Antonio Siragusa, giornalista professionista, è l’autore di questo blog, nato con l’intento di creare un luogo virtuale dove tutti possano entrare e dire la loro opinione, non solo gli emigrati, ma anche coloro che hanno idee da proporre per cambiare l’Italia.

Antonio, dove vivi precisamente?

Attualmente vivo a Caserta, dove sono nato e cresciuto. Dopo un lungo girovagare tra Spagna, Romania e Urbino, sono tornato a casa, perché amo la mia terra e voglio provare qui a contribuire al cambiamento e ad inventarmi dei lavori, senza aspettare invano di essere assunto da qualcuno. Non sempre partire è la scelta migliore.

Di cosa ti occupi?

Dopo essermi laureato in lettere, tra il 2010 e il 2012, ho studiato giornalismo nel prestigioso Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino. Sono diventato giornalista professionista nel dicembre del 2012 e ora sto provando a farmi strada con piccole collaborazioni giornalistiche, anche se non è facile di questi tempi. Collaboro col quotidiano “Il Mattino” di Caserta, ma lavoro prevalentemente come free-lance, realizzando video-inchieste a Napoli e puntando sul futuro dell’informazione, il web. Inoltre lavoro saltuariamente come insegnante di italiano per stranieri.

Hai lavorato per lunghi periodi all’interno di scuole, università e Istituti di cultura italiana in Spagna e in Romania. Quindi hai avuto modo di tastare in un certo senso il mondo lavorativo estero. Cosa puoi raccontarci?

In Spagna ho fatto prima l’Erasmus a Granada, durante il quale ho potuto da un lato confrontarmi con ragazzi di tutto il mondo, dall’altro constatare come il Paese iberico, pur essendo in crisi come l’Italia, si sia dotato di un solido sistema di infrastrutture (trasporti, biblioteche, parchi e wi-fi pubblico) che si ritroverà quando uscirà da questa fase difficile per l’economia e il lavoro. Il nostro Paese, invece, dovrà iniziare dall’anno zero, perché negli ultimi 20-30 anni si è indebitato solo per favorire il clientelismo. Sono poi tornato in Spagna per un tirocinio Mae-Crui (totalmente a mie spese) all’Istituto italiano di Cultura di Madrid, che è stata un’esperienza positiva sotto il profilo umano, ma dove ho ritrovato le logiche del lavoro che ci sono in Italia, essendo un ambiente composto prevalentemente da italiani. Ricordo la lunga battaglia di noi stagisti solo per avere un buono pasto a pranzo. Infine in Romania ho vissuto un’esperienza bellissima, lavorando come insegnante di italiano in una scuola, nell’ambito del progetto europeo Comenius e avendo anche l’opportunità di tenere dei corsi all’università di Iasi sulla cultura italiana. La Romania è un Paese estremamente accogliente, quasi tutti i giovani parlano bene l’inglese e non c’è la burocrazia che c’è da noi: basta avere un’idea, proporla e facilmente ti viene dato spazio per metterla in pratica, come ho fatto io all’università. Certo, è un Paese povero e con tanti problemi, ma forse è proprio questa la molla che spinge le persone a rimboccarsi le maniche. Anche in Italia credo che ora dovremmo considerare la crisi come un’opportunità.

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Hai creato un blog molto interessante: www.iotornose.it. Raccontaci come è nata la tua idea?

Mio fratello, due miei cugini, quasi tutti i miei amici più stretti, studiano o lavorano all’estero. Il Paese sta perdendo le sue energie migliori e a me questa sembra la vera emergenza dell’Italia in una prospettiva futura. Tuttavia, parlando con loro, ho notato che spesso questi ragazzi espatriati tornerebbero in Italia se ci fossero più opportunità di lavoro: rimpiangono il clima, la socialità, il cibo, spesso soffrono per la lontananza dagli amici e dalla famiglia e le loro vite non sono sempre belle come le immaginiamo: anche in altri Paesi inizia a essere dura trovare una stabilità. Ho quindi voluto raccontare le loro storie e offrire il loro punto di vista sull’Italia, per un futuro cambiamento. Credo che andrebbero ascoltati dalla politica e dalla società sia perché vivono sulla loro pelle le difficoltà dell’Italia, sia perché potrebbero riportare qui i loro saperi e competenze, aiutando il Paese a uscire da quest’impasse sociale, economica, politica. Il mio blog è una sorta di manifesto politico collettivo. Il nome “Io torno se”, invece, era nato per un progetto completamente diverso e mai andato in porto con dei miei colleghi della scuola di giornalismo di Urbino, che ho poi ripreso, perché mi sembrava adattissimo a quello che volevo raccontare.

