Gian Albino, l’omino delle fiabe

Per qualcuno voglio vivere così non significa emigrare, ma girare di paese in paese raccontando fiabe. Sì, avete letto bene. C’è chi, oggi, gira l’Italia con un banchetto e inventa fiabe per chi ha voglia di ascoltarlo e di regalarsi qualche minuto di magia. È quello che fa Gian Albino Testa, professore di italiano in una scuola media. Dal 1994, pur continuando ad insegnare, ha deciso di vivere scrivendo fiabe sulle strade e nelle piazze. E così è diventato l’omino delle fiabe. “In Italia – ci dice – è stata proprio la strada, quella delle manifestazioni, dei mercati, delle rievocazioni storiche a cambiare la mia vita. Sono diventato l’omino delle fiabe che, con il suo tavolino, arriva in un paese, apre un espositore e, da li, fa scegliere un disegno. Mi faccio dire il nome di chi mi si è avvicinato, oppure quello di un amore lontano o ancora di un sogno; poi, dietro il disegno, scrivo una fiaba improvvisata, in rima o in prosa. In tutti questi anni – ci racconta – ho scritto qualcosa come 20000 fiabe e, con quello che ho guadagnato, ho aperto vicino a Torino, la Casa della Fiaba, in cui teniamo laboratori e spettacoli. Nella Casa formiamo altri artisti di strada.”

Omino delle fiabe

Ci racconti un po’ da dove nasce questa tua passione per le fiabe e l’idea di girare per i paesi scrivendole?

E’ stata un po’ la mia laurea in storia a portarmi alla fiaba. Ho pubblicato per Einuadi alcuni contributi a saggi storici riguardanti storie di operai tessili. Un patrimonio scritto e orale di inestimabile valore. Il fatto di scrivere saggi storici però non rendeva e allora ho pensato di unire l’acquerello allo scritto e di scrivere fiabe improvvisate, prima in prosa e ora in filastrocca. Un altro motivo che mi ha avvicinato alla fiaba risale al ’68, quando facevo le elementari: ed è stato avere, per otto mesi, Gianni Rodari che ha tenuto un lungo laboratorio con la mia classe. L’altro motivo è proprio la scuola e il mio lavoro di insegnante. Ora confrontarmi con un tipo di scrittura come quello di strada, mi ha obbligato a vedere lo scrivere per gli altri come un obiettivo importante. La scuola è la mia prima fiaba e so che, come direbbe Rodari, solo sbagliando si crea e si cresce e la “grammatica della fantasia” è guidata dalla storia e dalla ragione. Io, scrivendo fiabe per sconosciuti, cerco di cogliere dalle poche parole la storia, e attraverso il nome o un ricordo cerco le assonanze per la composizione.

Un lavoro romantico erede di una antica tradizione che include, in qualche modo i giullari e i cantastorie. Come reagiscono le persone quando arrivi in un paese e tiri fuori il tuo tavolino?

Raccontare le reazioni delle persone nei confronti della fiaba è difficile ma 20000 fiabe scritte mi permettono di dire che fino a tre anni fa il desiderio maggiore era la felicità, oggi un posto di lavoro, la salute e una casa. Quelli che si avvicinano al mio tavolino sono coppie di innamorati che si dedicano vicendevolmente una fiaba; ma son sempre di più i nonni che dedicano fiabe ai nipotini. La storia interessante non son le fiabe che io ho scritto ma le reazioni di quelli che non scrivono. Mi è capitato ad esempio quest’inverno, di sentire un bambino che diceva al padre: “Papà mi compri una fiaba? No hai già quelle sul computer. Allora comprami un palloncino. No perchè scoppia.” E’ significativo. Bambini letteralmente portati via alla magia del banchetto per la paura di spendere. La cosa buffa è che quando sono i comuni o le pro loco a organizzare le manifestazioni, sono loro a pagarmi e nonostante io scriva: “Le fiabe sono offerte da…” la gente non se le fa scrivere per paura di un tranello. Traine tu le considerazioni.

