Le incredibili virtù del destino: l’esperienza di volontariato in Brasile di Cosimo

Ricordo benissimo quel 16 ottobre del 2013, mentre mi recavo in aeroporto a Roma. Mercoledì pomeriggio, qualche nuvola di troppo nel cielo, poco traffico, mille pensieri nella testa. In realtà, pensandoci bene, si trattava più di paure che pensieri: stavo per salire su un aereo che mi avrebbe portato dall’altra parte del mondo, in un paese in cui non conoscevo nessuno e di cui non mi ero neanche preoccupato di imparare la lingua.

Ripensandoci oggi, a mente fredda, quella di partire per un progetto di volontariato in Brasile è stata un’incoscienza, la più grande della mia vita. Eppure oggi devo tutto a quella scelta, a quella mancanza di buon senso che ha rigirato la mia esistenza come un calzino. Sempre più spesso mi capita di pensare di aver vissuto due vite, ma poi ragionandoci su concludo che probabilmente sono state due persone diverse a vivere la stessa vita. “C’era una volta il vecchio me stesso…” racconterebbe la nuova versione del sottoscritto, e non avrebbe difficoltà ad indicare quel 16 ottobre come il punto di discontinuità tra un prima e un dopo, tra gli anni passati a sognare e quelli in cui quei sogni hanno iniziato a materializzarsi. Il come, il perchè questo sia accaduto non posso affermarlo con certezza, ma sul luogo in cui è avvenuta la trasformazione ci sono pochi dubbi, anzi proprio nessuno.

Cosimo Scarano volontariato brasile

Tre mesi in Brasile possono essere tanti e, a seconda dei punti vista, un’interminabile vacanza o uno splendido spreco di tempo. Sostenitori della prima tesi erano i miei professori universitari, primo fra tutti il relatore della mia tesi di laurea: il guizzo malizioso dei suoi occhi quando mi presentai da lui in una gelida mattinata trentina, annunciandogli che sarei partito in Brasile per fare volontariato e contemporaneamente ricerca per la mia tesi, beh è difficile da dimenticare; l’espressione del suo viso al mio ritorno, ancora meno. Ammetto che presentarsi nel suo ufficio a gennaio con un’abbronzatura agostana, mentre fuori il tabellone della temperatura esibiva un desolante segno meno, non deve aver giocato a mio favore; ma a me in quel momento già non importava più nulla di quella stramaledetta università e degli studi di economia frequentati negli ultimi cinque anni.

Avevo maturato, disgraziatamente, questa convinzione durante i numerosi pomeriggi passati sulla spiaggia di Recife, nel nord-est del Brasile, e vi prego di non giudicarmi male in base a queste mie ultime parole. La spiaggia rappresentava una tappa imprescindibile nel tragitto per tornare a casa, dalla scuola in cui ogni giorno insegnavo ad oltre cento bambini provenienti dai quartieri più poveri della città. Dopo la sperimentazione quotidiana di una realtà forte e incredibilmente dura, che fino ad allora avevo solo osservato con distacco alla tv, fermarmi per un paio d’ore in spiaggia a bere una birra era il mio modo di scaricare la tensione e ricaricare le batterie per la battaglia del giorno successivo. Lì, su quella sabbia non sempre pulitissima, tra le decine di venditori di ogni genere di mercanzia, con il rumore delle onde in sottofondo, capii che la mia vita stava prendendo una traiettoria che io non avevo scelto e che certamente non mi entusiasmava.

volontariato brasile

Gli studi di economia, la laurea specialistica in finanza ad un passo, un impiego in chissà quale banca o ufficio che mi aspettava al varco, peggio di uno spettro armato di falce… Tutto era filato liscio fino a quel momento: ottimi voti, vita regolare, basi solide e spalle ben coperte, non c’era nulla che non andasse, apparentemente. In realtà, me ne rendevo conto solo in quel momento, io non ero per nulla felice. Sentivo che non mi mancava nulla, eppure di stare perdendomi qualcosa di importante. Avevo ben chiaro il mio futuro, ma la cosa mi spaventava da morire. Serbavo sogni nei miei cassetti, e non sapevo come tirarli fuori. Un’orribile irrequietezza aveva preso possesso dei miei pensieri e la testa non faceva altro che andare a sbattere su quella pila di fogli di carta che ormai da mesi riposava sulla scrivania della mia stanza in Italia, catturando e mettendo da parte millimetri di polvere in attesa del mio ritorno. Il mio primo romanzo, l’unica cosa che mi aveva tenuto in vita mentre affogavo tra le crudeli ondate di numeri durante gli esami di matematica.

