Silvano, missionario in Uruguay

Silvano Malini aveva 25 anni quando ha lasciato la sua Sesto Calende, rinunciando al benessere e alla tranquillità del Varesotto per rispondere alla chiamata dell’America Latina. Faceva parte del movimento dei Focolari sorto a Trento 60 anni fa e presente ormai in 182 paesi del mondo con 1000 opere sociali in 5 continenti dove porta il Vangelo della tolleranza in 35 città in miniatura e 63 centri Mariapoli di 46 nazioni (otto sono in Italia).

Era giovane Silvano, quando la sua fede personale e quella politica gli fecero rispondere subito sì alla richiesta di missione laica vicino a Junin, in provincia di Buenos Aires. Qui, in una comunità di 250 persone, faceva il formatore dei ragazzi anche se all’inizio si è adattato anche a cucinare per loro. Poi ha scoperto la sua vera vocazione: il giornalismo. Così è cominciata la sua avventura, che quattro anni dopo l’ha portato a Montevideo, in Uruguay, dove tutt’ora vive e lavora. A 37 anni e con 12 anni di esperienza in America Latina nel movimento ecclesiale laico riconosciuto da Giovanni Paolo II e con sede a Castegandolfo, Silvano ha aperto una scuola alberghiera e contribuito allo sviluppo di un “barrio” della capitale uruguayana, scrive per le riviste del gruppo cattolico e redatta Ciudad Nueva, emanazione uruguayana di Città Nuova:“Sono passato al giornalismo multimediale e con il contributo di collaboratori volontari adesso abbiamo sette redazioni, una anche in Brasile”.

Silvano Malini

Dopo 4 anni in Argentina e 8 in Uruguay che confronti puoi fare?

“In Argentina è stato gratificante, una esperienza coi ragazzi che mi ha arricchito moltissimo. La zona dove operavo non fa testo rispetto al resto dell’Argentina, anche se devo dire che mi sono trovato bene come mi trovo bene qui, a Montevideo. L’Uruguay soffre della “sindrome del nano”, si sente un paese piccolo ma in compenso c’è un grande senso civico, un grande rispetto verso l’altro anche più forte di quello che ho visto in Argentina dove, ad esempio, le auto non si fermano sulle strisce pedonali. Qui c’è un livello educativo abbastanza alto e la cortesia è frutto anche di questo. Certo, Montevideo è una città di 1.500.000 abitanti e non è grande come Buenos Aires, qui ci si conosce, ci si incontra in centro anche più volte al giorno”.

Gente di Montevideo

Quali sono secondo te le differenze tra gli argentini e gli uruguaiani?

“Anche qui c’è un grande senso della famiglia e forse il senso di solidarietà è più forte che in Argentina. Per la raccolta fondi della Telethon si fanno incassi record e di fronte alla delinquenza c’è una grande indignazione. I giornali danno grande enfasi ai delitti. E’ vero che gli uruguayani hanno sofferto molto di più dopo la crisi economica. Io sono arrivato qui nel 2002 e ho trovato un clima tragico, in quel momento cercavo lavoro e vedevo lunghissime code ovunque. Sì, ci sono stati molti suicidi in quel periodo. La mia opinione personale è che manca il senso del trascendente, qui non c’è grande religiosità e le difficoltà vengono vissute male. C’è, invece, un livello di dibattito politico molto alto, decisamente superiore all’Argentina e all’Italia”.

E dell’Italia adesso cosa ne pensi?

“Sono appena tornato dalla visita alla mia famiglia e ti dirò: la bassezza del dibattito politico è sorprendente..abbiamo enormi problemi e ci perdiamo in meschinità. Quello che mi colpisce in Italia è l’abbondanza dei prodotti nei supermercati, c’è un alto livello di benessere e la gente non è soddisfatta e nemmeno meno stressata degli uruguaiani”.

Vivere a Montevideo, Uruguay

Torneresti a vivere in Italia?

“Se tornassi mi potrei riadattare, mi creerei il mio mondo di rapporti sociali, ma come affinità io mi sento meglio qui. Non rimpiango niente e non rinnego niente. Certo noi abbiamo un senso estetico decisamente superiore a quello dell’America Latina ma possiamo arricchirci scambiandoci le conoscenze”.

Che bilancio fai a livello umano?

“Certe cose del mondo a vent’anni non le capivo, ora le vedo in altro modo. In questo lavoro si acquista anche di più, gli incontri con le persone arricchiscono. Non è che non avessi sensibilità verso il sociale anche in Italia, ma qui le persone hanno un volto e non facciamo solo assistenzialismo. Qui si crea insieme e credimi, c’è un grande ritorno personale da tutto questo che non ti fa mai pentire di quello che hai fatto”.

Quindi ti senti cambiato vivendo all’estero?

“Certo, ad ogni situazione nuova ci si deve adattare e ogni volta si acquista qualcosa più che perderla. A volte mi mancano le montagne italiane perchè qui non c’è altezza e anche se è tutto bello il nostro mare è diverso. Ma se non hai tempo per pensarci, alla fine non ti manca niente”.

Per scrivere a Silvano:

[email protected]

Intervista a cura di Bruna Bianchi