La fiaba coinvolge la scrittura, la lettura e l’immaginazione. Pensi che una vera e propria educazione alla fiaba potrebbe avere un ruolo didattico vero e proprio anche nelle scuole? Tu nel tuo lavoro di professore la utilizzi?

Il discorso sulla scuola può riassumersi in poche righe. La fiaba permette al bambino di sviluppare l’invenzione ragionando anche sulla sua storia e sulle tradizioni; ma ha anche a che vedere con la matematica delle fiabe e io a scuola l’ho usata come percorso interdisciplinare. La comunicazione è data dal teatro ad esempio, che utilizza un insieme di discipline diverse. Però sarebbe necessaria una programmazione diversa. Non basta più raccontare di fate e folletti. Per questo credo che la fiaba urbana abbia ancora moltissimo da dire.

Omino delle fiabe

Che cos’è la Casa della Fiaba? Come è strutturata?

La casa nasce come luogo della mia fiaba ma anche come luogo caro a mia figlia, che a sua volta è diventata artista di strada in un gruppo folk di musica occitana i Trigomigo, che ripropongono vecchie canzoni della tradizioni delle valli. Eppure mia figlia a tredici anni aveva detto: “Papà io non sarò mai un artista di strada”. La Casa della Fiaba accoglie progetti di laboratori di scrittura, racconto e colore. Agisce anche nelle scuole, in manifestazioni e in feste per bambini. I laboratori di quest’anno hanno i titoli come “Andiamo in cerca di fortuna”. Nelle fiabe, spesso, i protagonisti partono in cerca di fortuna come molti giovani fanno per l’incertezza economica. Gli orchi han rubato la pentola d’oro che sta sotto l’arcobaleno obbligandoci alla povertà. Noi non demonizzimao gli orchi ma cerchiamo di percorrere il sentiero dell’ottimismo per riconquistare ciò che ci è stato tolto. Poi c’è l’ortofiaba, un laboratorio sulla creazione di un orto senza veleni. Usiamo come mezzi la scittura, la voce, il disegno, il teatro, il teatrino narrante etc .Gli artisti fanno un progetto, lo propongono alla Casa che è un po’ uno spazio di tutti. Siamo disposti anche a portare i contenuti della Casa fuori, per chi organizza feste o manifestazioni o nella scuola.

Ma gli adulti amano le fiabe? O sono sempre qualcosa che, erroneamente, si pensa rivolto solo ai bambini?

Gli adulti amano la fiaba nella misura in cui hanno imparato a trasmetterla e noi, per questo, nella Casa non accettiamo laboratori di soli bambini; vogliamo che sia l’adulto con loro a diventare voce affettiva della trasmissione. Gli adulti che trasmettono la storia sanno tramandar la fiaba.

Leggere, scrivere e ascoltare una fiaba può dare una chiave di lettura anche alla realtà odierna?

La vita moderna sembra lontana dalla fiaba ma in realtà si ha un gran bisogno di dare alla città i ritmi propri dei tempi andati. Tramandare non significa solo raccontare ma vivere certi ritmi, credere negli aiutanti magici e quindi nella solidarietà di cui abbiam bisogno.

Tu giri per i paesi tra i loro mercatini e le loro fiere. Pensi che nelle piazze di una grande città potresti trovare la stessa attenzione?

In città questa attenzione esiste ma io e la fatina azzurra, cioè l’attrice che gira con me, abbiamo verificato che son propprio i paesi, dove le rane raccontano ancora di stagno in stagno le storie, ad essere più vicini al messaggio della fiaba. Ma anche la fiaba o la filastrocca urbana suscitano un certo interesse.

A cura di Geraldine Meyer

Il sito della Casa della Fiaba è www.ominodellefiabe.it

Se volete scrivere a Gian Albino questa è la sua mail [email protected]

Se volete potete ascoltare anche questa intervista al link

http://www.youtube.com/watch?v=Jh6LUxd78Oo