I cambiamenti, per quanto radicali possano essere, hanno sempre un’inizio preciso ma la loro evoluzione resta qualcosa di assolutamente casuale ed imprevedibile. E soprattutto soggettiva. Già nei primi giorni successivi al mio rientro in Italia avevo avuto la netta sensazione che niente sarebbe più stato come prima. Il conseguimento della laurea, le congratulazioni di amici e parenti, le feste di rito, ed io a chiedermi: possibile che non mi importi davvero nulla di tutto ciò?  C’era qualcosa che non andava, me ne rendevo conto ma senza allarmismi. Chi era veramente preoccupato, invece, erano i miei genitori. “Quando inizierai a cercare lavoro?” è una domanda che se non denotava la volontà di spingermi fuori di casa, restava comunque un invito esplicito a fare della mia vita qualcosa di produttivo. Panico, smarrimento, paura. Cosa avrei fatto se mi avessero offerto un lavoro che non mi interessava ma che, soprattutto di questi tempi, fosse stato una manna dal cielo?

volontariato brasile

Fu così che iniziai ad inviare il mio curriculum a numerose banche, imprese di assicurazione e multinazionali. Tuttavia, percorrevo simultaneamente un nuovo percorso, un binario parallelo che mi avrebbe portato in una città incantata di cui, ne ero certo, intravedevo già le prime luci. Un curriculum inviato, una copia del mio libro spedita ad una casa editrice. E così via, per un paio di mesi…fino all’arrivo di una mail mai tanto indesiderata.

Una banca francese aveva selezionato il mio profilo e ricercava qualcuno che parlasse italiano per la sua sede di Lisbona. Accettai, spinto più dalla voglia di fare un viaggio in un paese che non avevo mai visitato che dalla prospettiva di un posto di lavoro da impiegato. In fondo due mesi consecutivi a casa erano più che sufficienti, era giunto il momento di viaggiare. La cosa più divertente del viaggio fu senza dubbio il resoconto fatto ai miei genitori, una volta rientrato in Italia. Cercai di spiegare loro, con molta calma, che avevo superato il colloquio ma deciso di rifiutare quel posto di lavoro. “Avevo la sensazione di soffocare…” dissi, testuali parole, mentre descrivevo il colloquio sostenuto a mia madre, che mi guardava a dir poco incredula. Povera donna, che tragedia partorire un figlio come me. Dal Portogallo mi ero però portato dietro un segreto che avrei rivelato a tutta la famiglia, ma che dico, a tutto il mondo solo otto giorni dopo, precisamente nel giorno del mio compleanno: apro la casella di posta ed una mail in portoghese carpisce tutta la mia attenzione. “Egr. Cosimo Scarano, la Nostra Casa Editrice ha il piacere di comunicarLe che…”. Non credevo ai miei occhi, non credevo nemmeno alle mie gambe che tremavano, alla mia testa mai stata così piena di pensieri che si accavallavano, e discutevano, e facevano all’amore tra di loro. I colori, le forme degli oggetti nella mia stanza, il rumore dei batti veloci del mio cuore nel petto, la mia vita, tutto mi sembrava improvvisamente perfetto, tutto era incredibilmente a posto. Si era aperta una porta e subito oltre avevo trovato tutto quello che avevo, a lungo, segretamente sognato e per cui solo negli ultimi mesi mi ero speso con una certa convinzione: il mio libro aveva trovato un editore ed iniziava uno straordinario cammino che prosegue ancora oggi, tra mille emozioni e indescrivibili momenti di euforia.

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Mi piace pensare che sia iniziato tutto per caso, per un’occhiata fortunata all’insegna di una casa editrice, mentre camminavo pensieroso tra le strade di Lisbona; che, per caso, il mio libro uscirà tra qualche mese in Brasile, Portogallo e Angola; che sempre per caso la mia piccola creazione adesso ha trovato un editore anche in Italia e verrà pubblicata entro la fine dell’anno. È per questi motivi che oggi credo a tutte le coincidenze, a tutte le tessere di questo mosaico che qualcuno ha sapientemente orientato nel modo giusto, al destino che mi sorprende sempre con regali inaspettati, scartati poi col fiato sospeso e gli occhi socchiusi, ridotti a fessure.

A chi mi chiede cosa ci sia dietro il mio amore esagerato per il Brasile, io rispondo cercando di non essere mai banale. Rispondo sempre che questo paese mi ha regalato una nuova prospettiva sul mio futuro, mi ha portato alla consapevolezza che la felicità esiste, che in fondo la vita può essere molto più facile di come ce la presentano, che certamente bisogna lottare ma a nessuno è preclusa la vittoria. Che ovunque tu sia nato, ovunque ti trovi adesso, qualsiasi cosa tu stia facendo in questo momento…c’è sempre un luogo, una persona, un’occupazione nel mondo che sta aspettando te per liberare tutta le cose belle che racchiude e conserva gelosamente.

E se non hai ancora trovato tutto questo, è solo questione di tempo: basta crederci, basta provarci.

Cosimo

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