Nel blog sono raccolte numerose proposte di cambiamento per un’Italia che sta annegando nella crisi. Qual è la proposta che ti ha colpito maggiormente? Quella più interessante?

Le proposte sono davvero tutte interessanti e di natura diversa. Ovviamente ruotano per lo più intorno al problema del lavoro, ma non solo. Per esempio c’è la band “Guappecartò” che spiega perché in Italia l’arte è considerata un hobby e fa un confronto con la Francia, dove invece riceve sovvenzioni statali nei periodi in cui deve produrre un disco. Maria Laura, invece, spiega benissimo le differenze tra la Spagna e l’Italia. Ciro, Flora e Attilio sono dei veri cervelli in fuga, che lavorano in centri di importanza mondiale: il nostro Paese li ha formati e poi li ha lasciati andar via contro la loro stessa volontà. E poi ci sono gli appelli spontanei, come quello bellissimo di Ilaria, che invita tutti a mettersi in gioco per cambiare il nostro Paese.

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Che tipo di riscontro sta ottenendo il tuo diario virtuale?

Il mio blog sta avendo un riscontro inaspettato, è nato da poco e gli articoli sono già molto seguiti. Su facebook Iotornose ha già quasi 1000 fans, ma la cosa più bella è stata la proposta di un ragazzo, Michele Leonardi, che in maniera del tutto spontanea si è proposto per migliorare la grafica della pagina facebook e del sito. E’ questo lo spirito che mi piace: il mio blog è aperto a qualsiasi miglioramento, consiglio e collaborazione costruttiva.

Quali obiettivi intendi raggiungere?

Il mio obiettivo è quello di trasformare il blog in una blog-community, un luogo virtuale dove tutti possano entrare e dire la loro opinione, non solo gli espatriati, ma anche chi ha idee da proporre per il cambiamento dell’Italia. Un luogo dove ci sia interazione, dibattito. Per fare questo ci vuole tempo, ma invito a scrivermi tutti coloro che hanno da dire qualcosa su queste tematiche. L’emigrazione è sicuramente il tema centrale, ma è anche uno spunto per parlare più in generale dell’Italia attuale.

Sono tantissime le storie raccolte nel tuo blog. Quante ne hai ricevute?

Finora sono andato io in cerca delle storie, solo due sono arrivate in maniera spontanea, ma spero che più persone vogliano dire la loro o anche fare un breve video in cui dicono a quali condizioni tornerebbero in Italia (il videotweet, che è una sezione del blog). Le storie sono veramente tante, tutte da gustare e da tanti angoli del mondo.

Quale quella che ti ha segnato più di tutte?

Davvero non è retorica, ma tutte le storie mi insegnano qualcosa, tutte mi fanno riflettere e mi aiutano a capire l’Italia in cui vivo.

Qual è il denominatore comune di tutti gli espatriati?

Il denominatore comune penso sia la rabbia nei confronti di un Paese che non li vuole, ma allo stesso tempo la sensazione di sentirsi più fortunati rispetto a chi è rimasto in Italia. Comunque pochi sono i casi di chi dice: “Io non tornerei affatto, perché voglio vivere all’estero”.

Leggendo le storie di tutti coloro che sono andati via, non ti è mai venuto il desiderio di partire? Il tuo blog si chiama “Io torno se…”, ora ti pongo la domanda inversa “Tu parti se?”

Io amo viaggiare e vivere all’estero, l’ho sperimentato ed è stimolante sotto tutti i punti di vista. Non escludo di partire un giorno perché anch’io sono precario e, se le cose non cambieranno in breve tempo, può darsi che decida di andarmene, magari continuando col progetto di “Io torno se” dall’estero. Uno fa quel che può per questo Paese, cerca di cambiarlo, prova a resistere, ma poi alla fine si deve pur portare il pane a casa e, prima o poi, strutturare un progetto di vita più a lungo termine. Ed è questa la cosa più difficile oggi in un Paese immobile e vecchio, che non vuole ancora guardare al futuro e alle energie che stanno ribollendo nel suo ventre.

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Nicole Cascione