Penso sia capitato a molti di sentire qualcuno affermare, con tanto di petto in fuori, di sentirsi orgoglioso della sua provenienza, di essere nato in un determinato posto, di avere certe basi culturali. Il dubbio che ho sempre avuto è se queste persone non conoscono il significato della parola orgoglio, oppure da loro l’essere catalogati come sardi, per esempio, è veramente considerato un merito. In questo secondo caso la domanda successiva sarebbe: perché? Puoi sentirti fortunato, come mi sento io, ad appartenere ad una popolazione, ad essere figlio di una terra, ad avere un certo background culturale, ma non devi spingerti oltre. Sii orgoglioso di quello che hai fatto, della maniera in cui ti relazioni con gli altri, del contributo che dai al miglioramento della società nella quale vivi, ma non esagerare, altrimenti rischi di fare semplicemente la figura del fesso.

Matteo Ena riflessioni

Io mi sento fortunato, come ho detto, ad essere nato in Sardegna. Non l’ho meritato, è successo, così come è un caso che sia nato in questo periodo storico, complicatissimo sotto tanti punti di vista ma anche in grado di offrire un numero di possibilità impensabile in passato. Viviamo in un mondo che ci permette di spostarci con una facilità impressionante, la tecnologia ci dà l’opportunità di vedere e conoscere realtà lontane da noi migliaia di chilometri ma riusciamo in ogni caso ad usare questi strumenti nella maniera sbagliata. A che serve il progresso se le persone hanno una chiusura mentale di tale livello che non permette loro di approfittare dei vantaggi che hanno a portata di mano? Perché, in un tempo nel quale abbiamo sempre più possibilità di scegliere chi e cosa vogliamo essere, ci limitiamo ad imitare dei modelli prestabiliti?

Un bel giorno di oltre tre anni fa è successa una cosa molto semplice: mi sono rotto le palle definitivamente. E ho deciso di partire, ho deciso che il posto dove stavo non era adatto a me, ho deciso di cercare di essere me stesso al 100%, ho deciso di provare ad essere una persona libera, che costruisce da sola la sua vita, ho deciso di dire basta all’ipocrisia di una società nella quale la strada per ottenere qualcosa è fare favori a qualcuno, ho deciso di reinventarmi e l’unico rammarico è non averci provato prima.

Non ci ho pensato troppo, ho riordinato le idee, ho chiamato alcuni amici, ho prenotato il biglietto, mi sono dimesso dal lavoro di allora (impiegato in un contact center) e dopo qualche mese eccomi su un’auto a noleggio diretto verso Castellòn de la Plana. Un posto non mainstream, diciamo, non il massimo della vita, penserete voi, e infatti i primi mesi non furono affatto semplici, soprattutto economicamente; ma nonostante le difficoltà mi sentivo una persona diversa, ero decisamente più libero a livello mentale, lavorai solo per poco tempo come agente commerciale per poi decidere che non era il mio campo da gioco. In quei primi mesi ci sono state comunque tante esperienze che hanno contribuito a farmi crescere e migliorare, amici che mi hanno aiutato a continuare a credere in quello che stavo facendo, un processo e una ricerca che mi hanno portato poi allo stadio successivo della mia esperienza: Barcellona.

Matteo Ena riflessioni

Mi era arrivata una proposta di lavoro per un Helpdesk di una azienda inglese, non ero pienamente convinto, ma le condizioni economiche non erano malvagie e decisi di provare. Sono ancora qui, quello che faccio ora è una sorta di coordinatore del gruppo di assistenza tecnica per l’Italia; sono soddisfatto ma allo stesso tempo alla ricerca di un miglioramento, visto che le possibilità ci sono eccome, a mio parere.

Inizialmente Barcellona mi spaventava, ci ero stato solo una volta per qualche giorno e mi ero fatto un’idea decisamente sbagliata; pensavo fosse enorme, difficile, ma in realtà è più vivibile di Cagliari, per dire, pur essendo dieci volte più grande. Trovare il mio spazio, abituarmi ad un posto totalmente differente da quelli in cui avevo vissuto in precedenza non è stato per niente complicato. Nonostante il turismo di massa è una città che non perde la sua identità, non smette di affascinarti, ti permette di viverla in tanti modi senza il bisogno di uniformarti a qualche moda o corrente particolare, ti lascia la quasi totale possibilità di scegliere e a questo punto spetta a te scrivere il copione e decidere che parte recitare in questa realtà.

Io in questo momento sto ancora scrivendo il mio, cerco di limarne i difetti, provo ad eliminare le parti peggiori e aggiungerne altre che rendano la storia interessante e avvincente. La location per ora è quella giusta, ho conosciuto grandi persone che stimo tanto e che mi arricchiscono ogni giorno. Non è facile come pensate, per niente, è una vita che sicuramente si può migliorare in diversi aspetti. Ma per me è una bella situazione, e io oggi, permettetemi, sono orgoglioso di ciò che sto costruendo.

Matteo Ena

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