Ero direttore della principale rivista d’informatica italiana, rivista che io stesso avevo creato: mi sentivo sicuro, garantito, rispettato. Sapevo che avrei potuto restarci per tutta la vita o quasi, ma l’arrivo dei miei figli mi spinse a creare qualcosa di più grande e quindi diventai manager di una delle principali case editrici italiane, con una serie di nuove responsabilità che abbracciavano molte componenti di “business” in aggiunta alla mia esperienza giornalistica.

Eravamo alle soglie della grande rivoluzione commerciale di Internet e nel 2000, solo un anno dopo la mia promozione, mi trovai a cavalcare la cresta di tale onda: ero a contatto diretto con il vertice manageriale della mia azienda e avevo un ruolo chiave all’interno di progetti capaci di generare in pochi giorni grandi cambiamenti nel valore delle azioni in borsa. Un periodo incredibilmente intenso: dodici mesi di vita accelerata che mi catapultarono verso altri cambiamenti di azienda e di mansione, in un turbinio di eventi e di nuove sfide che superavano di gran lunga tutto quel che avevo vissuto nei dieci anni precedenti.

Ma le cose non andarono come tutti speravano: la crescita di molte aziende entrate nella mischia del Web a quel tempo era stata troppo rapida; non c’era stato il tempo per creare solide basi, quindi tutto franò verso la fine del 2001, con il famoso attentato alle Torri Gemelle. Mi ricordo di aver sentito l’annuncio nell’ufficio che avevamo da poco aperto a Milano, vicino alla Stazione Garibaldi. Ero passato da qualche mese a un progetto multinazionale e lavoravo per alcuni colossi delle telecomunicazioni che volevano creare servizi Web da usare sul telefonino. L’idea era buona, ma era in anticipo di un decennio.

Perciò, nonostante la potenza finanziaria delle aziende che la stavano gestendo, il progetto terminò poco dopo e mi ritrovai con un un buon risultato economico, ma con tanto stress che aveva imposto un caro prezzo alla mia famiglia. Era arrivato il momento di “regroup” come dicono gli americani. Dovevo fare un passo indietro, riconsolidare le basi operative e partire con un nuovo progetto. E così feci. Nei cinque anni successivi rientrai nell’editoria informatica e mi trovai una posizione che poteva garantirmi un buono stipendo e il tempo per curarmi della mia famiglia.

Avevo imparato una lezione importante: qualsiasi sviluppo lavorativo futuro doveva avere la mia famiglia al centro, doveva permettermi di spendere tempo con i miei figli e con mia moglie, in un luogo e doveva essere sotto il mio controllo. Avevo capito che dipendere per il proprio futuro da un’azienda, per quanto grande possa essere, comportava il rischio di affidare il proprio destino a qualcun altro.

Mi ricorreva nella mente la frase che avevo sentito da una mia collega nel periodo della folle galoppata su Internet: “Se stai correndo in discesa su una strada di montagna e senza freni, vuoi esserci tu al volante”. Avevo anche compreso che il nostro mondo stava cambiando rapidamente e che solo cavalcando il cambiamento era possibile creare ricchezza: era quindi necessario uscire dalla tranquillità del proprio tran-tran, prepararsi a intraprendere nuove avventure, mantenendo però la posizione di controllo. Chi avevano accumulato grandi ricchezze in poco tempo lo aveva fatto proprio nei periodi di crisi o cambiamento, trovando il modo di fornire servizio e soluzioni ad altri che ne avevano un disperato bisogno.

Fino al luglio del 2008, anno in cui sono partito per la Florida con la mia famiglia, ho lavorato e studiato intensamente per diventare imprenditore di me stesso in ambito immobiliare, ma solo operando sul campo ho imparato le lezioni più importanti che voglio condividere con voi.

Segreti per cambiare vita crisi

I quattro segreti che cambiano la vita

L’America mi ha chiesto tanto e mi ha dato tanto, ma ci sono quattro segreti che ho scoperto qui che hanno cambiato il mio modo di vedere le cose e di lavorare, e che sono gli stessi principi seguiti dai plurimilionari che hanno costruito la propria fortuna proprio nei momenti più difficili.

Segreto 1: i maggiori guadagni vengono dalle situazioni dove esistono i problemi importanti e dove la gente cerca soluzioni immediate.

E’ molto più facile che le persone chiedano il vostro aiuto o il vostro servizio se hanno un problema pressante a cui voi potete dare sollievo. Quando volete un abito nuovo, vi prendete il tempo per girare tra negozi e per scegliere quello che vi piace di più; ma se avete dente che duole, correte dal dentista al più presto possibile.

