Parafrasando Elio delle Storie Tese, basta rimuovere quell’oscuro e minaccioso “il” che c’è di mezzo tra il dire e il fare e che ci trattiene dal lasciarci alle spalle le consuetudini che hanno ritmato il nostro tran-tran quotidiano, la cuccia, il pasto caldo, gli amici di sempre, la persona che si ama dalla quale è duro separarsi.

Lasciare la terra Natale oggi, dopotutto, non è poi un sogno cosi arduo da realizzare, basta trovare la strada giusta.

Uno studente universitario non deve lasciarsi sfuggire l’opportunità di utilizzare il progetto Erasmus per fare un’esperienza di studio, ma soprattutto di vita all’estero. Basta essere in pari con gli esami, scegliere un Paese che ci attrae e poi è tutto organizzato.

Per esempio nel 2003 ho scelto di vivere per un anno in Olanda, l’Eldorado dei giovani assetati di libertà e di esperienze, e, per di più, di frequentare la facoltà di architettura a Delft dove l’idea di architettura è sostanziata nell’immaginario di uno studente dalle parole imprevedibilità, stupore, meraviglia e dagli aggettivi esagerato, sconvolgente, effimero, sperimentale.

Olanda  lasciare l'italia

Sono passati cinque anni e da tre vivo e lavoro all’estero ma ancora oggi per me la parola Erasmus equivale ad una scarica di adrenalina pura perché associata al primo assaggio di vita indipendente, tra giovani studenti alla scoperta delle stesse nuove emozioni, nella piena sicurezza di trovarsi in un Paese straniero ma sempre e comunque in un ambiente protetto, in un mondo parallelo con una data di scadenza scritta sulla confezione.

Due anni per finire il più presto possibile l’università e l’urgenza incontenibile di andarmene dall’Italia, questa volta per lavorare ed essere veramente indipendente e padrone della mia vita.

Il 27 Luglio 2006, un giorno dopo la mia laurea in architettura a Milano, alle prese con il mio francese maccheronico, sono impegnato in un colloquio di lavoro in uno studio di architettura a Sion, un piccolo grande villaggio al sud della Svizzera che mi ospiterà per due anni e poi ancora via ,da un’altra parte.

Il milanese, orgoglioso delle proprie origini cittadine, che si ritrova a vivere da valligiano tra i monti della Svizzera francese, pronto a cominciare un’esperienza che cambierà radicalmente punti di vista e modi di stare al mondo tra la gente. Proiettato in una realtà quotidiana fino a quel momento sconosciuta, fatta di dettagli che hanno un valore, e di una fitta rete di rapporti d’amicizia e di buon vicinato, di accoglienza semplice e calda e di allegra convivialità, tra feste che si succedono di paese in paese, davanti ad un bicchiere di vino e a una fetta di formaggio fuso.

Tempo al tempo, agosto 2008, eccomi ancora in viaggio, sempre in Svizzera, questa volta verso quella “vera”, dura, quella raccontata attraverso i luoghi comuni dell’immaginario italiano: la Svizzera tedesca, Berna, la capitale di una nazione cosi vicina geograficamente all’Italia, ma idealmente dislocata su di un altro pianeta per modi di vivere, mentalità, tradizioni e organizzazione sociale.

Tetti di Berna in Svizzere  lasciare l'italia

Berna, l’impeccabile città dove puoi anche dimenticare di chiudere la porta a chiave.

Berna dalla forma che scivola sulle colline che accompagnano il percorso del fiume in modo naturale, vario e ordinato, come la sua gente che ti sa accogliere e apprezzare se rispetti le sue regole.

Berna, Svizzera  lasciare l'italia

Conoscere, adeguarsi, essere disposti ad apprendere, a scambiare e a cambiare, orgogliosi delle proprie radici: poche e fondamentali regole da non dimenticare negli spostamenti da un luogo all’altro.

Nutrire un amore profondo nei confronti del paesaggio in generale e dell’architettura in particolare ti porta naturalmente a viaggiare.

Se poi sei anche un architetto, la tua educazione, la tua formazione e la pratica professionale ti aiutano ancor di più a riconoscere nei caratteri fisici di un luogo abitato l’identità culturale del tuo Paese di elezione. Riconosci il modo di essere, di vivere e di cambiare dei suoi abitanti andar di pari passo con le trasformazioni del territorio che tu stesso potresti contribuire a realizzare .

Il cambiamento come una regola di vita, un divertimento, un desiderio che ti spinge ad andare oltre; un presupposto per conoscere, apprendere, concepire e, naturalmente, per realizzare i sogni che custodisci gelosamente nel cassetto .

In questa terra di passaggio, che io chiamo Svizzera, ho conosciuto un diverso modo di lavorare, all’insegna della precisione, della puntualità, del rispetto assoluto delle regole e del prossimo, a dispetto dell’Italia.

Svizzere

Fare della mia vita un viaggio a lunghe tappe: è questo che ora voglio!

IL PROGETTO

È nata così l’idea di scrivere un libro, rivolto a tutti coloro che desiderano ed hanno un buon motivo per cambiare, provare altri modi di vivere, insomma allontanarsi da casa ed andare a vivere oltre confine..

Partire non è un gesto estremo, non equivale a salire su di una scialuppa di salvataggio, ma neppure è una scelta da fare a cuor leggero.

Il libro verrà in soccorso dell’aspirante girovago in “fuga”, in una raccolta sistematica d’informazioni pratiche, alternate a racconti di esperienze di vita vissuta all’estero.

Il libro dovrebbe, nelle mie intenzioni, essere scritto a più mani, rielaborando le informazioni in maniera omogenea e coerente: storie di vita vissuta all’estero alternate a informazioni che possano effettivamente aiutare chi vuole lasciare l’Italia, per un breve periodo o con l’idea di vivere e lavorare in un Paese che non sia l’Italia per “sempre” (non si sa mai!).

Come in tutte le guide pratiche che si rispettino, non dovrà mancare una breve ma essenziale introduzione d’inquadramento storico/antropologico, politico ed economico, che aiuterà a far luce sul fenomeno giovanile dell’emigrazione dall’Italia, utilizzando dati e statistiche ufficiali.

Giulio Sovran

Se siete interessati al progetto, così com’è stato impostato, potreste contribuire alla sua realizzazione con il vostro bagaglio di esperienze e d’informazioni pratiche, contattatemi pure a:

[email protected]

Giulio Sovran