Un ragazzo determinato e con le idee chiare Francesco, consapevole del fatto che per coltivare i propri sogni e le proprie passioni, ci vogliono dedizione e sacrificio, perché “per creare la propria fortuna, bisogna lavorare e avere pazienza”.

Francesco Gandini, batterista  musica

Francesco, la prima volta che ci siamo sentiti, la prima cosa che mi hai detto è stata ”la mia vita adesso è musica”. Prima cos’era?

Prima la mia vita era sport. Dieci anni di baseball per l’esattezza. Tre allenamenti settimanali e due partite nel weekend, da Aprile ad Ottobre e durante l’inverno, preparazione atletica per l’anno successivo. Fin da piccolo avevo in mano mazza e guanto, visto che mia mamma era una ex giocatrice di softball e mio papà un ex allenatore, però il mio approccio è stato del tutto naturale e senza forzature.

La batteria è una passione che ti ha accompagnato fin dall’età di 8 anni. Avresti mai pensato che questa passione si sarebbe tramutata in lavoro?

Ci tengo a precisare subito che non è ancora un lavoro, per ora è solo tanto tanto studio. Comunque no, non avrei mai pensato di fare il musicista, a 8 anni le mie aspettative erano tutte nel baseball, la mia intenzione era quella di fare carriera in questo sport, che tuttora amo e seguo. Però devo confessare che ogni tanto fantasticavo sull’idea di calcare un palco!

Perché proprio la batteria e non un altro strumento musicale?

La batteria per tanti motivi, perché è il primo strumento che ho trovato in casa (mio papà da giovane suonava in un gruppo della zona e da lui ho ereditato una batteria, che ancora oggi suona benissimo); perché mi piace creare un ritmo, creare la pasta del brano; perché mi ha sempre affascinato con tutti quegli inserti metallici luccicanti, i piatti con suoni diversi e i tamburi con misure differenti, da cui tirare fuori nuovi suoni..è uno strumento creativo, molto più creativo di altri, perché lei suona se TU la fai suonare e come TU vuoi farla suonare. Secondo me, a differenza della chitarra (di solito la più gettonata) è uno strumento molto sanguigno, lei ti restituisce in base a quanto tu le dai.

Ci racconti qualcosa sul tuo percorso professionale e di vita?

Attualmente studio batteria moderna, presso l’Accademia del Suono di Milano, questo è il terzo anno e devo dire che sono molto soddisfatto della struttura e del mio insegnante (non spesso la proprietà è transitiva). Ora sono concentrato sullo studio dello strumento, cerco di studiare e apprendere il più possibile, un domani tutto può tornare utile, non voglio precludermi nessuna possibilità.

Hai abbandonato gli studi universitari per seguire la musica. Hai mai avuto qualche ripensamento?

Assolutamente no! Poi se non dovesse andare come spero, si vedrà..

Quanto incide la determinazione in un percorso come il tuo?

Penso sia fondamentale. Da quel poco che conosco, so che è un ambiente difficile, sali sulla cresta dell’onda in un secondo, ma altrettanto in fretta precipiti al suolo. Bisogna avere pazienza, lavorare tanto, crearsi basi solide. Quando prendi una facciata contro il muro, devi insistere ancora di più, non bisogna voler tutto subito o pensare che sia facile e che magari la fortuna ti darà una mano. Ognuno di noi si crea la propria fortuna, bisogna lavorare e aver pazienza.

Francesco Gandini, batterista  musica

Cosa pensi del mondo musicale italiano? Pensi ci siano opportunità e spazio per tutti?

Io sono terribilmente critico su questo argomento. Mi spiego: lo spazio per tutti c’è, è come viene gestito questo spazio che è catastrofico! Io sono convinto che nell’ambito musicale (..ma anche in altri..) in Italia non esista la meritocrazia. Per esempio, in Italia il diploma di conservatorio ha valore assoluto in confronto a qualsiasi altro diploma, solo che il corso “batteria” non esiste al conservatorio e quindi ci si deve iscrivere a percussioni, per poi fare un corso individuale di batteria, ma non sarà mai come studiare a fondo lo strumento (come avviene nelle scuole di musica moderna). Succede infatti che in avvenimenti importanti, vedi suonare batteristi molto scolastici e poco espressivi. Come capita anche di ascoltare dei musicisti bravissimi, che hanno studiato tanto, ma che sono poco conosciuti. Prendiamo per esempio Elio E Le Storie Tese. Quanti li conoscevano prima che Elio partecipasse ad X-Factor? (Altro argomento su cui discutere: i Talent…) Io li ho conosciuti, sono dei musicisti fenomenali, creativi, tecnici, espressivi, ecc.., ma non riempiono gli stadi, perché le loro canzoni hanno più di 4 accordi e i loro testi non parlano di “sole, cuore, amore”. Ci sarebbe poi da discutere sui diritti del musicista, le tutele legali, il discorso pensioni, retribuzioni…

