Rimettersi in gioco in Italia dopo i 40 anni

Di Enza Petruzziello

Ricominciare restando in Italia. Con difficoltà, ma al tempo stesso con coraggio e tanta voglia di fare. Lo sa bene Romano Remolini, un “ragazzo cresciuto” di 44 anni – come lui stesso si definisce – marchigiano, padre di due bambini e artigiano da quando ne aveva 17. Nato a Macerata, dove attualmente vive, tra le colline del vino Verdicchio e del miele, è suo padre a insegnargli il mestiere di pittore e decoratore di interni. Cresce a suon di Rock’n’Roll e di arte. Un’arte che oggi ama profondamente insieme alla moda, all’architettura, al design e alla musica americana ed europea. Per diversi motivi legati alla sua salute e alla crisi economica, all’inizio del 2016 è costretto a lasciare l’attività di famiglia di pittura e decorazioni per rimanere disoccupato fino ad oggi.

Il terremoto che ha colpito il Centro Italia in quell’anno non ha aiutato la ripresa economica e non riuscendo a trovare lavoro all’estero dall’Italia, Romano decide di dedicarsi seriamente al suo hobby, l’upcycling, e di rimettersi in gioco realizzando mobili di ispirazione industriale e retrò attraverso il riuso creativo dei materiali di scarto come ferro e legno dismessi.

Inizia questa estate a dare vita ai suoi primi progetti come librerie, tavoli, scrivanie, sedie, sgabelli, mensole, consolle, appendiabiti e accessori, poltrone. Adesso il sogno è che il suo hobby diventi un lavoro per sostenere e supportate la famiglia. «Sappiamo quanto sia difficile in Italia avviare una nuova attività – racconta Romano -.

Purtroppo non ci sono incentivi per gli over 40. Siamo la fascia di mezzo dimenticata dallo Stato quindi ci si prova pian piano, con coraggio a risollevarsi». Da pochi mesi ha aperto un negozio su Etsy il marketplace più grande e conosciuto per vendere handmade, e anche un profilo Facebook. Fortunatamente con lui c’è sua moglie Sonia che lo supporta e aiuta in tutto, quando è libera dal suo lavoro e dai bambini.

Romano Remolini

Romano quando è cominciata la tua crisi professionale e personale?

«La crisi professionale è iniziata nel 2014 dovuta alla recessione economica per cui il lavoro è diminuito così drasticamente da non consentire più il mantenimento di 3 famiglie. Fino ad allora avevo sempre lavorato nella ditta famigliare come artigiano, un mestiere che mi è stato tramandato da mio padre. La crisi personale, principalmente dovuta ad un problema di salute, è iniziata 8 anni fa e peggiorata negli ultimi anni. Quel tipo di lavoro peggiorava le mie condizioni quindi dopo una lunga e tormentata riflessione ho preso la decisione di lasciare l’attività con l’intenzione di trovare un altro lavoro».

Ormai sono due anni che sei disoccupato. Quanto è difficile trovare lavoro in Italia?

«È molto complesso. Nella zona dove vivo il mercato del lavoro è fermo da almeno due anni e il terremoto del 2016 ha peggiorato molto la situazione per molti versi. In questo periodo ho cercato lavoro sia dalle mie parti che all’estero, in Ticino (Svizzera), luogo dove mi piacerebbe trasferirmi con la famiglia e che abbiamo visitato diverse volte. In compenso mi sono dedicato maggiormente alla famiglia, quindi ai bambini visto che mia moglie lavora».

Come hai detto il terremoto che ha colpito il centro Italia nel 2016 ha complicato le cose. Come è adesso la situazione nelle Marche e nella città dove vivi?

«La sensazione che prevale negli abitanti delle zone colpite dal sisma è quella dell’abbandono da parte delle istituzioni. Le persone si sono arrangiate da sole come potevano per andare avanti e tante famiglie si sono trasferite lunga la costa adriatica».

Come ti sentivi in questi momenti immagino di sconforto e sfiducia?

«Generalmente mi sentivo scoraggiato dalla mancanza di prospettive e di risposte positive alle mie domande di lavoro, preoccupato di non avere più lo stipendio per il mantenimento della famiglia».

Come tanti italiani in questi anni, anche tu hai provato a cercare lavoro all’estero. Che cosa ti ha spinto a rimanere in Italia?

