italia. Secondo te, verso quale direzione dovrebbe andare il Bel Paese per riprendersi da questa crisi?

Puntare sulle cose che rappresentano storicamente un valore inestimabile del Bel Paese. Innovare artigianato, settore alimentare e mondo del design. Ci siamo ostinati e continuiamo a puntare su altri settori abbandonando il vero valore della nostra terra ed economia. La Silicon Valley continua ancora oggi a puntare su cosa ha di magnifico e inestimabile.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro, quali sono i Paesi che offrono più possibilità?

A parte i soliti Paesi di matrice anglosassone (US, UK, Australia e Canada), sicuramente i Paesi del Nord Europa (Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia). Bisognerebbe capire prima di dare un consiglio del genere a quale settore/industry si fa riferimento.

In base alla tua esperienza, quale consiglio daresti ad un giovane che desidera intraprendere il tuo stesso percorso?

Inseguire i propri sogni. Siate liberi di decidere, non accontentatevi di vivere la vita che qualcun altro vorrebbe per voi. Questo costa tanta fatica e significa intraprendere una strada più lunga; percorretela… ne varrà la pena.

Non accetto la frase “non posso”, la accetto solamente da chi davvero ha impedimenti importanti (tipo una cattiva salute).

In quale Paese un italiano potrebbe avere una qualità di vita migliore?

La California è un buon candidato soprattutto per coloro i quali provengono dal Sud Italia. Ti senti più a casa qui che non in tanti altri Paesi del Nord Europa. Il clima, l’architettura e le persone non sono poi così distanti da noi. Se si vuol rimanere più vicini, forse Paesi come la Svizzera o la Germania rappresentano ottimi candidati. Leggo tantissimi blog e libri su viaggi e vite all’estero, non sono mai stato attratto da posti come Tenerife e similari, perché alla fine un Paese deve essere equilibrato su diversi punti per ottenere un buon livello di Social Well-being (compresa la sanità).

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Come al solito ne ho tanti in cantiere e in parallelo. Alcuni saranno realizzati, altri no come al mio solito. Sicuramente voglio ancora imparare nuove cose, vedere posti nuovi e migliorare. Grazie anche a questi infiniti viaggi ho imparato a capirmi e gestire i miei lati negativi che costituiscono la mia forza per tanti aspetti. La libertà è il principio che continua a muovere la mia vita e spero di avere per sempre questa enorme possibilità con me.

In un futuro più lontano mi vedo in una casetta (alcuni qui intonerebbero “una casetta in Canada”), con una famiglia e un lavoro che mi consenta di avere una vita dignitosa con chi amo. Questo però penso sia un altro capitolo.

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A cura di Nicole Cascione