E del mondo musicale estero cosa puoi dirci?

All’estero non penso ci sia meritocrazia assoluta, ma sicuramente più meritocrazia. Il musicista bravo (compresi anche i cantanti, chiaramente) spicca subito, è richiesto, viene conteso, viene valorizzato. Per carità, anche loro tramite i talent sfornano ragazzetti col ciuffetto, ma il pubblico, possedendo una certa cultura musicale, li prende con leggerezza, sa che è un target rivolto ai ragazzini. In America per esempio, il fatto di essere un musicista, è un lavoro come un altro, riconosciuto come tale in tutto e per tutto, non è un “passatempo” come spesso si pensa che sia nel nostro Paese.

Hai mai pensato di andare all’estero per seguire questa tua passione?

Sì, ci penso spesso. Mi piacerebbe andare negli States per uno o più anni, frequentare una scuola o dei camp, come li chiamano loro (2 mesi di lezioni con batteristi famosi da tutto il mondo). Per ora è solo un pensiero, ma sai a volte…

Come si svolge una tua giornata?

La mia giornata è abbastanza semplice e monotona per certi versi: 2 ore di studio la mattina e 4-4.30 il pomeriggio. Chiaramente ogni tanto, durante queste 6 ore di studio, mi perdo su un nuovo ritmo che sto studiando e divago un po’. Però si tratta sempre di suonare, dai! Da quest’anno ho anche iniziato ad insegnare, per cui una volta a settimana dedico un pomeriggio a tre bambini scatenati! Per finire, una o due volte a settimana, faccio le prove con il mio gruppo, solitamente la sera e per 2 ore.

 

Quali sacrifici hai dovuto sostenere per coltivare questa tua passione?

Mi sento abbastanza fortunato perché non ho dovuto fare grandi sacrifici per portare avanti questo percorso, però per 4-6 mesi vado a lavorare in campagna per pagarmi gli studi. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto a una condizione: che vedessero impegno. Ma per me il sacrificio maggiore è farmi 3ore e mezza di treno (tra andata e ritorno) per fare 1 ora di lezione.

Le soddisfazioni ottenute, sono maggiori rispetto ai sacrifici affrontati?

Sicuramente! Anzi le soddisfazioni ti spingono a continuare e darci dentro ancora di più!

Attualmente suoni in un gruppo folk e collabori a diverse iniziative nel veronese…

Ho suonato in mille gruppetti improvvisati, ore e ore di prove per poi suonare live 2-3 volte e basta. Una bel percorso l’ho vissuto con un gruppo di Negrar, pezzi loro, sala prove e studio di registrazione loro, calendario di date ben fornito, numerosi concorsi fatti, gente fuori di testa, mi ci sono divertito insieme per un paio di anni. Il gruppo folk è arrivato un po’ per caso e un po’ per gioco, ma ora sono 2 anni che suono con loro. Siamo partiti con due chitarre, batteria e voce, poi pian piano abbiamo aggiunto un violino e infine è arrivato un fisarmonicista/bassista. Mi trovo bene, stiamo iniziando a girare tra locali e concorsi, riceviamo un sacco di complimenti, ma la cosa più bella è vedere la gente scatenarsi e ballare al nostro ritmo. C’è una bella energia sul palco..

Con chi ti piacerebbe collaborare?

Oddio sono tanti, troppi!

Come ti vedi in un prossimo futuro?

Dietro una batteria. Non so bene in che contesto e in che situazione, ma sicuramente dietro il mio strumento preferito.

La mail di Francesco:

[email protected]

A cura di Nicole Cascione