«Sono rimasto in Italia non per scelt, ma piuttosto perché finora non ho avuto una proposta di lavoro. A questo punto sto valutando altre opzioni, anche quella di partire da solo, almeno per un periodo».

Da pochi mesi però ti sei dedicato completamente al tuo hobby l’upcycling, realizzando mobili attraverso il riuso creativo di ferro e legno dismessi e vorresti trasformarlo in lavoro. Parlaci di quello che fai e crei.

«Per non cadere in depressione, ho cercato di sfruttare le mie abilità manuali per dedicarmi all’upcycling che può essere tradotto in riuso creativo dei materiali di scarto, come legno e ferro per trasformarli in arredi di ispirazione industriale e retrò. Realizzo librerie, tavoli, scrivanie, sedie, sgabelli, mensole, consolle, appendiabiti e accessori, poltrone. L’Upcycling è un’attività creativa eco-friendly perché ti consente di recuperare o di riutilizzare materiali altrimenti destinati alla distruzione e ti permette di dare sfogo alla tua fantasia per realizzare nuovi oggetti. Il riuso creativo mi permette di unire benissimo la mia passione per le attività manuali, per l’ambiente e per l’interior design delle epoche passate. E’una bella sensazione recuperare legno e ferro che malgrado abbiano perso la loro forma originaria, nella sostanza rimangono materiali “nobili” che possono essere rilavorati per dar loro una nuova vita, una nuova storia. Inoltre è una pratica virtuosa che ha ricadute positive sull’ambiente, poiché contribuisce a ridurre la produzione di rifiuti evitando di inquinare e di consumare nuove risorse naturali e consente di ottenere prodotti eco-friendly belli, utili, ecologici».

table and chair

Perché di ispirazione industriale?

«Perché mi piacciono le sue linee estetiche pulite, funzionali, la struttura robusta e durevole. Amo gli ambienti tipo loft, arredati come se fossero officine o laboratori, i mattoncini, le grandi finestre, gli oggetti vintage, gli ampi spazi da condividere con le persone care e gli amici».

Hai aperto un negozio su Etsy, famoso marketplace dedicato proprio agli artigiani. È stato complicato aprirlo e in cosa consiste?

«Qui è intervenuta in mio aiuto mia moglie. Diciamo che la parte digitale la cura lei nei ritagli di tempo. Si è documentata su come utilizzare i social network, abbiamo partecipato a degli incontri con altri artigiani digitali, abbiamo studiato per acquisire competenze e conoscenze necessarie per saperci muovere. Aprire un negozio su Etsy di per sé non è complicato, ma non è sufficiente caricare delle foto e aspettare. E’ necessario operare anche su altri social network e sapersi vendere, cosa non facile. Ci vuole tempo, ci vuole studio, ci vuole condivisione e bisogna un po’ crederci, appassionarsi in quello che si fa. Si sperimenta, si sbaglia e si migliora».

Come stanno andando le vendite?

«Per aver aperto il “negozio”su Etsy da poco più di un mese, le persone mi hanno dimostrato interesse e questo mi incoraggia. Tra qualche mese farà il punto della situazione».

Avviare un’attività in Italia è sempre più complesso. Iter burocratico lungo e macchinoso, uno Stato che non incentiva e che sembra aver dimenticato la generazione dei 40enni sono tra i principali ostacoli che spingono molti a fare le valigie e investire all’estero. Tu, al contrario e in controtendenza, sei rimasto. Quanto è difficile nel nostro Paese portare avanti e mantenere un’attività come la tua?

«Per ora questa attività è un hobby ma sarei contento se diventasse il mio lavoro. Avviare e mantenere un’attività artigianale in Italia non è facile, è un’impresa eroica! Burocrazia pesante, tasse e contributi insostenibili, considerando che la maggior parte delle entrate va allo Stato. Magari ce la si può fare con tanti sacrifici e impegno».

Che sogni hai per il futuro?

«Per ora riuscire a trasformare un hobby in un lavoro».

Ecco come contattare Romano:

E-mail: [email protected]

Etsy: https://www.etsy.com/it/shop/RomanoUpcycling

Pinterest: https://it.pinterest.com/romanoupcycling/

Facebook: https://www.facebook.com/RomanoUpcycling/