Nel mercato immobiliare americano oggi ci sono tanti problemi e tante persone che hanno bisogno di aiuto competente. Più grave è la crisi, maggiore è il bisogno di specialisti che aiutino a trovare soluzioni valide per tutte le parti coinvolte. Prendiamo ad esempio le banche americane piene di immobili pignorati che hanno bisogno di ristrutturazione. Non possono rivenderli al pubblico perché ben pochi privati hanno le risorse per comperare in contanti e ristrutturare a proprie spese, e nessun’altra banca è disposta a fare un mutuo su una casa che non sia in perfetto ordine. Sono quindi disposte a venderli con uno sconto importante a chi le liquida in contanti, pur di togliersi il problema.

Ci sono anche privati che hanno bisogno di vendere la loro casa in fretta, magari per una promozione che li porta lontano e non vogliono perdere il tempo necessario per vendere un immobile che è diventato un ostacolo per la loro carriera. Le motivazioni possono anche essere personali o familiari. Hanno bisogno di persone oneste e competenti che li aiutino a vendere la loro casa al meglio ma molto velocemente, anziché finire nelle mani di persone senza scrupoli che cerchino di approfittarsi della loro difficoltà. L’America è un paese in movimento: la gente cambia casa ogni 5 anni, questo significa che ogni anno il 20% dei proprietari di casa ha bisogno di vendere la propria residenza e di trovarne una nuova, velocemente, e magari a migliaia di chilometri di distanza perché ha cambiato stato.

La ricerca di queste opportunità mi ha portato in Florida, uno degli stati più ricchi in tal senso e dove esiste una vera e propria industria basata sul concetto di comperare immobili a sconto, ristrutturarli in economia e rivenderli a prezzi comunque concorrenziali, ma con profitto. In questo modello tutti vincono.

Segreto 2: per prosperare, bisogna cercare un mercato dove la concorrenza sia forte, ma non soverchiante.

La mancanza di concorrenza non è mai un buon segno: spesso indica che non c’è “trippa per gatti”. E’ capitato anche a me di credere di avere un’idea innovativa che avrebbe “creato nuovi mercati”, ma nell’economia digitale in cui viviamo, dove le idee viaggiano veloci, è molto più sicuro trovare qualcosa che già funziona e renderlo “migliore”, anziché andare contro corrente con qualcosa di completamente nuovo, soprattutto se è la vostra prima esperienza imprenditoriale.

Le operazioni immobiliari del tipo compera in saldo, ristruttura e rivendi, detto “flip” all’americana, esistono da quando esiste l’America e io ho potuto imparare il mestiere lavorando con i migliori che, se ben pagati, non hanno nessun problema a condividere i loro segreti. Al tempo stesso è un mercato complesso e ci vuole costanza e competenza per farcela, quindi non è aperto a tutti. E’ facile operare se c’è una guida esperta, ma la selezione naturale mantiene la concorrenza entro un livello accettabile.

Segreto 3: costruire una nicchia nel mercato che ti protegga dai concorrenti più grossi.

Ora che avete trovato un mercato che funziona e problemi a cui potete fornire soluzioni, dovete avere un modo per distinguervi dagli altri quel tanto che basta da avere un’area protetta dai “colossi”, altrimenti è facile finire schiacciati. La protezione può essere territoriale: ad esempio io sono uno degli operatori più importanti nella mia zona, ma mi distinguo dagli altri perché ho competenze internazionali. Posso coinvolgere operatori italiani che attraverso di me possono fare cose che altrimenti non farebbero e perciò ho la mia base di clientela che non è accessibile ai miei colleghi e concorrenti americani e alla quale posso offrire opportunità che non sono disponibili in Italia.

Segreto 4: sviluppate e coltivate una competenza specializzata.

I veri professionisti studiano tutti i giorni e continuano a sviluppare una conoscenza sempre più approfondita della propria attività e di tutte le componenti che vi sono abbinate. Nel mio caso ad esempio ho dovuto sviluppare competenze legali, fiscali, tecniche (in materia di edilizia), valutative (per stabilire il giusto prezzo di un immobile), negoziali, di marketing e di gestione del personale. Ho investito molto tempo e soldi per sviluppare queste competenze sui libri, in classe e sul campo, impegnando i miei capitali prima di coinvolgere altri finanziatori. Fortunatamente, i programmi di certificazione ufficiale previsti dallo stato della Florida sono davvero ottimi e c’è una vasta scelta di formazione professionale disponibile da altri investitori.

Potete usare questi quattro concetti anche voi nel momento in cui valutate un progetto imprenditoriale, non solo negli Stati Uniti. Sono regole che funzionano ovunque e che troppo spesso vengono ignorate, portando quasi sempre alla rovina. Trovate un problema che potete risolvere, accertatevi che ci siano già concorrenti e imparate da loro, costruite la vostra nicchia o specialità nel campo che avete scelto e diventate i migliori del settore attraverso il continuo perfezionamento delle vostre competenze.

Roberto Mazzoni

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