Vivere in eremitaggio

Rifiuto del consumismo a tutti i costi, delle convenzioni sociali, degli stili di vita più voluti che sentiti, un’urgenza non più contenibile di autenticità. Queste e molte altre sono le strade che hanno portato, e ancora portano, molte persone verso la decisone di vivere in eremitaggio. E che una scelta di vita come questa possa essere qualcosa che interroga e provoca profondamente, che possa divenire racconto anche per immagini, lo ha dimostrato un bellissimo progetto fotografico.Stiamo parlando di “Into the Silence” di Carlo Bevilacqua, fotografo italiano che, da qualche tempo, si è dato anche alla realizzazione di lavori in video. Carlo Bevilacqua ha preso spunto per questo progetto dopo l’incontro con un personaggio indubbiamente interessante, Gisbert Lippet, ex capitano di navi da crociera che, da qualche tempo, ha mollato tutto e si è ritirato a vivere a Filicudi.

Quello di Bevilacqua è un lavoro durato ben cinque anni durante i quali il fotografo ha incontrato persone diversissime tra loro, che hanno deciso di vivere in solitudine spinte dalle motivazioni più varie, alla ricerca o in fuga poco importa. Sono asceti, eremiti religiosi, donne e uomini laici che, ad un certo punto, hanno avvertito la discrepanza tra ciò che vivevano e un bisogno di solitudine e spiritualità non più rimandabile. Citiamo cosa Bevilacqua ha detto a Il Post in occasione del Festival di Fotografia “Cortona on the Move” e che crediamo spieghi molto bene la filosofia del suo progetto: “Una scelta così radicale, come quella della vita eremitica, anche se apparentemente in antitesi con la nostra organizzazione sociale è invece una forma di vivere la propria spiritualità, o le proprie esigenze, in assoluta sintonia con i valori della nostra società come, autonomia, autodeterminazione, libertà, capacità e possibilità di scegliere la propria felicità e il proprio destino.”

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E non si può non rintracciare una profonda traccia di felicità, per esempio, nella storia di Marco Scapin. La sua bellissima esperienza è stata raccontata da Andrea Priante in un articolo pubblicato sul Corriere del Veneto. Siamo a Pedavena, in provincia di Belluno, per l’esattezza nella Valle di Faont sulle Dolomiti, dove Marco, soprannominato il Lupo, vive da solo. Anzi, non proprio da solo ma con due cavalli, due cani e quattro volpi. Marco ha un blog “Nuovi stili di Vita” in cui racconta la sua esperienza ma ha anche una vita da insegnante di musica in un liceo pedagogico e in una scuola media. Non stiamo quindi parlando di un selvaggio solitario, fuori dal mondo ma di un uomo la cui scelta di eremitaggio risponde non solo ad un bisogno di solitudine in mezzo alla natura ma anche alla necessità di combattere la crisi con l’autosussistenza. L’articolo è in rete e vi consigliamo di leggerlo.

Ma il termine eremita ha una storia lunga e affascinante che parte dall’oriente in cui già nel VI secolo a.C. si sono trovate scelte di vita improntate alla solitudine, alla contemplazione e all’ascetismo come parte integrante di alcune religioni come il Buddismo o il Taoismo. Nel Cristianesimo la scelta eremitica fu considerata quasi una primitiva forma di monachesimo giungendo quasi a rendere sovrapponibile la dimensione religiosa con una scelta di solitudine.

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I nuovi eremiti in realtà non sono necessariamente persone la cui scelta abbia connotati religiosi. Ordini religiosi e poi il Diritto Canonico sono arrivati anche a normare una scelta di vita che ai giorni nostri sappiamo essersi vestita di motivazioni anche molto diverse dalla ricerca di Dio. I nuovi eremiti hanno sicuramente una forte componente di spiritualità ma questa ha molte altre sfumature oltre a quella religiosa. Per avvicinarsi a questo argomento consigliamo un bellissimo libro, dal suggestivo titolo “I nuovi eremiti. La fuga mundi nell’Italia di oggi.” L’autore, Isacco Turina, ricercatore di sociologia all’Università di Bologna realizza una vera e propria indagine sul campo, forse la prima nel suo genere, per esplorare l’eremitismo in Italia attraverso ben trentacinque interviste a uomini e donne di diverse età.

Forse i puristi vorrebbero che si facesse una distinzione più netta e rigorosa tra eremiti, anacoreti, solitari e misantropi. Noi non vogliamo addentrarci in considerazioni eccessivamente accademiche: ci piaceva solamente riflettere su una scelta di vita che ha molte motivazioni e che coinvolge sempre più persone. Cambiare vita è anche questo, interrogarsi nella solitudine allontanandosi da una società che spesso è troppo opprimente.

A cura di Geraldine Meyer